Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«Gonfi, obesi e turpi, questo siamo diventati. Il fratello giace con la sorella nel letto dei re, e il frutto del loro incesto si pasce nel palazzo, inebriato dal flauto di una piccola, demoniaca scimmia deforme. Signore di nobile lignaggio vanno a fornicare con i loro giullari e generano altre mostruosità! Perfino il sommo septon ha dimenticato gli dei! Fa il bagno in acque profumate e s’ingrassa con folaghe e lamprede mentre il suo gregge muore di fame! L’orgoglio viene prima della preghiera, i vermi regnano nei nostri castelli e l’oro domina tutto. Ma adesso… adesso basta! L’Estate della Putredine è alla fine e il re Puttaniere marcisce nella terra! Quando il cinghiale selvaggio lo ha squarciato, un orrido lezzo è scaturito dalle sue viscere e mille viscide serpi sibilanti e venefiche sono strisciate fuori dal suo ventre!» Il dito scheletrico del profeta indicò di nuovo la cometa rossa e il castello. «Il Messaggero è venuto! Mondate il vostro spirito, questo gridano gli dei, mondate voi stessi! Immergetevi nel lago della giustizia… o verrete immersi nel fuoco… nel fuoco!»
«Fuoco!» fecero eco alcune voci, ma vennero subito sopraffatte da un soverchiante coro di fischi e di ululati di scherno.
A Tyrion la scena divertì molto. Diede ordine di riprendere a muoversi e la portantina ondeggiò come un vascello in un mare in tempesta mentre gli Uomini Bruciati si aprivano un varco nella folla. “Piccola, demoniaca scimmia deforme: niente male.” E quel disgraziato di un predicatore ci aveva preso anche con il sommo septon, senza dubbio. Cos’è che Ragazzo di luna aveva detto di lui l’altro giorno? “Un pio uomo di fede che adora i Sette Dei con tale fervore da consumare un pasto per ciascuno di loro ogni volta che si siede a tavola.” Il ricordo dell’acida battuta del giullare fece sorridere Tyrion.
Riuscirono ad arrivare alla Fortezza Rossa senz’alni incidenti. Nel salire i gradini della Torre del Primo Cavaliere, il Folletto si sentì molto più fiducioso di quanto non fosse stato all’alba. “Tempo, è di questo che ho realmente bisogno. Un po’ di tempo per connettere tutti gli anelli.” Aprì la porta del suo solarium. “E una volta che la catena sarà completa…”
«Come osi ignorare le mie convocazioni!» Cersei si girò di scatto dalla finestra, in un volteggiare di ampie gonne attorno ai suoi fianchi stretti.
«Chi ti ha permesso di entrare nella mia torre?»
«La tua torre? Questo è il reale castello di mio figlio.»
«Così infatti si dice in giro.» Tyrion non era per niente divertito. Crawn dei Fratelli della Luna lo sarebbe stato ancora meno: erano loro ad avere il turno di guardia quel giorno. «Stavo per l’appunto per venire da te.»
«Per l’appunto, eh?»
Tyrion chiuse la porta di schianto: «Dubiti forse di me?».
«Sempre. E con ottime ragioni.»
«Sono ferito e desolato.» Tyrion caracollò fino alla credenza per versarsi una coppa di vino. Un ameno dialogo con Cersei era il modo più sicuro per mettergli sete. «Ma se ti avessi recato offesa, lo saprei.»
«Sei un disgustoso vermiciattolo! Myrcella è la mia unica figlia. Non avrai davvero creduto che ti avrei permesso di svenderla come un sacco di granaglie, vero?»
“Myrcella: oh, guarda. Per cui il pulcino ha rotto il guscio… Vediamo un po’ di che colore è.”
«Sacco di granaglie? Fai un torto alla tua amabile creatura: Myrcella è una principessa, e come tale deve essere promessa a un principe. O forse avevi intenzione di mandarla in sposa al fratellino Tommen?»
La mano di Cersei scattò, colpendolo rapida come la lingua di una vipera. La coppa di vino cadde dalle mani di Tyrion e il liquido schizzò da tutte le parti sul pavimento.
«Dovrei farti strappare la lingua per questo, fratello o no. Sono io la reggente di Joffrey, non tu. E io dico che Myrcella non verrà spedita a questo uomo di Dorne nello stesso modo in cui io venni spedita a Robert Baratheon.»
«E perché no?» Tyrion scosse la mano, togliendosi il vino dalle dita, poi sospirò a fondo. «Sarà molto più al sicuro a Dorne che non qui.»
