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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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Il volto di Galina era ancora pallido, ma per il resto era tutta calma da Aes Sedai. Tranne che afferrò nel pugno il cappuccio di Maighdin e i capelli al di sotto e le tirò con forza la testa all’indietro. «Non interessarti di cosa si tratta» disse in tono freddo. «Non ha nulla a che fare con te. Tutto quello di cui devi preoccuparti è procurarmi ciò che voglio. Ma devi preoccupartene con tutte le tue forze.»

Prima che Faile potesse muoversi per difendere Maighdin, comparve un’altra donna che indossava l’ampia cintura dorata sopra le sue vesti bianche, tirando via Galina e scagliandola a terra. Grassoccia e schietta, Aravine aveva avuto gli occhi stanchi e rassegnati la prima volta che Faile l’aveva vista, il giorno in cui la donna amadiciana le aveva porto la cintura dorata che indossava e le aveva detto che adesso era al servizio di ‘lady Sevanna’. I giorni trascorsi avevano indurito Aravine ancor più di quanto avessero fatto con Maighdin, però.

«Sei pazza a mettere le mani su una Aes Sedai?» sbottò Galina, rimettendosi in piedi con difficoltà. Sfregando la terra che macchiava le sue vesti di seta, diresse tutta la sua furia verso la donna paffuta. «Ti farò...»

«Devo dire a Therava che stavi maltrattando una dei gai’shain di Sevanna?» la interruppe Aravine in tono freddo. Il suo accento era raffinato. Poteva essere stata una commerciante di una certa importanza, o forse perfino una nobildonna, ma non parlava mai di ciò che era stata prima di indossare il bianco. «L’ultima volta che Therava ha pensato che tu avessi ficcato il naso dove non voleva, tutti entro cento passi potevano sentirti strillare e implorare.»

Galina fremeva davvero dalla rabbia: era la prima volta che Faile vedeva la Aes Sedai tanto fuori di sé. Con uno sforzo evidente, riprese il controllo di sé stessa. A malapena. La sua voce grondava acidità. «Noi Aes Sedai facciamo ciò che facciamo per le nostre ragioni, Aravine, ragioni che tu non puoi lontanamente comprendere. Ti pentirai di aver contratto questo debito quando deciderò di esigerne il pagamento. Te ne pentirai con tutto il cuore.» Sfregando le sue vesti un’ultima volta, si allontanò a grandi passi, non più la regina che guardava sdegnata la marmaglia ma un leopardo che sfidava una pecora a bloccargli il passo. Osservandola allontanarsi, Aravine non parve affatto impressionata, né incline a chiacchierare. «Sevanna ti vuole, Faile» fu tutto ciò che disse.

Faile non si prese la briga di chiedere perché. Si limitò ad asciugarsi le mani e a srotolarsi le maniche, e seguì l’Amadiciana dopo aver promesso ad Alliandre e Maighdin che sarebbe tornata il prima possibile. Sevanna era affascinata da loro tre. Maighdin, l’unica vera domestica fra i suoi gai’shain, pareva interessarla quanto la regina Alliandre e Faile stessa, una donna tanto potente da avere una regina come propria vassalla, e talvolta mandava a chiamare una di loro per nome per aiutarla a cambiarsi d’abito o farsi un bagno nell’ampia vasca di rame che usava più spesso della tenda della sauna, o solo per versarle il vino. Il resto del tempo venivano assegnate loro le stesse faccende degli altri suoi servitori, ma lei non chiedeva mai se stessero svolgendo altri compiti o le liberava da essi per questo. Qualunque cosa Sevanna volesse, Faile sapeva che sarebbe stata comunque ritenuta responsabile per il bucato assieme alle altre due. Sevanna voleva quello che voleva quando lo voleva, e non accettava scuse.

Anche se Faile non aveva bisogno che le mostrasse la via per la tenda di Sevanna, Aravine fece strada attraverso la calca di portatori d’acqua finché non raggiunsero le prime basse tende aiel, poi indicò nella direzione opposta rispetto alla tenda di Sevanna e disse: «Da questa parte, prima.»

Faile si fermò dove si trovava. «Perché?» chiese in tono sospettoso. In effetti c’erano uomini e donne fra i servitori di Sevanna che erano gelosi delle attenzioni che lei riservava a Faile, Alliandre e Maighdin, e anche se Faile non aveva mai percepito niente del genere in Aravine, alcuni degli altri avrebbero potuto cercare di metterle nei guai fornendo delle istruzioni false.

