La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Birgitte emise un verso gutturale che forse era di divertimento e ricevette un’occhiata fulminante. Ricambiò con uno sguardo così innocente che Nynaeve quasi si strozzò.
Elayne era più calma; con ogni probabilità avrebbe cercato la pace anche durante un antagonismo d’acqua. «Lui è ta’veren, Nynaeve. Altera il Disegno, altera il caso solo con la sua presenza. Sono pronta ad ammettere che abbiamo bisogno di fortuna, e un ta’veren porta più che fortuna. Inoltre possiamo prendere due piccioni con una fava. Non avremmo dovuto lasciarlo andare in giro per conto suo tutto questo tempo, non importa quanto avevamo da fare. Non ha giovato a nessuno, a lui meno che a noi. Deve imparare a essere un compagno decente. Gli metteremo un guinzaglio stretto sin dall’inizio.»
Nynaeve si lisciò l’abito con vigore. Diceva di interessarsi agli abiti anche meno di Aviendha — si lamentava sempre che della semplice lana sarebbe andata bene per tutti — eppure il suo vestito blu era screziato di giallo sulla gonna e sulle maniche e lei stessa ne aveva scelto il taglio. Ogni capo che possedeva era di seta o ricamato, o di seta e ricamato, tutti di una fattura che Aviendha aveva imparato a riconoscere come buona.
Per una volta, Nynaeve parve capire che non l’avrebbe avuta vinta. In alcuni casi si comportava in modi assurdi pur di avere ragione, anche se non avrebbe mai ammesso che il suo scopo era quello. Il suo sguardo torvo si trasformò in un broncio. «Chi glielo chiederà? Chiunque lo farà, Mat la costringerà a implorarlo. Sapete che è così. Piuttosto preferirei sposarlo!»
Elayne esitò, poi disse con fermezza: «Lo farà Birgitte. E non lo pregherà, glielo dirà. La maggior parte degli uomini fanno ciò che gli viene chiesto, se si usa un tono di voce fermo e sicuro.» Nynaeve sembrava dubbiosa e Birgitte scattò dritta sulla panca. Era la prima volta che Aviendha vedeva quella donna stupirsi. Se fosse stata un’altra, avrebbe detto che sembrava anche spaventata. Birgitte poteva diventare un’ottima Far Dareis Mai, per essere un’abitante delle terre bagnate. Era molto brava con l’arco.
«Sei la scelta migliore, Birgitte» proseguì in fretta Elayne. «Io e Nynaeve siamo Aes Sedai, e Aviendha è come se lo fosse. Noi non possiamo farlo. Non se vogliamo conservare il giusto decoro. Non con lui. Lo sai...» E che ne era di quell’idea di parlare con voce ferma e sicura? Non che Aviendha l’avesse visto funzionare, a meno che a parlare non fosse Sorilea. Di sicuro non aveva funzionato su Mat Cauthon. «Birgitte, non è possibile che ti abbia riconosciuta. Altrimenti ormai avrebbe detto qualcosa.»
Qualsiasi cosa significasse quella frase, Birgitte si appoggiò al muro e incrociò le mani davanti allo stomaco. «Avrei dovuto saperlo che ti saresti vendicata, fin da quando ho detto che era un bene che il tuo didietro non fosse...» La donna si fermò e sulle labbra le apparve un vago sorriso soddisfatto. Nell’espressione di Elayne non cambiò nulla, ma ovviamente Birgitte pensava che in qualche modo la sua stoccata fosse andata a segno. Doveva trattarsi di qualcosa che aveva sentito tramite il legame da Custode. Cosa c’entrasse il didietro di Elayne, però, Aviendha non riusciva a capirlo. Gli abitanti delle terre bagnate potevano essere così... strani. Birgitte continuò, sempre sorridendo: «Quello che non capisco è perché si irrita a quel modo non appena vi vede. Non può essere perché l’avete costretto a venire qui. Egwene è coinvolta quanto voi due in questa storia, ma ho visto che la tratta con maggior rispetto di molte altre Aes Sedai. Inoltre, le volte in cui l’ho visto uscire da La donna errante, sembrava divertito.» Il suo sorriso divenne malizioso, ed Elayne tirò su con il naso in segno di disapprovazione.
«Quella è una delle cose che dobbiamo cambiare. Una donna per bene non può trovarsi nella stessa stanza con lui. Oh, togliti quel sorriso dalla faccia, Birgitte. Giuro, a volte sei orribile quanto lui.»
