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L'Occhio del Mondo

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L'Occhio del Mondo
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Il capitano scelse destramente le due grosse monete d’argento e da un baule listato di ferro, posto dietro la sedia, tolse una piccola bilancia e una borsa tintinnante. Pesò accuratamente le monete e le lasciò cadere nella borsa; ai due diede come resto alcune piccole monete d’argento e di rame. Per la maggior parte di rame. «Fino a Whitebridge» disse, scrivendo con bella grafia su un libro mastro rilegato in pelle.

«Un prezzo salato, per il passaggio fino a Whitebridge» brontolò Thom.

«E per i danni alla barca» rispose placidamente il capitano. Con aria soddisfatta rimise nel baule borsa e bilancino. «Più un compenso per avermi portato addosso i Trolloc e avermi costretto a navigare di notte dove ci sono un mucchio di secche, col rischio di arenarmi.»

«E gli altri?» disse Rand. «Prenderai a bordo anche loro? Ormai saranno arrivati al fiume, o ci arriveranno presto, e vedranno la lanterna sull’albero maestro.»

«Credi forse che siamo fermi, amico? Per la miseria, saremo almeno tre miglia a valle del punto dove siete saliti a bordo. I Trolloc hanno spinto i marinai a mettere forza sui remi... conoscono i Trolloc più di quanto non gli piaccia... e la corrente fa il resto. Tanto, stanotte non attraccherei nemmeno se sulla riva ci fosse mia nonna. Anzi, non attraccherò finché non saremo a Whitebridge. Già da tempo sono stufo d’avere i Trolloc alle calcagna e non andrò a cercarmeli, se ne posso fare a meno.»

Thom si sporse, interessato. «Hai avuto altri incontri con i Trolloc? Negli ultimi tempi?»

Domon esitò, squadrandolo a occhi socchiusi. «Ho passato l’inverno nella Saldaea, amico. Non per mia scelta: il fiume è gelato presto e il ghiaccio si è sciolto tardi. Dicono che si vede la Macchia, dalle torri più alte di Maradon, ma non m’interessa. Sono stato lì altre volte, e si parla sempre di Trolloc che assalgono una fattoria o cose del genere. Quest’inverno, però, c’erano fattorie in fiamme ogni notte. Certo. Villaggi interi, a volte. Sono arrivati fino alle mura della città. E come se non bastasse, la gente mormora che il Tenebroso si agita e che sono giunti gli Ultimi Giorni.» Rabbrividì e si grattò la testa, come se il pensiero gli avesse fatto prudere il cuoio capelluto. «Non vedo l’ora di tornare dove la gente pensa che i Trolloc siano solo panzane di viandanti.»

Rand smise di ascoltarlo. Fissò la parete e pensò a Egwene e agli altri. Non gli pareva giusto trovarsi al sicuro sulla Spray. La cabina del capitano gli sembrò meno comoda di prima.

Trasalì, quando Thom lo tirò in piedi. Il menestrello, scusandosi con il capitano per la goffaggine di quei due campagnoli, li spinse verso la scaletta. Rand salì sul ponte senza far parola.

Appena all’aperto, Thom si guardò intorno per assicurarsi che nessuno udisse e brontolò: «Avrei ottenuto il passaggio in cambio di qualche canzone e qualche storia, se voi due non aveste avuto tanta fretta di far vedere l’argento.»

«Non ne sono sicuro» rispose Mat. «Sembrava deciso a gettarci in acqua.»

Rand si accostò lentamente alla murata e si appoggiò, fissando il fiume ammantato di tenebre. Vedeva solo il buio, nemmeno la riva. Dopo un momento, Thom gli mise la mano sulla spalla, ma Rand non si mosse.

«Non puoi farci niente, ragazzo. E poi, è probabile che a quest’ora siano al sicuro con la... con Moiraine e Lan. Nessuno meglio di loro potrebbe portarli in salvo.»

«Ho tentato di convincerla a non venire» disse Rand.

«Hai fatto il possibile, ragazzo. Non ti si poteva chiedere di più.»

«Le ho detto che avrei badato a lei. Non mi sono impegnato abbastanza.» Lo scricchiolio dei rami e la vibrazione del sartiame nel vento creavano una musica dolente. «Dovevo impegnarmi di più.»

