I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Non sono Graendal» disse Moghedien, spingendola via brutalmente con la scarpa di velluto.
Di colpo il senso di ammirazione scomparve. Accovacciata in terra, singhiozzante, Liandrin ricordava con chiarezza. Fissò la Reietta inorridita.
«Sei convinta adesso, Liandrin?»
«Sì, padrona.» Riuscì a dire. Lo era. Convinta al punto che non osava nemmeno pensare di provarci ancora finché non fosse stata sicura di vincere. Il suo trucco era solo l’ombra di quanto aveva fatto Moghedien. Se solo avesse imparato anche lei...
«Vedremo. Forse sei una di quelle che ha bisogno di una seconda lezione. Prega che non sia così, Liandrin. Le mie seconde lezioni sono estremamente severe. Adesso vai a occupare il tuo posto con le altre. Ti accorgerai che ho preso alcuni degli oggetti di potere che hai nella tua stanza, ma puoi tenere i gingilli che sono rimasti. Sono o non sono gentile?»
«La padrona è gentile» concordò Liandrin fra i singhiozzi e i singulti che non riusciva a trattenere. Si alzò in piedi a fatica e si avviò vicino ad Asne. Il pannello di legno che aveva alle spalle l’aiutava a rimanere in piedi. Vide il flusso di Aria intessuto. Solo Aria, ma rimase di stucco quando le bloccò la bocca e la isolò dai rumori. Certamente non provò a resistere. Non si permetteva nemmeno di pensare a saidar. Chi poteva sapere cosa sarebbe stata in grado di fare una dei Reietti? Forse era capace di leggere il pensiero. Questo la fece quasi fuggire di corsa. No. Se Moghedien avesse conosciuto i suoi pensieri ormai sarebbe morta. O forse ancora in terra a gridare. Magari baciando i piedi di Moghedien e supplicandola di poterla servire. Liandrin rabbrividì senza riuscire controllarsi; se quel flusso non le avesse bloccato la bocca adesso avrebbe battuto i denti.
Moghedien riservò lo stesso trattamento a tutte le altre tranne Rianna, alla quale la Reietta fece cenno imperioso con un dito di inginocchiarsi davanti a lei. Quindi Rianna andò via e Marrilin Gemalphin fu sciolta e convocata.
Da dove si trovava Liandrin poteva vedere i loro volti anche se le labbra si muovevano mute. Chiaramente ogni donna stava ricevendo ordini che le altre non dovevano ascoltare. I visi però dicevano qualcosa. Rianna ascoltò e basta, con una nota di sollievo negli occhi, inchinò il capo con fare assente e andò via. Marillin sembrò sorpresa e impaziente, ma era nata Marrone e le Marroni si entusiasmavano se solo potevano dissotterrare alcuni pezzi ammuffiti di conoscenza perduta. Sul viso di Jeaine Caide si dipinse una lenta maschera d’orrore, mentre iniziava a scuotere il capo all’inizio e cercava di coprirsi e nascondere quel vestito disgustoso; ma il viso di Moghedien divenne più duro e Jeaine annuì velocemente correndo via, e anche se non con la stessa impazienza di Marrilin, pur sempre velocemente. Berylla Naron, snella al punto da essere pelle e ossa, ottima manipolatrice e cospiratrice com’era, e Falion Bhoda, dal viso lungo e freddo malgrado l’evidente paura, furono poco espressive, come Rianna. Ispan Shefar, allo stesso modo di Liandrin di Tarabon anche se aveva i capelli scuri, baciò l’orlo del vestito di Moghedien prima di alzarsi.
A quel punto i flussi furono rilasciati attorno a Liandrin. Credeva che toccasse a lei essere inviata a svolgere qualche missione che solo l’Ombra conosceva, fino a quando non vide che anche i legami delle altre venivano sciolti. Moghedien fece un cenno perentorio col dito e Liandrin si inginocchiò fra Asne e Chesmal Emry, una donna alta e bella, con gli occhi e i capelli scuri. Chesmal, una volta Gialla, poteva guarire o uccidere con la stessa facilità, ma l’intensità del suo sguardo rivolto a Moghedien, il modo in cui le mani le tremavano e stringevano la gonna, rendevano evidente che voleva solo obbedire.
