Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Con uno sforzo, si costrinse a riscuotersi dallo sconforto. Quella era la seconda trappola, e solo la forza di volontà la manteneva aperta.
«Maighdin sa di dover fare attenzione» disse con voce ferma. «Sarà qui presto, Alliandre.»
«E se viene presa?»
«Non accadrà!» rispose Faile in tono deciso. Se lo fosse stata... No. Doveva pensare alla vittoria, non alla sconfitta. Chi non era sicuro di sé non poteva vincere.
Lavare la seta portava via tempo. L’acqua che andavano a prendere coi secchi dalle pompe della cisterna era gelata, ma attingendo quella calda dal bricco di rame la facevano diventare tiepida nei mastelli. Non si poteva lavare la seta con l’acqua calda. Affondare le mani nei mastelli era una sensazione meravigliosa col freddo che faceva, ma bisognava sempre tirarle fuori e allora il gelo era due volte più pungente. Non c’era sapone, perlomeno nessuno che fosse abbastanza delicato, cosicché tutte le gonne e bluse dovevano essere immerse una a una e strofinate con gentilezza l’una contro l’altra. Poi venivano appoggiate su un panno per asciugare e arrotolate con cura per strizzare quanta più acqua possibile. L’indumento umido veniva immerso di nuovo, in un altro mastello pieno di una mistura di aceto e acqua – che riduceva lo scolorimento e aumentava la lucentezza della seta – poi veniva di nuovo arrotolato sul panno. Quella pezza umida veniva strizzata forte e distesa al sole ovunque ci fosse spazio, mentre ogni indumento di seta veniva appeso a un’asta orizzontale, sospesa all’ombra di un rozzo padiglione di tela eretto al bordo della piazza, e poi lisciato a mano per togliere le grinze. Con un po’ di fortuna, non ci sarebbe stato bisogno di stirare nulla. Entrambe sapevano quanta cura bisognava avere per la seta, ma la stiratura richiedeva esperienza di cui nessuna di loro disponeva. Nessuno dei gai’shain di Sevanna ce l’aveva, nemmeno Maighdin, anche se era stata la domestica di una nobildonna prima di entrare al servizio di Faile, ma Sevanna non accettava scuse. Ogni volta che Faile o Alliandre andavano ad appendere un altro indumento, controllavano quelli che erano già lì e ne lisciavano qualcuno, se pareva averne bisogno.
Faile stava aggiungendo acqua calda a un mastello quando Alliandre disse in tono aspro: «Ecco che arriva la Aes Sedai.»
Galina era una Aes Sedai fino in fondo, con il volto di età indefinibile e un anello d’oro col Gran Serpente al dito, ma anche lei indossava vesti bianche da gai’shain – in seta spessa quanto la lana di chiunque altro, nientemeno! – assieme a un’ampia ed elaborata cintura d’oro e gocce di fuoco che le cingeva stretta la vita e un alto collare dello stesso tipo attorno al collo, gioielli adatti a un monarca. Era una Aes Sedai e qualche volta cavalcava fuori dall’accampamento da sola, ma tornava sempre, e balzava quando qualunque Sapiente piegava un dito, specialmente Therava, con cui spesso condivideva la tenda. In un certo senso, quest’ultimo particolare era il più strano di tutti. Galina era al corrente dell’identità di Faile, sapeva chi era suo marito Perrin e conosceva il suo legame con Rand al’Thor, e aveva minacciato di rivelarlo a Sevanna a meno che Faile e le sue amiche non avessero rubato dalla stessa tenda in cui lei dormiva. Quella era la terza trappola pronta a scattare su di loro. Sevanna era ossessionata da al’Thor, follemente convinta di poter riuscire in qualche modo a sposarlo e, se avesse saputo di Perrin, a Faile non sarebbe mai stato consentito di allontanarsi tanto dalla sua vista da tentare di fuggire. Sarebbe stata come una capra legata a un palo per attirare un leone. Faile aveva visto Galina svignarsela e farsi piccola, ma ora la Sorella incedeva attraverso la piazza come una regina che guarda con sdegno la marmaglia attorno a lei, una Aes Sedai fino al midollo. Qui non c’erano Sapienti a cui lei potesse rivolgere i suoi sciocchi sorrisi. Galina era graziosa ma non certo bella, e Faile non capiva cosa Therava vedesse in lei, a meno che non si trattasse semplicemente del piacere di dominare una Aes Sedai. Questo lasciava ancora irrisolta la questione del perché la donna rimanesse quando Therava sembrava avvalersi di ogni opportunità per umiliarla.
Fermandosi a un passo dal tavolo, Galina le esaminò con un sorrisetto che avrebbe potuto essere definito di commiserazione. «Non state facendo molti progressi col vostro lavoro » affermò. Non stava parlando del bucato.
Spettava a Faile parlare, ma fu Alliandre a replicare, con tono ancora più aspro di prima. «Maighdin è andata a prendere la tua verga d’avorio stamane, Galina. Quando vedremo un po’ dell’aiuto che hai promesso?» L’assistenza nella loro fuga era la carota che Galina aveva offerto assieme al bastone della minaccia di smascherare Faile. Finora, comunque, loro avevano visto solo il bastone.
«È andata alla tenda di Therava stamane?» sussurrò Galina, il sangue che le defluiva dal volto.
Faile all’improvviso si rese conto che il sole era a metà della sua discesa verso l’orizzonte a ovest e il suo cuore cominciò a palpitare dolorosamente. Maighdin avrebbe dovuto raggiungerle da un bel pezzo. La Aes Sedai sembrava ancora più scossa di lei. «Stamane?» ripeté Galina, guardando sopra la spalla. Ebbe un sussulto e lanciò un grido quando Maighdin comparve all’improvviso dalla moltitudine di gai’shain che affollavano la piazza.
A differenza di Alliandre, la donna dai capelli dorati si era indurita dal giorno della loro cattura. Non era meno disperata, ma sembrava fecalizzare tutto quanto nella determinazione. Aveva sempre avuto una presenza più appropriata a una regina che non alla domestica di una nobildonna, anche se per donne del genere era una caratteristica comune, ma ora arrancò oltre loro con occhi foschi e affondò le mani in un secchio d’acqua, prendendola in entrambe le mani a coppa e portandosela alla bocca per bere avidamente, strofinandosi poi il dorso di una mano sulle labbra.
«Voglio uccidere Therava quando ce ne andiamo» disse in tono indistinto. «Vorrei ucciderla ora.» I suoi occhi azzurri riacquistarono vita e calore. «Tu sei al sicuro, Galina. Lei ha pensato che io fossi lì per rubare. Non avevo nemmeno cominciato a cercare. Qualcosa... qualcosa è accaduto, e lei se n’è andata. Dopo avermi legata. Per dopo.» Il calore nel suo sguardo si spense per essere sostituito da perplessità. «Di cosa si tratta, Galina? Perfino io posso percepirlo, e la mia abilità è tanto scarsa che queste donne aiel hanno deciso che non ero un pericolo.» Maighdin era in grado di incanalare. Non in modo affidabile, però, e non molto – dal poco che Faile sapeva, la Torre Bianca l’aveva mandata via nel giro di poche settimane, e lei affermava di non esserci mai andata – perciò la sua abilità non sarebbe stata molto utile per aiutare la loro fuga. Faile avrebbe voluto chiedere di cosa stava parlando, ma non ne ebbe la possibilità.