L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
«Comare Barran mi ha insegnato bene.» Nynaeve cercò di guardare Lan, ma i suoi occhi continuavano a metterla a disagio, perciò si decise a fissare il fiume, al di sopra della testa dell’Aes Sedai. Come osava, il villaggio, spettegolare con i forestieri? «Chi ha detto che sono troppo giovane?» domandò.
Moiraine sorrise, ma non si lasciò distrarre. «A differenza di molte donne che sostengono di udire il vento, tu a volte ci riesci. Oh, il vento non c’entra niente, è chiaro. Si tratta di Aria e Acqua. E il tuo talento non si apprende: è in te dalla nascita, come è in Egwene. Ma tu hai imparato a usarlo, e lei ancora no. Appena ti ho avuta di fronte, l’ho capito. Ricordi che ti chiesi all’improvviso se eri la Sapiente? Per quale motivo, secondo te? Niente ti distingueva da ogni altra donna graziosa che si preparasse alla festa. E pur sapendo che la Sapiente era giovane, mi aspettavo che avesse una volta e mezzo i tuoi anni.»
Nynaeve ricordava fin troppo bene quell’incontro: Moiraine, più calma d’ogni altra nella Cerchia delle Donne, con l’abito più bello che lei mai avesse visto, l’aveva trattata come una bambina. Poi, a un tratto, aveva battuto le palpebre, come sorpresa; e di punto in bianco le aveva domandato...
All’improvviso si sentì la gola secca. I due la guardavano: il Custode, con viso impassibile come pietra; l’Aes Sedai, con simpatia eppure con intendimento. Nynaeve scosse la testa. «No, non è possibile! Me ne sarei accorta. Cerchi solo d’ingannarmi, ma non ci riuscirai.»
«Non potevi accorgertene» disse Moiraine, per consolarla. «Come potevi sospettare? Per tutta la vita hai sentito parlare solo di donne che udivano il vento. E poi, avresti preferito dichiarare a Emond’s Field d’essere un’Amica delle Tenebre, anziché ammettere, anche nel tuo intimo, di avere qualcosa a che fare con l’Unico Potere o con le temute Aes Sedai?» Sul viso di Moiraine passò un lampo di divertimento. «Ma posso dirti come è iniziato.»
«Non voglio ascoltare ancora le tue menzogne» ribatté Nynaeve, ma l’Aes Sedai continuò.
«Forse già una decina d’anni fa... l’età varia, ma accade sempre durante la giovinezza... c’era qualcosa che desideravi più di tutto al mondo, qualcosa di cui avevi bisogno. E l’hai ottenuta. Un ramo che all’improvviso si abbassava dove potevi afferrarlo per tirarti fuori dall’acqua anziché annegare. Un amico, o un animaletto, che guariva quando tutti pensavano che sarebbe morto.
«Non hai provato niente di particolare, in quel momento; ma dopo una settimana hai avuto la prima reazione che si ha toccando la Vera Fonte. Forse la febbre o brividi improvvisi che ti hanno costretta a letto e che sono scomparsi dopo qualche ora. Le reazioni, e ce ne sono di vario tipo, non durano mai più di qualche ora. Mal di testa e stordimento e capogiro mescolati insieme, e tu corri rischi sciocchi o ti comporti da sbadata. Momenti di vertigine, durante i quali inciampi e barcolli ogni volta che cerchi di muoverti e non riesci a dire una frase senza incespicare nelle parole. Ce ne sono altri. Ricordi?»
Nynaeve si lasciò cadere per terra e vi rimase seduta: le gambe non la reggevano più. Ricordava, ma scosse ugualmente la testa. Era una coincidenza. Oppure Moiraine aveva fatto in paese più domande di quante lei non credesse. Le Aes Sedai facevano sempre un mucchio di domande. Ecco la spiegazione. Lan le offrì la mano, ma lei nemmeno la vide.
«Dirò di più» riprese Moiraine, visto che Nynaeve restava in silenzio. «A un certo punto, hai anche usato il Potere di Guarire, su Perrin o su Egwene. In questi casi si sviluppa una certa affinità, si sente la presenza della persona che si è guarita. A Baerlon sei venuta direttamente al Cervo e Leone, anche se non era la locanda più vicina alle porte. Solo Egwene e Perrin erano nella locanda, quando sei giunta. Si tratta di Perrin o di Egwene? O di tutt’e due?»
