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La corona di spade

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La corona di spade
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Nessuna delle altre sembrava desiderosa di parlare. Elayne stava giocando distratta con il Grande Serpente e fissava il vuoto fra le quattro mura di quella cabina. Veniva spesso presa da queste preoccupazioni. Aveva davanti a sé due doveri, uno dei quali le era caro, ma aveva scelto quello che le sembrava più importante, più onorevole. Era suo diritto e dovere diventare capo di Andor — regina — ma aveva scelto di continuare la sua ricerca. Per certi versi, nonostante la ricerca fosse importante, era come anteporre qualcosa al clan o alla società, eppure Aviendha era orgogliosa della sua amica. Elayne aveva una strana visione dell’onore, strana come il fatto che una donna potesse essere capo, o che lo diventasse solo perché lo era stata sua madre, ma la perseguiva con grande ostinazione, ed era per questo ammirevole. Aviendha invidiava Birgitte, con i pantaloni a sbuffo rossi e una corta giubba gialla. Stava seduta a giocare con la lunga treccia, persa nei suoi pensieri. O forse condivideva parte delle preoccupazioni di Elayne. Birgitte era la sua Custode, cosa che aveva sconvolto tutte le Aes Sedai nel palazzo di Tarasin, anche se non sembrava infastidire i loro Custodi. Le usanze degli abitanti delle terre bagnate erano così strane che non valeva la pena nemmeno pensarci.

Se Elayne e Birgitte sembravano disinteressate alla conversazione, Nynaeve al’Meara, seduta proprio davanti ad Aviendha, la rifiutava con ostinazione. Nynaeve, non Nynaeve al’Meara. Gli abitanti delle terre bagnate usavano solo metà dei loro nomi e Aviendha doveva impararlo, per quanto le sembrasse di usare un nomignolo da amanti. Rand al’Thor era il solo amante che avesse mai avuto, ma nemmeno a lui riusciva a pensare in maniera tanto intima. Tuttavia doveva imparare le loro usanze, se doveva sposare uno di loro.

Gli occhi scuri di Nynaeve la fissavano ma senza vederla, le nocche delle mani erano bianche e la donna si stringeva la spessa treccia scura — quella di Birgitte era chiarissima — mentre il colorito da pallido era diventato verde chiaro. Di tanto in tanto gemeva. Di solito non sudava; lei ed Elayne avevano insegnato quel trucco anche ad Aviendha. Nynaeve era un mistero. Pur essendo coraggiosa quasi al limite della pazzia, si lamentava spesso della propria codardia, eppure in quel momento la stava mostrando a tutte senza vergogna. Come era possibile che il movimento della barca la disturbasse tanto, mentre tutta quell’acqua non le faceva alcuna impressione?

Di nuovo l’acqua. Aviendha chiuse gli occhi per evitare di guardare Nynaeve, ma così il grido degli uccelli e il rumore delle onde si imposero maggiormente alla sua attenzione.

«Stavo pensando...» disse di colpo Elayne, quindi si fermò. «Stai bene, Aviendha? Tu...» Aviendha arrossì, ma almeno l’altra non disse ad alta voce che l’aveva vista sobbalzare come un coniglio al suono della sua voce. Sembrava che Elayne si fosse accorta di quanto era andata vicino a disonorare pubblicamente Aviendha, perché anche lei arrossì mentre continuava a parlare: «Stavo pensando a Nicola e Areina. A ciò che ci ha detto Egwene la scorsa notte. Non credete che possano creare problemi anche a lei? Cosa dovrebbe fare?»

«Liberarsi di loro» rispose Aviendha, facendosi passare un pollice lungo la gola. Il sollievo di poter parlare, di sentire delle voci, era talmente grande che quasi sospirò. Elayne sembrava esterrefatta. A volte sembrava davvero debole.

«Forse sarebbe la soluzione migliore» osservò Birgitte. Si era presentata solo con quel nome. Aviendha pensava che avesse dei segreti. «Forse Areina avrebbe potuto diventare qualcuno, avendo tempo, ma... non guardarmi a quel modo, Elayne e smettila con questi sguardi indignati.» Birgitte spesso alternava il suo ruolo di Custode obbediente a quello di sorella maggiore, che l’altra volesse ascoltarla o meno. E in quel momento, mentre agitava un dito con espressione di accusa, si stava comportando da sorella prima. «L’Amyrlin non vi avrebbe detto di tenervi alla larga se questa non fosse una difficoltà che crede di poter risolvere con un po’ di lavoro in lavanderia e cose simili.»

