I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
La donna rise, una fredda e sprezzante risata. «Credi che non sarei la prima se lo avessi voluto? Seconda mi sta bene. Lascia che Elaida si prenda il merito per quello che chiama successo, e che sudi anche per i suoi fallimenti. So dove si trova il potere. Adesso, rispondi alle mie domande, o domattina qui verranno ritrovati due corpi, invece di uno.» Ce ne sarebbero stati due in ogni caso, che le rispondesse o meno con delle bugie credibili. «Ho visto Thakan’dar.» Dirlo faceva male, i ricordi che rievocava erano dolorosi. Si rifiutava di piagnucolare, sforzandosi invece di parlare. «Il grande mare di nebbia, che ondeggiava e si infrangeva in silenzio contro le scogliere nere, i fuochi delle forge fiammeggiavano rossi sotto di essa e i fulmini saettavano nel cielo da far impazzire un uomo.» Non voleva proseguire, ma si costrinse. «Ho camminato lungo il percorso che scendeva a Shayol Ghul, la lunga strada con le pietre come zanne che mi sfioravano la testa, fino alle rive di un lago di fuoco e roccia fusa — no, non ancora! — che custodisce il Sommo Signore dell’oscurità negli abissi infiniti. Il cielo sopra Shayol Ghul è nero come la notte a causa del suo respiro.»
Adesso Alviarin stava in piedi con gli occhi sgranati. Non spaventata ma colpita. «Ho sentito parlare di...» iniziò a mormorare, quindi si riscosse e lo fissò in maniera penetrante. «Chi sei? Perché sei qui? Ti ha forse mandato uno dei Reie... dei Prescelti? Perché non sono stata informata?»
L’uomo gettò indietro il capo e rise. «Gli incarichi assegnati a quelli come me sono forse fatti per essere rivelati a quelle come te?» L’accento nativo di Lugard era di nuovo forte. In un certo qual modo era la sua città natale. «I Prescelti ti confidano forse tutto?» Qualcosa dentro di lui gridava che questo non era il sistema giusto, ma odiava le Aes Sedai e anche quella voce dentro di sé. «Fai attenzione, dolce piccola Aes Sedai, o ti consegneranno a un Myrddraal per divertimento.»
Lo sguardo della donna era gelido e perforante. «Vedremo, mastro Fain. Porrò rimedio a questo pasticcio che hai combinato e poi staremo a vedere chi di noi ricopre una posizione importante con i Prescelti.» Lanciando delle occhiate al pugnale, si voltò e uscì dalla stanza. L’aria attorno a lui cedette solo dopo un minuto che era andata via.
L’uomo ringhiò sommessamente. Sciocco. Fare il gioco dell’Aes Sedai, umiliarsi per loro, poi un momento di rabbia aveva rovinato tutto. Mentre riponeva il pugnale nella custodia si punse e leccò la ferita prima di nascondere l’arma sotto alla giubba. Non era affatto quello che lei pensava. Una volta era stato un Amico delle Tenebre, ma adesso era ben oltre quel livello. Oltre. Superiore. Qualcosa di diverso. Qualcosa di più. Se la donna riusciva a comunicare con uno dei Reietti prima che riuscisse a liberarsi di lei... meglio non provarci. Adesso non c’era tempo di cercare il Como di Valere. Fuori della città aveva dei seguaci che lo aspettavano. Dovevano ancora trovarsi là. Li aveva spaventati. Sperava che alcuni degli umani fossero ancora vivi.
Prima che il sole sorgesse fu fuori dalla Torre, lontano dall’isola di Tar Valon. Al’Thor era là fuori, da qualche parte. E lui nuovamente integro.
20
Il passo Jangai
Sotto l’imponente Dorsale del Mondo Rand guidò Jeade’en su per il roccioso pendio ai piedi delle colline verso il passo Jangai. Il Muro del Drago perforava il cielo facendo sembrare piccole tutte le altre montagne, i picchi coperti di neve sfidavano il caldo sole pomeridiano. La cima più alta si trovava ben oltre le nuvole che beffavano il deserto con la promessa di una pioggia che non giungeva mai. Rand non riusciva a immaginare perché qualcuno volesse scalare una montagna; ma si narrava che chi ci aveva provato era tornato indietro, sopraffatto dal terrore e incapace di respirare. Capiva bene perché un uomo avesse paura di respirare tentando una simile impresa.
«...anche se i Cairhienesi sono consumati dal Gioco delle Casate,» spiegava Moiraine dietro di lui «ti seguiranno finché sapranno che sei forte. Devi avere la mano ferma con loro, ma ti chiederei anche di essere giusto. Un governante che offre giustizia autentica...»
