L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
Tutti lo fissavano ancora, incerti sulla strada da prendere. Rand girò Cloud e il grigio si lanciò al piccolo trotto, attaccandosi al morso per andare più veloce. Come se il fatto di muoversi per primo l’avesse proclamato la guida, tutti lo seguirono.
Senza Moiraine, non c’era nessuno a proteggerli, se Mordeth fosse ricomparso. E i Trolloc. E... Rand si costrinse a scacciare quei pensieri. Doveva seguire la stella rossa. E non pensare ad altro.
Tre volte furono costretti a tornare sui propri passi, perché la via era bloccata da uno sbarramento di pietra e di mattoni che i cavalli non avrebbero mai potuto superare. Rand udiva il respiro degli altri, secco e breve, a un pelo dal panico. Strinse i denti per smettere di ansimare. “Almeno fingi di non avere paura” si disse. “Te la cavi benino, testa di legno! Li porterai fuori di qui sani e salvi."
Girarono l’angolo. Una muraglia di nebbia illuminava di vivida luce come di luna piena il lastricato sconnesso. Tentacoli grossi come tronchi si avventarono nella loro direzione. Nessuno perse tempo. Si girarono e fuggirono al galoppo, in gruppo serrato, senza badare al rumore di zoccoli sulle pietre.
Due Trolloc comparvero nella via, a meno di dieci passi.
Per un istante, Trolloc ed esseri umani rimasero a fissarsi, sorpresi. Comparve una seconda coppia di Trolloc, e una terza, e una quarta, che formarono mucchio per la sorpresa. Ma durò solo un istante. Ululati gutturali echeggiarono contro gli edifici e i Trolloc balzarono all’attacco. I sei si sparpagliarono come quaglie.
In tre passi il grigio era già al galoppo. «Da questa parte!» gridò Rand, ma udì lo stesso grido da cinque gole diverse. I suoi compagni si erano lanciati in altrettante direzioni, inseguiti dai Trolloc.
Tre di questi inseguivano lui e agitavano bastoni muniti di cappio. Con un brivido Rand si accorse che tenevano il passo di Cloud. Si abbassò sul collo del grigio e lo incitò a correre, inseguito da grida rauche.
Più avanti la via si restringeva, tra edifici scoperchiati che pendevano di sghembo come ubriachi. Lentamente le finestre vuote si riempirono di un bagliore argenteo e lasciarono sgorgare una fitta nebbia. Mashadar.
Rand rischiò un’occhiata alle spalle. I Trolloc erano ancora a meno di cinquanta passi, chiaramente visibili nella luce emanata dalla nebbia. Un Fade cavalcava ora alle loro spalle e pareva che i Trolloc fuggissero da lui, oltre a inseguire Rand. Più avanti, cinque o sei tentacoli grigi ondeggiarono fuori delle finestre, poi dieci, saggiando l’aria. Cloud agitò la testa e nitrì, ma Rand lo spronò brutalmente e il cavallo si gettò avanti all’impazzata.
I tentacoli si tesero, quando Rand galoppò tra di essi, basso sul dorso del grigio, senza guardarli. Al di là, la via era sgombra. Spronò più forte Cloud e il cavallo balzò nell’ombra. Appena il bagliore di Mashadar si affievolì, Rand si guardò indietro.
I tentacoli grigi bloccavano mezza via e i Trolloc arretravano, ma il Fade staccò di sella una frusta e la fece schioccare sulla loro testa, traendo scintille dall’aria. Tenendosi acquattati, i Trolloc si lanciarono all’inseguimento. Il Mezzo Uomo esitò, studiando da sotto il cappuccio nero le braccia protese di Mashadar, poi anche lui spronò il cavallo.
Per un attimo i tentacoli si agitarono, incerti; poi colpirono con la rapidità della vipera. Almeno due agguantarono ciascun Trolloc, bagnandolo di luce grigia; teste animalesche si alzarono per urlare, ma la nebbia rotolò sulle bocche spalancate e vi penetrò soffocando le grida. Quattro tentacoli grossi come gambe umane frustarono il Fade; il Mezzo Uomo e il suo cavallo si contorsero come se ballassero, finché il cappuccio ricadde mettendo a nudo il viso livido e privo d’occhi. Il Fade urlò.
