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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Nynaeve era stupefatta che con quelle maniere altezzose non fosse già stata gettata di peso in strada. Ormai aveva incontrato abbastanza signori e dame per sapere che almeno la metà si comportava a quel modo. Lei non lo avrebbe sopportato per un minuto. La locandiera però rivolse a Elayne una riverenza sorridendo e sfregandosi le mani, quindi le accompagnò a un tavolo vicino alla finestra che si affacciava sulla strada e si affrettò a eseguire gli ordini della signora. Forse era il suo modo di ricambiarla. Si ritrovarono da sole, ben lontano dagli uomini agli altri tavoli, ma ogni cameriera che passava lanciava loro un’occhiata e se il cibo era caldo — sperava che non lo fosse — si trovavano alla massima distanza dalle cucine.

Quindi fu servita loro la colazione che consisteva in focaccine speziate, avvolte in un panno bianco e ancora tiepide, molto buone, pere gialle, uva nera leggermente appassita e delle bacche rosse che la cameriera aveva chiamato fragole, anche se Nynaeve non le aveva mai viste. Di sicuro non avevano un sapore riconoscibile, coperte poi com’erano di crema rappresa. Elayne sosteneva di aver sentito parlare di queste bacche, ovviamente. Fu servito del vino delicatamente aromatizzato in teoria fresco di cantina, ma un sorso le fece capire che non era così; in ogni caso, fu una colazione gradevole.

L’uomo più vicino, forse un commerciante agiato, si trovava a tre tavoli di distanza e indossava una giubba di lana blu, ma le due preferivano non parlare. Avrebbero avuto molto tempo una volta in viaggio e senza orecchie indiscrete attorno. Nynaeve finì di mangiare molto prima di Elayne. Il modo in cui la ragazza era impegnata a tagliare la sua pera faceva pensare che avessero tutto il giorno per stare sedute a tavola.

Di colpo Elayne sgranò gli occhi e il piccolo coltello cadde sul tavolo. Nynaeve voltò il capo di scatto e vide un uomo che sedeva dall’altro lato del tavolo. «Mi eri sembrata tu, Elayne, ma i capelli all’inizio mi hanno ingannato.»

Nynaeve si mise a osservare Galad, il fratellastro di Elayne. Fissare era la parola giusta. Alto e slanciato, scuro di capelli e di occhi, era l’uomo più bello che avesse mai visto. Bello non era nemmeno un termine adatto, perché il ragazzo era molto di più. Alla Torre lo attorniavano nuvole di donne, anche le Aes Sedai, e tutte sorridevano come sciocche. Si tolse dal viso quel sorriso ebete. Però non poteva fare a meno di avere il battito cardiaco accelerato, o di respirare affannosamente. Non provava niente per lui, ma questo non negava che il ragazzo era bellissimo. Controllati, donna! si disse.

«Cosa ci fai qui?» Era contenta di non avere la voce soffocata. Non era giusto che un uomo avesse quell’aspetto.

«E perché indossi quella cosa?» La voce di Elayne era bassa, ma pur sempre tagliente.

Nynaeve sbatté gli occhi e si accorse che indossava una cotta di maglia e un mantello bianco con due nodi dorati di rango cuciti sotto al sole raggiato. Sentì le guance imporporarsi. Aveva fissato il viso dell’uomo così intensamente che non aveva nemmeno notato cosa indossasse! Si sarebbe nascosta, per la vergogna.

L’uomo sorrise e Nynaeve sospirò profondamente. «Mi trovo qui perché sono uno dei Figli richiamati dal Nord. E sono un Figlio della Luce perché mi era sembrata la cosa giusta da fare. Elayne, quando voi due ed Egwene siete scomparse, non ci abbiamo messo molto io e Gawyn a scoprire che non stavate scontando una punizione in una fattoria, qualsiasi cosa ci fosse stata detta. Non avevano alcun diritto di coinvolgervi nei loro complotti, Elayne. Nessuna di voi.»

«Sembra che ti sia guadagnato i gradi velocemente» osservò Nynaeve. Quello sciocco di un uomo non si rendeva conto che parlare di intrighi di Aes Sedai era un buon modo per farle uccidere entrambe?

