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La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
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CPC

E meno che mai se alla c di cefalo sostituiva la m di muletto.

MPC

Gli venne un pinsero goliardico: l’unico significato che poteva dare a quelle tri consonanti messe in fila era:

MANCO P’O’ CAZZO

Appallottolò il foglio, lo gettò a terra, si andò a cor­care più confuso che pirsuaso.

Mentri Montalbano s’arramazzava nel letto per arrinèsciri a pigliari sonno doppo una mangiata quasi industriale di sarde a beccafico, l’omo, nella sua cammara granni tutta tappezzata da scaffalature stracome di libri e la cui unica splàpita luce era data da un lume da tavolo, isò l’occhi dal libro antico e preziosa­mente rilegato che stava leggendo, lo chiuse, si levò gli occhiali, si appoggiò allo schienale della poltrona di ligno. Restò qualche minuto accussì, passandosi di tanto in tanto due dita sull’occhi che gli abbrusciavano. Doppo, con un sospiro funnuto, raprì il cascione destro della scrivania. Dintra, in mezzo a carte, gom­me da cancellare, chiavi, vecchi timbri, fotografie, c’era la pistola. La pigliò, estrasse il carricatore va­cante. Circò con la mano ancora più a fondo sempre nello stesso cassetto, trovò la scatola delle cartucce, la raprì. Ne restavano otto. Sorrise, bastavano e superchiavano per quello che aviva in mente di fare. Intro­dusse una sola cartuccia nel carricatore, una sola, co­me sempre faciva, rimise a posto la scatola, chiuì il cascione. La pistola se l’infilò nella sacchetta destra della giacca sformata. Tastiò la sacchetta di mancina: la torcia era al suo posto. Taliò il ralogio, si era già fatta la mezzanotti. Per arrivare al posto stabilito sicura­mente ci sarebbe voluta un’orata, il che veniva a si­gnificare che avrebbe potuto agire all’ora giusta. Si rimise gli occhiali, stracciò un rettangolino di carta da un quaderno a quadretti, ci scrisse supra con una biro, si mise il pizzino nel taschino della giacchetta. Appresso si susì, andò a pigliare l’elenco telefonico, lo sfogliò fino alla pagina che l’interessava. Doviva essiri più che sicuro che l’indirizzo era quello giusto. Doppo raprì la carta topografica che teneva a portata di mano sulla scrivania, controllò il percorso da fare partendo dalla so’ casa. No, forse ci avrebbe messo qualichi cosa di più che un’orata. Meglio. Andò alla finestra, la raprì. Una vintata fridda lo pigliò in piena taccia, lo fece arretrare. Non era cosa di nesciri col solo vistito. Quanno montò in machina aviva un impermeabili pisanti e un cappello nivuro.

Mise in moto ma doppo qualichi rantolo il motore si fermò. Riprovò. Stesso risuitato. Riprovò ancora e il motore ancora s’arrefutò. Si sentì sudare. Se la machina si era definitivamente scassata, tutto quello che aviva in testa di fare non poteva essere fatto. E allura? Saltare l’avviso di quel lunedì? No, sarebbe stato un gesto di slealtà e lui non poteva, proprio per sua natura, commettere slealtà. Non restava che rimandare, ricominzare daccapo. Ma se fossero scaduti i termini? Sarebbe riuscito a compiere l’eccezionale impresa di contrarsi? Perso era. Riprovò, dispirato, e stavolta il motore, doppo qualichi colpo di tosse, s’addecise a partire.

tre

Mimì Augello c’inzirtò e ci sbagliò. C’inzirtò in quanto alle dimensioni della, diciamo accussì, nova vittima, ci sbagliò invece in quanto non si trattava di una pecora.

La matina di lunedì 13 ottobriro, Fazio s’arricampò in commissariato con la novità, che poi non era per niente una novità, che era stata ammazzata una ca­pra. Solito colpo di pistola in testa, solito bossolo, so­lito pizzino.

CONTINUO A CONTRARMI

Nisciuno dei presenti sciatò, nisciuno s’azzardò a fare una battuta spiritosa.

Nella cammara del commissario aleggiò un silen­zio denso e perplesso.

«Ci sta arriniscendo e come!» fece Montalbano de­cidendosi a parlare per primo.

