Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Grazie» disse lei, le parole amare sulla sua lingua.
«Non pretendo gratitudine» replicò lui in tono gentile. «Non guardarmi come se volessi mordermi solo perché non sei riuscita a mordere Nadric.»
Riuscì a non ringhiargli contro – a malapena, in quel momento non sarebbe riuscita a far appello all’umiltà nemmeno se avesse voluto – prima di voltarsi e procedere impettita verso la strada. Cercò di camminare impettita. Le sue gambe stavano ancora tremando tanto da farla sembrare più che altro ingobbita. I gai’shain di passaggio guardarono appena nella sua direzione mentre arrancavano per le strade coi loro secchi d’acqua. Pochi dei prigionieri volevano condividere i guai di qualcun altro. Ne avevano a sufficienza di propri. Allungando una mano verso il canestro del bucato, Faile emise un sospiro. Giaceva su un lato, bluse di seta bianca e gonne divise di seta scura per cavalcare si erano riversate sullo sporco selciato macchiato di cenere. Almeno sembrava che nessuno le avesse calpestate. Tutti quelli che avevano trascorso la mattinata a trasportare acqua e avevano ancora davanti a sé il resto della giornata per farlo potevano essere perdonati, se vi fossero passati sopra, con tutti quei frammenti di vestiti tagliati via dalla gente di Malden resa gai’shain che giacevano tutt'intorno. Lei avrebbe tentato di perdonarli. Rimettendo dritto il canestro, cominciò a raccogliere gli abiti, scrollando via la terra e le ceneri che potevano staccarsi e attenta a non schiacciarvi contro il resto. A differenza di Someryn, Sevanna si era abituata alla seta. Non indossava nient’altro. Era orgogliosa dei suoi indumenti di seta quanto lo era dei suoi gioielli, e ugualmente possessiva verso entrambi. Non sarebbe stata compiaciuta se qualcuno di quei vestiti non le fosse stato restituito pulito. Mentre Faile appoggiava l’ultima blusa in cima al resto, Rolan allungò una mano oltre lei e sollevò il canestro. Sul punto di redarguirlo – poteva portare da sé i suoi pesi, molte grazie! – si rimangiò le parole. Il suo cervello era l’unica arma a sua disposizione e doveva utilizzarlo invece di lasciare che la collera prendesse il sopravvento. Rolan non si era trovato lì per caso. Non era poi così ingenua. Lo aveva visto di frequente, da quando era stata catturata, molto più spesso di quanto il caso potesse spiegare. La stava seguendo. Cos’era che aveva detto a Nadric? Non l’aveva data a Sevanna né si era offerto di cedergliela. Per quanto fosse stato lui a catturarla, Faile pensava che disapprovasse il fatto che degli abitanti delle terre bagnate venissero resi gai’shain – proprio come la maggior parte dei Senza Fratelli – ma, a quanto pareva, accampava ancora i suoi diritti su di lei.
Era certa di non dover temere che lui tentasse di prenderla con la forza. Rolan aveva avuto la sua occasione per farlo, quando l’aveva avuta con sé nuda e legata, e allora era stato come se guardasse il palo di una staccionata. Forse non gli piacevano le donne in quel senso. A ogni modo, i Senza Fratelli erano estranei fra gli Shaido quanto gli abitanti delle terre bagnate. Nessuno degli Shaido si fidava davvero di loro, e i Senza Fratelli stessi parevano uomini altezzosi, che acconsentivano a quello che consideravano un male minore piuttosto che accettarne uno maggiore, ma non sembravano più davvero sicuri che quello fosse il minore. Se fosse riuscita a farselo amico, forse lui sarebbe stato disposto ad aiutarla. Non a fuggire, certo – quello sarebbe stato chiedere troppo – ma... Oppure sì? L’unico modo per scoprirlo era tentare.
«Grazie» disse di nuovo, e stavolta accompagnò le parole con un sorriso. Con sua sorpresa, lui le sorrise di rimando. Era accennato, a malapena visibile, ma gli Aiel non erano persone espansive. Finché non ci si abituava a loro, potevano sembrare inespressivi. Per alcuni passi camminarono fianco a fianco in silenzio, lui che portava il canestro in una mano e lei che teneva sollevate le gonne delle sue vesti. Era come se fossero fuori per una passeggiata. Da non credere ai propri occhi. Alcuni dei gai’shain li osservarono sorpresi, ma riabbassarono sempre lo sguardo in tutta fretta. Faile non riusciva a pensare a come iniziare – non voleva che lui pensasse che stava amoreggiando, poteva darsi che gli piacessero le donne, dopotutto – ma lui la esentò da quel compito.
«Ti ho osservata» disse. «Sei forte e fiera, e non hai paura, ritengo. Molti degli abitanti delle terre bagnate sono spaventati a morte. Presto o tardi danno in escandescenze e vengono puniti, e poi piangono e strisciano. Io penso che tu sia una donna di grande ji.»
«Sono spaventata» replicò lei. «Cerco solo di non lasciarlo trasparire. Piangere non serve mai a nulla.» La maggior parte degli uomini ci credeva. Le lacrime potevano essere d’ostacolo, se si lasciava che prendessero il sopravvento, ma versarne qualcuna di notte poteva aiutare a superare la giornata successiva.
«Ci sono momenti per piangere e momenti per ridere. Mi piacerebbe vederti ridere.»
Lei rise, una risata asciutta. «Non vi sono molti motivi per farlo finché indosso il bianco, Rolan.» Lei lo scrutò con la coda dell’occhio. Stava andando troppo in fretta? Lui però si limitò ad annuire.
«Ciononostante, mi piacerebbe vederlo. Il sorriso si addice al tuo volto. Il riso sarebbe ancora meglio. Io non ho moglie, ma riesco a far ridere una donna, a volte. Ho sentito che hai un marito.»
Sconcertata, Faile inciampò nei suoi stessi piedi e si aggrappò al suo braccio. Rapidamente ritrasse la mano, scrutandolo oltre l’orlo del proprio cappuccio. Lui si fermò per il tempo che le occorse per rimettersi saldamente in piedi, poi ricominciò a camminare quando lo fece lei. L’espressione di Rolan era moderatamente incuriosita. Malgrado Nadric, l’usanza aiel era che fosse una donna a chiedere, dopo che un uomo aveva attirato il suo interesse. Farle dei doni era una cosa. Farla ridere era un’altra faccenda. E dire che aveva pensato che non gli piacessero le donne. «Sì, ho un marito, Rolan, e lo amo molto. Davvero molto. Non vedo l’ora di tornare da lui.»
«Quello che accade mentre siete gai’shain non vi può essere rimproverato quando smettete il bianco,» disse lui con calma «ma forse voi abitanti delle terre bagnate non la vedete a questo modo. Tuttavia ci si può sentire soli quando si è gai’shain. Forse possiamo parlare, qualche volta.»
Quell’uomo voleva vederla ridere, e lei non sapeva se ridere o piangere. Lui stava manifestando che non era intenzionato a smettere di cercare di attirare il suo interesse. Le donne aiel ammiravano la perseveranza in un uomo. Tuttavia, se Chiad e Bain non volevano o non potevano aiutarla se non dandole una mano a raggiungere gli alberi, Rolan era la sua speranza migliore. Pensò che avrebbe potuto convincerlo, col tempo. Certo che avrebbe potuto: chi non era sicuro di sé non poteva farcela! Lui era un reietto disprezzato, accolto solo perché agli Shaido occorreva la sua lancia. Ma lei gli avrebbe dato una ragione per andare avanti.