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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Non molti amori per la vita di una donna, ma, in un certo qual modo, troppi. Un’altra frase che Lini ripeteva spesso era che gli uomini erano buoni solo per tre cose, anche se in quelle erano molto bravi. Morgase era salita al trono prima che Lini la considerasse abbastanza grande per sapere quali fossero quelle tre cose. Forse se mi fossi limitata solo alla danza, pensò amareggiata, non avrei avuto tutti questi problemi con loro.

A giudicare da quanto si erano spostate le ombre nel giardino oltre la finestra doveva essere trascorsa un’ora quando Lini tornò con il giovane Tallanvor, che si inginocchiò mentre Morgase stava ancora chiudendo i battenti. «Non voleva venire con me all’inizio» spiegò Lini. «Cinquant’anni fa avrei potuto mettere in mostra quanto tu adesso esibisci al mondo e allora mi avrebbe seguita abbastanza in fretta, ma adesso mi tocca usare parole gentili.»

Tallanvor si girò a guardarla arrabbiato. «Mi hai minacciato di spingermi a bastonate se non fossi venuto da solo. Sei fortunata che mi sia chiesto cosa ci fosse di così importante per te invece di farti trascinare nell’infermeria da qualcuno.» La reazione della donna non lo turbò. Lo sguardo furioso del ragazzo si diresse su Morgase. «Vedo che il tuo incontro con Gaebril non è andato bene, mia regina. Avevo sperato in qualcosa di... più.»

La stava guardando dritta negli occhi, ma il commento di Lini l’aveva resa di nuovo consapevole dell’abito che indossava. Aveva l’impressione che delle frecce luminose puntassero in direzione del seno così in vista. Fu uno sforzo riuscire a tenere le mani in grembo. «Sei un ragazzo acuto, Tallanvor, e leale suppongo, altrimenti non saresti venuto da me con le notizie dei Fiumi Gemelli.»

«Non sono un ragazzino» sbottò sollevandosi di scatto. «Sono un uomo che ha giurato fedeltà al servizio della regina.»

Morgase si lasciò trasportare dall’impeto e rispose a tono. «Se sei un uomo, comportati come tale. Alzati e rispondi sinceramente alle domande della tua sovrana. E ricordati che io sono la tua regina, giovane Tallanvor. Qualsiasi cosa pensi possa essere accaduta, io sono la regina di Andor.»

«Perdonami, mia regina, ascolto e obbedisco.» Le parole erano state pronunciate correttamente, anche se in tono privo di contrizione, ma era rimasto in piedi e la fissava con la stessa aria di sfida di prima. Luce, quell’uomo era ostinato come lo era stato Gareth Bryne.

«Quanti uomini leali ci sono fra le guardie a palazzo? Quanti obbediranno ai loro giuramenti e mi seguiranno?»

«Io lo farò» rispose con calma, mentre d’improvviso tutta la rabbia svaniva, anche se ancora la fissava in volto. «Per il resto... Se desideri trovare un uomo fidato, devi cercare nelle guarnigioni lontane, forse addirittura a Ponte Bianco. Alcuni che erano a Caemlyn sono stati mandati a Cairhien a riscuotere i tributi, ma quelli rimasti in città sono uomini di Gaebril. Il loro nuovo... il nuovo giuramento è alla corona e alla legge, non alla regina.»

Era peggio di quanto pensasse, ma non molto più di quanto si aspettava. Qualsiasi cosa Gaebril fosse, non era uno sciocco. «Allora devo andare altrove per cominciare a ristabilire il mio governo.» Le casate sarebbero state difficili da riunire dopo l’esilio, dopo il trattamento riservato a Ellorien, ma bisognava farlo. «Gaebril potrebbe impedirmi di lasciare il palazzo...» le venne in mente di avere provato ad andare via un paio di volte e di essere stata fermata da Gaebril «...per cui ti procurerai due cavalli e aspetterai nella strada dietro le stalle a sud. Ti verrò incontro lì vestita in modo idoneo per cavalcare.»

«Troppo esposto» rispose. «E troppo vicino. Gli uomini di Gaebril potrebbero riconoscerti in qualsiasi modo ti mascheri. Conosco un uomo... Saresti in grado di trovare una locanda chiamata La benedizione della regina nella parte più nuova della città?» La zona poteva essere definita nuova solo se messa a confronto con quella interna, che circondava.

«Posso.» Non amava essere contraddetta, pure quando aveva senso. Anche Bryne lo faceva. Sarebbe stato un piacere mostrare a questo giovane uomo come sapeva camuffarsi bene. Era sua abitudine una volta all’anno, anche se si rese conto di non averlo ancora fatto, vestirsi con abiti comuni, camminare per le strade e ascoltare le reazioni delle persone. Nessuno l’aveva mai riconosciuta.

