L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
I palazzi, con le loro stanze enormi e vuote, indussero Rand a pensare troppo alla gente che un tempo li riempiva. Tutti gli abitanti dei Fiumi Gemelli potevano stare sotto l’enorme cupola rotonda; e in quanto all’edificio con le panche di pietra... Quasi immaginava di vedere persone nell’ombra, che fissavano con disapprovazione i tre intrusi venuti a disturbare il loro riposo.
Alla fine Mat si stufò, per quanto grandiosi fossero gli edifici, e ricordò che la notte prima avevano dormito solo un’ora. Anche gli altri due cominciavano a ricordarsene. Sbadigliando, si sedettero sui gradini di un alto edificio con un colonnato sulla facciata e discussero il da farsi.
«Torniamo a dormire un poco» disse Rand. Col dorso della mano si coprì la bocca. Terminato lo sbadiglio, soggiunse: «Dormire. Non voglio altro.»
«Per dormire hai sempre tempo» disse Mat, deciso. «Guarda dove ci troviamo. In una città in rovina. Tesori.»
«Tesori?» Le mascelle di Perrin scricchiolarono. «Qui non ci sono tesori. Solo polvere.»
Rand si schermò gli occhi e guardò il sole, una palla rossa molto vicino ai tetti. «Si fa tardi, Mat. Presto sarà buio.»
«Potrebbe esserci un tesoro» continuò Mat, testardo. «E poi, voglio salire su di una torre. Guardate quella lì: è intera. Scommetto che da lassù si vede a miglia di distanza. Che ne dite?»
«Le torri non sono sicure» disse una voce maschile, dietro di loro.
Rand balzò in piedi e si girò di scatto, la mano sull’elsa. Gli altri furono rapidi quanto lui.
Nell’ombra del colonnato in cima ai gradini c’era un uomo. Avanzò di mezzo passo, alzò la mano a ripararsi gli occhi e si ritrasse. «Scusate» disse piano. «Da molto tempo sono rimasto dentro nel buio. I miei occhi non sono più abituati alla luce.»
«Chi sei?» Rand pensò che la pronuncia dell’uomo era bizzarra, anche dopo avere udito come parlava la gente di Baerlon; alcune parole erano appena comprensibili. «Cosa fai qui? Credevamo che la città fosse deserta.»
«Sono Mordeth.» Esitò, quasi si aspettasse che riconoscessero il nome. Poiché nessuno pareva riconoscerlo, mormorò qualcosa sottovoce e continuò: «Potrei fare a voi le stesse domande. Non c’è più stato nessuno a Aridhol, da molto tempo. Da moltissimo tempo. Non avrei mai pensato di trovare tre giovanotti a zonzo per le vie.»
«Siamo diretti a Caemlyn» disse Rand. «Ci siamo fermati qui per passare al riparo la notte.»
«Caemlyn» ripeté lentamente Mordeth, assaporando il nome. Scosse la testa. «Riparo per la notte, dite? Forse vorrete unirvi a me.»
«Non ci hai ancora detto che cosa fai qui» disse Perrin.
«Cerco tesori, ovviamente.»
«Ne hai trovato qualcuno?» domandò Mat, pieno d’entusiasmo.
Rand pensò che nell’ombra Mordeth sorridesse, ma non poteva esserne sicuro. «L’ho trovato» rispose l’uomo. «Più di quanto m’aspettassi. Molto di più. Più di quanto posso portare via. Non mi aspettavo di trovare tre giovanotti robusti e in buona salute. Se mi aiutate a trasportare fino ai cavalli quel che posso prendere, avrete una parte del resto. Quanto riuscirete a portare. Se lascio qualcosa, altri la porteranno via, prima che torni a prenderla.»
«Vi avevo detto che in un luogo come questo c’erano sicuramente tesori» esclamò Mat. Si lanciò su per i gradini. «Ti aiuteremo a trasportarlo. Mostraci il posto.» Si inoltrò con Mordeth nell’ombra più fitta del colonnato.
Rand guardò Perrin. «Non possiamo lasciarlo.» Perrin diede un’occhiata al sole calante e annuì.
Salirono cautamente i gradini e Perrin sganciò il fermo dell’ascia. Rand strinse la mano sull’elsa. Però Mat e Mordeth aspettavano fra le colonne; Mordeth era a braccia conserte, Mat scrutava con impazienza l’interno.
«Venite» disse Mordeth. «Vi mostrerò il tesoro.» Entrò nell’edificio e Mat lo seguì. Agli altri due non rimase che imitarlo.
