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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

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Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«Mio lord. Tuo cugino Cleos Frey è qui. È appena arrivato da Delta delle Acque sotto vessilli di pace, latore di un messaggio di Robb Stark»

«Condizioni di pace?»

«Così dice ser Cleos.»

«Il caro cugino. Portami da lui.»

Le cappe dorate avevano confinato ser Cleos Frey in una stanza del corpo di guardia priva di finestre.

«Tyrion!» Si alzò nel vederli entrare. «È un piacere vederti.»

«Non è una frase che sento dire troppo spesso, cugino.»

«C’è anche Cersei con te?»

«Mia sorella ha altro da fare. È questa la lettera del giovane Stark?» Tyrion la prelevò dal tavolo. «Ser Jacelyn, ora puoi lasciarci soli.»

Bywater fece un rapido inchino e uscì. Ser Cleos attese che la porta si fosse richiusa. «Mi è stato chiesto di portare l’offerta direttamente alla regina reggente.»

«Gliela porterò, ma a suo tempo.» Il Folletto consultò rapidamente la mappa che Robb Stark aveva accluso al messaggio. «Siedi, cugino. Riposati. Hai l’aspetto scavato, patito.» In realtà, aveva un aspetto anche peggiore.

Ser Cleos tornò a calarsi sulla panca: «C’è una situazione tragica nella regione dei fiumi, Tyrion. Attorno all’Occhio degli Dei e lungo la strada del Re, specialmente. I signori dei fiumi bruciano i loro raccolti e cercano di portarci alla fame. Gli incursori di tuo padre danno fuoco a tutti i villaggi sui quali si abbattono, passando il popolani a fil di spada.»

La guerra era guerra. I poveracci venivano macellati mentre i nobili erano trattenuti in ostaggio. “Devo ricordarmi di ringraziare gli dei per essere nato Lannister.”

«Perfino sotto i vessilli di pace, siamo stati attaccati due volte.» Ser Cleos si passò le dita tra i sottili capelli castani. «Branchi di lupi in maglia di ferro, pieni solo del desiderio di massacrare chiunque sia più debole di loro. Lo sanno gli dei da che parte stavano quando hanno cominciato a combattere, ma adesso… combattono da soli. Tre uomini della scorta perduti, il doppio feriti.»

«Che notizie mi porti del nostro avversario?» Tyrion riportò l’attenzione sulle condizioni presentate da Robb Stark. “Non è che il ragazzo voglia poi molto: metà del reame, il rilascio dei nostri prigionieri e degli ostaggi, la spada che era appartenuta a suo padre e… oh sì, già che c’è, anche le sue sorelle.”

«Il ragazzo è sempre a Delta delle Acque» disse ser Cleos. «Credo che abbia paura di affrontare tuo padre in campo aperto. Ogni giorno che passa, le sue forze militari diminuiscono. I lord dei fiumi se ne sono andati, ciascuno a difendere le proprie terre.»

“È questa la strategia di mio padre?” Tyrion arrotolò la mappa di Stark: «Simili condizioni sono inaccettabili».

«Accetterai almeno di scambiare le ragazze Stark contro Tion e Willem?» domandò ser Cleos, in tono quasi implorante.

Tion Frey era suo fratello minore, ricordava Tyrion.

«Non posso farlo» rispose il Folletto quanto più gentilmente gli riuscì. «Quello che però posso fare è una controproposta per lo scambio di prigionieri. Lascia che mi consulti con Cersei e con il Concilio ristretto. Ti rimanderemo a Delta delle Acque con le nostre, di condizioni.»

Chiaramente, non fu un’idea che ser Cleos trovò troppo gratificante. «Mio lord, non ritengo che Robb Stark cederà tanto facilmente. È lady Catelyn che vuole questa pace, non lui.»

«Lady Catelyn rivuole le sue figlie.» Tyrion scivolò giù dalla panca. «Ser Jacelyn farà in modo che tu abbia cibo e un focolare. Hai l’aria di avere bisogno di riposo, cugino. Ti manderò a chiamare quando ci saranno novità da comunicarti.»