«Egwene» mormorò Nynaeve. Le era accaduto di sapere a volte chi si avvicinava, prima ancora di vederlo; lo considerava un fatto scontato. Solo adesso si rese conto che erano sempre persone nei cui confronti le sue cure avevano ottenuto risultati quasi miracolosi. E sapeva sempre quando i medicamenti avrebbero funzionato al di là d’ogni aspettativa, sentiva sempre assoluta certezza, se diceva che i raccolti sarebbero stati particolarmente buoni o che presto sarebbe piovuto. La credeva una cosa normale. Non tutte le Sapienti riuscivano ad ascoltare il vento, solo le migliori. Comare Barran glielo diceva sempre e sosteneva pure che lei sarebbe stata una delle migliori.
«Aveva la febbre convulsiva» disse, a testa china. «Ero ancora l’apprendista di comare Barran e lei mi diede l’incarico di badare a Egwene. Ero giovane e non sapevo che la Sapiente aveva tutto sotto controllo. Ma la febbre convulsiva è uno spettacolo orribile. La bambina era in un bagno di sudore, si lamentava e si torceva in preda ai crampi, al punto che mi stupivo di non sentire il rumore di ossa rotte. Comare Barran aveva detto che la febbre sarebbe scomparsa nel giro di un giorno, due al massimo, ma credevo che volesse evitare d’impressionarmi. Ero convinta che Egwene sarebbe morta. Avevo badato a lei, quand’era bambina e la madre aveva da fare; e mi misi a piangere, perché l’avrei vista morire. Quando comare Barran tornò, un’ora dopo, la febbre era scomparsa. La Sapiente rimase sorpresa, ma di me, più che di Egwene. Credeva, pensai allora, che avessi dato qualcosa alla bambina e che fossi troppo impaurita per confessarlo. Ho sempre pensato che cercasse di confortarmi, di rassicurarmi che non avevo nuociuto a Egwene. Una settimana dopo, a casa sua, caddi per terra, in preda a brividi di freddo e attacchi di febbre. Lei mi mise a letto, ma per l’ora di cena mi era passato.» Nascose tra le mani il viso.
«Hai avuto molta fortuna» disse Moiraine. E Nynaeve si raddrizzò. Lan si scostò di qualche passo, come se quelli fossero discorsi che non lo riguardavano e si occupò della sella di Mandarb senza rivolgere loro nemmeno un’occhiata.
«Fortuna!» esclamò Nynaeve.
«Sei riuscita ad avere un rozzo controllo sul Potere, anche se il contatto con la Vera Fonte avviene ancora a caso. Altrimenti, il Potere alla fine ti avrebbe uccisa. Come finirà per uccidere Egwene, se le impedirai di andare a Tar Valon.»
«Se ho imparato a controllarlo...» Nynaeve deglutì con forza. Era come ammettere di nuovo che l’Aes Sedai aveva ragione. «Se ho imparato a controllarlo, può riuscirci anche lei. Non è necessario che vada a Tar Valon e si lasci coinvolgere nei tuoi intrighi.»
Moiraine scosse la testa. «Le Aes Sedai cercano ragazze in grado di toccare senza guida la Vera Fonte, con la stessa assiduità con cui cerchiamo gli uomini dotati del medesimo talento. Non per desiderio di accrescere il nostro numero, né per timore che queste donne usino male il Potere. Il rozzo controllo di rado è sufficiente a provocare grandi danni, soprattutto dal momento che il vero e proprio contatto con la Vera Fonte è al di là delle loro capacità, senza una maestra, e avviene solo casualmente. E le donne non soffrono della pazzia che spinge al male gli uomini. Noi vogliamo salvare la vita a coloro che non riescono ad avere alcun controllo.»
«Le febbre e i brividi non avrebbero ucciso nessuno» obiettò Nynaeve. «Soprattutto in tre o quattro ore. Ho avuto anche capogiri e stordimenti, ma anche questi non ucciderebbero nessuno. E sono passati nel giro di qualche mese. Allora?»
«Erano soltanto reazioni» spiegò Moiraine, con pazienza. «Ogni volta la reazione va più vicino al reale tocco della Fonte, finché le due cose non si verificano quasi nello stesso istante. Dopo, non ci sono più reazioni visibili, ma è come se una corda iniziasse a bruciare lentamente. Un anno. Due anni. Conosco una donna che durò cinque anni. Su quattro che possiedono il talento, come te e Egwene, tre muoiono, se non le troviamo e non le addestriamo. La morte è meno orribile di quella degli uomini, ma non è bella, se si può chiamare bella la morte. Convulsioni, grida, per giorni interi. Quando il processo inizia, non c’è modo di fermarlo, nemmeno con l’intervento di tutte le Aes Sedai di Tar Valon.»