I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Ti poni all’ombra di Rand al’Thor.»
«Non sono all’ombra di nessuno» rispose assente. Non poteva essere la collana. Aveva regalato gioielli ad altre, anche Fanciulle, gli piaceva fare doni alle belle donne, anche se tutto quello che riceveva in cambio era un sorriso. Non si aspettava mai di più. Se a una donna non piacevano baci e abbracci come a lui, quale era il punto?
«Certo, c’è onore a trovarsi nell’ombra del Car’a’carn. Stando vicino al potere devi rimanere nell’ombra.»
«Nell’ombra» concordò Mat, senza realmente ascoltare. A volte le donne accettavano, a volte no, ma aveva deciso che nessuna lo possedeva. Era ciò che bruciava. Non gli piaceva essere proprietà di una donna, anche se era bella. Non importava quanto fossero brave quelle mani a sciogliere le tensioni lungo la schiena.
«Le tue cicatrici dovrebbero essere d’onore, guadagnate in tuo nome, come capo, non questo.» La donna fece scorrere un dito sulla cicatrice che gli ornava il collo. «Te la sei guadagnata servendo il Car’a’carn?»
Allontanandole le mani si sollevò sui gomiti e la guardò. «Sei sicura che ‘Figlia delle Nove Lune’ non ti dice nulla?»
«Ti ho già spiegato che non significa nulla. Sdraiati.»
«Se mi stai mentendo, giuro che ti prendo a bastonate sul posteriore.»
Con le mani sui fianchi lo guardò pericolosamente. «Pensi davvero che potresti... prendere a bastonate il mio posteriore, Mat Cauthon?»
«Farei del mio meglio per provarci.» Probabilmente la donna lo avrebbe trafitto con una lancia. «Giuri di non aver mai sentito parlare della Figlia delle Nove Lune?»
«Si, lo giuro» rispose lentamente. «Chi è? O cosa? Sdraiati e lasciami...»
Un merlo emise il suo richiamo, e sembrò fosse nella tenda e anche fuori; un momento dopo giunse quello di un tordo. Uccelli dei Fiumi Gemelli. Rand aveva scelto i suoni d’allarme fra quelli che conosceva, versi di animali che non si vivevano nel deserto.
Melindhra scese dalla schiena di Rand in un momento, avvolgendosi lo shoufa attorno al capo e velandosi mentre raccoglieva lance e scudo. Uscì dalla tenda com’era.
«Sangue e maledette ceneri!» mormorò Mat infilandosi i pantaloni. Il tordo indicava il sud, lui e Melindhra avevano montato la tenda proprio in quella direzione, con i Chareen, il più lontano possibile da Rand pur restando nel campo. Ma lui non sarebbe uscito nudo fra i cespugli, come aveva fatto Melindhra. Il merlo significava nord, dove si erano accampati gli Shaarad. Venivano attaccati su due fronti contemporaneamente.
Infilandosi gli stivali meglio che poteva nella tenda bassa, guardò il medaglione d’argento con la testa di volpe appoggiato di fianco alle coperte. Da fuori le grida aumentavano come anche il cozzare del metallo contro il metallo. Finalmente era riuscito a capire che quell’oggetto aveva in qualche modo impedito che Moiraine lo guarisse al primo tentativo. Finché manteneva il contatto, il Potere non lo toccava. Non aveva mai sentito parlare di progenie dell’Ombra in grado di incanalare, ma c’era sempre l’Ajah Nera — così sosteneva Rand e Mat lo credeva — e c’era anche la possibilità che i Reietti avessero infine raggiunto Rand. Infilandosi il laccio di cuoio attorno al collo affinché il medaglione gli pendesse sul petto, afferrò la lancia con l’emblema dei corvi e uscì fuori nella notte gelida.
Adesso non aveva tempo di sentire freddo. Prima che fosse del tutto uscito dalla tenda, poco mancò che una spada Trolloc a forma di falce gli staccasse la testa. Riuscì solo a sfiorargli i capelli mentre si lanciava in avanti, rialzandosi con la lancia in mano e pronto al combattimento.
A prima vista, il Trolloc poteva sembrare un uomo grosso, anche se più alto di un Aiel, tutto vestito di maglia nera con alcuni spuntoni sui gomiti e le spalle e un elmetto con applicate delle corna di caprone. Ma quelle coma spuntavano da una testa fin troppo umana, e sotto agli occhi sporgeva un muso caprino.
