L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
Ancora tremante, si tirò in piedi e raccolse la spada, ma non c’era nessuno contro cui usarla. Lo spazio d’acqua scura fra la barca e la riva si allargava rapidamente e le grida dei Trolloc si affievolivano nella notte.
Mentre Rand rinfoderava la spada e si lasciava andare contro la murata, un uomo con un giubbone che gli arrivava alle ginocchia, venne avanti e lo fissò astiosamente. I capelli gli ricadevano sulle spalle; la barba gli incorniciava il viso paffuto e lasciava scoperto il labbro superiore. Un viso paffuto, ma non bonario. La boma oscillò di nuovo e l’uomo distolse lo sguardo quanto bastava per afferrarla.
«Gelb!» gridò. «Dove ti sei cacciato? Gelb!» Parlava in fretta e accavallava le parole, tanto che Rand stentò a capirlo. «Non puoi nasconderti da me sulla mia stessa barca! Portatemi qui Floran Gelb!»
Comparve un uomo dell’equipaggio, che reggeva una lanterna a occhio di bue; altri due spinsero nel cerchio di luce un tizio dal viso allungato. Rand lo riconobbe per l’uomo che gli aveva offerto la barca in cambio della vita. L’uomo muoveva gli occhi a destra e a sinistra, ma non incrociava lo sguardo dell’altro. Il capitano, pensò Rand. Gelb aveva un livido sulla fronte, dove era stato colpito dallo stivale di Rand.
«Non toccava a te fissare la boma, Gelb?» domandò il capitano, con calma sorprendente, ma sempre parlando a raffica.
Gelb parve davvero stupito. «Ma l’avevo legata! Ben stretta. Qualche volta sono un pochino lento, capitano Domon, lo ammetto, ma eseguo sempre gli ordini.»
«Ah, sei lento, ma non lento a dormire. Dormire invece di stare di guardia. Potevano ammazzarci fino all’ultimo.»
«No, capitano, no. È stato lui.» Indicò Rand. «Ero di guardia, quando lui è salito a bordo di nascosto e mi ha colpito con un bastone.» Si toccò il livido sulla fronte, trasalì per il dolore e lanciò a Rand un’occhiata velenosa. «L’ho affrontato, ma in quel momento sono spuntati i Trolloc. Lui è d’accordo con quei mostri, capitano. È un Amico delle Tenebre. In lega con i Trolloc.»
«In lega con mia nonna!» ruggì il capitano Domon. «Ti avevo avvertito, l’ultima volta. A Whitebridge lasci la barca! E ora togliti da davanti, prima che ti faccia sbarcare subito.» Gelb si allontanò di corsa dalla zona illuminata; Domon rimase a stringere e aprire i pugni, assorto. «Quei Trolloc mi seguono. Perché non mi lasciano in pace? Perché?»
Rand guardò da sopra la murata e rimase sconvolto perché non vedeva più la riva. Due uomini azionavano il lungo remo che sporgeva dalla poppa e serviva da timone; altri sei, lungo la fiancata, spingevano la barca nel centro del fiume.
«Capitano» disse Rand «abbiamo amici, sulla riva. Se torni a raccoglierli sono sicuro che ti ricompenseranno.»
Il capitano si girò a fissarlo e, quando comparvero Thom e Mat, incluse anche loro nell’occhiata.
«Capitano» cominciò Thom, con un inchino «permettimi di...»
«Venite di sotto» disse il capitano Domon «dove posso vedere che sorta di cose mi arriva a bordo. Venite. Per la miseria, legate questa maledetta boma!» Mentre alcuni marinai accorrevano, il capitano si diresse a poppa. Rand e gli altri due lo seguirono.
Il capitano Domon aveva una linda cabina, in fondo a una scaletta a pioli; dentro, ogni cosa sembrava al suo posto, fino alle giubbe e ai mantelli appesi dietro la porta. La cabina occupava l’ampiezza della barca e conteneva un ampio letto fissato contro una fiancata e un pesante tavolo contro l’altra. C’era una sola sedia, con lo schienale alto e robusti braccioli; il capitano si sedette e indicò agli altri di accomodarsi sui bauli e sulle panche che erano l’unico mobilio. Con un brontolio bloccò Mat che stava per sedersi sul letto.
«Allora» disse, quando tutti furono seduti «mi chiamo Bayle Domon, capitano e proprietario della Spray, ossia questa barca. Chi siete? Cosa facevate, in quella zona selvaggia? Perché non dovrei gettarvi fuori bordo per i guai che mi avete causato?»
«Non volevamo causarti nessun fastidio» si affrettò a dire Mat. «Andiamo a Caemlyn e da lì a...»
