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La corona di spade

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La corona di spade
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«Madre...» cominciò Myrelle agitata alle sue spalle.

Egwene la zittì con un cenno della mano. «La salvezza di Nynaeve sarà nelle tue mani, Lan.»

Lui non esitò. E non guardò Myrelle. «Ci metterò almeno un mese a raggiungere Ebou Dar. Areina, sellami Mandarb!» Già sul punto di voltarsi, Lan si fermò, sollevando la mano libera quasi a toccare la stola di Egwene. «Ti chiedo perdono per aver aiutato te e Nynaeve a lasciare i Fiumi Gemelli.» Detto ciò, si diresse verso la sua tenda e sparì all’interno, ma prima che lui avesse fatto due passi, Myrelle, Nisao e Siuan circondarono Egwene.

«Madre, non ti rendi conto di quello che hai fatto!» disse Myrelle senza fiato. «È come se avessi messo fra le mani di un bambino una lanterna per giocare in un fienile. Ho iniziato a percepire pensieri su Nynaeve non appena ho ricevuto il legame di Lan. Credevo di avere tempo, ma lei è stata promossa Aes Sedai in un baleno. Non è pronta a gestire Lan, Madre. Non ora.»

Egwene dovette sforzarsi molto per restare paziente. Queste donne ancora non capivano. «Myrelle, anche se Nynaeve non potesse incanalare un pizzico di Potere...» — di fatto non poteva, a meno che non fosse arrabbiata — «...la cosa non avrebbe importanza, e lo sai bene. Non riguardo a Lan, almeno. C’è una cosa che non sei stata capace di fare: assegnargli un compito così importante da costringerlo a rimanere in vita per portarlo a termine.» Quello era il suo tocco finale. In teoria avrebbe dovuto funzionare meglio di tutto il resto. «Per lui la sicurezza di Nynaeve è importante. La ama, Myrelle, e lei ama lui.»

«Questo spiega...» iniziò a mormorare Myrelle, ma Nisao esplose incredula.

«Oh, di sicuro non è così. Non lui. Forse Nynaeve lo ama, immagino, o pensa di amarlo, ma le donne hanno inseguito Lan fin da quando era un ragazzino, e riuscivano a prenderlo per sé solo un giorno o un mese. Era un bel ragazzo, nonostante sia difficile crederlo adesso, e in lui c’è ancora qualcosa che attrae le donne.» Guardò Myrelle di traverso, che aggrottò leggermente le sopracciglia e arrossì appena. Per quanto contenuta, quella reazione fu più che sufficiente. «No, Madre. Qualsiasi donna che crede di aver messo il cappio intorno al collo di Lan Mandragoran scoprirà di aver preso solo aria.»

Egwene sospirò suo malgrado. Alcune Sorelle pensavano che per salvare un Custode il cui legame era stato spezzato dalla morte ci fosse una particolare soluzione: metterlo fra le braccia — nel letto — di una donna. Nessun uomo in quella circostanza poteva concentrarsi sulla morte, almeno così si credeva. Era evidente che Myrelle se ne era occupata di persona. Almeno non l’aveva sposato, visto che intendeva passarlo a un’altra. Era meglio che Nynaeve non venisse mai a sapere queste cose.

«Forse è vero» rispose distrattamente a Nisao. Areina stava legando il sottopancia della sella di Mandarb con molta competenza, il grande stallone nero rimaneva fermo a testa alta ma le permetteva di lavorare. Ovviamente non era la prima volta che la donna preparava quell’animale. Nicola era accanto al grosso tronco della quercia più lontana, teneva le braccia incrociate al petto e osservava Egwene e le altre. Sembrava pronta a fuggire. «Non so cosa sia riuscita a estorcervi Areina,» disse Egwene con calma «ma le lezioni aggiuntive per Nicola terminano qui.»

Myrelle e Nisao sobbalzarono, tutte e due molto sorprese. Gli occhi di Siuan divennero larghi come piattini, ma per fortuna si riprese senza che le altre la notassero. «Sai davvero tutto» sussurrò Myrelle. «Areina ci ha chiesto di stare con Lan. Forse crede che le insegnerà cose che potrà usare come Cacciatrice del Corno. O forse che la seguirà nella ricerca.»

