L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Alla fine non farà nulla» osservò Mat. «Luce, con Callandor potrebbe far esplodere mille Manti Bianchi! Hai visto cosa ha fatto a quei maledetti Trolloc. Quindi stai andando, vero? Torni ai Fiumi Gemelli? Da solo?»
«A meno che non voglia venire anche tu.» Perrin infilò il mantello dentro le bisacce da sella. «Vieni?»
Invece di rispondere, Mat si mise a camminare avanti e indietro, il viso alternativamente metà alla luce e metà al buio. I suoi genitori si trovavano a Emond’s Field, come anche le sorelle. I Manti Bianchi non avevano motivo di far loro del male. Se andava a casa, aveva la sensazione che non se ne sarebbe mai più andato via, che sua madre lo avrebbe fatto sposare prima che riuscisse a sedersi.
Ma se non andava, se i Manti Bianchi facevano loro del male...
Tutto quello che era servito ai Manti Bianchi era stata una voce, così aveva sentito dire. Ma perché avrebbero dovuto esserci alcune voci su di loro? Anche ai Coplin, bugiardi e attira grane per ogni uomo, piaceva suo padre. Tutti apprezzavano Abell Cauthon.
«Non devi» proseguì Perrin con calma. «Niente di ciò che ho sentito ti menziona. Solo Rand e io.»
«Che io sia folgorato, e...»Non riuscì a dirlo. Pensare di andare era abbastanza facile, ma dire che lo avrebbe fatto? La gola gli si strinse fino al punto di soffocare le parole. «È facile per te, Perrin? Voglio dire andare? Non senti... nulla? Qualcosa che cerca di trattenerti? Che ti suggerisce motivi per cui non dovresti andare?»
«Centinaia, Mat, ma so che tutto riconduce a Rand e all’essere ta’veren. Non vuoi ammetterlo, vero? Centinaia di motivi per restare, ma la sola ragione per andare prevale su tutte. I Manti Bianchi nei Fiumi Gemelli, e faranno del male alle persone nel tentativo di trovarmi. Posso fermarli, se vado.»
«Perché i Manti Bianchi dovrebbero volerti così tanto da far del male a qualcuno? Luce, se vanno in giro a chiedere di qualcuno con gli occhi gialli, nessuno a Emond’s Field saprà di chi stanno parlando! E come puoi trattenerli dal fare qualsiasi cosa? Un ulteriore paio di mani non servirà a molto. Aaah! I Manti Bianchi hanno il morso amaro se pensano di poter fare pressione sulla gente di Emond’s Field.»
«Sanno il mio nome» rispose piano Perrin. Lo sguardo scivolò nel punto dove l’ascia pendeva appesa al muro, la cintura legata attorno al manico e al gancio della parete. O forse stava guardando il martello, appoggiato contro il muro sotto all’ascia; Mat non ne era sicuro. «Possono trovare la mia famiglia. Per quanto riguarda il motivo, hanno le loro ragioni, Mat, proprio come io ho le mie. Chi può dire quali sono le migliori?»
«Che io sia folgorato, Perrin, che io sia folgorato! Io voglio and... vedi? Non riesco nemmeno a dirlo. È come se la mia testa sapesse che lo farò, se riesco a dirlo. Non posso nemmeno togliermelo dalla mente!»
«Percorsi differenti. Siamo già stati spinti lungo percorsi differenti.»
«Percorsi differenti che sono insanguinati» borbottò Mat. «Ne ho abbastanza di Rand e delle Aes Sedai, che mi spingono verso i loro maledetti sentieri. Voglio andare dove mi pare, tanto per cambiare, e fare quello che voglio!»
Si voltò per avviarsi verso la porta, ma la voce di Perrin lo bloccò. «Spero che il tuo sentiero sia felice, Mat. Che la Luce ti mandi ragazze graziose e sciocchi che vogliono scommettere.»
«Oh, che io sia folgorato, Perrin. Che la Luce mandi anche a te ciò che vuoi.»
«Mi aspetto che così sia.» Non sembrava felice di fronte a tale prospettiva.
«Dirai a mio padre che sto bene? E a mia madre? Anche lei si preoccupa. E veglia sulle mie sorelle. Mi facevano sempre la spia e raccontavano tutto a nostra madre, ma non voglio che accada loro nulla di male.»
«Te lo prometto, Mat.»
