Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Era una trappola crudelmente efficace. Sevanna era una padrona severa in un modo piuttosto disinvolto: non si lasciava mai trascinare dall’ira, di rado pareva apertamente arrabbiata, ma la più lieve infrazione, il minimo sbaglio nell’atteggiamento o nel comportamento era punito immediatamente con la frusta o la cinghia, e ogni notte i cinque gai’shain che quel giorno l’avevano compiaciuta di meno venivano selezionati per ulteriori castighi, talvolta legati e imbavagliati per una notte dopo essere stati percossi, col solo scopo di stimolare gli altri. Faile non voleva pensare a cosa quella donna avrebbe ordinato di fare a una spia. Dall’altra parte, le Sapienti avevano messo in chiaro che chiunque non avesse riferito senza riserve quello che aveva udito, chiunque tentasse di tirarsi indietro o contrattare, sarebbe andato incontro a un futuro incerto e sarebbe probabilmente finito in una fossa poco profonda. Fare del male a un gai’shain oltre i limiti permessi dalla disciplina era una violazione del ji’e’toh – la rete di onore e obbligo che governava le vite degli Aiel – ma i gai’shain delle terre bagnate sembravano trovarsi al di fuori di parecchie di quelle regole. Presto o tardi, una delle due parti della trappola sarebbe scattata. Tutto quello che aveva tenuto separate le ganasce così a lungo era che gli Shaido sembravano ritenere i loro gai’shain delle terre bagnate nient’affatto diversi da cavalli da tiro o bestie da soma, anche se in realtà gli animali ricevevano un trattamento di gran lunga migliore. Ogni tanto un gai’shain cercava di fuggire, ma, a parte quello, a loro veniva semplicemente dato cibo e riparo, ed erano obbligati a lavorare e puniti se indugiavano. Le Sapienti non si aspettavano che disobbedissero e Sevanna non si aspettava che la spiassero più di quanto non si aspettasse che un cavallo da tiro si mettesse a cantare. Presto o tardi, però... E quella non era l’unica trappola in cui Faile era invischiata.
«Sapiente, non ho nient’altro da riferirti» mormorò quando Someryn non disse nulla. A meno di non essere fuori di testa, non potevi allontanarti da una Sapiente prima che fosse stata lei a congedarti. «La Sapiente Sevanna parla liberamente di fronte a noi, ma dice poco.»
L’alta donna rimase in silenzio, e dopo un lungo momento Faile si arrischiò a sollevare gli occhi un po’ di più. Someryn teneva lo sguardo fisso sopra la testa di Faile, la bocca aperta in un imbambolato stupore. Accigliandosi, Faile spostò il canestro sulla sua spalla e guardò dietro di sé, ma non c’era nulla che potesse aver causato l’espressione di Someryn, solo la distesa dell’accampamento, scure e basse tende aiel assieme ad altre a cono, squadrate e di ogni altro genere, per la maggior parte in tonalità di bianco sporco o marrone pallido, altre verdi, blu, rosse o perfino a strisce. Gli Shaido prendevano ogni cosa di valore quando colpivano, tutto ciò che poteva rivelarsi utile, e non lasciavano indietro nulla che assomigliasse a una tenda.
Nella situazione attuale, c’erano a malapena abbastanza ripari disponibili. Qui erano radunate dieci sette, più di settantamila Shaido e quasi altrettanti gai’shain, secondo la sua stima, e ovunque vedeva solo il consueto andirivieni: Aiel vestiti di scuro che andavano in giro per gli affari propri tra frettolosi prigionieri ammantati di bianco. Un fabbro stava facendo funzionare i mantici sulla sua forgia di fronte a una tenda aperta con i suoi attrezzi disposti su una pelle di toro conciata, dei bambini stavano radunando greggi di capre belanti con delle verghe, una commerciante stava mettendo in mostra le sue mercanzie in un tendone aperto di tela gialla, qualunque cosa da candelieri d’oro e scodelle d’argento fino a bricchi e pentole, tutto saccheggiato. Un uomo scarno che teneva la cavezza di un cavallo stava parlando con una Sapiente dai capelli grigi di nome Masalin, senza dubbio per cercare una cura per qualche malanno che affliggeva l’animale, dal modo in cui continuava a indicare la pancia della bestia. Nulla che potesse far rimanere Someryn a bocca aperta.