«Eamon Valda sembra del parere che la mia esperienza li valga, comunque l’abbia ottenuta.» Sollevò le spalle per porre fine al discorso sui gradi come irrilevante. Non si trattava proprio di modestia, ma nemmeno di falsità. Era lo spadaccino più bravo fra quelli che studiavano con i Custodi alla Torre, aveva anche ottenuto una posizione elevata nei corsi di strategia e tattica, ma Nynaeve non ricordava che si desse delle arie per la sua bravura. Raggiungere dei risultati per lui non significava quasi nulla, forse perché gli riusciva facilmente.

«Mamma sa di questo?» chiese Elayne, sempre con il tono di voce calmo. Il suo sguardo però avrebbe spaventato un cinghiale selvatico.

Galad, a disagio, si mosse appena. «Non ho avuto occasione di scriverle. Ma non credere che ancora disapprovi, Elayne. Adesso non è più così amichevole con il Nord come lo era una volta. Ho sentito dire che la proibizione potrebbe divenire legge.»

«Le ho inviato una lettera di spiegazioni.» Lo sguardo feroce di Elayne si fece interdetto. «Deve capire. Anche lei è stata addestrata alla Torre.»

«Abbassa la voce» le disse Galad, con tono grave e severo. «Ricordati dove ti trovi.» Elayne arrossì, ma, se fosse per la rabbia o l’imbarazzo, Nynaeve non avrebbe saputo dirlo.

Di colpo si accorse che anche lui parlava a bassa voce e con la loro stessa cautela. Non aveva menzionato una sola volta la Torre o le Aes Sedai.

«Egwene è con voi?»

«No» rispose, e l’uomo sospirò.

«Speravo... Gawyn stava quasi impazzendo dalla preoccupazione quando è scomparsa. Anche Gawyn tiene a lei. Volete dirmi dove si trova?»

Nynaeve prese nota di quell’anche. L’uomo era diventato un Manto Bianco, eppure era interessato a una donna che voleva diventare Aes Sedai. Gli uomini erano così strani che di rado parevano umani.

«Non te lo diremo» rispose con fermezza Elayne, con il rossore che cominciava a scomparirle dalle guance. «Anche Gawyn si trova qui? Non posso credere che sia divenuto un...» fu abbastanza furba da abbassare ulteriormente la voce, ma disse comunque, «...un Manto Bianco!»

«È rimasto a nord, Elayne.» Nynaeve suppose che si riferisse a Tar Valon, ma certamente Gawyn era andato via. Non poteva sostenere Elaida. «Non puoi sapere cos’è accaduto da quelle parti, Elayne» proseguì Galad. «Tutta la corruzione e tutta l’abiezione in quel posto hanno raggiunto il massimo, come era prevedibile. La donna che vi ha mandate via è stata deposta.» Si guardò attorno e abbassò la voce in un sussurro momentaneo, anche se nessuno era abbastanza vicino da sentire. «Quietata e giustiziata.» Inspirando profondamente emise un sospiro disgustato. «Non è mai stato un posto adatto a te. O Egwene. Non sono stato molto con i Figli, ma sono sicuro che il mio capitano mi darà il permesso di scortare a casa mia sorella. Quello è il posto dove dovresti essere, con mamma. Dimmi dove si trova Egwene e farò in modo che venga scortata a Caemlyn. Sarete entrambe in salvo lì.»

Nynaeve si sentiva il viso intorpidito. Quietata. E giustiziata. Non una morte accidentale o una malattia. Che avesse contemplato questa eventualità non riduceva il colpo. Rand doveva esserne la causa. Se mai c’era stata una minima speranza che la Torre non si opponesse a lui, adesso era svanita. Elayne era del tutto inespressiva e aveva gli occhi persi nel vuoto.

«Vedo che questa mia notizia vi ha turbate» disse a bassa voce Galad. «Non so quanto profondamente quella donna vi avesse invischiate nel suo complotto, ma adesso ne siete libere. Lasciate che vi scorti al sicuro a Caemlyn. Nessuno deve sapere che voi avete avuto più contatti con lei di qualsiasi altra ragazza andata lì per imparare. Nessuna di voi.»

Nynaeve digrignò i denti in quello che sperava sembrasse un sorriso. Era bello essere stata finalmente inclusa nella lista. Avrebbe potuto prenderlo a schiaffi. Se solo non fosse stato così attraente.

«Ci penserò» rispose lentamente Elayne. «Quello che dici è sensato, ma devi darmi il tempo di pensare. Devo pensare.»

Nynaeve la fissò. Era sensato? La ragazza vaneggiava. «Posso darti un po’ di tempo» fu la risposta, «ma non ne ho molto se devo chiedere il permesso di allontanarmi. Potrebbero ordinarci...»

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