«Ma cosa sei, del tutto ignorante o del tutto perverso? Sai bene quanto me che i Martell non hanno nessun motivo d’affetto verso di noi.»
«In realtà, i Martell hanno tutti i motivi per odiarci a morte. L’ostilità del principe Doran nei confronti della Casa Lannister risale a solo una generazione fa, ma sono almeno mille anni che i dorniani fanno guerra a Capo Tempesta e ad Alto Giardino. E Renly, povero illuso, crede di poter dare per scontata la sua alleanza con Dorne. Myrcella ha nove anni, Tristan Martell ne ha undici. Ho proposto che si sposino quando lei compirà i quattordici anni. Fino a quell’epoca sarà un’onorata ospite a Lancia del Sole, sotto la protezione del principe Doran.»
«Non ospite» le labbra di Cersei si contrassero. «Ostaggio.»
«Onorata ospite» non cedette Tyrion. «E ho anche il sospetto che Tristan tratterà Myrcella molto meglio di quanto Joffrey continui a trattare Sansa Stark. Ho anche una mezza idea di farla accompagnare da ser Arys Oakheart. Con un cavaliere della Guardia reale quale suo scudiero investito e giurato, dubito che qualcuno potrà dimenticare chi è lei.»
«Ser Arys servirà a ben poco qualora Doran decidesse che la morte di mia figlia può compensare quella di sua sorella.»
«Martell è un uomo di troppo onore per assassinare una bambina di nove anni, specialmente se delicata e innocente come Myrcella. E fino a quando lui la terrà a Dorne, potrà essere ragionevolmente certo della nostra fedeltà nei suoi confronti. I termini dell’accordo, poi, sono troppo allettanti per essere rifiutati. Myrcella è l’aspetto meno significativo. Gli ho anche offerto l’assassino di sua sorella Elia, un posto nel Concilio ristretto, castelli nelle Terre Basse…»
«Troppo.» Cersei si scostò da lui, passeggiando avanti e indietro come una leonessa ingabbiata, le sue gonne che svolazzavono. «Gli hai offerto troppo e lo hai fatto senza il mio consenso, senza la mia autorità.»
«È il principe di Dorne di cui stiamo parlando. Se avessi offerto meno, probabilmente mi avrebbe sputato in faccia.»
«Troppo!» gli si rivoltò contro Cersei.
«Tu che cosa gli avresti offerto?» Tyrion non poté più contenere la rabbia. «Il buco che hai in mezzo alle gambe, forse?»
Questa volta, vide arrivare lo schiaffo, ma non fece nulla per evitarlo. Il colpo gli girò la faccia dall’altra parte con uno schiocco secco.
«Dolce, dolce sorella.» Il Folletto le sorrise. «Ti prometto che questa è l’ultima volta, l’ultima in assoluto, che mi colpisci.»
«Non tentare di minacciarmi, piccolo uomo.» Cersei gli rise in faccia. «Credi forse che la lettera di nostro padre basterà a proteggerti? Non è altro che un pezzo di carta. Anche Eddard Stark aveva un pezzo di carta dalla sua, ma non gli è servito a molto, o sbaglio?»
“In realtà, dalla sua Eddard Stark non aveva la Guardia cittadina” pensò Tyrion “né i miei barbari delle montagne, né i mercenari che Bronn continua ad assoldare. Io invece sì.” O almeno questo sperava Tyrion. Fidarsi di Varys, di ser Jacelyn Bywater, di Bronn. Ma, verosimilmente, anche lord Stark si era fidato di qualcuno, ed era stato poi deluso e tradito.
Eppure, il Folletto non disse nulla. L’uomo saggio evita di versare l’altofuoco in un braciere, così preferì versarsi invece un’altra coppa di vino. «Quanto credi che sarà al sicuro Myrcella se Approdo del Re dovesse cadere?» riprese Tyrion. «Renly e Stannis infilzerebbero la sua testa su una picca. Accanto alla tua.»
A quel punto, Cersei si mise a piangere.
E a quel punto, se Aegon il Conquistatore avesse fatto irruzione cavalcando un drago e facendo simultaneamente giochi di prestigio con delle torte al limone, Tyrion Lannister sarebbe stato meno sorpreso che non vedere sua sorella in lacrime. Era da quando erano bambini a Castel Granito che non assisteva a un fenomeno simile. Goffamente, fece un passo verso di lei. Quando tua sorella piange, tu dovresti confortarla… ma questa era Cersei! Tyrion allungò una mano esitante verso la sua spalla.