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La corona di spade

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La corona di spade
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Stavolta le stelle non si mossero ma si limitarono a scomparire, e lei si ritrovò appoggiata a una colonna di granito rosso, ansimando come se avesse corso per chilometri, con il cuore che le batteva all’impazzata. Dopo un momento, mentre cercava di riprendere fiato, sì guardò e sentì che le sfuggiva un risolino leggermente isterico. Indossava un abito di seta verde ricamato con un filo dorato in ampie bande che passavano sul corpetto e lungo l’orlo. Quel corpetto le lasciava scoperta una considerevole porzione di seno, più di quanto avrebbe mai lasciato vedere nel mondo reale, e l’ampia cintura d’oro le faceva sembrare la vita molto più sottile che nella realtà. Ma forse lì era davvero più sottile. Nel tel’aran’rhiod era possibile fare qualsiasi cosa. Si avveravano anche i desideri inconsci, se non si era abbastanza prudenti. Gawyn Trakand aveva un pessimo effetto su di lei, davvero pessimo.

In parte Egwene ancora si pentiva di non averlo aspettato, di non essersi lasciata risucchiare nel suo sogno. Risucchiare e assorbire. Se una camminatrice dei sogni amava qualcuno con tutta sé stessa, o l’odiava oltre ogni limite, e soprattutto se il sentimento era corrisposto, poteva facilmente finire nei suoi sogni; attirava il sogno a sé o ne era attratta, come una calamita con delle schegge di ferro. Di sicuro Egwene non odiava Gawyn, ma non poteva permettersi di rimanere intrappolata nel suo sogno, non quella notte, intrappolata fino al momento del suo risveglio, costretta a essere come la vedeva lui, e cioè molto più bella di quanto non fosse in realtà. Stranamente, Gawyn appariva invece meno bello di quanto non fosse. La forza della mente o la capacità di concentrazione non servivano più a nulla quando erano coinvolti sentimenti intensi come amore o odio. Se si entrava in quel tipo di sogni, ci si rimaneva fino al risveglio del sognatore. Ricordando cosa Gawyn sognava di fare con lei, cosa avevano fatto nei suoi sogni, Egwene arrossì.

«È un bene che nessuna delle Adunanti possa vedermi in questo momento» mormorò. «Mi reputerebbero per sempre una ragazzina.» Le donne adulte non si agitavano a quel modo per un uomo, ne era certa. Almeno non quelle dotate di buon senso. Ciò che Gawyn sognava prima o poi sarebbe accaduto, ma quando avrebbe scelto lei. Ottenere il permesso di sua madre avrebbe potuto essere difficile, ma di sicuro non l’avrebbe rifiutato, anche se non l’aveva mai visto. Marin al’Vere si fidava del giudizio delle sue figlie. Adesso la figlia più giovane doveva mostrare un po’ di buon senso e dimenticare certe fantasie fino a quando non fosse giunto un momento migliore.

Quando si guardò intorno, Egwene quasi si pentì di non aver continuato a fantasticare su Gawyn. Colonne imponenti tutto intorno a lei supportavano l’alto soffitto a volta di una grande cupola. Nessuna della lampade dorate appese alle catene in alto era accesa, eppure c’era luce: era semplicemente lì, senza una sorgente, né forte né fioca. Il Cuore della Pietra, nella grande fortezza chiamata la Pietra di Tear. O meglio, la sua versione nel tel’aran’rhiod, per molti versi uguale a quella reale. Era il punto d’incontro con le Sapienti, una loro scelta. Le sembrava un posto strano per delle Aiel. Si sarebbe aspettata qualcosa come il Rhuidean, adesso che era accessibile, o un’altra zona del Deserto Aiel, o anche solo il luogo in cui si trovavano le Sapienti in quel momento. Tutti i posti, tranne gli Stedding degli Ogier, avevano delle immagini riflesse nel Mondo dei Sogni — in realtà c’erano anche gli Stedding, ma erano inaccessibili, proprio come un tempo il Rhuidean. L’accampamento delle Aes Sedai era fuori questione. Diverse Sorelle adesso avevano accesso al ter’angreal che permetteva di entrare nel Mondo dei Sogni e, visto che nessuna sapeva davvero bene come usarlo, partivano spesso dall’accampamento nel tel’aran’rhiod, come se iniziassero un viaggio normale.

