La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Credi che si sia trattato di una coincidenza, mio signore?»
«Cos’altro?»
La donna non aveva risposte, ma aggrottò le sopracciglia guardando i corpi. Forse non era serena come aveva pensato lui. In fondo non era originaria di Ebou Dar.
«Ormai c’è troppa gentaccia in città.» Jasfer aveva la voce profonda, e quando parlava sembrava sempre che stesse dando ordini su un peschereccio. «Forse dovresti prendere in considerazione l’idea di assumere delle guardie.» Comare Anan si limitò a inarcare un sopracciglio, ma la mano dell’uomo si alzò con fare difensivo. «Che la pace sia con te, moglie mia. Ho parlato senza pensare.» Le dorme di Ebou Dar erano note per esprimere il loro scontento con il marito in maniera ‘tagliente’. Non era impensabile che alcune delle sue cicatrici fossero proprio opera della moglie. Il pugnale nuziale aveva diversi usi.
Ringraziando la Luce per non essere sposato con una donna di Ebou Dar, Mat ripose il proprio pugnale nella custodia insieme agli altri. Grazie alla Luce, lui non era affatto sposato. Sfiorò un pezzo di carta con le dita.
Comare Anan non aveva intenzione di perdonare in fretta il marito. «Lo fai spesso, marito mio» rispose, toccando l’elsa che le spuntava fra i seni. «Molte donne non te la lascerebbero passare liscia. Elynde mi dice sempre che non sono abbastanza ferma quando tu superi i limiti. Dovrei dare il buon esempio alle mie figlie.» Ma tutta l’amarezza si trasformò infine in un sorriso, anche se lieve. «Considerati castigato. Mi tratterò dal dirti chi dovrebbe tirare quale rete su quale imbarcazione.»
«Sei troppo buona per me, moglie mia» rispose lui asciutto. Non esisteva una gilda per le locandiere a Ebou Dar, ma ogni locanda della città era nelle mani di una donna; secondo gli abitanti di quella città, ogni tipo di sfortuna si sarebbe abbattuta su un uomo che avesse posseduto una locanda o su una donna al comando di un vascello. Nella gilda dei pescatori non c’erano donne.
Mat prese il pezzo di carta. Era bianco, costoso e rigido, ripiegato molte volte. Le poche linee erano scritte con lettere squadrate come quelle che usava Olver. O un adulto che non voleva far riconoscere la propria grafia.
Elayne e Nynaeve si stanno spingendo troppo oltre. Ricorda loro che sono ancora in pericolo per via della Torre. Avvisale di essere prudenti, o si dovranno inginocchiare per chiedere il perdono di Elaida.
Era tutto. Ancora in pericolo? Suggeriva che non fosse una novità e in qualche modo non si accordava con il loro impegno con le ribelli. No, era la domanda sbagliata. Chi gli aveva infilato quella nota in tasca? Ovviamente qualcuno che pensava di non potergliela consegnare personalmente. Chi ne aveva avuto l’opportunità da quando aveva indossato la giubba quella mattina? Quando l’aveva messa non c’era niente in quella tasca, ne era certo. Qualcuno che gli si era avvicinato molto. Qualcuno... Mat si accorse che stava canticchiando un pezzo di Mi ha abbagliato gli occhi e annebbiato la mente. Da quelle parti la canzone aveva parole diverse, e si chiamava Sottosopra e sempre intorno. Solo Teslyn o Joline avevano potuto farlo, e in entrambi i casi era impossibile.
«Cattive notizie?» chiese comare Anan. Mat infilò il messaggio in tasca. «Esiste un uomo che riesce a capire le donne? Non parlo solo delle Aes Sedai. Qualsiasi donna.»
Jasfer esplose in una gran risata e quando sua moglie gli lanciò un’occhiataccia rise anche più forte. Lo sguardo che la donna rivolse a Mat avrebbe fatto invidia a un’Aes Sedai per quanto era imperturbato. «Per gli uomini sarebbe molto facile, mio signore, se solo guardassero o ascoltassero. Sono le donne ad avere il compito più difficile. Noi dobbiamo cercare di capire gli uomini.» Jasfer si appoggiò allo stipite della porta con le lacrime che gli scendevano sul viso scuro. La moglie lo guardò di traverso piegando di lato la testa, quindi si voltò, fredda e calma — colpendolo così forte sotto le costole da fargli piegare le ginocchia. La risata venne rimpiazzata da uno sbuffo, senza interruzione. «A Ebou Dar abbiamo un detto, mio signore» disse comare Anan rivolgendosi di nuovo a Mat. «Un uomo è un labirinto di rovi nell’oscurità e nemmeno lui conosce la via d’uscita.»