«Ma possiamo fidarci di quest’uomo, giovane Tallanvor?»

«Basel Gill ti è leale come me.» Esitò, mentre l’angoscia gli si dipingeva sul viso, subito dopo rimpiazzata dalla rabbia. «Avresti dovuto sapere, te ne saresti dovuta accorgere, eppure hai atteso fino a quando Gaebril ha stretto le mani attorno al collo di Andor. Perché hai aspettato?»

Quella collera era sincera e meritava una risposta sincera. Solo che lei non ne aveva nessuna, di certo non una che potesse dargli. «Non spetta a te porre domande alla tua regina, giovanotto» lo apostrofò gentilmente. «Un uomo leale, come tu sei, serve senza chiedere nulla.»

Il ragazzo sospirò. «Ti aspetterò nelle stalle della locanda di cui ti ho parlato, mia regina.» Rivolgendole un inchino adatto a una conferenza di stato, se ne andò.

«Perché continui a chiamarlo giovane?» chiese Lini una volta che la porta si richiuse. «Lo fa innervosire. ‘Uno sciocco mette un cardo sotto alla sella prima di cavalcare’.»

«Lui è giovane, Lini. Abbastanza da essere mio figlio.»

Lini sbuffò e stavolta il suono non fu affatto delicato. «Ha pochi anni più di Galad, e Galad è troppo grande per essere tuo. Tu giocavi con le bambole quando è nato Tallanvor, e pensare come una bambina equivale a essere una bambolina.»

Sospirando, Morgase si domandò se Lini avesse trattato anche sua madre allo stesso modo. Probabilmente. E se Lini fosse vissuta abbastanza da vedere Elayne sul trono — cosa di cui non dubitava, Lini sarebbe vissuta per sempre — forse non si sarebbe comportata con lei in maniera diversa. Questo se fosse riuscita a conservare il trono per Elayne. «La questione è: è fidato come sembra, Lini? Una guardia fedele quando ogni altro uomo leale del palazzo è stato mandato via. Improvvisamente sembra troppo bello per essere vero.»

«Ha prestato il nuovo giuramento.» Morgase aprì la bocca ma Lini parlò per prima. «L’ho visto dopo la cerimonia, da solo dietro le stalle. Questo è il motivo per cui sapevo a chi ti riferivi. Ho scoperto il suo nome. Lui non si è accorto di me. Era in ginocchio e le lacrime gli scendevano sul viso. Alternava delle scuse rivolte a te alle formule del vecchio giuramento. Non solo alla regina di Andor, ma alla regina Morgase di Andor. Ha giurato alla vecchia maniera, sulla sua spada, incidendosi il braccio per mostrare che avrebbe versato fino all’ultima goccia di sangue prima di infrangerlo. So qualcosa degli uomini, ragazza. Quello ti seguirebbe contro un esercito solo e a mani nude.»

Era un bene saperlo. Se non poteva fidarsi di lui allora avrebbe dovuto dubitare anche di Lini. Aveva giurato alla vecchia maniera? Anche questo avveniva solo nelle storie, ormai. E lei stava di nuovo divagando. Certamente adesso l’ottenebramento di Gaebril era finito, con tutto quello che aveva scoperto. Ma allora perché una parte di lei desiderava ancora tornare nello studiolo ad aspettarlo? Doveva concentrarsi. «Ho bisogno di un abito semplice, Lini. Uno che non mi stia troppo bene. Un po’ di fuliggine e...»

Lini aveva insistito a volerla seguire. Morgase avrebbe dovuto legarla a una sedia per impedirglielo e non era sicura che la vecchia donna glielo avrebbe lasciato fare. Era sempre sembrata fragile e invece si era sempre rivelata più forte. Quando uscirono da un piccolo cancello laterale Morgase era irriconoscibile. Con la fuliggine si era scurita i capelli rossi dorati, oscurandone lo splendore e appesantendoli. Il sudore che le colava sul viso contribuiva. Nessuno credeva che le regine sudassero. Un vestito informe di rozza lana grigia, molto rozza, con la gonna separata, completava il travestimento. Anche la sottoveste e le calze erano di lana grezza. Sembrava una campagnola che avesse lasciato il suo carro e la bestia che lo tirava e adesso volesse vedere un po’ di città. Lini era identica a se stessa, schiena dritta e severa, indossava un abito da cavallo di lana verde, di buon taglio ma dieci anni fuori moda.

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