La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Immagino che tu abbia ragione» mormorò Egwene. Quella donna le piaceva abbastanza, qualsiasi cosa dicessero le altre, e non solo per il suo talento nell’alleviarle le emicranie. Halima era sincera e aperta, una donna di campagna, sebbene avesse investito molto tempo a crearsi una sofistica immagine da cittadina, e bilanciava il rispetto per l’Amyrlin con una specie di cordialità che Egwene trovava corroborante, per quanto talvolta potesse spiazzarla. Nemmeno Chesa poteva fare di meglio, e rimaneva sempre una cameriera, anche se amichevole, mentre Halima non mostrava mai la minima servilità. Ciò nonostante, Egwene avrebbe davvero preferito che fosse tornata a casa quando Cabriana era caduta da cavallo spezzandosi il collo.
Sarebbe stato un bene se le Sorelle avessero condiviso la convinzione di Cabriana, secondo la quale Elaida intendeva quietare la metà di loro e umiliare le altre, ma erano tutte sicure che Halima avesse in qualche modo alterato i fatti. Continuavano a pensare all’Ajah Nera. Donne che prima non avevano paura di nulla, ora davano per certo ciò che avevano sempre negato e lo usavano per terrorizzarsi da sole. Come poteva Egwene smascherare le Amiche delle Tenebre senza far scappare tutte le altre Sorelle come uccelli impauriti? Come poteva evitare che volassero in tutte le direzioni? Per la Luce, come?
«Pensa alla scioltezza» sussurrò Halima. «Il tuo viso è sciolto. Il tuo collo è sciolto. Le tue spalle...» La voce era quasi ipnotica, un ronzio che sembrava carezzare ogni parte del corpo di Egwene che aveva bisogno di rilassarsi.
Alcune donne, ovviamente, disprezzavano Halima solo per il suo aspetto, perché pareva incarnare i sogni di un uomo particolarmente lascivo, e molte sostenevano che civettasse con chiunque indossasse i pantaloni, cosa che Egwene certo non poteva approvare, ma Halima aveva ammesso che le piaceva guardare gli uomini. Anche le sue peggiori nemiche non potevano accusarla d’altro se non di una certa civetteria, e Halima si indignava anche per quelle insinuazioni. Non era una sciocca — Egwene lo aveva capito sin dalla loro prima conversazione, il giorno che Logain era fuggito ed erano iniziati i suoi mal di testa — non era affatto un’oca senza cervello. Egwene sospettava che fosse per certi versi uguale a Meri. Halima non poteva fare niente per cambiare il suo aspetto o le sue maniere. IL suo sorriso sembrava invitante e provocatorio per via della forma delle labbra, ma lei sorrideva allo stesso modo a donne, uomini o bambini. Non era certo colpa sua se la accusavano di civettare quando invece lei stava solo guardando. Inoltre non aveva mai parlato con nessuno dei mal di testa di Egwene. Se lo avesse fatto, tutte le Sorelle Gialle nell’accampamento avrebbero assediato la sua tenda. Per lei era un segno d’amicizia, se non di lealtà.
Gli occhi di Egwene passarono sul ripiano della scrivania e sulle lettere, e i suoi pensieri vagarono sotto le dita di Halima. Torce pronte a essere gettate sul fieno. Dieci giorni di viaggio fino al confine con Andor, a meno che lord Bryne non decidesse di accelerare, e nessun nemico previsto fino all’arrivo. Sarebbe riuscita a trattenere quelle torce per dieci giorni? Il porto sud. Il porto nord. Le chiavi di Tar Valon. Come poteva occuparsi di Nicola e Areina senza accettare il suggerimento di Siuan? Doveva fare in modo di mettere alla prova tutte le Sorelle prima di entrare in Andor. Lei aveva un talento per metalli e minerali, ma era raro fra le Aes Sedai. Nicola e Areina. L’Ajah Nera.
«Sei di nuovo tesa. Smetti di preoccuparti del Consiglio.» Le dita rilassanti si fermarono, quindi iniziarono di nuovo. «Questo massaggio funzionerebbe meglio dopo un bagno. Potrei massaggiarti le spalle, la schiena e tutto il resto. Non l’abbiamo ancora provato. Sei rigida come un palo, invece dovresti essere abbastanza flessibile da piegarti all’indietro e mettere la testa fra le caviglie. Mente e corpo. Uno non può essere sciolto senza l’altro. Affidati a me.»