Rand cercò di ignorare lei, come anche gli altri componenti del gruppo e il rumore dei carri di Kadere che arrancavano alle sue spalle. Le forre e i burroni spaccati del deserto erano rimasti indietro, ma quelle colline frastagliate, quasi altrettanto spoglie, non erano molto meglio per i carri. Nessuno aveva percorso quel sentiero per quasi vent’anni.
Moiraine gli parlava così dal sorgere del sole al tramonto, ogni volta che lui glielo permetteva. Le sue lezioni potevano riguardare piccoli particolari (dettagli relativi ai comportamenti alla corte di Cairhien, in Saldea o altrove) o nozioni più importanti, come l’influenza politica dei Manti Bianchi piuttosto che l’effetto del commercio sulla decisione dei governanti di scendere in guerra. Sembrava che intendesse educarlo come un nobile prima di raggiungere l’altro versante delle montagne. Era sorprendente come quello che gli spiegava spesso rifletteva ciò che la gente di Emond’s Field avrebbe chiamato semplice buon senso. E come talvolta era invece l’esatto opposto.
Di tanto in tanto faceva affermazioni sconvolgenti. Per esempio gli diceva che non doveva fidarsi di nessuna donna della Torre tranne lei, Egwene, Elayne e Nynaeve, o la notizia che Elaida adesso era l’Amyrlin Seat. Giuramenti ai quali obbedire o no, senza rivelargli come ne era venuta a conoscenza. Aveva precisato che spettava a qualcun altro dirglielo se decideva di farlo, un segreto altrui che lei non poteva tradire. Rand sospettava che si trattasse delle Sapienti camminatrici dei sogni, anche se queste lo avevano fissato dritto negli occhi e si erano rifiutate di dire sì o no. Gli sarebbe piaciuto far prestare loro gli stessi giuramenti di Moiraine, le donne interferivano continuamente fra lui e i capi clan, come se volessero che Rand ricorresse a loro per raggiungere i capi.
Proprio in quel momento non voleva pensare a Elaida o alle Sapienti, nemmeno ascoltare Moiraine. Adesso voleva studiare il passo che aveva davanti, una profonda fenditura fra le montagne che procedeva a tornanti come se un’ascia affilata avesse tentato di spezzarla più volte, senza mai riuscirvi. Alcuni minuti di cavalcata a passo sostenuto e poteva trovarsi nella spaccatura.
Da un lato dell’imboccatura del passaggio un pendio era stato modellato per un’ampiezza di oltre cento passi e scavato; un serpente consumato dal vento che si elevava per almeno trecento spanne; monumento, segnale o sigillo di alcuni governanti, sicuramente risaliva a qualche nazione scomparsa fin dai tempi di Artur Hawkwing, forse anche prima delle Guerre Trolloc. Aveva visto altri resti di prima della scomparsa delle nazioni e più di una volta Moiraine non era stato in grado di spiegarne le origini.
E dall’altra parte, così in alto che Rand non era sicuro di vedere bene, proprio sotto alla linea della neve, c’era qualcosa di anche più strano. Qualcosa che faceva sembrare il primo monumento di alcune migliaia di anni addietro una cosa normale. Avrebbe giurato che erano le vestigia di edifici crollati che risplendevano grigie contro la montagna scura e, ancora più curioso, quello che sembrava un molo dello stesso materiale, destinato alle imbarcazioni, che discendeva contorto per la montagna. Se non lo stava immaginando, allora doveva risalire alle età precedenti la Frattura. Il volto del mondo era cambiato drasticamente durante quegli anni. Poteva benissimo essere stato il fondo dell’oceano. Doveva chiedere ad Asmodean. Anche se ne avesse avuto il tempo, non credeva che avrebbe tentato di raggiungere da solo quelle altezze per scoprirlo.
Ai piedi dell’enorme serpente si trovava Taien, una città dalle alte mura di moderata grandezza, anch’essa dell’epoca in cui a Cairhien era permesso inviare le carovane attraverso la terra delle Tre Piegature e i beni giungevano da Shara lungo la via della seta. Sembrava che sopra l’abitato vi fossero uccelli e macchie scure a intervalli regolari lungo le mura di pietra grigia. Mat si alzò sulle staffe di Pips riparandosi gli occhi con le falde del grande cappello per osservare oltre al passo, con lo sguardo corrucciato. Sul volto indurito di Lan non vi era alcuna espressione, eppure sembrava altrettanto concentrato. Un refolo di vento, qui un po’ più fresco, lo indusse ad avvolgersi nel mantello cangiante, e per un momento sembrò confondersi con le colline rocciose e i cespugli radi.