Chiudendosi la porta alle spalle, Mat camminò lungo il corridoio senza meta. Le sue sorelle, Eldrin e Bodewhin, erano sempre state pronte a correre in giro gridando: ‘Mamma, Mat è di nuovo nei guai. Mat sta facendo qualcosa che non dovrebbe, mamma’. In particolar modo Bode. Ormai dovevano avere sedici e diciassette anni. Probabilmente fra non molto avrebbero cominciato a pensare al matrimonio, con qualche semplice contadino scelto a sua insaputa. Era davvero andato via da così tanto tempo? A volte non gli sembrava. A volte gli pareva di aver lasciato Emond’s Field solo da una o due settimane. Altre volte da anni che ricordava molto vagamente. Si rammentava di Eldrin e Bode che sghignazzavano quando veniva fustigato, ma i loro volti non erano più ben delineati. Quelli delle sue sorelle. Questi maledetti buchi nella memoria, come buchi nella sua vita.
Vide Berelain venirgli incontro e sorrise pur non volendo. Per quanto si desse delle arie, era una gran bella donna. La seta bianca dell’abito aderente era abbastanza sottile per un fazzoletto, per non parlare del fatto che era eccezionalmente scollato, tanto da mostrare una buona porzione del notevole seno.
Le porse il suo miglior inchino, elegante e formale. «Buonasera a te, mia signora.» La donna iniziò a superarlo senza nemmeno rivolgergli uno sguardo e Mat si raddrizzò arrabbiato. «Sei sorda e cieca, donna? Non sono un tappeto da oltrepassare, e ho sentito chiaramente la mia voce. Se ti pizzico il fondoschiena, puoi anche schiaffeggiami, ma fino a quel momento mi aspetto una parola civile in risposta alla mia!»
La Prima si immobilizzò, osservandolo in quel modo in cui fanno le donne. Avrebbe potuto cucirgli una camicia e dire il suo peso, se non menzionare l’ultima volta che si era fatto il bagno, a giudicare da quello sguardo. Quindi si voltò, parlando fra sé. Tutto ciò che Mat colse fu: «Troppo simile a me.»
La guardò andare via, stupito. Non una parola rivolta a lui! Quella faccia, quella camminata, e il naso così in alto che era incredibile potesse toccare il suolo con i piedi. Questo era ciò che riceveva in cambio, parlando a quelle come Berelain ed Elayne. Nobili che pensavano tu fossi spazzatura se non avevi un palazzo e una discendenza di sangue che risaliva ad Artur Hawkwing.
Be’, conosceva un’aiutante cuoca ben formosa — giusto quanto bastava — che non lo considerava spazzatura. Dara aveva un modo di mordicchiargli il lobo dell’orecchio che...
I pensieri gli si immobilizzarono mentre stavano formandosi. Aveva preso in considerazione di vedere se Dara era sveglia e in piedi per farsi coccolare. E anche di amoreggiare con Berelain. Berelain! E le ultime parole che aveva detto a Perrin. Veglia sulle mie sorelle. Quasi avesse già deciso, come se sapesse già cosa fare. Solo che non lo aveva deciso. Non lo avrebbe fatto, non così facilmente, ci sarebbe scivolato. Forse però c’era un sistema.
Pescando una moneta d’oro dalla tasca, la lanciò in aria e la riprese al volo sul dorso dell’altra mano. Un Marco di Tar Valon, notò per la prima volta, e stava fissando la Fiamma di Tar Valon, stilizzata come una lacrima. «Che tutte le Aes Sedai siano folgorate!» annunciò ad alta voce. «E che sia folgorato anche Rand al’Thor per avermi cacciato in tutto questo!»
Un cameriere con la livrea nera e dorata si fermò a metà passo fissandolo preoccupato. Il vassoio d’argento dell’uomo era coperto di panni avvolti e vasetti di unguenti. Non appena si accorse che Mat lo aveva visto, sobbalzò.
Mat lanciò il marco d’oro sul vassoio dell’uomo. «Dal più grande stupido del mondo. Vedi di spendertelo bene, fra donne e vino.»
«Gra... grazie, mio signore» balbettò l’uomo come sorpreso.
Mat lo lasciò là in piedi. Il più grande stupido del mondo. Sono o non sono io? si chiese.
14
Usanze di Mayene
Perrin scosse il capo non appena la porta si chiuse alle spalle di Mat. L’amico avrebbe preferito colpirsi in testa con un martello piuttosto che ritornare nei Fiumi Gemelli. A meno che non dovesse. Anche Perrin desiderava che ci fosse un modo di evitare di ritornare a casa, ma non c’era sistema; era un fatto duro come il ferro e meno clemente. La differenza fra lui e Mat era che Perrin accettava i fatti, anche quando non voleva.