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READ-E-BOOK » Фэнтези » I giorni del cervo [Hart's Hope - it]
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I giorni del cervo [Hart's Hope - it]

Электронная книга - «I giorni del cervo [Hart's Hope - it]». Краткое содержание книги:

Sinistri presagi indicano che da Antiqua è salpata una flotta di navi: navi nere, cariche di neri guerrieri, di strani animali capelluti e di armi che portano una morte senza volto. La guerra è imminente. Il Bene e il Male, come nel più epico dei racconti, esploderanno in una battaglia cruenta alla quale parteciperanno anche forze soprannaturali e magiche. Tutti i popoli del continente, superate le antiche divisioni, si uniranno a combattere con l’esercito del Cervo, guidato dal valoroso Dulkancellin. Gli uomini di pace si trasformeranno in guerrieri, e i guerrieri in eroi. La salvezza del continente dipende dal loro coraggio
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— No — disse lei.

— È stato il tuo corpo a portarlo.

— Io non avrei portato un bambino di dodici mesi.

— È molto bello. Bella mi ha promesso che potrò averlo tutte le volte che vorrò. Non sapevo di desiderare tanto un figlio finché non l’ho visto. Mi ha già sorriso.

— Non amarlo — disse Donnola. — Non lasciare che ti sorrida.

— È stato il tuo corpo a portarlo. Bella ha detto anche che l’hai sentito… quando è stato piantato in te.

Lei annuì, ma girò la faccia.

— Non mi vergogno — disse Orem. — Donnola, ti amo. Ancora prima che mi dicesse che questa non è la tua carne, ti ho amata. Lasciami fingere che vivrò fino a vedere mio figlio diventare uomo. Lasciami fingere che tu sia mia…

— No — disse lei. — Hai già una moglie.

— Davvero? — chiese lui rabbiosamente.

— E io ho un marito.

Orem non disse nulla allora. Solo quando lei ebbe compassione di lui gli toccò la mano, parlò ancora. — Mi sono sbagliato — disse. — Perdonami.

— Io ti perdono sempre. Ancor prima che tu chieda. Piccolo Re, non rinnegherò mio marito per te. E non amerò mai tuo figlio. Ma resterò con te e sarò tua amica fino alla fine di questa folle strada che hai scelto. È abbastanza?

— Cosa ti fa pensare che abbia scelto la mia strada? — Ma non disse altro, e la lasciò dormire.

Queste furono le parole che si dissero, e nessuno dei due sospettò che Orem aveva sbagliato immaginando il proprio futuro. Da quel momento, fino a quando tu giungesti alle porte della città, non parlarono più dell’argomento; anche se furono insieme ogni giorno, Donnola non sospettò mai che Orem pensasse che Bella progettava la sua morte. Donnola gli avrebbe detto la verità, se avesse saputo che lui non sapeva.

Ho sentito dire che ti è stato riferito che la Principessa dei Fiori ti ha tradito per Orem Fianchi-Magri, il Piccolo Re. Naturalmente tu non credi a queste bugie. Ma lo amò come se fosse suo figlio. E rammenta questo, Palicrovoclass="underline" se tu fossi stato fedele alla Principessa dei Fiori, Orem Fianchi-Magri non avrebbe mai potuto essere concepito. Rammenta questo quando giudicherai quello che facemmo mentre tu eri esiliato da Speranza del Cervo.

23

LA LIBERAZIONE DEGLI DÈI

Come Orem parlò con Dio, e apprese la via dalla morte alla vita.
Orem padre

Noi tutti, al palazzo, eravamo troppo abituati alla vita dei ricchi, alle nutrici, alle governanti, ai tutori per i bambini. In tutta la Cittadella della Regina, c’era qualcuno che sapesse cosa voleva dire essere padre? La paternità per noi era un atto di passione, presto dimenticato; ma non per Orem ap Avonap. Ignorando il fatto che il biondo e felice contadino non era sangue del suo sangue, Orem aveva preso parte di quell’uomo semplice dentro di sé, tenendola in serbo per quel tempo. In qualsiasi momento, capitava di vederlo correre per il palazzo con Giovane sulle spalle o, in seguito, che gli trotterellava dietro. Le loro risate potevano essere udite quasi dappertutto. E chiunque volesse essere sicuro di vederli, non doveva fare altro che andare nei giardini, e prima o poi sarebbero apparsi, per rotolarsi nell’erba, per strappare gli steli, per giocare a nascondino.

Bella li guardò mai insieme? Io credo di sì, poiché fu allora che, inesplicabilmente, mi raccontò delle tre lezioni che aveva appreso come figlia del Re. Credo che invidiasse Giovane perché aveva l’amore di un padre. Credo che questo l’amareggiasse, e le rendesse più facile odiare il Piccolo Re suo figlio, quando ne ebbe bisogno.

