La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
A un tratto Egwene si accorse che muoversi era diventato assai più faticoso, ed emise un verso irritato, quasi un gemito. Il suo bell’abito era diventato un’armatura in placche di metallo, come quelle della cavalleria pesante di Gareth Bryne. Aveva in testa un elmo aperto sul davanti, con una cresta che imitava la Fiamma di Tar Valon. Era molto irritante. Aveva superato da tempo questa mancanza di controllo.
Cambiò con fermezza l’armatura nell’abito che indossava di solito per incontrare le Sapienti. Doveva solo pensarlo. Una gonna di lana nera e una casacca di algode, le stesse cose che aveva indossato quando studiava con loro, incluso lo scialle con le frange verdi talmente scuro da sembrare nero e la fascia per i capelli. Non incluse i gioielli che portavano le Sapienti, tutta quella moltitudine di collane e bracciali. Le avrebbero riso in faccia. Una donna costruiva la sua collezione nel corso degli anni, non in un sogno.
«Logain si sta dirigendo alla Torre Nera» disse ad alta voce. Di sicuro lei desiderava che fosse così; almeno lì qualcuno lo avrebbe controllato, o così sperava Egwene, e se lo avessero preso e domato di nuovo, Rand non avrebbe potuto accusare nessuna delle Sorelle che seguivano lei. «E Moghedien non ha modo di sapere dove sono.» Quest’ultima frase cercò di farla suonare come una certezza.
«Perché dovresti temere un’Anima dell’Ombra?» domandò una voce alle sue spalle, ed Egwene cercò di spiccare il volo. Si trovava nel tel’aran’rhiod ed era una camminatrice dei sogni, quindi si librò di molto dal pavimento prima di recuperare il controllo. Oh, sì, pensò fluttuando di nuovo verso il basso, sono ben lontana dal commettere tutti questi errori da principiante. Se questa situazione fosse andata avanti, la prossima volta sarebbe sobbalzato al buongiorno di Chesa.
Sperando di non essere arrossita troppo, atterrò lentamente; forse sarebbe riuscita a mantenere un po’ di dignità.
Forse, ma sul vecchio volto di Bair erano visibili più rughe del solito per via di un sorriso che sembrava arrivarle quasi alle orecchie. A differenza delle altre due donne insieme a lei, Bair non poteva incanalare, ma il Potere non aveva nulla a che fare con la capacità di camminare nei sogni. Aveva le stesse conoscenze delle altre, in alcuni ambiti perfino maggiori. Anche Amys sorrideva, benché in maniera contenuta, ma Melarne, con i capelli del colore del sole, non si stava affatto trattenendo.
«Non ho mai visto nessuno...» riuscì a dire Melarne. «Come un coniglio.» Fece un piccolo balzo e salì in aria di un passo.
«Di recente ho causato a Moghedien parecchi problemi.» Egwene fu abbastanza fiera della propria compostezza. Melarne le piaceva — quella donna era molto meno spinosa da quando era incinta, di due gemelle — ma in quel momento l’avrebbe strangolata molto volentieri. «Io e alcune mie amiche abbiamo ferito il suo orgoglio, ecco tutto. Credo che le piacerebbe farmela pagare.» Cambiò i vestiti d’impulso ancora una volta, indossando il tipo di abiti da cavallo che ora usava quotidianamente, in una splendente seta verde. Il Gran Serpente le girava intorno al dito. Non poteva dire tutto a quelle donne, ma erano anche sue amiche e meritavano di sapere quanto più possibile la verità.
«Le ferite dell’orgoglio lasciano segni molto più profondi di quelle della carne.» La voce di Bair era stridula ma forte, una canna di ferro.
«Racconta» chiese Melarne, con un sorriso impaziente. «Come hai fatto a disonorarla?» Anche il sorriso di Bair era pieno di aspettativa. In una terra ostile o s’imparava a ridere delle crudeltà o si passava la vita a piangere; nella Terra delle Tre Piegature, gli Aiel avevano imparato a ridere da molto tempo. Inoltre, umiliare un nemico era da loro considerata un’arte.
