I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Desiderando grattarsi, Morgase si rammaricò che la donna l’avesse presa alla lettera quando le aveva chiesto un vestito che non le stesse bene. Infilando quello scollato sotto al letto la nutrice aveva borbottato un vecchio proverbio sul fatto che il mostrare la mercanzia non significava vendere; quando Morgase replicò che se lo era appena inventato, la risposta di Lini fu: «Alla mia età, anche se me lo invento, resta sempre un vecchio detto.» Morgase aveva più di un sospetto che quel vestito di lana ruvida e brutto fosse una punizione per il precedente.
La parte interna della città era costruita sulle colline, le strade seguivano la naturale curvatura della terra ed erano pensate per offrire una veduta improvvisa dei parchi pieni di alberi e dei monumenti, o delle torri ricoperte di mattonelle che brillavano di cento colori diversi sotto al sole. Delle salite improvvise conducevano lo sguardo su tutta Caemlyn fino alle pianure e le foreste oltre l’abitato. Morgase non vide nulla mentre procedeva velocemente in mezzo alla folla accalcata per le strade. Di solito si sarebbe messa ad ascoltare la gente, per misurare il loro umore. Stavolta sentì solo il brusio di una grande città. Non aveva pensato di avvalersi del popolo. Migliaia di uomini armati di pietre e in preda alla rabbia potevano sopraffare le guardie del palazzo reale; se non ne fosse stata consapevole da prima, le sommosse di primavera che avevano messo in luce Gaebril e quelle che avevano rischiato di verificarsi l’anno precedente le avevano mostrato a cosa poteva arrivare la folla inferocita. Voleva governare di nuovo Caemlyn, non vederla in fiamme.
Oltre le mura bianche della città interna, la parte nuova aveva le sue attrattive. Alte torri sottili e brillanti cupole bianche e oro, vaste distanze di tetti coperti da tegole rosse e grandi mura di cinta con i torrioni, grigie chiaro e striate di bianco e argento. Ampi viali, separati al centro da vaste macchie di alberi ed erba, erano pieni di gente, carri e calessi. A parte notare che l’erba si stava seccando, Morgase rimase concentrata su quanto stava cercando. Dopo le esperienze delle precedenti escursioni, sceglieva con cautela le persone alle quali porre domande. Prevalentemente uomini. Era consapevole del suo aspetto, anche con la fuliggine nei capelli, e alcune donne le avrebbero dato le indicazioni sbagliate per gelosia. Gli uomini invece si sforzavano di fornire le informazioni giuste, per fare colpo su di lei. Nessuno con il viso troppo compito o troppo rozzo. I primi ritenevano spesso un’offesa l’essere avvicinati, come se anche loro non fossero a piedi, e gli altri probabilmente avrebbero pensato che una donna che chiedeva notizie doveva avere qualcos’altro in mente.
Un tipo con il mento troppo grosso per il viso, che portava un vassoio di spilli e aghi, le sorrise e le rispose, «Ti ha mai detto nessuno che somigli un po’ alla regina? Qualsiasi cosa si combini, resta bella.»
Morgase rise con lui e in cambio ricevette un’occhiata severa da Lini. «Risparmia le smancerie per tua moglie. La seconda via a destra hai detto? Grazie. Anche per il complimento.»
Mentre si faceva strada fra la folla le si incupì il viso. Aveva sentito troppo. Non il fatto che assomigliasse a Morgase. ma che stava facendo qualcosa di sbagliato al popolo. Gaebril aveva elevato le tasse per pagare le reclute, ma lei se ne accollava ]a colpa, giustamente. La responsabilità era della regina. Dal palazzo erano uscite altre leggi, che avevano poco senso ma rendevano più difficile la vita della gente. C’erano in giro delle voci su di lei... forse Andor aveva avuto una regina per troppo tempo. Solo mormorii, ma ciò che un uomo osava dire a bassa voce, dieci lo pensavano. Forse non sarebbe stato facile come credeva sollevare la folla contro Gaebril.
Alla fine trovò quello che cercava, una grande locanda di pietra, nell’insegna sopra la porta era rappresentato un uomo inginocchiato davanti a una donna bionda con indosso la corona di rose e una mano sulla sua testa. La benedizione della regina. Se quella era lei, non le somigliava molto. Le guance erano troppo grasse.
