I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Essere attente va molto bene, ma cos’altro? Se sei Reietti vanno da lui tutti insieme, avrà bisogno di ogni aiuto da parte nostra.»
Moiraine si sporse in avanti e le appoggiò una mano sulla spalla con un’espressione affettuosa in volto. «Non possiamo tenerlo per mano a tempo indefinito, Egwene. Ha imparato a camminare. Adesso sta imparando a correre. Possiamo solo sperare che apprenda prima che i suoi nemici lo catturino. E, naturalmente, continuare a consigliarlo. Per guidarlo dove possiamo.» Ergendosi si stirò e nascose uno sbadiglio con la mano. «È tardi, Egwene. Mi aspetto che Rand ci faccia smontare il campo fra poche ore, anche se non dormisse affatto. A me però piacerebbe riposare un po’ prima di affrontare la sella.»
Egwene si preparò ad andare via, ma prima aveva un’ultima domanda. «Moiraine, perché hai iniziato a fare tutto quello che Rand ti chiede? Anche Nynaeve non ritiene sia giusto.»
«Lo pensa, vero?» mormorò Moiraine. «Sarà un’Aes Sedai, qualsiasi cosa desideri. Perché? Perché mi sono ricordata come si controlla saidar.»
Dopo un po’ Egwene annuì. Per controllare saidar prima dovevi arrenderti a esso.
Solo quando, tutta tremante, fu sulla via del ritorno alla tenda, si rese conto che Moiraine le aveva parlato tutto il tempo da pari a pari. Forse era più vicina a scegliere l’Ajah di appartenenza di quanto credesse.
16
Un’offerta inaspettata
La luce del sole che filtrava dalla finestra svegliò Nynaeve. Per un momento rimase sdraiata sopra la coperta a strisce. Elayne dormiva nell’altro letto. La mattina era già calda e la notte non lo era stata meno, ma non poteva avere bagnato le lenzuola sudate e arrotolate. I sogni che aveva fatto dopo aver parlato con Elayne di quello che aveva visto non erano stati belli. Nella maggior parte di essi si trovava alla Torre e veniva trascinata dall’Amyrlin, che a volte era Elaida e a volte Moghedien. In alcuni Rand era disteso ai piedi dell’Amyrlin come un cane, con collare, guinzaglio e museruola. Il sogno su Egwene era stato altrettanto brutto: felcegatta bollita e foglia dell’intenditore in polvere avevano sempre lo stesso sapore disgustoso.
Si lavò il viso e pulì i denti con sale e soda. L’acqua non era calda, ma non si poteva nemmeno dire che fosse fredda. Si tolse la camicia da notte sudata e prese una sottoveste pulita dal baule, assieme a una spazzola e uno specchio. Guardando la propria immagine, si rattristò di aver disfatto la treccia per stare comoda. Non era servito, e adesso i capelli erano annodati fino alla vita. Seduta sul baule spicciò a fatica i nodi, quindi iniziò con le solite cento spazzolate.
Sul collo aveva tre graffi che scomparvero sotto la veste. Non erano rossi come avrebbero dovuto essere, grazie all’unguento di guariscitutto che aveva preso a casa di quella Macura. Aveva spiegato a Elayne che se li era fatti con delle spine. Sciocca. Probabilmente non le aveva creduto, come al fatto di essere andata in giro intorno alla Torre dopo aver salutato Egwene, ma era troppo sconvolta mentre raccontava per ragionare con chiarezza. Aveva più volte aggredito verbalmente Elayne, per nessun motivo particolare, solo perché stava pensando a come l’avevano trattata ingiustamente Melaine ed Egwene. Non che le faccia male se le viene ricordato che qui non è l’erede al trono, si disse. Ma non era comunque colpa della ragazza, avrebbe dovuto scusarsi anche con lei.
Dallo specchio vide Elayne che si alzava e incominciava a vestirsi. «Credo ancora che il mio piano sia il migliore» disse strofinandosi il viso. I capelli tinti di nero corvino non sembravano avere dei nodi malgrado i ricci. «Potremmo trovarci a Tear molto prima con il mio sistema.»