21

Ascoltare il vento

L’ alba che strisciava sul fiume Arinelle si aprì la strada nella conca del terreno, non lontano dalla riva, dove Nynaeve sedeva con la schiena contro il tronco di una giovane quercia e il respiro profondo di chi è addormentato. Anche il suo cavallo dormiva, con la testa ciondoloni e la zampe allargate, trattenuto dalle redini avvolte al polso della donna. Quando la luce del sole gli colpì le palpebre, il cavallo aprì gli occhi e sollevò la testa. Allo strattone delle redini, Nynaeve si svegliò di soprassalto.

Per un istante si domandò dove si trovasse, poi si guardò intorno, preoccupata, ricordando gli eventi. Ma vide solo alberi, e il cavallo, e un tappeto di foglie secche sul fondo della conca. Nell’ombra più fitta, alcuni funghi dell’anno precedente formavano un cerchio sopra un tronco caduto.

«La Luce ti salvi, donna, se non riesci a stare sveglia nemmeno per una notte» mormorò Nynaeve, lasciandosi cadere contro la giovane quercia. Sciolse le redini e si alzò, massaggiandosi il polso. «Potevi svegliarti dentro il pentolone dei Trolloc.»

Le foglie morte frusciarono, mentre lei si arrampicava sul bordo della conca e scrutava fuori. Fra la conca e il fiume c’era solo una manciata di frassini. La corteccia piena di crepe e i rami spogli li facevano sembrare morti. Più avanti scorreva l’ampia distesa d’acqua verdazzurra. Vuota. Vuota di tutto. Gruppi sparsi di sempreverdi, salici e abeti, punteggiavano la riva opposta che pareva meno alberata. Se laggiù c’erano Moiraine o qualcuno dei ragazzi, si tenevano ben nascosti. Naturalmente non c’era ragione di pensare che avessero compiuto la traversata proprio in quel punto. Potevano essere dieci miglia più a monte o più a valle. Se erano ancora vivi, dopo quella notte.

Furiosa con se stessa per quel pensiero, scese di nuovo nella conca. Neppure l’assalto al villaggio, né lo scontro prima di giungere a Shagar Logoth, l’avevano preparata alla notte appena trascorsa e alla comparsa di quell’orrore, Mashadar. Né alla folle galoppata senza sapere se gli altri erano ancora vivi, chiedendosi quando si sarebbe trovata faccia a faccia con un Fade o con i Trolloc. Li aveva uditi gridare e ringhiare in lontananza, e il lamento tremulo dei corni l’aveva gelata più del vento, ma a parte il primo incontro nella città in rovina, li aveva scorti solo una volta, quando ormai era fuori delle mura. Una decina di Trolloc le era comparsa davanti, come sbucata dal terreno, a meno di trenta passi, brandendo bastoni muniti d’uncino. Eppure, mentre lei girava il cavallo, si erano zittiti e avevano alzato il muso a fiutare l’aria. Troppo stupita per darsi alla fuga, li aveva guardati girare la schiena e scomparire nella notte. E questa era stata la cosa più spaventosa.

«Conoscono l’odore di quelli che vogliono catturare» disse al cavallo. «E non sono io. A quanto pare, ha ragione l’Aes Sedai... che il Pastore della Notte se la porti!»

Presa una decisione, si diresse a valle, conducendo per la briglia il cavallo. Procedette lentamente, tenendo d’occhio la foresta: la notte precedente i Trolloc non avevano voluto catturarla, ma non era detto che l’avrebbero lasciata andare, se li avesse incontrati di nuovo. E badò maggiormente al terreno che aveva davanti. Se gli altri avevano attraversato il fiume durante la notte, avevano lasciato di sicuro qualche traccia che le sarebbe sfuggita, procedendo a cavallo. Se invece erano ancora da questa parte del fiume, poteva anche imbattersi in loro. In ogni caso, seguendo il fiume, prima o poi sarebbe giunta a Whitebridge; c’era una strada, da lì a Caemlyn, e anche a Tar Valon, se necessario.

La prospettiva era tale da intimidirla. Non si era mai allontanata da Emond’s Field più di quanto non avessero fatto i tre ragazzi. Taren Ferry le era parso un luogo estraneo; a Baerlon si sarebbe fermata a guardare con meraviglia la città, se non avesse dovuto cercare Egwene e i ragazzi. Era decisa: prima o poi li avrebbe trovati. Oppure avrebbe trovato il modo per costringere l’Aes Sedai a rispondere della loro sorte.

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