Elayne tirò su con il naso, irritata dal fatto di non poterlo negare, e si sistemò meglio il vestito di seta verde, rivelando strati di sottovesti azzurre e bianche. Il suo abito seguiva la moda del posto, completo di merletti color crema ai polsi e intorno al collo, un dono della regina Tylin Quintara, come il girocollo d’oro. Aviendha non lo approvava. La parte superiore del vestito, il corpetto, era aderente come il girocollo, e un’apertura ovale al centro rivelava parte del seno. Andarsene in giro a quel modo, quando tutti potevano vederla, non era come entrare in una sauna. Le persone per le strade della città non erano gai’shain. Il suo abito invece aveva il collo ornato di merletto e alto fino al mento, e nessuno spacco o apertura.

«Inoltre,» aggiunse Birgitte «penso che sia più preoccupata per il problema di Marigan. Io personalmente ne sono spaventata a morte.»

Quel nome catturò l’attenzione di Nynaeve, ed era logico. La donna smise di gemere e si raddrizzò. «Se viene a cercarci, ci occuperemo di lei ancora una volta. Noi... noi...» Sospirò e fissò le altre apertamente, come se l’avessero contraddetta. Alla fine, però, si limitò a chiedere: «Pensate che lo farà?»

«Arrovellarsi il cervello non serve a nulla» le rispose Elayne, molto più calma di quanto avrebbe saputo mostrarsi Aviendha se avesse pensato che una delle Anime dell’Ombra l’aveva presa di mira. «Dovremo solo fare come ha detto Egwene ed essere prudenti.» Nynaeve mormorò qualcosa di incomprensibile, e forse era meglio così.

Caddero di nuovo tutte in silenzio. Elayne era più cupa e pensierosa di prima, Birgitte aveva appoggiato il mento su una mano e guardava nel vuoto. Nynaeve continuava a borbottare, ma adesso aveva tutte e due le mani premute sullo stomaco e di tanto in tanto si fermava per deglutire. Il rumore delle onde sembrava più forte che mai, come anche lo stridere degli uccelli.

«Anch’io ho pensato, sorella prossima.» Lei ed Elayne non avevano raggiunto il punto di adottarsi a vicenda, ma era certa che lo avrebbero fatto. Si spazzolavano già i capelli a vicenda e ogni notte, al buio, condividevano segreti che non avevano rivelato a nessun altro. Quella Min però... Era un problema da affrontare in un altro momento, quando sarebbero state da sole.

«A cosa?» chiese Elayne distrattamente.

«Alla nostra ricerca. Siamo convinte che avremo successo, ma siamo sempre al punto di partenza. Ha senso non usare ogni arma a nostra disposizione? Mat Cauthon è un ta’veren, eppure lo volete evitare. Perché non lo portiamo con noi? Così forse potremmo finalmente trovare la scodella.»

«Mat?» esclamò Nynaeve incredula. «Tanto vale infilarsi le ortiche nella sottoveste! Non potrei sopportare quell’uomo nemmeno se avesse la scodella in tasca.»

«Oh, fai silenzio, Nynaeve» mormorò Elayne, senza rancore. Scosse il capo pensierosa, ignorando lo sguardo torvo dell’amica. ‘Permalosa’ serviva appena a descrivere Nynaeve, ma erano tutte abituate alle sue maniere. «Perché non ci ho pensato io? È così ovvio!»

«Forse» mormorò Birgitte secca «hai la mente così piena di Mat il furfante che non riuscivi nemmeno a vederne l’utilità.» Elayne la guardò fredda, con il mento sollevato, quindi fece una smorfia improvvisa e annuì con riluttanza. Non accettava facilmente le critiche.

«No» disse Nynaeve con una voce che sembrò decisa e debole allo stesso tempo. Il colorito del volto sembrava ancor più malsano, ma con ogni probabilità la causa non erano più i movimenti della barca. «Non puoi essere seria! Elayne, sai che tormento può essere Mat, ostinato com’è. Insisterebbe per portarsi dietro quei soldati come se fosse una parata in un giorno di festa. Tu prova a trovare qualcosa nel Rahad con dei soldati tutt’intorno. Provaci! Mat cercherà subito di assumere il comando, sventolandoci quel ter’angreal sotto il naso. È mille volte peggio di Vandene e Adeleas, o anche di Merilille. A giudicare da come si comporta, sarebbe come entrare nella grotta di un orso solo per vedere l’orso!»

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