Non c’era suono, in quel grido, ma qualcosa riuscì a farsi strada, un gemito acutissimo quasi al di là dell’udito, simile al ronzio di tutti i calabroni del mondo messi insieme, che trafisse le orecchie di Rand. Cloud si agitò convulsamente, come se anche lui avesse udito, e corse più veloce che mai. Rand si tenne aggrappato, ansimando, con la gola secca come sabbia.
Dopo un poco si accorse di non udire più l’urlo del Fade morente e a un tratto il rumore del galoppo gli parve forte come un grido. Tirò con forza le redini e fermò il grigio accanto a un muro diroccato, proprio all’incrocio di due vie. Un monumento senza nome si alzava nel buio davanti a lui.
Accasciato sulla sella, Rand tese l’orecchio, ma udì solo il pulsare del proprio sangue. Aveva il viso imperlato di sudore gelido e rabbrividì nel vento che gli frustava il mantello.
Infine si raddrizzò. Negli squarci fra le nuvole, le stelle trapuntavano il cielo, ma quella rossa risaltava, bassa a oriente. Rand si domandò se qualcuno fosse sopravvissuto per vederla, se gli altri erano liberi o nelle mani dei Trolloc. Non poteva cercarli. Le rovine erano molto estese: poteva frugarle per giorni interi senza trovare nessuno, ammesso di evitare i Trolloc. E i Fade e Mordeth e Mashadar. Se i suoi compagni erano vivi e liberi, avrebbero seguito la stella. In caso contrario... Per quanto riluttante, decise di dirigersi al fiume.
Strinse in pugno le redini. Nella via trasversale una pietra colpì il selciato, con rumore secco. Rand si bloccò, trattenendo il fiato. Era nascosto nell’ombra, a un passo dall’angolo. Freneticamente pensò di tornare indietro. Cosa c’era, alle sue spalle? Cosa avrebbe fatto rumore rivelando la sua presenza? Non ricordava e aveva paura di staccare lo sguardo dall’angolo dell’edificio.
Le tenebre si gonfiarono, nell’angolo, e ne sporse l’ombra più lunga di un’asta. Un palo col cappio! Rand conficcò i talloni nei fianchi di Cloud e sguainò la spada; si lanciò alla carica e vibrò un fendente. Solo con uno sforzo disperato riuscì a bloccarlo appena in tempo. Mat arretrò con un grido, rischiando di cadere di cavallo e mollare l’arco.
Rand trasse un lungo respiro e abbassò la spada. Il braccio gli tremava. «Hai visto gli altri?» riuscì a dire.
Mat deglutì con forza, prima di sistemarsi meglio in arcione. «So... solo Trolloc» disse. Si portò la mano alla gola e si umettò le labbra. «Trolloc e basta. E tu?»
Rand scosse la testa. «Cercheranno di arrivare al fiume. Meglio imitarli.» Mat annuì in silenzio, continuando a tastarsi la gola. Si avviarono in direzione della stella rossa.
Non avevano ancora percorso cento passi, quando alle loro spalle, nel cuore della città, si alzò il gemito acuto di un corno Trolloc. Un altro rispose, da fuori le mura.
Rand rabbrividì, ma proseguì ad andatura moderata, tenendo d’occhio i punti più bui ed evitandoli per quanto possibile. Mat diede uno strattone alle redini, come se volesse lanciarsi al galoppo, ma poi lo imitò. Il suono di corno non si ripeté e nel silenzio arrivarono a un’apertura delle mura coperte di rampicanti, dove un tempo c’era una porta. Restavano solo le torri laterali, che si stagliavano, mozzate, contro il cielo nero.
Davanti all’apertura, Mat esitò; ma Rand disse piano: «Dentro siamo più al sicuro che fuori?» Non rallentò il grigio e dopo un momento Mat lo seguì fuori di Shadar Logoth, cercando di guardare da tutte le parti nello stesso istante. Rand emise un lento sospiro; aveva la bocca secca. “Ce la faremo” si disse. “Luce santa, ce la faremo!"
Le mura svanirono alle loro spalle, inghiottite dalla notte e dalla foresta. Attento al minimo rumore, Rand puntò dritto sulla stella rossa.
All’improvviso dietro di loro sbucò Thom al galoppo; rallentò solo il tempo sufficiente a gridare: «Correte, pazzi!» E subito urla e schianti d’arbusti rivelarono la presenza di Trolloc all’inseguimento.