D’altra parte, gli attaccava: era lui il capo.

«A che?» spiò Augello.

«A farsi pigliare sul serio.»

«Io l’ho pigliato sul serio subito» disse Mimì.

«Bravo, vicecommissario Augello. La proporrò per un encomio solenne al signor Questore. Contento?»

Mimì non replicò. Quanno il commissario era d’u­more accussì agro, la meglio era di starsene con la vucca chiusa.

«Sta cercando di farci sapere qualche altra cosa, oltri a tenerci al corrente dello stato della sua contrazio­ne» ripigliò doppo tanticchia Montalbano.

Parlava a mezza voce pirchì più che altro stava ragionando con se stesso.

«Da che lo capisci?»

«Ragiona, Mimì, se non ti viene troppo difficile. Se voleva farci sapere solo che si stava contraendo, qualisisiasi cosa significa per lui contrarsi, non aveva bisogno di correre da un posto all’altro di Vigàta e dintorni ammazzando ogni volta un armalo diverso. Perché cangia armalo?»

«Forse le lettere iniziali di…» azzardò Augello.

«Ci ho già pensato, PPCC o MPCC ti significa cosa?»

«Potrebbe essere la sigla di un gruppo o di un mo­vimento eversivo» azzardò timidamente Fazio.

«Ah, sì? Fammi un esempio.»

«Che so, dottore. Dico la prima cosa che mi passa per la testa. Per esempio, potrebbe essere Partito Po­polare Cristiano-Comunista.»

«E tu pensi che ci sono ancora comunisti rivoluzio­nari? Ma fammi il piacere!» lo liquitò sgarbato Mon­talbano.

Calò altro silenzio. Augello s’addrumò una sigaret­ta, Fazio si fissò sulla punta delle scarpe.

«Astuta la sigaretta» gli ordinò il commissario.

«Pirchì?» spiò sbalordito Mimì.

«Pirchì mentri tu te la stavi a fissiare a Magonza…»

«Ad Amburgo ero.»

«Dove eri, eri. Insomma, mentri tu eri fora da questo nostro bel paese, un ministro s’è svegliato una matina e si è preoccupato per la nostra salute. Se vuoi conti­nuare a fumare, te ne vai a fare due passi strata strata.»

Santiando tra i denti, Mimì si susì e niscì dalla cammara.

«Posso andarmene?» spiò Fazio.

«Chi ti tiene?»

Rimasto solo, tirò un lungo respiro di soddisfazio­ne. Si era sfogato per l’umore nivuro che quel cretino che andava ammazzando armali gli aveva fatto viniri.

Era passata un’orata scarsa che per tutto il com­missariato rimbombò la voce di Montalbano.

«Augello! Fazio!»

Si precipitarono. A solo taliare in faccia il commis­sario, Augello e Fazio si fecero persuasi che qualche ingranaggio si era messo in moto dintra al so’ cirived- dro. Stava infatti facendo una specie di surriseddro.

«Fazio, lo sai il nome del proprietario della capra ammazzata? Aspetta, se lo sai fammi solo segno di sì con la testa, non parlare.»

Fazio, strammato, calò ripetutamente la testa.

«Vuoi vedere che indovino come comincia il co­gnome del proprietario? Comincia con la lettera o. Giusto?»

«Giusto» sclamò Fazio ammirato.

Mimì Augello fece una breve e ironica battutina di mano e doppo spiò:

«Hai finito di fare giochi di prestigio?»

Montalbano non gli arrispunnì.

«E ora ripetimi i cognomi dei proprietari degli altri animali» disse invece rivolto a Fazio.

«Ennicello, Contrera, Contino, Ottone: il proprieta­rio della capra, quello che abbiamo detto ora ora, si chiama Stefano Ottone.»

«Ecco!» gridò Mimì.

«Ecco che?» spiò Fazio imparpagliato.

«E quello che ha scritto» gli spiegò Augello.

«Hai detto giusto, Mimì» fece Montalbano. «Con le iniziali dei cognomi ci sta scrivendo un altro messag­gio. E noi sbagliavamo a pinsari che il messaggio lo stava componendo con gli armali ammazzati.»

«Ora mi spiego pirchì!» fece Fazio.

«Spiegalo macati a noi questo pirchì.»

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