Liandrin doveva tener conto di questi segni. Avvicinarne una con la promessa di una ricompensa se consegnavano Moghedien agli altri Reietti poteva rivelarsi disastroso se quella avesse giudicato più vantaggioso fare il cane di Moghedien. Si mise quasi a frignare al pensiero di una seconda lezione.
«Voi resterete con me» disse la Reietta «per l’incarico più importante. Quello che faranno le altre potrebbe dare frutti succosi, ma il vostro sarà il raccolto più prezioso. Un raccolto personale. C’è una donna di nome Nynaeve al’Meara.» Liandrin sollevò la testa e Moghedien strinse gli occhi scuri. «La conosci?»
«La disprezzo» rispose Liandrin sinceramente. «È una sporca selvatica che non avrebbe mai meritato di entrare nella Torre.» Odiava tutte le selvatiche. Sognando di appartenere all’Ajah Nera, anche lei aveva iniziato a incanalare un anno prima di andare alla Torre, ma non come una selvatica.
«Molto bene. Voi cinque la troverete per me. La voglio viva. Oh, sì, la voglio viva.» Il sorriso di Moghedien le diede i brividi. Consegnare Nynaeve e le altre due alla Reietta poteva essere davvero la cosa giusta da fare. «L’altro ieri si trovava in un villaggio di nome Sienda, forse a novantacinque chilometri a est da qui, con un’altra giovane donna alla quale potrei essere interessata, ma sono scomparse. Voi dovrete...»
Liandrin ascoltò impaziente. Per questo poteva anche essere un cane fedele. Per tutto il resto avrebbe atteso con tanta pazienza.
19
Ricordi
«Mia regina?»
Morgase alzò gli occhi dal libro che aveva in grembo. La luce del sole entrava obliqua dalla finestra dello studiolo vicino alla camera da letto. Il giorno era già caldo, senza un filo d’aria, e il sudore le imperlava il viso. Presto sarebbe stato mezzogiorno e non si era mossa dalla sua stanza. Non era un comportamento usuale. Non riusciva a ricordare perché aveva deciso di poltrire tutta la mattina con un libro. Di recente sembrava incapace di concentrarsi nella lettura. Secondo l’orologio d’oro sulla mensola del camino era trascorsa un’ora da quando aveva voltato pagina e non rammentava cosa avesse letto. Doveva essere colpa del caldo.
Il giovane ufficiale delle guardie con la giubba rossa, in ginocchio con il pugno chiuso premuto sul tappeto rosso e oro, sembrava vagamente familiare. Una volta conosceva il nome di ogni guardia assegnata al palazzo. Forse era uno dei nuovi. «Tallanvor» disse, sorprendendosi da sola. Era alto e ben fatto, ma non avrebbe saputo dire perché si ricordava di lui in particolare. Le aveva portato qualcuno una volta? Molto tempo fa? «Il luogotenente Martyn Tallanvor.»
Il ragazzo la guardò con gli occhi spalancati prima di abbassare lo sguardo in terra. «Mia regina, perdonami, ma sono sorpreso che tu rimanga qui date le notizie di stamattina.»
«Quali notizie?» Sarebbe stato bello sentire qualcos’altro oltre i pettegolezzi di Alteima sulla corte di Tairen. A volte aveva l’impressione di avere qualcos’altro da chiedere alla donna, ma la loro unica occupazione era spettegolare, cosa che non ricordava di aver mai fatto. A Gaebril sembrava piacesse ascoltarle, seduto su quella sedia alta davanti al camino con le gambe incrociate e un sorriso soddisfatto. Alteima aveva iniziato a indossare abiti abbastanza provocanti, Morgase doveva dirle qualcosa. Le pareva di averlo pensato in precedenza. Non ha senso. Se lo avessi pensato le avrei già parlato, si disse. Scosse il capo non appena si rese conto di aver distolto l’attenzione da quel giovane, il quale aveva iniziato a parlare e poi si era interrotto dato che la regina non ascoltava. «Ripeti. Mi sono distratta. E alzati.»
Il ragazzo si sollevò con il volto irato e gli occhi infuocati fissi su di lei per poi abbassarli di nuovo. Morgase guardò in direzione del suo sguardo e arrossì. L’abito che indossava era profondamente scollato. Ma a Gaebril piaceva così. A quel pensiero smise di preoccuparsi di trovarsi seminuda davanti a uno dei suoi ufficiali.