L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Be’» osservò Faile strofinandosi le mani vivacemente. «Bene. Volevo l’avventura e questa certamente lo è. Lasciare la Pietra di Tear e il Drago Rinato, viaggiare nelle Vie per combattere i Manti Bianchi. Mi chiedo se potremmo riuscire a persuadere Thom Merrilin a venire con noi. Se non possiamo avere un bardo, un menestrello andrà altrettanto bene. Potrebbe comporre una storia, con te e me protagonisti. Nessun Drago Rinato o Aes Sedai in giro a prendersi il merito. Quando dobbiamo andare via? In mattinata?»
Perrin fece un respiro profondo per normalizzare la voce. «Andrò da solo, Faile, solo Loial e io.»
«Avremo bisogno di un cavallo da soma» aggiunse Faile come se Perrin non avesse parlato affatto. «Due, credo. Le Vie sono scure. Avremo bisogno di lanterne e molto olio. La tua gente dei Fiumi Gemelli. Contadini? Combatteranno contro i Manti Bianchi?»
«Faile, ho detto...»
«Ho sentito cosa hai detto» scattò la donna. L’ombra le dava un aspetto pericoloso, con gli occhi a mandorla e gli zigomi alti. «Ho sentito, e non ha senso. Cosa farai se i contadini non combatteranno? O se non sanno come fare, chi li addestrerà? Tu? Da solo?»
«Farò ciò che va fatto» spiegò pazientemente. «Senza di te.»
Faile balzò in piedi così velocemente che Perrin credette che si stesse avventando contro la sua gola. «Pensi che Berelain verrà con te? Ti guarderà le spalle? O forse preferisci che ti sieda in grembo e faccia dei gridolini? Mettiti a posto la camicia, goffo bue peloso! Deve proprio essere così scuro qua dentro? A Berelain piace la luce tenue, vero? Il suo aiuto ti servirà a molto contro i Figli della Luce!»
Perrin aprì la bocca per protestare, e cambiò ciò che stava per dire. «Berelain sembra un carico piacevole. Quale uomo non la vorrebbe in grembo?» Il dolore sul viso di Faile fu come un colpo infertogli allo stomaco con una barra di ferro, ma si costrinse a proseguire. «Quando avrò finito a casa potrei andare a Mayene. Me lo ha chiesto e potrei accettare.»
Faile non disse una parola. Lo fissò con il viso impietrito, quindi girò su se stessa e corse via, sbattendosi la porta alle spalle.
Malgrado le sue intenzioni Perrin incominciò a inseguirla, quindi si fermò con le mani che stringevano forte lo stipite della porta fino a quando non gli fecero male le dita. Fissando lo spacco pieno di schegge che aveva fatto nella porta con l’ascia, si ritrovò a dire ciò che non aveva potuto dichiarare a Faile. «Ho ucciso alcuni Manti Bianchi, mi avrebbero ucciso se non lo avessi fatto io, ma ancora lo chiamano omicidio; sto andando a casa a morire, Faile. È il solo modo in cui posso impedire che facciano male alla mia gente. Lasciare che mi impicchino. Non posso permetterti di vedere una cosa simile. No, non posso. Potresti provare a fermarli, e loro ti...»
La testa di Perrin cadde contro la porta. Faile non sarebbe stata dispiaciuta di non vederlo più, ora; questo era importante adesso. Sarebbe andata a cercarsi un’avventura altrove, in salvo dai Manti Bianchi, dai ta’veren e dalle bolle di male. Questo era tutto ciò che c’era di importante.
Desiderava non aver voglia di ululare di dolore.
Faile si aggirava a lunghi passi per il corridoio, prossima alla corsa, ignara di chi oltrepassava o di chi urtava per proseguire nel suo cammino. Perrin. Berelain. Perrin. Berelain. Voleva una femminuccia bisbetica che se ne andava in giro mezza nuda, vero? Perrin non sapeva cosa voleva. Bue peloso! Buffone testa di legno! Fabbro! E quella scrofa strisciante. Berelain. Quella pecora rampante! pensava Faile.
Non si rese conto di dove stava recandosi fino a quando non vide Berelain davanti a sé che scivolava in quel vestito che non lasciava nulla all’immaginazione, ondeggiando come se quella sua andatura non fosse deliberatamente calcolata per far saltare gli occhi fuori dalle orbite a tutti. Prima che Faile si rendesse conto di cosa stava facendo, era sfrecciata davanti a Berelain per fronteggiarla dove si incontravano i due corridoi.
