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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Lontano da lui. Mat fu scosso dai brividi. I Trolloc lo avevano soccorso. In cosa li aveva cacciati adesso Rand? Vide ciò che aveva disegnato con il vino — una porta aperta — e lo cancellò arrabbiato. Doveva andare via da qui. Doveva. E poteva anche sentire quel bisogno costante in fondo alla testa, era tempo di tornare alla Pietra. Lo rimosse con furia, ma tornò a ronzargli dentro.

Colse uno stralcio di conversazione dal tavolo alla sua destra, dove il tipo dal viso asciutto con i baffi arricciati stava intrattenendo il suo pubblico con un forte accento del Lugard. «Adesso, senza dubbio questo vostro Drago è un grande uomo. Non lo sto negando, ma non è al pan di Logain. Be’, Logain ha portato tutto il Ghealdan in guerra e anche metà dell’Amadicia e dell’Altara. Ha fatto sprofondare intere città che gli opponevano resistenza in fondo alla terra, lo ha fatto. Edifici, gente e tutto. E quello su in Saldea? Maseem? Be’, raccontano che ha bloccato il sole fino a quando ha sconfitto l’esercito di lord Bashere. ‘È un fatto’, sostengono.»

Mat scosse il capo. La Pietra caduta, Callandor nelle mani di Rand e questo idiota ancora pensa che è un altro falso Drago. Aveva disegnato nuovamente la porta. Passandovi sopra la mano afferrò il boccale di vino, quindi si fermò a metà strada dalla bocca. Nella confusione aveva sentito nominare un nome che conosceva a un tavolo vicino. Fece strisciare la panca indietro e si avviò verso il tavolo con il boccale in mano.

La gente che vi si trovava era quel tipo di insolito miscuglio che si creava nelle taverne del Maule. Due marinai scalzi con addosso le giubbe oleate sui toraci nudi, o con una spessa catena d’oro attorno al collo. Un uomo, una volta grasso, con le mandibole incurvate, che indossava una scura giacca di taglio cairhienese, con strisce rosso, oro e verde che gli attraversavano il petto indicando che forse era nobile, anche se una manica era strappata attorno alla spalla: molti rifugiati cairhienesi si erano spostati lontani nel mondo. C’era anche una donna dai capelli grigi completamente vestita di blu notte con il viso duro, gli occhi acuti e pesanti anelli d’oro alle dita. L’oratore, il tipo con la barba biforcuta, aveva all’orecchio un rubino grande come l’uovo di un piccione. Le tre catene d’argento che passavano davanti alla tesa giubba rosso scuro lo definivano mastro mercante Kandori. In Kandor esisteva una Gilda di mercanti.

La conversazione si interruppe e tutti gli occhi si rivolsero verso Mat quando si fermò al loro tavolo. «Ho sentito che avete menzionato i Fiumi Gemelli.»

L’uomo dalla barba biforcuta lo guardò velocemente, i capelli spettinati, l’espressione tesa e il vino in mano, gli stivali neri luccicanti, la giubba verde con le spirali d’oro aperta all’altezza della vita per rivelare una candida camicia di lino, ma entrambe, giubba e camicia, molto sgualcite. In breve, l’immagine di un giovane nobile che si divertiva in mezzo alla gente comune. «L’ho fatto, mio signore» rispose cordialmente. «Stavo dicendo che scommetto che quest’anno non ci sarà tabacco proveniente da lì. Ho venti botti della più fine foglia dei Fiumi Gemelli e non ce ne è di migliore. Acquisteranno un prezzo eccellente per la fine dell’anno. Se il mio signore desidera avere una botte per la sua riserva personale...» Tirò una delle punte della barba bionda e fermò il dito da un lato del naso. «... Sono certo che potrei riuscire a...»

«Ci scommetti, vero?» rispose Mat piano, interrompendolo. «Perché non dovrebbe esserci tabacco proveniente dai Fiumi Gemelli?»

«Be’, i Manti Bianchi, mio signore. I Figli della Luce.»

«Cosa mi dici di loro?»

Il mastro mercante si guardò intorno in cerca d’aiuto; c’era una nota di pericolo in quel tono calmo. I marinai avevano l’aspetto di quelli che sarebbero andati via, se avessero osato. IL Cairhienese stava fissando Mat con occhi furiosi, seduto troppo dritto e lisciando la giubba consumata mentre oscillava; il boccale vuoto davanti a lui non era ovviamente il primo. La donna dai capelli grigi aveva un boccale alle labbra e gli occhi attenti che guardavano Mat dal bordo in modo calcolatore.

