La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Harnan, un Tarenese con il volto lungo e il tatuaggio di un falco sulla guancia sinistra, stava rimproverando Corevin. «Non mi importa cosa ha detto il maledetto pescivendolo. Tu, rospo figlio di una capra, usa quel dannato manganello e non accettare stramaledetti duelli solo perché...» Si interruppe quando vide Mat e cercò di fare finta che non avesse detto nulla. Aveva la faccia di uno con il mal di denti.
Se Mat avesse fatto domande, avrebbe scoperto che Corevin era scivolato e caduto sul proprio pugnale o qualche sciocchezza simile cui avrebbe dovuto fare finta di credere, e così si limitò ad appoggiare le mani sul tavolo come se non vedesse nulla di strano. E, per certi versi, era davvero così. Vanin era l’unico che non si fosse già trovato in almeno una ventina di liti; per qualche motivo, gli uomini a caccia di rogne giravano alla larga da lui come da Nalesean. La sola differenza era che Vanin sembrava esserne contento. «Sono già arrivati Thom o Juilin?»
Vanin non distolse lo sguardo dalla fasciatura che stava eseguendo. «Non ne ho visto traccia. Ma Nalesean è stato qui per un po’.» Vanin non usava idiozie come ‘mio signore’. Non era un segreto che non gli piacessero i nobili. Con la sfortunata eccezione di Elayne. «Ha lasciato una cassa blindata in camera tua ed è uscito cianciando di ciondoli.» Fece il cenno di sputare fra i denti, quindi guardò una delle cameriere e ci ripensò. Comare Anan era spietata con chiunque sputasse sul suo pavimento, lanciasse le ossa del pranzo a terra o svuotasse la pipa. «Il ragazzo è nella stalla» proseguì prima che Mat lo chiedesse. «Con i suoi libri e una delle figlie della locandiera. Un’altra ragazza lo ha sculacciato per averla pizzicata.» Dopo aver fermato la benda lanciò a Mat uno sguardo d’accusa, come se fosse colpa sua.
«Povero piccolo» mormorò Corevin, voltandosi per vedere se le bende si muovevano. Su un braccio aveva il tatuaggio di un leopardo e un cinghiale, sull’altro un leone e una donna vestita solo dei propri capelli. «Stava piagnucolando, anche se gli è passato tutto quando Leral gli ha permesso di prenderlo per mano.» Gli uomini controllavano Olver come un branco di zii, anche se di sicuro nessuna madre avrebbe voluto vedere individui del genere vicino a suo figlio.
«Sopravviverà» rispose secco Mat. Il ragazzo con ogni probabilità stava imparando certe cose proprio dai suoi ‘zii’. La prossima mossa sarebbe stata farlo tatuare. Almeno Olver non era uscito di nascosto per scorrazzare in strada con gli altri monelli; gli piaceva quanto creare noie agli adulti. «Harnan, aspetta qui, e se vedi Thom o Juilin bloccali. Vanin, voglio che tu scopra tutto ciò che puoi sul palazzo di Chelsaine, vicino al cancello delle tre torri.» Mat si guardò intorno, esitante. Le cameriere uscivano ed entravano dalla cucina con cibo e, più spesso, vino. Gli avventori sembravano quasi tutti concentrati sui boccali, anche se due donne con la veste della gilda delle tessitrici stavano discutendo sommessamente, ignorando i calici e sporgendosi sul tavolo una verso l’altra. Alcuni mercanti sembrava stessero negoziando, agitavano le mani e intingevano le dita nel vino per scrivere cifre sul tavolo. La musica avrebbe dovuto proteggere la sua voce dai curiosi, ma Mat la abbassò in ogni caso.
La notizia che Jaichim Carridin ricevesse visite dagli Amici delle Tenebre fece cambiare espressione a Vanin, che si corrucciò e parve pronto a sputare senza curarsi di chi stava a guardare. Harnan mormorò qualcosa sugli sporchi Manti Bianchi e Corevin suggerì di denunciare Carridin alla Guardia Civica. Quella proposta ottenne delle occhiate talmente disgustate dagli altri due che Corevin immerse il viso nel boccale di birra. Era uno dei pochi uomini che riusciva a bere la birra di Ebou Dar con quel caldo. Uno dei pochi che poteva berla in generale.
