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READ-E-BOOK » Фэнтези » I giorni del cervo [Hart's Hope - it]
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I giorni del cervo [Hart's Hope - it]

Электронная книга - «I giorni del cervo [Hart's Hope - it]». Краткое содержание книги:

Sinistri presagi indicano che da Antiqua è salpata una flotta di navi: navi nere, cariche di neri guerrieri, di strani animali capelluti e di armi che portano una morte senza volto. La guerra è imminente. Il Bene e il Male, come nel più epico dei racconti, esploderanno in una battaglia cruenta alla quale parteciperanno anche forze soprannaturali e magiche. Tutti i popoli del continente, superate le antiche divisioni, si uniranno a combattere con l’esercito del Cervo, guidato dal valoroso Dulkancellin. Gli uomini di pace si trasformeranno in guerrieri, e i guerrieri in eroi. La salvezza del continente dipende dal loro coraggio
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— Vedi come i mondi sono prigionieri — disse la Sorella che poteva parlare. — Oh, Orem, siamo deboli ora, e ciò che facciamo è lento. Possiamo ancora mandare delle visioni qua e là, fare piccoli incantesimi, ma è una fatica penosa. Noi ti abbiamo creato, Orem. Shantih e io abbiamo svegliato tua madre, l’abbiamo chiamata Bocciolo, le abbiamo insegnato ad andare sulla riva del fiume; il Cervo ha portato Palicrovol; Dio ti ha dato Avonap e Dobbick per renderti come sei. Abbiamo guidato la tua vita per portarti qui, sorvegliandoti e formandoti quando potevamo. Non devi deluderci ora.

— Cosa volete che faccia?

Ma Orem sapeva già la risposta. Dio schiavo devi servire. Sorella puttana devi vedere. Corno di pietra devi salvare. Ma come?

— Non ho poteri. Come faccio a liberare ciò che non posso vedere?

— Hai guardato?

Così Orem guardò, gettò le sue reti. Ma non c’era alcuna scintilla per il Cervo e per le Sorelle e per Dio. Esplorò, ma l’unica magia che riuscì a trovare fu il semplice incantesimo che Timias aveva sulla spada.

— Cosa devo vedere? — chiese.

— Non possiamo dirtelo — disse la Sorella con la bocca. — Siamo legate.

Shantih emise un gemito.

— Mia sorella dice che devi riportarci a come eravamo prima che la nera Asineth disfacesse tutto.

Ma io non so come eravate prima. … sono nato solo diciotto anni fa, e tutte queste cose sono state fatte prima che fossi concepito, prima che mia madre o sua madre, o la madre di sua madre fossero nate. — Non posso!

— Vuota la mente — sussurrò Dio. — Pensa solo a ciò che sai di noi; aspetteremo ancora un poco, dopo tutto questo tempo.

Orem si sedette sul pavimento di roccia, allungò una mano e toccò le ossa fredde del Cervo. Sentì Pulce trattenere un grido alle sue spalle; un Querulo sibilò e si districò dalla cassa toracica del Cervo. Scivolò via da un’altra parte: non cercava la morte di Orem quel giorno.

Cominciò da Dio, perché l’aveva studiato per anni a Banningside. Cos’era Dio? Buono; il Padre di tutto, Perfettore dei Sette Cerchi, che sollevava chiunque lo desiderasse nel cerchio più interno, per unirsi a lui nella sua missione incorporea di raccogliere tutta l’intelligenza disorganizzata e insegnarle una forma, e…

Incorporeo.

Guardò il vecchio, che gli restituì placidamente lo sguardo con occhi di ambra, da pupilla a pupilla.

— Cosa fai con un corpo? — chiese Orem.

Dio sorrise.

Orem si alzò, e prese la spada di Timias. — Cosa vuoi farne? — chiese Timias. — Lascia fare a me. Tu non sei bravo con la spada.

— Non devo combattere — rispose Orem. Timias con riluttanza gli cedette la spada. Era troppo pesante per la mano di Orem, e lui aveva orrore di quello che stava per fare, ma la cacciò con tutta la sua forza nel cuore di Dio. Il sangue sgorgò, ma Orem guardò solo gli occhi, che da ambra diventavano gialli, poi bianchi, e brillavano come due soli. D’improvviso la luce balzò fuori, riempì per un momento la caverna, e svanì.

