Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Faile cercava un volto in particolare, però, una persona che sperava non avrebbe portato l’acqua oggi. La stava cercando fin da quando gli Shaido si erano accampati qui, quattro giorni prima. Appena fuori dai cancelli cittadini, che erano spalancati e spinti contro le mura di granito, la trovò, una donna vestita di bianco più alta di lei con un piatto canestro di pane contro l’anca e il cappuccio tirato indietro quanto bastava per mostrare alcune ciocche di capelli color rosso scuro. Chiad pareva intenta a esaminare i cancelli borchiati di ferro che non erano riusciti a proteggere Malden, ma distolse lo sguardo da essi non appena Faile si avvicinò. Sostarono fianco a fianco, senza scambiarsi alcuno sguardo mentre fingevano di cambiar posto ai loro canestri. Non c’era motivo per cui due gai’shain non dovessero parlarsi, ma era bene che nessuno si ricordasse che erano state catturate insieme. Bain e Chiad non venivano sorvegliate così attentamente come i gai’shain al servizio di Sevanna, ma ciò sarebbe potuto cambiare se qualcuno se ne fosse ricordato. Quasi tutte le persone in vista erano gai’shain, per di più provenienti da ovest del Muro del Drago, tuttavia in troppi avevano imparato a ingraziarsi gli Shaido riportando racconti e dicerie. Molte persone facevano ciò che dovevano per sopravvivere, e alcuni cercavano sempre di portare acqua al proprio mulino, quali che fossero le circostanze.
«Sono scappate la prima notte qui» sussurrò Chiad. «Bain e io le abbiamo guidate fuori dagli alberi e abbiamo nascosto le tracce ritornando. Nessuno sembra essersi reso conto che se ne sono andate, a quanto ho visto. Con così tanti gai’shain, c’è da meravigliarsi che questi Shaido si accorgano quando qualcuno fugge.»
Faile emise un piccolo sospiro di sollievo. Erano passati tre giorni. Gli Shaido non si accorgevano dei fuggitivi. Pochi riuscivano a restare liberi per una giornata intera, ma le probabilità di successo aumentavano ogni giorno che non venivano ripresi, e pareva certo che gli Shaido avrebbero proseguito l’indomani o il giorno successivo. Non si erano fermati per un tempo così lungo da quando Faile era stata catturata. Lei sospettava che potessero cercare di marciare di nuovo verso il Muro del Drago e riattraversarlo per tornare nel Deserto.
Non era stato facile persuadere Lacile e Arrela ad andarsene senza di lei. Quello che infine le aveva convinte era stata l’argomentazione che avrebbero potuto riferire a Perrin dove si trovava Faile, oltre ad avvertirlo di quanti Shaido si trovavano lì e a sostenere che Faile aveva già la propria fuga sotto controllo e ogni interferenza da parte sua avrebbe compromesso tutto. Era sicura di aver fatto credere loro tutto ciò. Aveva la propria fuga sotto controllo, in un certo senso: in effetti aveva diversi piani, e uno di essi doveva funzionare, ma fino a questo momento era stata quasi convinta che le due donne avrebbero deciso che i loro giuramenti nei suoi confronti richiedevano loro di rimanere. I giuramenti d’acqua erano più stringenti di quelli di fedeltà, per alcuni versi, tuttavia lasciavano un considerevole spazio per la stupidità in nome dell’onore. In verità, lei non sapeva se quelle due sarebbero state in grado di trovare Perrin, ma in ogni caso erano libere e lei doveva preoccuparsi soltanto di altre due donne. Certo l’assenza di tre servitrici di Sevanna sarebbe stata notata molto in fretta, nel giro di poche ore, e sarebbero stati inviati i migliori cacciatori per riportarle indietro. Faile conosceva bene i boschi, ma sapeva che non era il caso di avere cacciatori aiel sulle proprie tracce. Era molto spiacevole per i gai’shain fuggitivi ‘normali’ essere ricatturati. Per i gai’shain di Sevanna, poteva essere preferibile morire nel tentativo. Nella migliore delle ipotesi, non avrebbero più avuto l’opportunità di provarci di nuovo.