«Quell’uomo è nato solo per metterci alla prova» mormorò Nynaeve amareggiata.
A un tratto tutto sbandò, ondeggiando e oscillando fino a fermarsi, e Aviendha fu costretta a ricordare che si trovavano su un’imbarcazione. Si alzarono e si sistemarono i vestiti, quindi presero i mantelli contro la polvere. Aviendha non indossò il suo; la luce del sole lì non era così forte da aver bisogno del cappuccio. Birgitte si appoggiò il suo sulle spalle e aprì la porta, salendo i tre scalini dopo che Nynaeve l’aveva superata di corsa con le mani serrate davanti alla bocca.
Elayne si fermò per allacciare il mantello e sistemare il cappuccio intorno al viso, con i riccioli rosso oro che spuntavano ai lati. «Non hai detto molto, sorella prossima.»
«Ho detto quello che dovevo dire. La decisione spettava a voi.»
«L’idea principale però è stata tua. Talvolta penso che ci stiamo rammollendo. Bene.» Dopo essersi voltata verso gli scalini senza guardarla, Elayne si fermò. «A volte, quando sono sull’acqua, tutto quello spazio intorno a me mi fa star male. Penso che mi limiterò a fissare la nostra imbarcazione. Nient’altro.» Aviendha annuì — la sua sorella prossima era molto delicata — e salirono insieme.
Una volta sul ponte videro che Nynaeve stava rifiutando l’offerta di aiuto di Birgitte, mentre si allontanava dal parapetto. I due rematori la guardarono divertiti quando si pulì la bocca con il dorso della mano. Quei due uomini a torso nudo, con degli orecchini d’ottone appesi ai lobi, dovevano usare spesso i pugnali ricurvi che portavano dietro la fusciacca. Tuttavia, rimasero per lo più concentrati sui remi, continuando a camminare avanti e indietro sul ponte per tenere fermo il battello vicino a un’imbarcazione così grande che quasi lasciò Aviendha senza fiato: torreggiava sul loro battello, che d’un tratto era diventato piccolo, e aveva tre grandi alberi più alti di quasi tutti gli alberi veri e propri che aveva visto nelle terre bagnate. L’avevano scelta perché era la più grande delle centinaia di imbarcazioni del Popolo del Mare ancorate nella baia. Su un veliero così immenso di sicuro sarebbe stato possibile dimenticare il rumore di tanta acqua che le circondava, tranne che...
Elayne non aveva apertamente notato la sua vergogna e, se anche lo aveva fatto, una sorella prossima poteva anche conoscere le più profonde umiliazioni dell’altra, ma... Amys le aveva detto che aveva troppo orgoglio. Si costrinse a distogliere lo sguardo dalla barca.
Non aveva mai visto tanta acqua, nemmeno se tutta quella che aveva visto in vita sua fosse stata riunita goccia a goccia in un unico posto. Quella che aveva intorno ora era tutta grigio-verde, e di tanto in tanto formava dei ciuffi bianchi. Aviendha continuò a spostare lo sguardo, sforzandosi di non fissarlo mai. Anche il cielo lì sembrava immenso, sconfinato, con il sole color oro fuso che sorgeva a est. Soffiava un vento forte, un po’ più fresco che sulla terraferma, e non calava mai. In cielo c’erano nuvole di uccelli grigi e bianchi, alcuni picchiettati di nero, che emettevano di continuo quelle grida stridule. Uno, tutto nero tranne la testa, sfiorò la superficie dell’acqua con la parte inferiore del lungo becco e una linea irregolare di uccelli marroni e goffi — Elayne li aveva chiamati pellicani — piegarono di colpo le ali uno alla volta e scesero in picchiata nell’acqua, riemergendo per rimanere poi a galla, piegando i becchi dalla dimensione incredibile. C’erano imbarcazioni ovunque, molte grosse quasi quanto quella alle sue spalle, e non tutte appartenevano agli Atha’an Miere, e velieri più piccoli con uno o due alberi dalle vele triangolari. Vide anche barche ancora più piccole, senza albero come quella su cui si trovava lei, con un gavone di poppa alto e acuminato e una costruzione bassa a prua, e si spostavano a forza di remi, una coppia o due, e talvolta anche tre. Una lunga imbarcazione sottile che doveva averne almeno venti per parte le ricordò un millepiedi che scivolava sull’acqua. Poi vide la terra. A forse undici o dodici chilometri di distanza, con il sole che risplendeva sugli edifici intonacati di bianco della città. Undici o dodici chilometri d’acqua.