Orem si chinò sul cadavere e si coprì le mani con il sangue caldo del vecchio. Poi andò dalle Sorelle. Quella con la bocca gli sorrise. Cosparse di sangue il viso di quella senza faccia, e il lato senza occhio di quella con mezza faccia. Il sangue fumò e sfrigolò sulla loro pelle. Poi le prese per i capelli dietro la nuca e premette le loro facce l’una contro l’altra, come erano state alla nascita: una che guardava solo dentro la sorella, l’altra con un solo occhio all’esterno. Le teste tremarono sotto le sue mani, poi vi rimasero immobili. Le lasciò andare e le donne si alzarono. I vestiti erano spariti; le braccia e le gambe si avvinghiavano talmente che non erano necessari vestiti per la loro modestia. La capigliatura era una sola, la carne liscia e uniforme sulla testa. — Ah — cantò la mezza bocca. — Nnn — cantò l’altra nella guancia della sorella, così che entrambi i suoni formarono un solo canto che giungeva dalla stessa bocca. Insieme si levarono da terra.

— Non andatevene! — gridò Orem.

— Libera il Cervo — mormorò la bocca — poi ferma Bella. Non sta facendo nulla che non abbia già fatto prima. Vendica la tua sorella senza nome e il tuo figlio senza nome.

E si sollevarono nell’aria, roteando avvinte, unite nuovamente nella faccia. Girarono all’impazzata per la caverna, come un tappo di bottiglia, poi sparirono.

— Ho visto le Sorelle coi miei occhi e sono vivo — disse Timias.

Orem aveva tre sorelle, e tutte avevano un nome, e nulla era mai stato fatto loro che richiedesse una vendetta. E suo figlio senza nome… cosa gli era successo che dovesse essere vendicato?

Orem non capiva, così si volse verso il Cervo.

Sapeva come doveva essere il Cervo: vivo e vestito di carne e di pelliccia. Ma come poteva fare quello, dal momento che non aveva alcun potere dentro di sé, alcuna magia da applicare?

— Il sangue del vecchio funzionerà col Cervo? — chiese Pulce.

— Non lo so — disse Orem. Adesso il sangue era freddo, e capì mentre ungeva le corna e la testa del Cervo che quel sangue non aveva alcun significato.

Tuttavia la vista del sangue sulle corna gli ricordò la visione che aveva avuto sulla punta del corno, nella casa di Vetro-di-Forca. Gli ricordò il contadino che aveva appoggiato la gola sulla lama dell’aratro e aveva versato il proprio sangue per amore del Cervo. Si toccò con la mano la cicatrice, e seppe cosa doveva fare.

Timias non aveva avuto la visione, ma conosceva la cicatrice sulla gola di Orem. Indovinò cosa pensava il Piccolo Re quando si toccò la cicatrice. — No! — gridò, e si lanciò verso la spada. Orem era veloce, ma Timias raggiunse per primo la spada e gliela portò via.

— In nome di Dio, Timias, devo farlo — disse Orem.

— Sei impazzito?

Pulce non capì niente, ma sapeva che Orem voleva la spada e quel bastardo fottuto non voleva dargliela. Fu una cosa semplice mettere fuori combattimento Timias con un calcio nelle palle. Pulce gli prese la spada, mentre Timias si contorceva a terra, e la buttò con l’impugnatura in avanti verso l’amico.

L’avrebbe ripresa altrettanto in fretta, se avesse potuto, ma prima che potesse fare altro che lanciare un grido, come aveva fatto Timias, Orem si passò il taglio della spada sulla gola con tutta la sua forza. Il sangue gli riempì la bocca e gli scorse sul petto, e il dolore era più di quanto avesse mai pensato di poter sopportare.

Boccheggiò; il sangue gli scese nei polmoni; ma non doveva essere invano. Si trascinò verso la testa del Cervo, cercò di sollevarsi per far colare il sangue sulle corna. Non aveva più la forza, ma le braccia gli vennero prese dai due lati. Timias e Pulce lo sollevarono, e le corna vennero bagnate dal suo sangue.

Sotto di sé sentì il calore del corpo del Cervo; lo sentì sollevarsi, sentì la grande schiena e le spalle con i loro muscoli guizzanti, e l’odore della pelliccia. Vide le corna staccarsi dalla roccia che le imprigionava, vide le punte brillare di stelle, come soli, come mondi ingioiellati. E si perse fra le cento corna, girando e girando.

Volò, si sollevò con l’acqua fino al soffitto della cisterna, fino al punto dove si infilava nella roccia per emergere nella Casa dell’Acqua. Era intrappolato nell’acqua e non poteva respirare. Non aveva avuto il tempo di respirare a fondo, perciò doveva sollevarsi, doveva sollevarsi e respirare…

Ma no, sopra di lui c’era il fuoco. Doveva scendere nell’acqua, e sarebbe vissuto. Così si immerse, cercando il fondo. Ma non lo trovò. Nella disperazione respirò grandi boccate d’acqua. Ma non era acqua. Era aria pura. Aprì gli occhi.

Era steso sulla schiena del Cervo, ma non si sentiva debole per il sangue perso. Afferrò le corna, e sollevò la testa dal nido di corna. Poi scivolò giù dalla schiena del Cervo.

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