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L'Occhio del Mondo

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L'Occhio del Mondo
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L’interno consisteva di una grande stanza, ampia quanto l’edificio, con il pavimento a piastrelle e brandelli d’arazzi alle pareti, ormai sbiaditi in un marrone uniforme, che sembravano pronti a sbriciolarsi al minimo tocco. Nient’altro. Nell’angolo più vicino Lan aveva preparato un giaciglio per Moiraine, utilizzando il proprio mantello e quello di lei. Nynaeve, inginocchiata accanto all’Aes Sedai, brontolava per la polvere e frugava nel sacchetto tenuto aperto da Egwene.

«Certo, non mi sarà simpatica» diceva in quel momento Nynaeve al Custode, mentre Rand seguiva Thom, conducendo per mano Bela e Cloud «ma io aiuto chiunque abbia bisogno di me, simpatico o no.»

«Non ti ho accusata, Sapiente. Ti ho solo detto di fare attenzione, con le tue erbe.»

Nynaeve lo guardò di sottecchi. «Il fatto è che ha bisogno delle mie erbe, come te, del resto.» Il tono, già secco all’inizio, divenne sempre più acido. «Il fatto è che lei non può fare più di tanto, anche se ha il Potere; e ha già fatto quasi il massimo, senza crollare. Ora la tua spada non può aiutarla, Signore delle Sette Torri; ma le mie erbe, sì.»

Moiraine posò la mano sul braccio di Lan. «Calma, Lan. Non ha cattive intenzioni. Non sa, ecco tutto.» Il Custode sbuffò, ironico.

Nynaeve smise di frugare nel sacchetto e lo guardò, con una ruga sulla fronte. Ma si rivolse a Moiraine. «Sono molte, le cose che non so. A quale ti riferisci?»

«Tanto per cominciare, mi basta solo un po’ di riposo. E poi, sono d’accordo con te. La tua abilità e la tua conoscenza saranno più utili di quanto non pensassi. Ora, se hai qualcosa che mi permetta di dormire per un’ora senza lasciarmi intontita...»

«Un tè assai diluito di licopodio, marisina e...»

Rand perdette il resto, seguendo Thom nella seconda stanza, ampia quanto la prima e anche più vuota. Lì c’era solo polvere, fitta e mai disturbata: per terra non c’erano neppure le impronte di uccelli o di piccoli animali.

Rand cominciò a togliere la sella a Bela e a Cloud, mentre Thom si occupava del suo castrone e di Aldieb, Perrin del suo cavallo e di Mandarb. Solo Mat lasciò cadere le redini al centro della stanza e guardò gli altri due vani, oltre a quello da cui erano entrati.

«Un vicolo» annunciò, ritraendo la testa dal primo. Tutti lo vedevano, da dove si trovavano. Il secondo vano era solo un rettangolo buio nella parete in fondo. Mat lo varcò lentamente e ne uscì molto più in fretta, togliendosi dai capelli vecchie ragnatele. «Non c’è niente, li dentro» disse, con una seconda occhiata al vicolo.

«Vuoi badare al tuo cavallo?» disse Perrin. Aveva già dissellato il suo e provvedeva a Mandarb. Stranamente, il morello dallo sguardo feroce non gli diede alcun fastidio, anche se lo tenne d’occhio. «Non pensare che qualcuno lo faccia al posto tuo.»

Mat lanciò al vicolo un’ultima occhiata e con un sospiro si dedicò al suo cavallo.

Nel posare a terra la sella di Bela, Rand notò che Mat aveva un’aria cupa. Sembrava a mille miglia di distanza e si muoveva con gesti meccanici.

«Ti senti bene?» gli domandò Rand. Mat tolse la sella e rimase come bloccato. «Mat? Mat!»

Mat sobbalzò e quasi lasciò cadere la sella. «Eh? Ah... stavo pensando.»

«Pensando?» rise Perrin, più discosto, mentre toglieva a Mandarb la briglia e gli metteva la cavezza. «Ti eri addormentato!»

Mat lo guardò di storto. «Pensavo a quello che... che avvenne qui. A quelle parole che ho...» Allora tutti si girarono a guardarlo, non solo Rand. E Mat si mosse a disagio. «Be’, avete sentito cosa ha detto Moiraine. Come se un morto parlasse per bocca mia. Non mi piace.»

Perrin ridacchiò. «Il grido di guerra di Aemon, ha detto. Giusto? Forse sei Aemon tornato sulla terra. Hai sempre sostenuto che Emond’s Field è monotono, quindi ti piacerà... essere un re e un eroe rinato.»