«Sarà bene che tu veda questo prima di incontrare Sevanna. Credimi.»

Faile aprì la bocca per chiedere ulteriori spiegazioni, ma Aravine semplicemente si voltò e si allontanò. Faile raccolse le gonne delle sue vestì e la seguì.

Tutti i tipi di carri grandi e piccoli si trovavano fra le tende, le loro ruote rimpiazzate da pattini. Molti erano carichi di alte pile di fagotti, casse di legno e barili, con le ruote legate in cima al resto, ma Faile non dovette seguire a lungo Aravine prima di vedere un carretto privo di sponde che era stato svuotato. Tranne per il fatto che non era vuoto. Due donne erano distese sulle scabre assi di legno, nude e crudelmente incaprettate, rabbrividivano al freddo e tuttavia ansavano come se avessero corso. Le teste di entrambe le donne pendevano con fare stanco, ma, come se in qualche modo sapessero che Faile era lì, entrambe alzarono lo sguardo. Arrela, una scura Tarenese alta quanto la maggior parte delle donne aiel, distolse gli occhi per l’imbarazzo. Lacile, una Cairhienese esile e pallida, si fece di un rosso vivido.

«Sono state riportate indietro stamattina» disse Aravine, osservando il volto di Faile. «Verranno slegate prima che faccia buio, dato che è la prima volta che hanno tentato di scappare, anche se dubito che saranno in condizioni di camminare prima di domani.»

«Perché mi hai mostrato questo?» chiese Faile. Erano state così accorte a mantenere il legame fra loro un segreto.

«Tu dimentichi, mia signora, che io ero lì quando siete state tutte messe in bianco.» Aravine la esaminò per un momento, poi all’improvviso prese le mani di Faile e le girò in modo che le sue fossero fra i palmi di Faile. Piegando le ginocchia quasi fino a genuflettersi, disse rapidamente: «In nome della Luce e per la mia speranza di rinascita, io, Aravine Carnei, offro la mia fedeltà e obbedienza in tutte le cose a lady Faile t’Aybara.»

Solo Lacile pareva essersene accorta; gli Shaido che passavano lì accanto non prestavano attenzione a due donne gai’shain. Faile liberò le proprie mani con uno strattone. «Come sai quel nome?» Aveva dovuto aggiungere altro oltre Faile, naturalmente, ma aveva scelto Faile Bashere una volta che si era resa conto che nessuno degli Shaido aveva la minima idea di chi fosse Davram Bashere. A parte Alliandre e le altre, solo Galina conosceva la verità. O così lei aveva pensato. «E chi te l’ha detto?»

«Io ascolto, mia signora. Ho udito per caso Galina parlarti, una volta.» Una punta di ansia si fece strada nella voce di Aravine. «E non l’ho detto a nessuno.» Non pareva sorpresa che Faile volesse nascondere il proprio nome, anche se era chiaro che t’Aybara non significava niente per lei. Forse Aravine Carnei non era il suo vero nome, oppure non era completo. «In questo posto i segreti devono essere conservati con tanta attenzione come ad Amador. Sapevo che queste donne erano tue, ma non l’ho detto a nessuno. So che hai intenzione di scappare. Ne sono stata certa fin dal secondo o dal terzo giorno, e niente di ciò che ho visto da allora mi ha convinto del contrario. Accetta il mio giuramento e prendimi con te. Posso aiutare e, ancora più importante, puoi fidarti di me. Te l’ho dimostrato mantenendo i tuoi segreti. Per favore.» Le ultime parole le uscirono forzate, come se venissero da qualcuno non abituato a dirle. Una nobildonna, allora, piuttosto che una commerciante. Quella donna non aveva dimostrato nulla tranne che poteva scoprire dei segreti, ma quella da sola era una caratteristica utile. D’altro canto Faile conosceva almeno due gai’shain che avevano tentato di fuggire ed erano stati traditi da altri. Alcune persone cercavano davvero di portare acqua al proprio mulino, qualunque fossero le circostanze. Ma Aravine già sapeva abbastanza da rovinare tutto. Faile ripensò al suo coltello nascosto. Una donna morta non poteva rivelare nulla. Ma il coltello era a mezzo miglio di distanza, lei non riusciva a pensare ad alcun modo per occultare il corpo, e inoltre la donna avrebbe potuto ingraziarsi Sevanna anche solo dicendo che pensava che Faile stesse progettando di scappare.

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