Non si accorse che Lini era affannata fino a quando non si fermò davanti alla locanda. Aveva adottato un passo rapido e la donna era tutt’altro che giovane. «Lini, mi dispiace. Non avrei dovuto camminare così...»
«Se non riesco a tenere il tuo passo, ragazza, come farò a occuparmi dei figli di Elayne? Vuoi restare qui impalata? ‘Se trascini i piedi non finirai mai il tuo viaggio’. Ha detto che si sarebbe fatto trovare alle stalle.»
La donna dai capelli bianchi si allontanò rapidamente parlottando tra sé e Morgase la seguì attorno alla locanda. Prima di entrare nella stalla di pietra, si riparò gli occhi per guardare il sole. Mancavano solo due ore al crepuscolo. A quel punto Gaebril l’avrebbe cercata, se non lo stava già facendo.
Tallanvor non era da solo nella stalla. Quando si inginocchiò sul pavimento coperto di paglia, con indosso una giubba di lana verde e la spada legata in vita, due uomini e una donna si inginocchiarono con lui, anche se con una leggera esitazione. Quello grosso, dal viso roseo e stempiato, doveva essere Basel Gill, il locandiere. Aveva una spada che gli pendeva su un fianco, e indossava un vecchio giustacuore di cuoio decorato con dischi di metallo che gli stava stretto in vita.
«Mia regina,» disse Gill «non ho portato quest’arma per anni — dalla Guerra Aiel — ma sarò onorato se mi permetterai di seguirti.» Avrebbe dovuto sembrare ridicolo, ma non lo era.
Morgase considerò gli altri due, un grosso tipo goffo con indosso una giubba grigia, gli occhi pesanti, il naso fratturato in più punti, cicatrici in volto e una donna bassa che si avvicinava alla mezza età. Sembrava una cittadina, ma il vestito a collo alto di fine lana blu pareva smentirlo.
Il tizio se ne accorse, anche se aveva l’aspetto pigro. «Mi chiamo Lamgwin, mia regina, e sono un brav’uomo. Quello che è stato fatto non è giusto e deve essere rimesso a posto. Voglio seguirti, io e Breane, insieme.»
«Alzati» gli disse. «Potrebbero passare alcuni giorni prima che per te sia sicuro riconoscermi come tua regina. Sarei felice della tua compagnia, mastro Gill. E della tua, mastro Lamgwin, ma sarebbe più prudente per la tua donna se rimanesse a Caemlyn. Ci aspettano momenti difficili.»
Mentre si toglieva la paglia dal vestito, Breane le rivolse uno sguardo severo e Lini uno più duro ancora. «Ho conosciuto giorni duri» disse con l’accento di Cairhien. Di nobili natali, a meno che Morgase non si fosse sbagliata, una delle rifugiate. «E non ho mai conosciuto un brav’uomo fino a quando non ho trovato Lamgwin. O fino a quando lui ha trovato me. La lealtà e l’amore che prova per te, io lo provo per lui dieci volte di più. Lui segue te, ma io seguo lui. Non resterò indietro.»
Morgase sospirò, quindi annuì accettando le situazione. La donna sembrava comunque darlo per scontato. Un bell’inizio per la creazione dell’esercito destinato a riconquistare il trono; un soldato giovane che la guardava male il più delle volte, un locandiere stempiato che forse non era mai salito su un cavallo in vent’anni, un uomo di strada che sembrava più che mezzo addormentato e una nobildonna rifugiata da Cairhien che aveva messo subito in chiaro che la sua lealtà andava lontano quanto l’uomo. E naturalmente Lini, che la trattava come se si trovasse ancora all’asilo. Davvero un bel gruppo.
«Dove andiamo, mia regina?» chiese Gill mentre si accingeva a guidare un cavallo sellato fuori dalla stalla. Lamgwin si mosse con sorprendente velocità e gettò un’altra sella dall’alto pomello sul cavallo che avrebbe portato Lini.
Morgase si accorse che non aveva preso in considerazione la situazione. Luce, non è possibile che Gaebril mi stia ancora annebbiando la mente, si disse. Sentiva ancora il bisogno di tornare nel suo studiolo. Non era lui. Aveva dovuto concentrarsi per uscire dal palazzo e raggiungere questa locanda. Un tempo si sarebbe recata prima da Ellorien, ma Pelivar o Arathelle sarebbero andati bene lo stesso. Dopo aver pensato a come giustificare il loro esilio.