Trovò ser Jacelyn sulle fortificazioni, intento a osservare svariate centinaia di nuove reclute che si addestravano nella piazza d’armi sottostante. Con talmente tanti disperati che cercavano rifugio ad Approdo del Re, non c’era certo penuria di uomini pronti ad arruolarsi nella Guardia cittadina in cambio dello stomaco pieno e di un pagliericcio nei baraccamenti. Tyrion però non si faceva troppe illusioni su come si sarebbero comportati quegli inesperti difensori in una vera battaglia.

«Hai fatto bene a mandarmi a chiamare» disse Tyrion. «Lascio ser Cleos nelle tue mani. Che riceva una buona ospitalità.»

«E la sua scorta?» volle sapere il comandante.

«Da’ loro cibo e abiti puliti, e trova un maestro che si occupi dei feriti. Ma che non mettano piede nella città, siamo intesi?» L’ultima cosa che Tyrion voleva era un Robb Stark informato di quanto tragica fosse la situazione ad Approdo del Re.

«Intesi, mio lord.»

«Oh, e un’altra cosa. Gli alchimisti consegneranno un gran numero di ampolle di creta a ciascuna delle porte della città. Voglio che tu le usi per addestrare gli uomini che si occuperanno degli sputafuoco. Riempi le ampolle di tinta verde e addestrali a caricare e a lanciare. Chiunque versi anche una sola goccia deve essere sostituito. Una volta che saranno diventati esperti a maneggiare le ampolle con la vernice, passa ad addestrarli ad accendere e a lanciare le ampolle con dentro olio da lanterna acceso. Quando finalmente avranno imparato a fare anche quello senza bruciarsi, saranno pronti per l’altofuoco, almeno così spero.»

«Sagge misure, mio lord.» Ser Jacelyn si grattò una guancia con la mano di ferro. «Per quanto io non nutra grande affetto per quel piscio da alchimisti.»

«Nemmeno io. Ma approfitto di ciò che mi viene dato.»

Di nuovo nella sua portantina, Tyrion Lannister chiuse le tendine e sistemò uno dei cuscini sotto il gomito. Cersei si sarebbe adirata perché lui per primo aveva intercettato la lettera di Robb Stark, ma il lord loro padre lo aveva mandato là per governare, non per fare contenta Cersei.

La sua impressione era che Robb Stark stesse fornendo loro un’occasione d’oro. Che il ragazzo restasse pure a Delta delle Acque, accarezzando sogni di una facile pace. Tyrion avrebbe giocato le sue carte, quelle giuste perché il re del Nord continuasse a coltivare la speranza. E che ser Cleos si sfasciasse pure quel suo ossuto culo da Frey galoppando avanti e indietro nel balletto dei negoziati. Intanto, l’altro loro cugino, ser Stafford Lannister, sarebbe andato avanti ad addestrare e ad armare il nuovo esercito che aveva radunato a Castel Granito. E quando fosse stato pronto, lui e lord Tywin avrebbero schiacciato i Tully e gli Stark tra l’incudine e il martello.

“Se solo i fratelli di Robert fossero altrettanto accomodanti.” Per quanto si muovesse alla rapidità di un ghiacciaio, Renly Baratheon stava comunque venendo verso nord e verso est alla testa del suo colossale esercito del Sud. E non passava notte senza che Tyrion andasse a letto con il terrore di essere svegliato dalla notizia che la flotta di Stannis stava avanzando lungo il fiume delle Rapide nere. “In ogni caso, si direbbe che io abbia a disposizione una divina scorta di altofuoco, eppure…”

Furono ì rumori di un subbuglio nella strada a strapparlo da quelle elucubrazioni. Tyrion scostò le tendine e diede una cauta occhiata. Stavano superando la piazza dei Selciatori. Una folla considerevole si era raccolta sotto un tendone di pelle per ascoltare i vaneggiamenti di un ennesimo profeta. La tonaca di lana grezza, stretta in vita da una fune di canapa, lo identificava come un membro dei confratelli imploranti.

«Corruzione!» gridò con voce stridula. «Eccolo lassù, l’avvertimento! Guardate… guardate il flagello del Padre!» Il predicatore indicò a braccio teso la sfocata ferita rossa nel cielo. Si era posizionato proprio bene: con il lontano castello sulla sommità dell’Alta collina di Aegon direttamente alle sue spalle e la chioma purpurea della cometa che sembrava incombere sulle torri del maniero. “Abile messinscena” Tyrion ammise fra sé.

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