«Il resto di noi avrebbe migliori possibilità se tu e Bain veniste con noi» disse a bassa voce. Il flusso di uomini e donne in bianco che trasportava acqua intorno a loro continuava, nessuno che sembrava lanciare più di un’occhiata nella loro direzione, ma la cautela si era radicata in lei in queste due settimane. Per la Luce, sembravano più di due anni! «Che differenza può esserci fra aiutare Lacile e Arrela a raggiungere la foresta e aiutare il resto di noi ad andare più lontano?»
Questa era un’argomentazione disperata. Lei conosceva la differenza –
Bain e Chiad erano sue amiche e le avevano insegnato le usanze degli Aiel, il ji’e’toh e perfino un po’ del linguaggio delle mani delle Fanciulle – e non rimase sorpresa quando Chiad voltò lievemente il capo per osservarla con occhi grigi che non avevano nulla dell’umiltà da gai’shain. Nemmeno la sua voce, anche se parlava ancora piano.
«Vi aiuterò come posso perché non è giusto che gli Shaido vi trattengano. Voi non seguite ji’e’toh. Io sì. Se getto via il mio onore e i miei obblighi solo perché così hanno fatto gli Shaido, allora permetto loro di decidere le mie azioni. Io vestirò il bianco per un anno e un giorno e poi mi libereranno, oppure me ne andrò, ma non getterò via chi sono.» Senza aggiungere altro, Chiad si allontanò a grandi passi fra le torme di gai’shain.
Faile fece per alzare una mano per fermarla, poi la lasciò ricadere. Aveva posto quella domanda prima ricevendo una risposta più gentile e, nel chiederlo di nuovo, aveva insultato la sua amica. Si sarebbe dovuta scusare. Non per conservare l’assistenza di Chiad – la donna non l’avrebbe ritirata – ma perché lei stessa aveva il proprio onore, anche se non seguiva il ji’e’toh. Non si potevano insultare gli amici e semplicemente dimenticarsene o aspettarsi che fossero loro a farlo. Le scuse avrebbero dovuto attendere, però. Non era il caso di arrischiarsi a essere viste parlare troppo a lungo.
Malden era stata una città fiorente e produceva buona lana e ingenti quantitativi di vino di discreta qualità, ma ora non era che rovine vuote all’interno delle mura. Le case dal tetto d’ardesia erano per metà di pietra, ma per l’altra metà di legno, e il fuoco si era propagato incontrollato durante l’assedio. L’estremità meridionale della città era in parte cataste di tizzoni anneriti adornati di ghiaccioli, in parte muri bruciacchiati e privi di tetto. Dappertutto le strade, che fossero in terra battuta o pavimentate in pietra, erano grigie di cenere portata dal vento e calpestata nella neve, e l’intera città puzzava di legno bruciato. Apparentemente l’acqua era una delle cose di cui non c’era mai penuria a Malden, ma, come tutti gli Aiel, gli Shaido le attribuivano grande valore e non sapevano nulla su come estinguere gli incendi. C’era ben poco che potesse bruciare, nel Deserto Aiel. Avrebbero potuto lasciare che l’intera città venisse consumata dalle fiamme se avessero smesso di saccheggiare, e in effetti avevano esitato di fronte allo spreco d’acqua prima di costringere i gai’shain a formare file di secchi minacciandoli con le lance e di lasciare che gli uomini di Malden prendessero i loro carri con le pompe. Faile aveva pensato che gli Shaido avrebbero perlomeno ricompensato quegli uomini permettendo loro di andarsene con le persone che non erano state scelte come gai’shain, ma gli uomini che azionavano le pompe erano giovani e forti, proprio il genere che gli Shaido volevano come loro gai’shain. Gli Shaido mantenevano delle regole al riguardo – donne incinte o con bambini piccoli spesso venivano lasciate andare, così come giovani sotto i sedici anni e i fabbri della città, che erano rimasti perplessi e riconoscenti –, ma la gratitudine non rientrava fra quelle.