Ringhiando, la creatura avanzò contro di lui lanciando versi gutturali che certo non appartenevano a nessuna lingua umana. Mat fece roteare la lancia come un bastone da combattimento, abbattendo la pesante lama ricurva da un lato e affondando la lunga punta della lancia nel ventre della creatura, la maglia si spezzò grazie al metallo forgiato con il Potere, opponendo la stessa debole resistenza della carne sottostante. Il Trolloc dal muso caprino si ripiegò su se stesso con un urlo acutissimo, e Mat poté riprendere la sua arma, schivandolo mentre cadeva.
Tutto attorno a lui vi erano gli Aiel, alcuni completamente nudi, altri in parte, ma tutti velati, che combattevano contro Trolloc dalle zanne di cinghiale o dal muso di lupo, con becchi d’aquila, teste cornute o creste piumate, che impugnavano quelle spade dalle insolite lame ricurve o asce chiodate, uncini, tridenti e lance. Di tanto in tanto qualcuno usava un grosso arco per scagliare frecce con i barbigli grandi quanto piccole lance. Gli uomini combattevano a fianco dei Trolloc, con indosso delle giubbe rozze, molti armati di spade, gridando disperatamente mentre cadevano morti fra i cespugli.
«Sammael!»
«Sammael e le Api d’oro!»
Gli Amici delle Tenebre perivano, la maggior parte non appena incontrava un Aiel, ma i Trolloc erano duri a morire.
«Io non sono un maledetto eroe!» gridò Mat a nessuno in particolare mentre combatteva contro un Trolloc con il muso d’orso e le orecchie pelose, il terzo. La creatura era armata di un’ascia a manico lungo, sormontata da una mezza dozzina di spuntoni e una lama splendente grande abbastanza da spezzare un albero, che faceva roteare fra le grosse mani pelose come fosse stata un giocattolo. Era il fatto di stare vicino a Rand che trascinava Mat in quelle avventure. Lui alla vita chiedeva solo del buon vino, una partita a dadi e una ragazza graziosa, o magari tre. «Non voglio trovarmi immischiato in questo!» Specialmente non con Sammael nei dintorni. «Mi senti?»
Il Trolloc cadde con la gola squarciata e Mat stava già affrontando un Myrddraal, che aveva appena finito di uccidere i due Aiel che lo avevano attaccato. Il Mezzo Uomo assomigliava a un essere umano pallido, con un’armatura nera di scaglie sovrapposte come quelle di un serpente. Si muoveva anche come un rettile, senza ossa, fluido e veloce, con un mantello nero come la notte che rimaneva immobile per quanto la creatura scattasse. E non aveva occhi. Al loro posto un lembo di pelle mortalmente bianca.
Quello sguardo privo di occhi si voltò verso di lui e Mat fu scosso dal tremore, la paura gli colava lungo le ossa. ‘Lo sguardo dei Senza Occhi è paura’ era un detto delle Marche di Confine, dove certamente ne sapevano qualcosa, e anche gli Aiel ammettevano che lo sguardo di un Myrddraal faceva scendere i brividi lungo la spina dorsale. Era la prima arma di quella creatura. Il Mezzo Uomo si scagliò verso Mat con una corsa fluida.
Mat gli andò incontro gridando e roteando la lancia come aveva già fatto, affondando anche in movimento. Il Myrddraal aveva una lama nera come il mantello, modellata nelle forge di Thakan’dar, e se solo lo avesse colpito lo avrebbe ucciso, a meno che Moiraine non fosse subito accorsa a guarirlo. C’era un solo modo sicuro per abbattere un Fade. Un attacco impetuoso. Bisognava sopraffarlo, anche se la creatura agiva allo stesso modo: pensare alla difesa significava morire. L’essere non rivolse nemmeno uno sguardo alla battaglia che infuriava attorno a lui nella notte.
La lama del Myrddraal si agitava come la lingua nera di un serpente, guizzando come un lampo nero, solo per contrapporsi all’assalto di Mat. Quando il metallo con l’emblema dei corvi e forgiato con il Potere si scontrò con il metallo nero di Thakan’dar, una luce azzurra lampeggiò attorno ai due, come lo scoppio del fulmine.
Di colpo l’attacco furioso di Mat incontrò la carne. La spada nera e la mano pallida volarono via e il colpo di ritorno squarciò la gola del Myrddraal, ma Mat non si fermò. Un affondo nel cuore, un colpo al tendine del ginocchio, poi l’altro, tutti in rapida successione. Solo allora si allontanò dalla creatura che ancora si contorceva in terra, agitando la mano che gli era rimasta, il moncone e versando sangue scuro dalle ferite. I Mezzi Uomini ci mettevano molto ad ammettere di essere morti. Non morivano completamente fino al tramonto.