«E da lì, dove il vento ci porta» lo interruppe Thom, con calma. «Così viaggiano i menestrelli, come polvere nel vento. Sono un menestrello, vedi. Mi chiamo Thom Merrilin.» Agitò il mantello in modo da far svolazzare le toppe multicolori, come se il capitano non le avesse notate. «Questi due zucconi di campagna vogliono diventare miei apprendisti, ma non sono ancora sicuro di volerli.» Rand guardò Mat, che sogghignò.
«Sono fatti tuoi, amico, ma non mi dicono niente» replicò con calma il capitano Domon. «Laggiù non c’è nessuna strada per Caemlyn, per quanto ne so.»
«Ah, la nostra è una vera storia!» disse Thom e cominciò subito a raccontare.
Secondo Thom, era rimasto bloccato dalla neve in una città mineraria nelle Montagne di Nebbia al di là di Baerlon. Mentre era lì, aveva sentito parlare della leggenda di un tesoro che risaliva alle Guerre Trolloc, fra le rovine di una città chiamata Aridhol. Per combinazione, conosceva la posizione di Aridhol, grazie a una mappa avuta molti anni prima, a Illian, da un amico in punto di morte: un uomo a cui aveva salvato la vita e che spirò mormorando che quella mappa l’avrebbe reso ricco, ma alla quale lui non aveva creduto finché non aveva sentito la leggenda. Al primo disgelo si era messo in viaggio, con alcuni compagni, compresi i due futuri apprendisti, e dopo mille difficoltà aveva trovato davvero la città morta. Ma il tesoro era appartenuto a uno dei Signori del Terrore, e i Trolloc erano stati mandati a riportarlo a Shayol Ghul. Quasi ogni pericolo che avevano affrontato — Trolloc, Myrddraal, Draghkar, Mordeth, Mashadar — fu citato in un punto o nell’altro del racconto, anche se, da come Thom lo presentava, pareva diretto contro di lui personalmente e da lui stesso affrontato con grande abilità. Dopo molte eroiche imprese, soprattutto di Thom, erano fuggiti, inseguiti dai Trolloc, ma nella notte erano rimasti separati; alla fine Thom e i suoi due compagni avevano cercato rifugio nell’unico posto disponibile, la barca del capitano Domon.
Quando il menestrello terminò il racconto, Rand si accorse d’essere rimasto a bocca aperta e la richiuse di scatto. Guardò Mat, che fissava a occhi sgranati il menestrello.
Il capitano Domon tamburellò sul bracciolo. «È una storia che molti non crederebbero. Ma io ho visto i Trolloc, certo.»
«Ogni parola è vera, raccontata da chi ha vissuto l’avventura» replicò Thom, calmo.
«Per caso hai con te una parte del tesoro?»
Thom allargò le mani, con aria di rincrescimento. «Il poco che siamo riusciti a portare via era sui cavalli. Mi restano solo il flauto e l’arpa, qualche moneta di rame e i vestiti che indosso. Ma, credimi, non ti piacerebbe avere quel tesoro. Ha la contaminazione del Tenebroso. Meglio che resti nella città morta e ai Trolloc.»
«Quindi non avete denaro per pagarvi il passaggio. Gratis non prenderei a bordo nemmeno mio fratello, soprattutto se si fosse tirato dietro i Trolloc a rompermi la murata e tagliare il sartiame. Perché non dovrei farvi tornare a riva a nuoto e liberarmi di voi?»
«Avresti il coraggio di sbarcarci?» disse Mat. «Con i Trolloc sulla riva?»
«Chi ha parlato di sbarcarvi?» replicò seccamente Domon. Li esaminò per un momento, poi allargò sul tavolo le mani. «Bayle Domon è una persona ragionevole. Non vi getto fuori bordo, se posso farne a meno. Vedo che il tuo apprendista ha una spada. Me ne serve una; in cambio sono disposto a darvi un passaggio fino a Whitebridge.»
«No!» protestò subito Rand. Tam non gli aveva dato la spada per usarla come merce di scambio. Posò la mano sull’elsa e sentì sotto le dita l’airone di bronzo. Finché l’aveva, era come se avesse con sé anche Tam.
Domon scosse la testa. «Bene, se è no, è no. Ma Bayle Domon non dà passaggio gratis nemmeno a sua madre.»
Con riluttanza Rand si svuotò le tasche. Non aveva molto: alcune monetine di rame e la moneta d’argento ricevuta da Moiraine. Le tese al capitano. Dopo un secondo, Mat lo imitò. Thom diede loro un’occhiataccia, ma subito la sostituì con un sorriso, tanto che Rand non fu sicuro d’averla vista.