La sala interna era buia, ma quasi subito Mordeth svoltò e imboccò una stretta scala a chiocciola che scese nel buio sempre più profondo, tanto da costringerli a procedere a tastoni. Rand tenne la mano contro la parete; scopriva la presenza di un gradino solo quando vi posava sopra il piede. Perfino Mat cominciò a sentirsi a disagio, a giudicare dal tono di voce, quando disse: «C’è un buio spaventoso, quaggiù.»
«Sì, sì» rispose Mordeth. Sembrava non avere nessuna difficoltà, nel buio. «Sotto ci sono dei lumi. Venite.»
E infatti all’improvviso la scala a chiocciola lasciò posto a un corridoio fiocamente illuminato da torce fumose poste a intervalli irregolari in staffe di ferro fissate alle pareti. La luce incerta consentì a Rand di dare la prima vera occhiata a Mordeth, che proseguì senza soffermarsi, invitandoli con un gesto a seguirlo.
In quell’uomo c’era qualcosa di bizzarro, si disse Rand, ma non riuscì a definire esattamente che cosa. Mordeth era untuoso e un po’ troppo ben nutrito; con quelle palpebre cascanti, dava l’impressione di guardare fissamente da dietro un nascondiglio. Basso di statura, tutto calvo, camminava come se fosse più alto di loro. Indossava abiti fuori del comune: brache nere, attillate, e morbidi stivali rossi rovesciati sulle caviglie; una lunga veste rossa piena di ricami in oro e una camicia candida con maniche svasate, la cui punta arrivava quasi alle ginocchia. Certo non il genere di vestiti con cui girare in una città morta alla ricerca di tesori. Ma non era l’abbigliamento, si disse Rand, a farlo sembrare bizzarro.
Il corridoio terminò in una stanza dalle pareti a piastrelle e Rand si dimenticò delle stranezze di Mordeth. Il suo ansito fu l’eco di quello dei suoi amici. Anche lì la luce proveniva da alcune torce che annerivano di fumo il soffitto e che davano a tutti più di un’ombra; ma quella luce si rifletteva mille volte sulle gemme e sugli ori ammassati per terra, mucchi di monete e di gioielli, calici e piatti e vassoi, spade e pugnali dorati e tempestati di gemme, il tutto gettato alla rinfusa in cumuli che arrivavano alla cintola.
Con un grido Mat corse avanti e cadde in ginocchio davanti a un mucchio. «Sacchi» disse, senza fiato, toccando gli oggetti d’oro. «Ci servono sacchi, per trasportare tutta questa roba.»
«Non possiamo trasportarla tutta» disse Rand. Si guardò intorno, confuso: tutto l’oro che i mercanti portavano a Emond’s Field in un anno non era neppure la millesima parte di uno solo di quei mucchi. «È quasi buio.»
Perrin estrasse dal mucchio un’ascia, gettando via con noncuranza le catene d’oro ingarbugliate intorno al manico. Pietre preziose brillavano sull’impugnatura nera e lucente; una delicata filigrana d’oro ricopriva la doppia lama. «Domani, allora» disse, sollevando con un sogghigno l’ascia. «Moiraine e Lan capiranno, quando mostreremo loro questa roba.»
«Non siete soli?» disse Mordeth. Era rimasto sulla soglia della sala del tesoro, ma ora li seguì. «Chi c’è con voi?»
Mat, con le mani sprofondate fino al polso nel mucchio, rispose con noncuranza: «Moiraine e Lan. E poi Nynaeve e Egwene e Thom. Thom è un menestrello. Andiamo a Tar Valon.»
Rand trattenne il fiato. Poi il silenzio di Mordeth lo indusse a guardare.
Il viso di Mordeth era distorto dalla collera e anche dalla paura. Le labbra snudarono i denti. «Tar Valon!» Agitò il pugno contro di loro. «Tar Valon! Avete detto che andavate a... a... Caemlyn! Mi avete mentito!»
«Se sei ancora d’accordo» disse Perrin «torneremo domattina ad aiutarti.» Posò con cura l’ascia in cima al mucchio di gioielli e di calici tempestati di gemme. «Se sei d’accordo.»
«No. Questo è...» Ansimando, Mordeth scosse la testa come se non sapesse decidersi. «Prendete quel che volete, Tranne... tranne...»
All’improvviso Rand capì che cosa l’aveva tormentato, di quell’uomo. Nel corridoio le torce avevano dato a ciascuno di loro un cerchio d’ombre, come adesso nella stanza del tesoro. Però... Rimase così sconvolto da dirlo ad alta voce: «Tu non hai ombra.»