L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
«È da quella parte» disse Mat, indicando la destra. «Nell’ultimo tratto andavamo a settentrione, perciò levante è di qua.»
«Eccola lì» disse a un tratto Thom, segnando a dito un punto fra l’intrico di rami, alla loro sinistra. Mat brontolò sottovoce.
Con la coda dell’occhio Rand colse un movimento: senza un suono, un Trolloc balzò da dietro un albero e agitò il palo munito di cappio. Rand spronò il cavallo e il grigio scattò in avanti, mentre altri due Trolloc sbucavano dalle ombre dietro il primo. Un cappio sfiorò la nuca di Rand, mandandogli un brivido lungo la schiena.
Una freccia centrò nell’occhio un muso bestiale e Mat fu a fianco di Rand, mentre i cavalli galoppavano tra gli alberi. Correvano verso il fiume, capì Rand, ma non era sicuro che ne avrebbero tratto gran vantaggio. I Trolloc li inseguirono a tutta velocità, tanto vicini da afferrare quasi la coda protesa dei cavalli. Se avessero guadagnato un passo, li avrebbero presi.
Rand si appiattì sul collo del grigio per frapporre una distanza maggiore fra il cappio e la propria testa. Anche Mat teneva il viso contro la criniera. Ma Rand si domandava dove fosse finito Thom. Forse il menestrello aveva deciso che se la sarebbe cavata meglio da solo, visto che tutt’e tre i Trolloc si erano lanciati dietro loro due.
All’improvviso il castrone di Thom sbucò dal buio proprio alle spalle dei Trolloc. I tre ebbero solo il tempo di girarsi, sorpresi, prima che le mani del menestrello si spostassero indietro e poi avanti. Il chiaro di luna brillò sull’acciaio. Un Trolloc cadde in avanti, rotolò su se stesso e giacque immobile; un secondo cadde in ginocchio, con un urlo, e si artigliò la schiena. Il terzo ringhiò, mettendo in mostra una fila di zanne acuminate; ma mentre i suoi compagni cadevano, si girò di scatto e fuggì nel buio. La mano di Thom ripeté il gesto di frustare e il Trolloc urlò, ma il grido svanì in lontananza.
Rand e Mat si fermarono e fissarono il menestrello.
«I miei coltelli migliori» brontolò Thom; ma non tentò di smontare per ricuperarli. «L’ultimo ne porterà altri. Speriamo che il fiume non sia troppo lontano. Speriamo...» Invece di concludere la frase, scosse la testa e spinse il cavallo ad andatura sostenuta. Rand e Mat si accodarono.
In breve raggiunsero la riva. Gli alberi crescevano fino al limitare dell’acqua, la cui superficie, nera come la notte e striata dai raggi di luna, si increspava al vento. Rand non riuscì a scorgere la riva opposta.
A una certa distanza, un corno Trolloc mandò uno squillo acuto, breve, pressante. Era il primo suono di corno, da quando avevano lasciato le rovine. Forse qualcuno degli altri era stato catturato.
«Non serve, stare qui fermi per tutta la notte» disse Thom. «Decidiamoci. A monte o a valle?»
«Moiraine e gli altri potrebbero essere dovunque» protestò Mat. «Rischiamo di allontanarci da loro, anziché avvicinarci.»
«Può darsi.» Con uno schiocco di lingua Thom incitò il castrone e si diresse a valle, seguendo la riva. Rand guardò Mat, che scrollò le spalle. Andarono dietro a Thom.
Per un poco non ci furono cambiamenti. In alcuni punti la riva era più alta, in altri più bassa; gli alberi s’infittivano o si diradavano formando piccole radure, ma la notte e il fiume e il vento erano sempre uguali, freddi e neri. E non c’erano Trolloc. Ma di questo Rand non si lamentava di sicuro.
Dopo un certo tempo, più avanti comparve una luce, un singolo puntino. Quando si avvicinarono, Rand vide che la luce era ben al di sopra del fiume, come se fosse sulla cima di un albero. Thom allungò il passo e cominciò a canticchiare sottovoce.
Finalmente distinsero la fonte della luce, una lanterna appesa a un albero di una grossa barca mercantile, ormeggiata per la notte nelle vicinanze di una piccola radura. La barca, lunga ottanta piedi buoni, ondeggiava un poco alla corrente e tendeva le funi d’ormeggio legate agli alberi. Il sartiame vibrava e cigolava al vento. Sul ponte non si vedeva nessuno.
