La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Lan annuì guardando davanti a sé, come se potesse vedere la loro destinazione. Sembrava una freccia incoccata su un arco teso.
«Lan, Nynaeve si trova al palazzo di Tarasin, ospite della regina Tylin. Potrebbe negare di essere in pericolo.» Cosa che avrebbe fatto di sicuro, indignata, se Egwene la conosceva bene. «Cerca di non insistere su quel punto — sai quanto è testarda — e non prestarle attenzione. Se necessario, proteggila senza che se ne accorga.» Lan non disse nulla e non la guardò. Al posto suo lei avrebbe avuto mille domande da fare. «Lan, quando la trovi devi dirle che Myrelle le consegnerà il tuo legame non appena voi tre potrete essere insieme.» Aveva pensato di dirlo lei stessa alla sua amica, ma le sembrava meglio che Nynaeve non sapesse dell’arrivo di Lan. Lei era infatuata di quell’uomo come… come... Come lo sono io di Gawyn, si disse mestamente. Se Nynaeve avesse saputo che Lan la stava raggiungendo, non avrebbe più pensato ad altro. Anche con tutto l’impegno del mondo, avrebbe lasciato che la ricerca ricadesse sulle spalle di Elayne. Non si sarebbe di sicuro messa a sognare a occhi aperti, ma avrebbe fatto tutto pensando a lui. «Mi stai ascoltando, Lan?»
«Il palazzo di Tarasin» rispose lui in tono piatto, senza distogliere lo sguardo. «Ospite della regina Tylin. Potrebbe negare di essere in pericolo. Testarda, come se già non lo sapessi.» A quel punto la guardò, ed Egwene quasi desiderò che non l’avesse fatto. Lei era satura di saidar, del calore, della gioia e del potere, ma una forza desolata e primitiva si irradiava dai freddi occhi azzurri di quell’uomo, la negazione della vita. Gli occhi di Lan erano terrificanti. «Le dirò tutto ciò che deve sapere. Come vedi, ti ascolto.»
Egwene si costrinse a sostenere il suo sguardo senza battere le palpebre, ma Lan si voltò di nuovo. Aveva un segno sul collo, un livido. Poteva essere — poteva — un morso. Forse avrebbe dovuto metterlo in guardia, dirgli di non essere troppo... dettagliato in... tutte le spiegazioni su lui e Myrelle. Il pensiero la fece arrossire. Cercò di non guardare quel livido, ma ormai lo aveva notato e non sembrava vedere altro. Di certo non sarebbe stato tanto stupido... Era anche vero che non ci si poteva aspettare che un uomo fosse sensato, ma nemmeno che gli uomini fossero così stolti.
Fluttuarono in silenzio muovendosi senza muoversi. Egwene non temeva che i Reietti o chiunque altro apparissero all’improvviso. Il volo aleggiato aveva le sue stranezze, alcune delle quali lo rendevano sicuro e discreto. Se due Sorelle avessero intessuto dei passaggi nello stesso punto a pochissima distanza, desiderando effettuare un volo aleggiato nello stesso luogo, non si sarebbero viste a meno che non fosse stato esattamente lo stesso punto, con dei flussi esattamente identici, e una precisione tale non esisteva.
Dopo un po’ — difficile dire quanto, ma Egwene pensava fosse meno di mezz’ora — la chiatta si fermò di colpo. Nulla era cambiato nelle sensazioni che percepiva o nei flussi che manteneva. Sapeva semplicemente che un momento prima stavano viaggiando veloci nel buio profondo e ora si erano fermati. Aprì il passaggio a prua della chiatta — non era certa di dove avrebbe condotto uno a poppa e non era ansiosa di scoprirlo; persino Moghedien aveva trovato spaventosa quell’idea — e fece cenno a Lan di andare avanti. La chiatta sarebbe esistita solo fino a quando ci fosse stata Egwene, un’altra similitudine con il tel’aran’rhiod.
Lan aprì l’ingresso dell’imbarcazione e guidò fuori Mandarb. Quando Egwene lo raggiunse, lui era già in sella. Egwene lasciò il passaggio aperto per il ritorno. In tutte le direzioni si vedevano, colline coperte da erba secca. Non c’erano. alberi, solo alcuni gruppi di cespugli rinsecchiti. Gli zoccoli dello stallone sollevarono un po’ di polvere. Il sole del mattino nel cielo terso del Murandy era anche più caldo. Alcuni avvoltoi volteggiavano a sud e a ovest.