«Perrin Aybara mi appartiene» scattò. «Tieni le mani e i sorrisi lontano da lui!» Arrossì fino all’attaccatura dei capelli quando sentì cosa aveva detto. Si era ripromessa che non avrebbe mai fatto una cosa simile, mai litigare per un uomo come una contadina che si rotolava nella terra durante il raccolto.
Berelain inarcò un sopracciglio. «Ti appartiene? Strano, non gli ho visto nessun collare addosso. Voi cameriere — o sei la figlia di una contadina? — avete le idee più strane.»
«Servitrice? Servitrice! Io sono...» Faile si morse la lingua per bloccare le parole furiose. La Prima di Mayene! In Saldea c’erano residenze più grandi di Mayene. Non sarebbe durata una settimana nelle corti della Saldea. Poteva recitare le poesie mentre andava a caccia con i falchi? Poteva correre durante una battuta di caccia per tutto il giorno, quindi suonare il tarabuso durante la notte mentre discuteva su come controllare un’incursione dei Trolloc? Pensava di conoscere gli uomini, vero? Conosceva il linguaggio dei ventagli? Poteva dire a un uomo di venire, andare o restare, e centinaia di altre cose, solo con la flessione di un polso o la posizione di un ventaglio di merletto? Luce risplendi su di me, cosa sto pensando? Ho giurato che non avrei mai più preso un ventaglio in mano, pensò.
E c’erano anche altre usanze in Saldea. Faile fu sorpresa di vedersi il pugnale fra le mani: le era stato insegnato a non estrarre il pugnale a meno che non intendesse usarlo. «Le contadine della Saldea hanno un sistema per occuparsi delle donne che ‘sconfinano’ sugli uomini delle altre. Se non giuri di dimenticarti di Perrin Aybara, ti raderò la testa fino a pelarti come un uovo. Forse i ragazzi che governano le galline ti staranno appresso, allora!»
Faile non sapeva come aveva fatto Berelain ad afferrarle il polso, ma di colpo stava volando in aria. L’impatto della schiena al suolo le tolse tutta l’aria dai polmoni.
Berelain rimase in piedi sorridendo, tamburellando la lama del pugnale di Faile sul palmo della mano. «Un’usanza di Mayene. I Tarenesi amano usare gli assassini, e le guardie non possono sempre essere a portata di mano. Non mi piace essere attaccata, contadina, per cui questo è ciò che farò. Ti toglierò il fabbro e me lo terrò come animale domestico fino a quando mi divertirà. Su questo presto giuramento ogier, contadina. Il fabbro è veramente affascinante — quelle spalle, quelle braccia, per non menzionare quei suoi occhi — e se è un po’ ignorante, posso rimediare. I miei cortigiani possono insegnargli come vestirsi e liberarlo di quella terribile barba. Ovunque vada, lo troverò e lo farò mio. Potrai averlo quando avrò finito con lui. Se ancora ti vorrà, naturalmente.»
Riuscendo finalmente a respirare, Faile si alzò in piedi, estraendo un secondo pugnale. «Ti trascinerò da lui, dopo averti strappato di dosso quella specie di vestito, e ti costringerò a dirgli che non sei altro che una scrofa!» Luce aiutami! Mi sto comportando come una contadina, e parlo anche come una di loro! pensò. La parte peggiore era che intendeva davvero le cose che aveva detto.
Berelain si fece cauta. Chiaramente intendeva usare le mani, non il pugnale. Lo impugnava come un ventaglio. Faile avanzò in punta di piedi.
All’improvviso Rhuarc apparve fra loro torreggiando sulle due donne e strappando loro di mano i pugnali prima che le due si rendessero veramente conto della sua presenza. «Non avete vistò abbastanza sangue stanotte?» osservò freddamente. «Di tutti quelli che pensavo di trovare a rompere la pace, voi due siete le ultime che avrei nominato.»
Faile lo guardò a bocca aperta. Senza preavviso fece una piroetta, portando il pugno verso le costole di Rhuarc. Anche il più forte degli uomini lo avrebbe sentito. L’Aiel sembrò muoversi senza guardarla, le prese la mano e la costrinse ad allungare il braccio da un lato, torcendolo. Di colpo Faile si trovò in piedi in posizione forzatamente eretta, sperando che Rhuarc non avrebbe spinto il braccio in alto, sopra la spalla.