«Questa è meglio di una zattera, no?» disse Thom, smontando di sella. Rimase fermo, mani sui fianchi, e anche al buio fu evidente la sua aria soddisfatta. «Non mi pare che sia fatta per portare cavalli, ma forse il capitano si mostrerà ragionevole, quando lo avvertiremo del pericolo che corre. Lasciate parlare me. E portate coperte e bisacce, non si sa mai.»
Rand smontò a cominciò a slegare il fagotto dietro la sella. «Non vorrai andartene senza gli altri, vero?»
Thom non ebbe la possibilità di rispondergli. Nella radura sbucarono due Trolloc, ululando e agitando i bastoni muniti di cappio; altri quattro li seguivano dappresso. I cavalli s’impennarono e nitrirono. Grida lontane rivelarono che altri Trolloc erano in arrivo.
«Sulla barca!» gridò Thom. «Presto! Lasciate perdere tutto! Correte!» Si lanciò verso la barca, con le toppe colorate che svolazzavano e le custodie degli strumenti musicali che si urtavano. «Ehi della barca!» gridò «Svegliatevi, pazzi! Trolloc!»
Con uno strattone Rand liberò dell’ultima cinghia coperte e bisacce e si lanciò alle calcagna del menestrello. Lanciò il fagotto al di là della murata e con un volteggio balzò a bordo. Ebbe appena il tempo di scorgere un uomo rannicchiato sul ponte, che si tirava a sedere come se si fosse svegliato solo in quel momento, e gli finì addosso. L’uomo emise un grugnito, Rand incespicò e un bastone uncinato si abbatté sulla murata proprio dove lui si trovava l’attimo prima. In tutta la barca si alzarono grida e risuonarono passi sul ponte.
Mani irsute si afferrarono alla murata vicino al bastone uncinato e comparve un muso con corna da capro. Pur in equilibrio precario, Rand riuscì a sguainare la spada e menare un fendente. Con un urlo di dolore il Trolloc cadde in acqua.
Uomini correvano da tutte le parti, gridavano, tagliavano a colpi d’ascia le funi d’ormeggio. La barca scattò in avanti e girò come se fosse ansiosa di prendere il largo. A prua tre uomini combattevano contro un Trolloc. Una corda d’arco schioccò ripetutamente. L’uomo su cui Rand era atterrato si trascinò via carponi e alzò subito le mani, quando si accorse che Rand lo guardava.
«Risparmiami!» gridò. «Prendi quello che vuoi, prendi la barca, prendi tutto, ma risparmiami!»
All’improvviso qualcosa colpì Rand nella schiena e lo mandò lungo e disteso sul ponte. La spada gli scivolò dalla mano protesa. A bocca aperta, ansimando per un sospiro che non voleva venire, Rand cercò di riprendere la spada. I muscoli gli risposero con penosa lentezza. Atterrito, il tizio che voleva essere risparmiato lanciò alla spada un’occhiata di cupidigia e scomparve nell’ombra.
Dolorosamente Rand riuscì a guardarsi da sopra la spalla e capì che la sua fortuna si era esaurita. Un Trolloc dal muso di lupo, in equilibrio sulla murata, lo fissava e stringeva l’estremità scheggiata del bastone munito di cappio con cui l’aveva colpito. Rand cercò di prendere la spada, di muoversi, di allontanarsi, ma le braccia e le gambe si muovevano a scatti, ciondolavano, andavano in tutte le direzioni. Gli pareva che un cerchio di ferro gli serrasse il petto; puntini argentei gli brillavano negli occhi. Freneticamente Rand cercò una via di scampo. Il tempo parve rallentare, mentre il Trolloc sollevava il bastone scheggiato come se volesse trafiggere la preda. Il Trolloc parve muoversi come in sogno. Rand guardo il braccio robusto spostarsi all’indietro; già sentiva il legno trafiggergli la schiena, il dolore dello squarcio. Credette che i polmoni gli scoppiassero. Il braccio del Trolloc si mosse per conficcare il bastone e Rand trovò il fiato per un unico grido. «No!»
In quel momento la barca sbandò; dal buio sbucò una boma che andò a colpire il Trolloc in pieno petto, con uno scricchiolio di ossa rotte, e lo spazzò fuori bordo.
Per un attimo Rand rimase ad ansimare e a fissare la boma che oscillava avanti e indietro. “Dopo un colpo del genere, la mia parte di fortuna è senz’altro terminata” pensò.