Riuscendo a fare un inchino da seduto, il mercante iniziò a parlare con tono ruffiano. «Le voci sono, mio signore, che i Manti Bianchi si siano recati ai Fiumi Gemelli. A caccia del Drago Rinato, si dice. Anche se naturalmente non può essere, visto che il Drago si trova qui a Tear.» Guardò Mat per vedere come la prendeva; l’espressione di Mat non cambiò.

«Queste voci possono girare incontrollate, mio signore. Forse sono solamente parole alla rinfusa. Le stesse voci sostengono che i Manti Bianchi sono anche a caccia di un certo Amico delle Tenebre con gli occhi gialli. Hai mai sentito parlare di un uomo con gli occhi gialli, mio signore? Non più di quanto abbia sentito parlarne io. Parole alla rinfusa.»

Mat appoggiò il boccale sul tavolo e si inchinò per avvicinarsi all’uomo. «A chi altro stanno dando la caccia? Secondo queste voci. Il Drago Rinato. Un uomo con gli occhi gialli. Chi altro?»

Gocce di sudore si formarono sul viso del mercante. «Nessuno, mio signore. Che abbia sentito io. Solo voci, mio signore. Un cenno vago e niente più. Una nuvola di fumo che svanirà presto. Posso avere l’onore di presentare al mio signore una botte di tabacco dei Fiumi Gemelli? Un gesto di apprezzamento... l’onore di... esprimere il mio...» Mat lanciò sul tavolo una corona d’oro Andorana. «Bevete alla mia salute fino a quando non lo avrete speso tutto.»

Mentre si voltava sentì un brusio provenire dal tavolo. «Pensavo che mi avrebbe tagliato la gola. Conoscete questi giovani signori quando sono pieni di vino.» Questa frase proveniva dal mercante con la barba biforcuta. «Uno strano giovane» osservo la donna. «Pericoloso. Non provare le tue tattiche su quei tipi, Paetram.» «Non credo affatto che sia un nobile» intervenne un uomo con insolenza. Mat suppose che si trattasse del Cairhienese. Quasi sorrise. Un signore? Non lo sarebbe stato nemmeno se gli fosse stato offerto. Manti Bianchi nei Fiumi Gemelli. Luce! Luce, aiutaci!

Aprendosi un varco verso la porta, Mat prese un paio di zoccoli di legno dalla pila accatastata accanto alla porta. Non aveva idea se fossero quelli che aveva indossato — sembravano tutti uguali — e non gli importava.

Erano della misura giusta.

Fuori aveva iniziato a piovere, una pioggia leggera che rendeva l’oscurità molto più profonda. Tirando su il bavero cammino goffamente lungo le strade fangose del Maule, oltrepassando taverne rumorose, locande ben illuminate e case dalle finestre buie. Quando il fango cedette il posto al lastricato all’altezza del muro che delimitava la città interna si tolse gli zoccoli di legno e li lasciò in terra mentre proseguiva. I difensori di guardia al cancello più vicino che dava accesso alla Pietra lo lasciarono passare senza dire una parola; sapevano chi era. Corse fino alla stanza di Perrin e spalancò la porta notando a malapena la spaccatura piena di schegge nella porta. Le sacche da sella di Perrin erano sul letto e Perrin le stava riempiendo di indumenti. C’era una sola candela accesa, ma Perrin non sembrava notare il buio.

«Allora ne hai sentito parlare» iniziò Mat.

Perrin proseguì nelle sue faccende. «Di casa? Sì. Ero andato a caccia di una voce per Faile. Dopo stanotte più che mai devo farla andare...» Il ruggito profondo e gutturale fece rizzare i capelli dietro la nuca di Mat; assomigliava a quello di un lupo arrabbiato. «Ma non importa, ho sentito, forse questo andrà altrettanto bene.»

Altrettanto bene di cosa? si chiese Mat. «Ci credi?»

Per un momento Perrin guardò in alto; gli occhi raccolsero la luce della candela, facendoli risplendere come oro brunito. «Non mi sembra che ci sia un gran dubbio. È tutto troppo vicino alla verità.»

Mat cambiò posizione a disagio. «Rand lo sa?» Perrin annuì e ritornò al suo bagaglio. «Be’, che cosa dice?»

Perrin fece una pausa fissando il mantello ripiegato che teneva in mano. «Ha iniziato a borbottare fra sé. Ha detto che lo avrebbe fatto. Che doveva. Che avrei dovuto credergli. Così. Senza senso. Quindi mi ha afferrato per il colletto e mi ha detto che doveva fare quello che non si aspettavano. Voleva che capissi, ma non sono certo che lui per primo capisca. Non sembrava che gli importasse se me ne andavo o restavo. No. Lo ritiro. Credo che fosse sollevato sapendo che me andavo.»

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