«Non dire queste cose!» Thom inspirò a fondo e tutti lo fissarono. «Sono discorsi pericolosi. E stupidi. I morti possono rinascere, o prendersi un corpo vivente. Non bisogna parlarne alla leggera.» Inspirò di nuovo, per calmarsi prima di continuare. «Il sangue antico, ha detto lei. Il sangue, non un morto. Ho sentito dire che può accadere, a volte. Ma non ho mai creduto... Erano le tue radici, ragazzo. Una linea che andava da te a tuo padre a tuo nonno, indietro fino a Manetheren, e forse ancora più in là. Bene, adesso sai che la tua famiglia è antica. Dovrebbe bastarti e farti contento. Molti non sanno nemmeno chi è il proprio padre.»

"Anche fra noi c’è chi non lo sa con certezza” pensò amaramente Rand. “Forse la Sapiente aveva ragione. Luce santa, spero che avesse ragione sul serio."

Mat annuì. «Penso di sì» disse. «Solo... credi che sia legato a quel che ci è accaduto? I Trolloc e tutto il resto? Voglio dire... ah, non lo so neppure io.»

«Secondo me, dovresti dimenticartene e concentrarti per uscirne felicemente.» Thom tirò fuori la pipa. «E io mi farò una fumata.» Mosse la pipa nella loro direzione e scomparve nella stanza anteriore.

«In questa storia ci siamo tutt’e tre, non uno solo di noi» disse Rand a Mat.

Mat si scosse e rise brevemente. «Giusto. Bene, visto che siamo coinvolti tutt’e tre, ora che abbiamo badato ai cavalli perché non andiamo a dare un’occhiata alla città? Una città vera e senza la folla che ti prende a gomitate nelle costole. Senza nessuno che ci guarda dall’alto in basso. Resta ancora un’ora di luce, forse due.»

«Hai dimenticato i Trolloc?» disse Perrin.

Mat scosse la testa, sprezzante. «Lan ha detto che qui non sarebbero venuti, ricordi? Dovresti ascoltare quel che dice la gente.»

«Ricordo» replicò Perrin. «E ascolto. Questa città, Aridhol, era alleata di Manetheren. Vedi che ascoltavo?»

«Aridhol era certo la città più importante, se i Trolloc ne hanno ancora paura» disse Rand. «Non hanno avuto paura a venire nei Fiumi Gemelli, e Moiraine ha detto che Manetheren era... com’erano le parole esatte?... una spina nel piede del Tenebroso.»

Perrin alzò le mani. «Non parlare del Pastore della Notte. Per favore.»

«Allora?» rise Mat. «Andiamo?»

«Dovremmo chiedere a Moiraine» rispose Perrin.

Mat alzò le braccia al cielo. «Chiedere a Moiraine! Credi che vorrà perderci d’occhio? E Nynaeve? Sangue e ceneri, Perrin, perché non chiedi anche a comare Luhhan, già che ci sei?»

Perrin annuì con riluttanza e Mat si girò vero Rand, sogghignando. «E tu? Una città vera! Con palazzi!» Rise furbescamente. «E senza Manti Bianchi.»

Rand gli diede un’occhiataccia ma esitò solo un istante. Quei palazzi sembravano usciti davvero dalle storie del menestrello. «D’accordo» disse.

Camminando con prudenza per non farsi udire dalla stanza anteriore, uscirono nel vicolo e lo percorsero fino a una via sull’altro lato dell’edificio. Procedettero in fretta e quando furono a un isolato di distanza, Mat improvvisò un balletto.

«Liberi!» rise. «Liberi!» Descrisse un cerchio, guardando ogni cosa e ridendo. Le ombre del pomeriggio erano lunghe e irregolari; il sole al tramonto indorava la città in rovina. «Avete mai sognato un posto come questo?» disse. «L’avete mai sognato?»

Anche Perrin rise, ma Rand alzò le spalle, a disagio. La città era diversa da quella del suo primo sogno, eppure... «Se vogliamo vedere qualcosa, meglio muoverci» disse. «Non resta molta luce.»

Mat voleva vedere tutto e con entusiasmo si tirò dietro gli altri due. Si arrampicarono su fontane polverose con vasche grandi tanto da contenere tutti gli abitanti di Emond’s Field ed entrarono in edifici scelti a caso, ma sempre i più grandi che riuscirono a trovare. Di alcuni capirono l’uso; di altri, no. Un palazzo era chiaramente un palazzo, ma che cos’era un enorme edificio composto all’esterno di un’unica cupola rotonda grande come una collina e all’interno di una sola stanza mostruosa? E un luogo cinto da muri, aperto al cielo, ampio tanto da contenere tutto il villaggio, circondato da file su file di panche di pietra?

Mat divenne impaziente, perché trovavano solo polvere, o detriti, o brandelli stinti di arazzi che si sbriciolavano al primo tocco. Una volta videro alcune sedie di legno ammucchiate contro la parete, ma caddero tutte a pezzi, quando Perrin cercò di prenderne una.

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