Il suo piano consisteva nell’abbandonare la carrozza in qualche piccolo villaggio dell’Eldar dove sarebbe stato improbabile che ci fossero troppi Manti Bianchi e, altrettanto importante, nessun occhio e orecchio della Torre. Da lì con un battello fluviale discendere verso Ebou Dar e quindi con un’imbarcazione raggiungere Tear. Che dovessero andare a Tear non c’erano dubbi. Tar Valon l’avrebbero evitata a tutti i costi. «Quanto tempo passerà prima che una barca si fermi dove ci troviamo?» chiese Nynaeve pazientemente. Credeva che questo argomento fosse stato chiarito prima di andare a dormire. A suo parere lo era. «Tu per prima hai detto che non tutte le imbarcazioni potrebbero fermarsi. E quanto dovremo aspettare a Ebou Dar prima di trovare un vascello diretto a Tear?» Posando la spazzola iniziò a rifarsi la treccia.
«Gli abitanti del villaggio mostrano una bandiera se vogliono che una barca si fermi e la maggior parte lo farebbe. E in un porto grande come quello di Ebou Dar ci sono sempre imbarcazioni dirette ovunque.»
Come se la ragazza si fosse mai trovata in un porto di qualsiasi grandezza prima di lasciare la Torre con Nynaeve. Elayne era convinta che ciò che non aveva imparato del mondo nella veste di erede al trono, lo avesse appreso alla Torre, anche dopo innumerevoli dimostrazioni del contrario. E come osava assumere quel tono di voce con lei! «Non credo che troveremo le Azzurre riunite su una nave, Elayne.»
Il piano di Nynaeve era di rimanere sulla carrozza, attraversare il resto dell’Amadicia, quindi Altara e Murandy, fino a Far Madding sulle colline del Kintara, poi oltre le pianure di Maredo per raggiungere Tear. Sarebbe certamente stato un tragitto più lungo, ma, a parte la possibilità di trovare la riunione delle Aes Sedai, le carrozze raramente affondavano. Sapeva nuotare ma non si sentiva a suo agio quando la terra non era in vista.
Asciugandosi il viso Elayne cambiò la sottoveste e aiutò l’amica a intrecciare i capelli. Nynaeve sapeva che avrebbe di nuovo sentito parlare di imbarcazioni. Al suo stomaco non piacevano molto. Non che la cosa avrebbe influenzato la sua decisione, naturalmente. Se avesse potuto fare in modo che delle Aes Sedai aiutassero Rand, il lungo viaggio sarebbe valso la pena.
«Ti è venuto in mente quel nome?» chiese Elayne, intrecciando le ciocche di capelli.
«Almeno ricordo che c’era un nome. Luce, dammi tempo.» Era sicura di averlo visto. Doveva essere di una città o di un villaggio. Non avrebbe potuto scorgere il nome di una nazione e dimenticarlo. Respirando profondamente mantenne il controllo dei nervi e proseguì con un tono di voce più pacato. «Me lo ricorderò, dammi solo tempo.»
Elayne emise un verso indefinito e continuò a intrecciarle i capelli. Dopo un po’ disse: «È stata davvero una mossa saggia mandare Birgitte alla ricerca di Moghedien?»
Nynaeve lanciò alla ragazza un’occhiata di traverso, ma quella le scivolò addosso come acqua sulla seta. Non era lì che avrebbe condotto il discorso per cambiare argomento. «Meglio che siamo noi a trovare lei piuttosto che il contrario.»
«Immagino di sì. Ma cosa faremo una volta che la troviamo?» A questo non aveva risposta, ma era preferibile essere le cacciatrici che la selvaggina, per quanto potesse andare male. L’Ajah Nera glielo aveva insegnato.
La sala comune non era affollata quando scesero, eppure anche a quell’ora del mattino c’erano dei mantelli bianchi fra quelli degli avventori, prevalentemente uomini anziani, tutti con il rango di ufficiali. Senza dubbio preferivano mangiare alla locanda piuttosto che ricevere il rancio dell’esercito. Nynaeve avrebbe quasi mangiato di nuovo su un vassoio, ma la piccola stanza era davvero un buco. Tutti quegli uomini sapevano scegliere il cibo, come anche i Manti Bianchi. Certamente era abbastanza sicuro. Gli odori della cucina riempivano la stanza: gli avventori volevano manzo o montone anche di prima mattina.
Il piede di Elayne si era appena sollevato dall’ultimo gradino, che comare Jharen si fece subito avanti per offrire loro, o meglio, a ‘lady Morelin’, una stanza da pranzo privata. Nynaeve non spostò mai lo sguardo su Elayne, ma questa disse: «Credo che mangeremo qui. Raramente ho la possibilità di pasteggiare in una sala comune, e in realtà la cosa mi diverte. Chiedi a una delle tue ragazze di portarci qualcosa di fresco. Se la mattina è già così, temo che soffocherò prima che raggiungiamo la nostra prossima meta.»