Egwene stava per cadere preda del sonno. Non il sonno di una camminatrice dei sogni, un sonno normale. Quanto tempo era passato dall’ultima volta? Le Sorelle dell’accampamento avrebbero scatenato una sommossa quando avrebbero saputo della proposta di Delana, cosa che sarebbe accaduta presto, prima che lei potesse dire a Romanda e Lelaine che non aveva alcuna intenzione di promulgare i loro editti. Ma Egwene aveva un altro motivo per rimanere sveglia. «Sarebbe bello» mormorò, alludendo a qualcosa di più semplice del massaggio. Molto tempo addietro si era ripromessa che avrebbe fatto inginocchiare Sheriam, e ora quel momento era giunto. Egwene avrebbe cominciato a essere davvero l’Amyrlin al comando. «Sarebbe molto bello.»
13
La Scodella dei Venti
Aviendha si sarebbe seduta a terra, ma le altre tre donne che occupavano la piccola cabina di quella barca non le davano modo di farlo, per cui dovette accontentarsi di mettersi a gambe incrociate sopra una delle panche di legno intagliato incassate nella parete. Era comunque diverso dallo stare su una sedia. Almeno la porta era chiusa, e non c’erano finestre, solo elaborate incisioni alle pareti, vicino al soffitto. Non poteva vedere l’acqua che c’era fuori, ma gli intarsi lasciavano trapelare l’odore di sale, il rumore delle onde che schiaffeggiavano lo scafo e il battere ritmico dei remi.
Anche il semplice verso stridulo di alcuni uccelli le faceva venire in mente la vasta distesa d’acqua. Aveva visto uomini uccidersi per delle pozze che avrebbero potuto superare con un passo, ma quell’acqua era amara oltre ogni immaginazione. Leggere le descrizioni non era affatto come assaggiarla, e il fiume era largo almeno un chilometro nel punto in cui erano salite a bordo di quest’imbarcazione, con i suoi strani rematori. Un chilometro d’acqua senza poterne bere neanche una goccia. Chi poteva immaginare che esistesse dell’acqua inutile?
Il movimento della barca era cambiato, adesso oscillava avanti e indietro. Avevano già lasciato il fiume? Erano entrante in quella che chiamavano ‘la baia’? Una distesa d’acqua anche più ampia, così le aveva spiegato Elayne. Aviendha si strinse le mani sulle ginocchia, cercando disperatamente di pensare ad altro. Se le altre avessero notato la sua paura, la vergogna l’avrebbe perseguitata fino alla fine dei suoi giorni. La cosa peggiore era che quel viaggio era stato una sua idea, dopo che aveva sentito Elayne e Nynaeve parlare del Popolo del Mare. Come poteva immaginare che sarebbe stato così?
La seta azzurra del suo vestito era incredibilmente liscia, e lei si concentrò su quel tessuto. Non era molto abituata alle gonne. Avrebbe voluto indossare ancora il cadin’sor che le Sapienti le avevano fatto bruciare quando aveva iniziato il suo addestramento con loro. Eppure eccola con un abito di seta — adesso ne possedeva addirittura quattro! —, calze di seta invece che di robusta lana, sottovesti di seta che la rendevano consapevole della propria pelle come non le era mai successo prima. Non poteva negare che il vestito fosse bello, anche se era molto strano per lei indossare certe cose, ma quel tessuto era prezioso e raro. Una donna poteva possedere magari una sciarpa di seta, da usare nei giorni di festa, invidiata dalle altre. Poche ne possedevano due. Ma fra gli abitanti delle terre bagnate era diverso. Talvolta ad Aviendha sembrava che una persona su due avesse un abito di seta. Ne ricevevano grandi rotoli e anche intere balle dai paesi oltre la Terra delle Tre Piegature. Per mare. Sull’oceano. Acqua che si stendeva fino all’orizzonte, posti in cui, se aveva capito bene, non si riusciva a vedere la terra. Quasi rabbrividì a quel pensiero incredibile.