Mat sbuffò. Bell’aiuto, quella donna. Be’, Teslyn, Joline o chiunque altro — doveva essere stato qualcun altro... se solo gli fosse venuto in mente chi — la Torre Bianca era molto lontana. Carridin invece era lì. Guardò torvo i due cadaveri. C’erano centinaia di altre canaglie in giro. Sarebbe riuscito a far uscire quelle due donne sane e salve da Ebou Dar. Il problema era che non sapeva come. Avrebbe tanto voluto che quei maledetti dadi smettessero di rotolare, avrebbe voluto farla finita con tutta quella faccenda.
Gli appartamenti che Joline condivideva con Teslyn erano abbastanza spaziosi. Includevano una camera da letto ciascuna e una per le cameriere, più un’altra che sarebbe andata bene per Blaeric e Fen, se Teslyn fosse riuscita a ottenere il permesso di avere con sé i suoi Custodi. Joline vedeva ogni uomo come un potenziale lupo rabbioso e non c’era verso di contraddirla quando voleva davvero qualcosa. Inesorabile come Elaida, abbatteva qualsiasi ostacolo lungo il suo percorso. Erano alla pari in tutti i modi possibili e non erano in molte a riuscire a prevalere su Teslyn senza avere un vantaggio netto. Era seduta allo scrittoio nel soggiorno quando entrò Joline, e la penna strideva sulla carta. Era sempre molto parsimoniosa con l’inchiostro.
Senza dire una parola, Joline passò dietro di lei e uscì in balcone, una lunga gabbia di ferro dipinto di bianco. La lavorazione era talmente fitta che gli uomini che stavano lavorando nel giardino tre piani più giù avrebbero avuto delle difficoltà a notare che qualcuno era uscito. I fiori in quella regione calda erano rigogliosi, con colori che superavano in brillantezza quelli usati per le pareti delle case, ma ormai a causa della siccità non fioriva più nulla. I giardinieri seguivano i vialetti di ghiaia con dei secchi d’acqua, ma le foglie erano quasi tutte gialle o marroni. Joline non l’avrebbe ammesso nemmeno sotto tortura, ma quel caldo la spaventava. Il Tenebroso stava toccava il mondo e la loro sola speranza risiedeva in un ragazzo che stava diventando selvatico.
«Pane e acqua?» chiese di colpo Teslyn. «Inviare quel Cauthon alla Torre? Se devono esserci dei cambiamenti di programma, dovresti informarmi prima di comunicarli ad altri.»
Joline provò un leggero calore al viso. «Dovevo far abbassare le penne a Merilille. Dava lezioni quando io ero una novizia.» Anche Teslyn dava lezioni, all’epoca: un’insegnante severa che teneva le classi in una morsa di ferro. E le parole di Joline erano un promemoria, un avviso a non mettersi contro di lei, anche se le due erano alla pari nell’uso del Potere. E Merilille era di forza inferiore. «Ci faceva stare in piedi davanti alla classe e continuava a scavare alla ricerca della risposta che voleva, fino a quando non ci ritrovavamo a singhiozzare per la frustrazione davanti a tutte. Faceva finta di compatirci e forse era sincera, ma più ci consolava invitandoci a non piangere e più la situazione peggiorava.» La donna s’interruppe di colpo. Non era sua intenzione rivelare certe cose. Era colpa di Teslyn, la guardava sempre come se stesse per rimproverarla per una macchia sul vestito. Avrebbe dovuto immaginarlo, Merilille aveva insegnato anche a lei.
«Ci hai pensato per tutto questo tempo?» La voce di Teslyn era del tutto incredula. «Le Sorelle che ci hanno dato lezione hanno fatto solo il loro dovere. Talvolta penso che l’opinione che Elaida ha di te sia giusta.» Il rumore graffiante sulla carta riprese.
«Mi è... semplicemente venuto in mente quando Merilille ha iniziato a parlare come se lei fosse davvero un’ambasciatrice.» Era solo una ribelle. Joline guardò torva il giardino. Disprezzava tutte quelle donne che avevano spezzato la Torre sventolando al mondo intero la Frattura. Loro e rutti quelli che le aiutavano. Ma Elaida aveva preso delle cantonate enormi. Le Sorelle ora ribelli avrebbero potuto tornare all’ovile, con un piccolo sforzo. «Che ti ha detto di me, Teslyn?» Il rumore della penna continuò, come unghie che rigavano una lavagna. Joline rientrò. «Che cos’ha detto Elaida?»