«Sii prudente» disse Mat a Vanin quando l’uomo si alzò. Non che fosse davvero preoccupato: Vanin si muoveva con sorprendente agilità per essere così grasso. Era il miglior ladro di cavalli di almeno due nazioni, e sarebbe passato inosservato anche agli occhi di un Custode, ma... «Sono un brutto gruppo di persone. Manti Bianchi e Amici delle Tenebre, tutti e due.» L’uomo grugnì e fece cenno a Corevin di prendere camicia e giubba e seguirlo.
«Mio signore?» disse Harnan mentre stavano andando tutti via. «Mio signore, ho sentito dire che ieri nel Rahad c’era nebbia.»
Mat era sul punto di allontanarsi, ma si fermò. Harnan sembrava preoccupato e non erano molte le cose che lo facevano preoccupare. «Che intendi dire con ‘nebbia’?» Con quel caldo la nebbia sarebbe durata poco anche se fosse stata densa come un budino.
Harnan sollevò le spalle e scrutò nel proprio boccale. «Nebbia. Ho sentito dire che c’erano... delle cose... nascoste dentro.» Guardò Mat. «Ho sentito dire anche che sono scomparse delle persone. Alcune sono state ritrovate mezze mangiate.»
Mat si sforzò per non rabbrividire. «La nebbia è scomparsa, vero? Tu non c’eri. Preoccupati quando succederà in tua presenza, è tutto ciò che puoi fare.» Harnan pareva dubbioso, ma quella era la pura e semplice verità. Le bolle di male — Rand le aveva chiamate così, e anche Moiraine — esplodevano quando e dove volevano e sembrava che nemmeno Rand potesse fermarle. Preoccuparsi di quelle bolle era come chiedersi se il giorno dopo una tegola sarebbe caduta sulla propria testa. Era peggio, visto che nel caso della tegola almeno si poteva decidere di rimanere a casa.
C’era comunque qualcosa di cui valeva la pena preoccuparsi. Nalesean aveva lasciato le loro vincite in camera. I maledetti nobili lasciavano l’oro in giro come fosse acqua. Dopo aver lasciato Harnan a fissare il boccale, Mat si diresse verso le scale sul retro della sala, ma prima che riuscisse a raggiungerle fu avvicinato da una delle cameriere.
Caira era snella, con le labbra carnose e gli occhi fumosi. «È venuto a cercarti un uomo, mio signore» disse giocando con la gonna e guardandolo attraverso le lunghe ciglia. Anche la voce era in qualche modo fumosa. «Ha detto di essere un Illuminatore, ma a me sembrava in cattive condizioni. Ha ordinato un pasto ma è andato via quando comare Anan glielo ha rifiutato. Voleva che fossi tu a pagare.»
«La prossima volta, piccioncina, dategli da mangiare» rispose Mat, infilando un marco d’argento nella scollatura della ragazza. «Parlerò con comare Anan.» Mat voleva trovare un Illuminatore — uno vero, non un tizio che vendeva fuochi d’artificio e segatura — ma in quel momento la cosa non gli importava molto. Non con l’oro incustodito. E la nebbia nel Rahad, gli Amici delle Tenebre, le Aes Sedai, la maledetta Tylin che si prendeva delle libertà e...
Caira rise e fece le fusa come un gatto che riceve le carezze. «Vuoi che ti porti del vino in camera, mio lord? O qualcos’altro?» La ragazza sorrise, speranzosa e invitante.
«Forse dopo» rispose Mat, toccandole la punta del naso. Lei rise di nuovo, lo faceva sempre. Caira si sarebbe cucita la gonna a metà coscia o anche più in alto per mostrare le sottovesti, se comare Anan glielo avesse permesso, ma la locandiera controllava le sue cameriere quasi con la stessa attenzione che prestava alle figlie. Quasi. «Forse dopo.»
Salì le scale di corsa e si tolse Caira di mente. Cosa doveva fare con Olver? IL ragazzo un giorno si sarebbe cacciato davvero in un bel guaio se avesse continuato a trattare le donne a quel modo. D’ora in poi avrebbe dovuto tenerlo il più possibile lontano da Harnan e gli altri. Anche questa ci mancava! Doveva portare Nynaeve ed Elayne fuori da Ebou Dar prima che succedesse qualcosa di grave.