Ogni poche ore Orem portava il bambino a Bella per dargli da mangiare. Bella osservava Giovane tutto il tempo; Orem ritirava il suo potere dentro di sé quando era con il bambino, perché Bella potesse sempre controllare che suo figlio non avesse altro cibo che il latte succhiato da lei. Orem le consegnava in silenzio il figlio, e Bella altrettanto in silenzio glielo restituiva quando era sazio.

Ogni volta che Orem le dava il figlio, pensava che non l’avrebbe più rivisto; ogni volta che lo riprendeva, gliene era grato, come per un atto di misericordia, perché gli veniva permesso di vivere ancora un poco. E poiché sentiva la morte così vicina, non sprecava neppure un poco del tempo che aveva con Giovane. In quei giorni, se uno desiderava stare con Orem, non aveva altra scelta che stare anche con Giovane.

Di sera, quando Giovane andava a dormire per le sue dodici ore, Orem si ritirava nella sua stanza e passava la notte a combattere contro Bella. Adesso che suo figlio era nato lei aveva più forza, ed era una lotta costante per tenerla lontana da Palicrovol. Qualche volta Orem pensava: Affretto la mia morte spaventando la Regina. Mi ucciderà e si rinnoverà prima. Dovrei smettere di combatterla, e forse mi lascerà vivere.

Ma sapeva che Bella non l’avrebbe risparmiato, e mentre guardava l’armata di Palicrovol crescere, cominciò a sperare che il Re potesse giungere a salvarlo. Questo è quello che disse a Giovane una volta: che il Re poteva salvarlo.

Giovane era un altro miracolo. Come suo padre e suo nonno, Giovane era bianco di pelle e nero di capelli; come sua madre, era bellissimo di viso. Essendo nato di dodici mesi, la sua vita fu rapida, la sua crescita improvvisa. Riusciva a stare seduto dopo una settimana, e a stare in piedi dopo un mese; prima che arrivasse l’estate fuori dal Parco del Palazzo, sapeva camminare, e correre con le sue corte gambe lungo i sentieri, si nascondeva e cercava, e chiamava Papà o Donoa. Se aveva un nome per Bella, non lo disse mai quando loro potevano sentirlo; certe volte Orem si chiedeva se Bella parlasse mai col bambino, o se gli dava da mangiare in silenzio. Gli spuntarono i denti, ma lei continuava ad allattarlo; Orem gli insegnò a riconoscere le lettere che disegnava sulla polvere, e a chiamarle in due sensi, e ancora Bella lo allattava.

Anche Orem trascorreva ore in tranquillità con Giovane, ma non in silenzio. Stavano sdraiati insieme sull’erba del parco e si raccontavano storie. A nessuno era permesso avvicinarsi, perché come se avessero una stessa volontà, entrambi smettevano di parlare all’arrivo di qualcuno. Bella poteva ascoltare, se voleva, con i suoi arcani poteri, anche se di solito dormiva durante il giorno, quando non allattava il piccolo. L’unica persona a cui era permesso ascoltare di persona era Donnola Bocca-di-Verità. Orem le aveva detto del suo gioco, nella speranza che lei avrebbe finto di essere la madre; lei non finse mai di giocare, ma la sua presenza gli permetteva di avere la sua immaginaria famiglia, se voleva. Anche Giovane l’accettava, come se conoscesse il suo cuore.

Si raccontavano storie. Orem raccontava a Giovane storie della sua vita. Come era cresciuto con suo padre, come sua madre non l’avesse mai amato, i racconti della Casa di Dio e come venne salvato dal fuoco; Glasin il Droghiere, Rainer il Falegname, Pulce e i serpenti; tutte le storie, tranne quelle che avrebbero svelato a Bella, se era in ascolto, che Orem era il Pozzo, il suo nemico. Donnola ascoltò tutte le sue storie e le ricordò.

E anche Giovane raccontava delle storie. Nella sua impossibile vocetta da infante, pronunciando le S blese e trasformando le G in GZ, raccontava le sue storie con faccia seria, e qualche volta si immedesimava talmente che piangeva, e qualche volta si divertiva tanto che rideva. C’era della saggezza nelle sue storie, e non sono state tutte dimenticate.

La storia del vitello da latte

Una volta c’era un vitellino che aveva fame. Voleva succhiare il latte, ma sua madre gli disse: — Vai via, mi stanchi. — Così andò da suo padre, ma il toro disse: — Vai via, non ho le mammelle. — Così il vitellino bevve dalla pozza nei boschi e sulla testa gli crebbero delle corna tanto grandi e pesanti che non poté tenerla sollevata e morì.

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