«Nicola vuole essere un’altra Caraighan» mormorò Nisao in tono pungente. «O forse un’altra Moiraine. Credo che abbia l’idea di farsi passare il legame di Lan da Myrelle. Bene! Almeno possiamo trattarle come meritano, adesso che è tutto chiaro. Qualsiasi cosa mi accadrà, sarò felice di sapere che strilleranno per molti, molti anni.»

Siuan capì cosa stava succedendo e fu travolta dalla rabbia, perfettamente visibile nello sguardo fugace che lanciò a Egwene. Che qualcun’altra avesse capito una situazione prima di lei forse le bruciava quanto l’idea di Areina e Nicola che ricattavano delle Aes Sedai. O forse no. Forse la seconda cosa era peggiore. Nicola e Areina non erano Sorelle, e questo agli occhi di Siuan cambiava il modo di vedere le cose. Lo cambiava agli occhi di tutte le Aes Sedai.

Con tutti quegli sguardi tutt’altro che amichevoli rivolti su di sé, Nicola indietreggiò fino a fermarsi contro il tronco della quercia, e poi parve voler indietreggiare ancora. Le macchie su quel vestito bianco l’avrebbero fatta finire nei guai una volta ritornate all’accampamento. Areina era ancora presa dal cavallo di Lan, inconsapevole di cosa le stesse per arrivare fra capo e collo.

«Sarebbe una giusta punizione,» concordò Egwene «ma solo se la riceverete anche voi due.»

Adesso nessuna guardava più Nicola. Myrelle aveva sgranato gli occhi, e Nisao era persino più attonita. Entrambe pareva avessero smesso di respirare. Siuan indossava la bieca soddisfazione come fosse una seconda pelle; secondo lei le due non meritavano alcuna pietà, ed Egwene non aveva intenzione di essere pietosa.

«Ne parleremo al mio ritorno» disse mentre Lan riappariva, con la spada portata sopra una giubba verde sbottonata, una camicia slacciata e le bisacce da sella in spalla.

Egwene lasciò le Sorelle esterrefatte a bollire nel loro brodo e gli andò incontro. Siuan avrebbe mantenuto quel brodo ben caldo, se avessero dato segno di volerne uscire. «Posso portarti a Ebou Dar in meno di un mese» disse Egwene. Lan annuì impaziente e ordinò ad Areina di portargli Mandarb. L’intensità di quell’uomo era snervante, una valanga pronta a travolgere tutto, trattenuta solo da un filo.

Egwene intessé un passaggio nel punto in cui Lan si era allenato, largo e alto tre metri, poi lo varcò trovandosi su una sorta di battello che fluttuava in un’oscurità perenne. Il volo aleggiato richiedeva una piattaforma e, benché era possibile usare qualsiasi cosa, ogni Sorella sembrava averne una prediletta. Quella di Egwene era una chiatta di legno con dei solidi parapetti. Se fosse caduta avrebbe potuto crearne un’altra sotto di sé, anche se poi avrebbe raggiunto una meta diversa da quella che si era prefissata; tuttavia, per chiunque non fosse capace di incanalare, una simile caduta sarebbe continuata all’infinito, come il buio che in quel luogo intermedio si estendeva in ogni direzione. Solo dietro di lei c’era luce, e il passaggio offriva una veduta ristretta della radura dalla quale era partita. Quella luce non scalfiva nemmeno il buio, ma era pur sempre una luce. Almeno poteva vedere con chiarezza, come nel tel’aran’rhiod. Non era la prima volta che si chiedeva se quel luogo non fosse parte del Mondo dei Sogni.

Lan la seguì senza bisogno che lei glielo chiedesse. Esaminò il passaggio mentre lo attraversava e studiò l’oscurità mentre lui e il cavallo salivano sul ponte di legno per dirigersi verso di lei. La sola domanda che le rivolse fu: «Con quanta velocità mi porterà a Ebou Dar?»

«Non arriverai lì» rispose Egwene, incanalando per chiudere l’ingresso della chiatta e quindi il passaggio. «Non direttamente in città.» Tutto era immobile, non c’erano vento o brezza, nessun rumore, eppure erano in movimento, un movimento molto più veloce di quanto Egwene potesse immaginare. Dovevano percorrere quasi mille chilometri. «Posso lasciarti a cinque o sei giorni di cavallo a nord di Ebou Dar.» Aveva visto un passaggio quando Nynaeve ed Elayne si erano dirette a sud e lo ricordava abbastanza da poter approdare lì con il volo aleggiato.

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