«Lan» iniziò a dire Egwene, per accertarsi che avesse capito cosa doveva dire a Nynaeve, ma l’uomo l’anticipò.
«Cinque o sei giorni» le disse guardando verso sud. «Ci arriverò prima. Sarà al sicuro, te lo prometto.» Mandarb scalpitò, impaziente come il suo cavaliere, ma Lan lo tenne fermo. «Hai percorso molta strada da quando hai lasciato Emond’s Field.» La guardò e sorrise. Qualsiasi calore in quel sorriso era spento dal gelo dello sguardo. «Adesso Myrelle e Nisao sono nelle tue mani. Non lasciare che ti sfuggano. Ai tuoi ordini, Madre. La guardia non è ancora finita.» Dopo un piccolo inchino affondò i talloni nei fianchi di Mandarb, facendolo allontanare al passo quanto bastava per non coprire Egwene di polvere, poi partì al galoppo.
Egwene, che era rimasta a bocca aperta, la richiuse guardando Lan che si dirigeva rapido a sud. Bene. Quell’uomo aveva notato tutto mentre si esercitava con la spada, notato e dedotto correttamente. Elaborando anche informazioni che non avrebbe potuto conoscere prima di vederla con la stola. Nynaeve doveva fare attenzione: pensava sempre che gli uomini fossero più ottusi di quanto sembravano.
Almeno adesso non possono cacciarsi in nessun guaio, si disse Egwene. Lan si arrampicò su una collina e scomparve dall’altro lato. Se ci fosse stato un vero pericolo a Ebou Dar, Elayne o Nynaeve le avrebbero detto qualcosa. Non s’incontravano spesso — lei aveva troppo da fare — ma avevano trovato un sistema per lasciarsi dei messaggi nella Salidar del tel’aran’rhiod ogni volta che ce n’era bisogno.
Un vento che pareva uscito da una fornace aperta alzò nuvole di polvere. Tossendo Egwene si coprì la bocca e il naso con un lembo della stola dell’Amyrlin e si ritirò velocemente sulla chiatta dentro il passaggio. Il viaggio di ritorno fu silenzioso e noioso, e le diede il tempo di chiedersi con ansia se aveva o meno fatto la cosa giusta mandando Lan da loro, e se era corretto tenere Nynaeve all’oscuro di tutto. Ormai è fatta, continuò a ripetersi, ma non le fu d’aiuto.
Quando uscì di nuovo sulla spianata, tra le querce, il terzo Custode di Myrelle si era unito agli altri; Avar Hachari, un uomo col naso adunco e folti baffi grigi, simili a corni ricurvi verso il basso. I quattro Gaidin stavano lavorando duramente, le tende erano già smontate e quasi del tutto ripiegate. Nicola e Areina camminavano avanti e indietro caricando sul carro tutti le suppellettili dell’accampamento, coperte, pentole e secchi del bucato. Correvano senza sosta, ma continuavano a essere concentrate su Siuan e le altre due Sorelle, sotto il filare di alberi. I Custodi prestavano alle tre Aes Sedai ancor più attenzione, sembrava che avessero fisicamente aguzzato le orecchie: si stavano chiedendo chi stava cuocendo chi a fuoco lento.
«...Non parlarmi con quel tono di voce, Siuan» stava dicendo Myrelle. Non solo a voce abbastanza alta da essere sentita in tutta la radura, ma con grande freddezza. Le braccia conserte sotto il seno, si era raddrizzata al massimo, imperiosa, sul punto di esplodere. «Mi hai sentito? Non ti permettere!»
«Hai perso ogni decenza, Siuan?» Nisao si stringeva la gonna nel vano tentativo di non tremare e la rabbia nella sua voce eguagliava la freddezza di Myrelle. «Se hai dimenticato le buone maniere, te le possiamo insegnare di nuovo!»
Siuan era davanti a loro con le mani sui fianchi e muoveva la testa a scatti, sforzandosi di puntare su tutte e due la sua espressione torva. «Io... io sto solamente...» Quando vide Egwene avvicinarsi il sollievo le si dischiuse in viso come un fiore a primavera. «Madre...» fu quasi un rantolo «...stavo illustrando le possibili punizioni.» Siuan sospirò e proseguì con maggiore fermezza. «Il Consiglio dovrà inventarne di nuove, ma io credo che potrebbero iniziare costringendo queste due a passare i loro Custodi a qualcun’altra, visto che sembrano apprezzare l’usanza.»