Amys osservò i nuovi vestiti di Egwene per un momento, quindi disse: «Credo che questo possa aspettare. Hai detto che siamo qui per parlare.» Fece un cenno in direzione del posto dove alle Sapienti piaceva discutere, sotto la vasta cupola al centro della stanza.
Perché avessero scelto quel punto era un altro mistero che Egwene non riusciva a spiegarsi. Le tre donne, sistemandosi per bene le gonne, si sedettero a gambe incrociate molto vicino a quella che sembrava una spada di cristallo rilucente, un’arma che sbucava dal punto in cui era stata affondata tra le lastre di pietra del pavimento. Le tre Sapienti non badarono affatto alla spada — non faceva parte delle loro profezie —, che veniva ignorata anche dalla gente che appariva di colpo nella Grande Sala, ma sceglievano sempre quel punto per parlare.
La leggendaria Callandor avrebbe davvero funzionato come una spada, nonostante la sua apparenza, ma in realtà era un sa’angreal destinato agli uomini, uno dei più potenti mai creati durante l’Epoca Leggendaria. Egwene rabbrividì al pensiero di uomini in grado di usare simili oggetti. Era stato diverso quando c’era solo Rand. E i Reietti, naturalmente. Ma adesso c’erano questi Asha’man. Con Callandor, un uomo poteva attingere abbastanza dell’Unico Potere da radere al suolo una città in un secondo e devastare tutto per chilometri. Egwene fece il giro largo per non avvicinarsi alla spada, e sollevò di riflesso la gonna. Rand aveva estratto Callandor dal Cuore della Pietra facendo avverare una delle Profezie, quindi l’aveva riposta di nuovo lì per dei motivi noti solo a lui. Aveva anche disseminato di trappole intessute con saidin il punto in cui era conficcata. Trappole che avevano il proprio riflesso anche nel tel’aran’rhiod, e che lì potevano scattare con la stessa efficienza se fosse stato intessuto il flusso sbagliato nelle vicinanze della spada. Certe cose nel tel’aran’rhiod erano fin troppo reali.
Sforzandosi di non pensare alla spada che non era una spada, Egwene si piazzò davanti alle tre Sapienti. Legandosi lo scialle intorno alla vita, le donne si slacciarono la blusa. Era il modo in cui le Aiel si sedevano con le amiche, nelle loro tende sotto al sole. Egwene rimase in piedi, e non le importava se questo la faceva sembrare una supplicante durante un processo. In un certo modo, dentro di sé, lo era. «Non vi ho mai detto perché sono stata convocata e indotta a lasciarvi e voi non me l’avete chiesto.»
«Ce lo dirai quando sarai pronta» rispose Amys con indulgenza. Sembrava avesse la stessa età di Melarne, nonostante i capelli bianchi come quelli di Bair e lunghi fino alla vita — avevano cominciato a cambiare colore quando era poco più grande di Egwene — ma, fra le tre, era lei a comandare, non Bair. Egwene si chiese per la prima volta quanti anni avesse, ma non era una domanda che poteva rivolgere a una Sapiente, proprio come non la si poteva rivolgere a un’Aes Sedai.
«Quando vi ho lasciate ero un’Ammessa. Sapete tutto sulla scissione della Torre Bianca.» Bair scosse il capo e fece una smorfia; sapeva, ma non capiva. Nessuna di loro capiva. Per gli Aiel era impensabile che un clan o una società guerriera si dividesse e andasse contro sé stesso. Forse, ai loro occhi, questo confermava che le Aes Sedai erano meno rispettabili di quanto avrebbero dovuto. Egwene proseguì, sorprendendosi della fermezza e della calma nella propria voce. «Le Sorelle che si oppongono a Elaida mi hanno eletta Amyrlin. Quando Elaida verrà deposta, io siederò sullo scranno dell’Amyrlin Seat, nella Torre Bianca.» Aggiunse la stola a strisce al suo abbigliamento, e attese. Una volta aveva mentito a quelle tre donne, una trasgressione grave secondo le regole del ji’e’toh, e non sapeva come avrebbero reagito a quella verità che aveva finora tenuto nascosta. Sperò che almeno le credessero. Le donne si limitarono a guardarla.