Proprio mentre Faile stava per voltarsi di nuovo, notò una donna aiel dai capelli scuri rivolta nell’altra direzione. I suoi capelli non erano solo scuri, ma neri come l’ala di un corvo, caratteristica assai rara fra gli Aiel. Perfino da dietro, Faile pensò di riconoscere Alarys, un’altra delle Sapienti. Cerano oltre quattrocento Sapienti nell’accampamento, ma lei aveva imparato in fretta a conoscerle tutte di vista. Confondere una Sapiente per una tessitrice o una vasaia era un modo veloce per guadagnarsi una fustigazione.
Forse poteva non voler dire nulla il fatto che Alarys se ne stesse in piedi immobile con gli occhi fissi nella stessa direzione di Someryn, o che avesse lasciato scivolare a terra il suo scialle, tranne che un po’ più in là Faile riconobbe un’altra Sapiente ancora, che pure stava guardando verso nord e ovest, scacciando a ceffoni la gente che camminava di fronte a lei. Quella doveva essere Jesain, una donna che sarebbe stata definita bassa anche se non fosse stata Aiel, con una gran massa di capelli rossi sufficienti a far sembrare pallido un fuoco e un caratteraccio a essi intonato. Masalin stava parlando all’uomo col cavallo e faceva gesti verso l’animale. Lei non era in grado di incanalare, ma tre Sapienti che sapevano farlo avevano tutte lo sguardo fisso nella stessa direzione. C’era solo una ragione che poteva spiegarlo: vedevano qualcuno che stava incanalando sul crinale boscoso oltre il campo. Una Sapiente che stava incanalando di certo non avrebbe suscitato quella reazione in alcuna di loro. Poteva trattarsi di una Aes Sedai? O più di una? Meglio non nutrire false speranze. Era troppo presto.
Uno scappellotto in testa la fece barcollare, e quasi lasciò cadere il canestro.
«Perché te ne stai lì impalata come un salame?» ringhiò Someryn.
«Continua col tuo lavoro. Va’, prima che io...»
Faile se ne andò, tenendo in equilibrio il canestro con una mano, sollevando le gonne della sua veste dalla neve fangosa con l’altra e muovendosi più veloce che poteva senza scivolare e cadere nella mota. Someryn non colpiva mai nessuno e non alzava mai la voce. Se stava facendo entrambe le cose, era meglio levarsi di torno senza indugio. In maniera docile e ubbidiente.
L’orgoglio imponeva di mantenere un freddo atteggiamento di sfida, un silenzioso rifiuto a lasciarsi sottomettere, tuttavia il buonsenso diceva che quello era il modo per trovarsi sorvegliata due volte più attentamente di quanto lo era già. Gli Shaido potevano considerare i gai’shain delle terre bagnate come animali addomesticati, ma non erano del tutto ciechi. Dovevano pensare che avesse accettato la sua prigionia come ineluttabile se voleva essere in grado di fuggire, e questo era ciò che si trovava in cima ai suoi pensieri. Tanto prima, tanto meglio. Certo prima che Perrin la raggiungesse. Non aveva mai dubitato che Perrin la stesse seguendo, che in qualche modo l’avrebbe trovata – quell’uomo sarebbe passato attraverso un muro, se si fosse ficcato in testa di farlo! – ma lei doveva scappare prima che accadesse. Faile era la figlia di un soldato. Sapeva quanti erano gli Shaido, sapeva di quanti uomini poteva disporre Perrin, e sapeva che doveva raggiungerlo prima che quello scontro potesse avere luogo.
C’era solo il piccolo problema di liberarsi dagli Shaido, prima. Cos’erano rimaste a fissare le Sapienti? Le Aes Sedai o le Sapienti con Perrin? Per la Luce, sperava di no, non ancora! Ma altre faccende avevano la precedenza, non ultimo il bucato. Trasportò il canestro verso ciò che rimaneva della città di Malden, zigzagando attraverso un flusso costante di gai’shain. Quelli che lasciavano la città portavano ciascuno un paio di secchi pesanti tenuti in equilibrio sulle estremità di un’asta che tenevano sulle spalle, mentre i secchi di quelli che vi entravano oscillavano vuoti sulle loro pertiche. La moltitudine di gente che c’era nell’accampamento necessitava di un’enorme quantità d’acqua, ed era così che arrivava, secchio dopo secchio. Era facile distinguere i gai’shain che erano stati abitanti di Malden. Come a nord nell’Altara, la loro carnagione era chiara invece che olivastra, e alcuni avevano perfino occhi azzurri, ma tutti barcollavano come storditi. Gli Shaido che si erano arrampicati su per le mura della città durante la notte avevano sopraffatto le difese prima che molti degli abitanti si rendessero conto di essere in pericolo, e sembravano ancora incapaci di credere a quello che le loro vite erano diventate.