Come gli angreal e i sa’angreal, i ter’angreal appartenevano per legge alla Torre Bianca, al di là di chi li avesse con sé in un determinato momento. La Torre li reclamava di rado, almeno quando gli oggetti in questione si trovavano in posti come la Grande Proprietà, nella stessa Pietra di Tear — prima o poi sarebbero comunque finiti nelle mani delle Aes Sedai, e la Torre Bianca era sempre stata brava ad aspettare quando era necessario. Ma quelli che si trovavano ora nelle mani delle Aes Sedai erano doni del Consiglio, per grazia delle singole Adunanti. Più che altro un prestito, e non venivano mai dati via. Elayne aveva imparato a riprodurre i ter’angreal necessari a entrare nel Mondo dei Sogni, e lei e Nynaeve ne avevano presi due, ma gli altri erano nelle mani del Consiglio, insieme a tutti quelli che aveva creato Elayne. Questo significava che Sheriam e la sua cerchia potevano usarli in qualsiasi momento e, quasi di sicuro, potevano farlo anche Lelaine e Romanda, anche se era più probabile che inviassero nel tel’aran’rhiod qualcun’altra al posto loro. Le Aes Sedai avevano ripreso a camminare nei sogni per la prima volta da diversi secoli, e ancora avevano molte difficoltà, generate quasi tutte dalla loro convinzione di poter imparare da sole. Ciò nonostante, Egwene non poteva affatto permettersi che una qualsiasi di quelle donne fosse presente a quel suo incontro.

Come se questo pensiero l’avesse resa più percettiva, sentì di essere osservata da occhi invisibili. Quella sensazione era sempre presente nel tel’aran’rhiod e nemmeno le Sapienti ne conoscevano il motivo, ma questo non escludeva che potessero esserci davvero delle spie. Ed Egwene non stava pensando a Lelaine o Romanda.

Fece scivolare una mano sulla colonna e le girò intorno lentamente, studiando la foresta di granito rosso che si addentrava fra ombre sempre più profonde. La luce che la circondava non era reale: chiunque si fosse nascosto tra quelle ombre avrebbe visto la stessa illuminazione intorno a sé, mentre lei sarebbe rimasta nascosta dall’ombra. La gente appariva all’improvviso, uomini o donne, immagini temporanee che di rado duravano più di pochi attimi. Egwene non era interessata a quelli che sfioravano il Mondo dei Sogni nel sonno; poteva succedere a chiunque, per caso, ma per fortuna del malcapitato di turno, la cosa durava solo pochi istanti, e di rado si protraeva abbastanza da esporlo a uno dei tanti rischi presenti nel tel’aran’rhiod. Anche l’Ajah Nera possedeva dei ter’angreal per sognare, rubati alla Torre. Peggio ancora, Moghedien conosceva il tel’aran’rhiod bene come una qualsiasi camminatrice dei sogni. Forse meglio. Poteva controllare quel luogo e chiunque vi si trovasse con gran facilità.

Per un momento Egwene si pentì di non aver spiato i sogni di Moghedien quando l’altra donna era ancora prigioniera, almeno una volta, sufficiente per imparare a riconoscerli. Ma, se anche vi fosse riuscita, non le avrebbero rivelato dove si trovava in quel momento. C’era anche la possibilità che ci finisse intrappolata contro la sua volontà. Lei di sicuro disprezzava non poco Moghedien, e di sicuro la Reietta la odiava oltre ogni limite. Ciò che accadeva in quei sogni non era reale, meno ancora che nel tel’aran’rhiod, ma lasciava dei ricordi più che concreti. Una notte nelle mani di Moghedien sarebbe stata un incubo che con ogni probabilità avrebbe rivissuto per il resto della sua vita ogni volta che andava a dormire. Forse l’avrebbe tormentata anche da sveglia.

Un altro giro intorno alla colonna. Chi c’era laggiù? Una donna scura e regale con una cuffia tempestata di perle e un abito increspato di merletti apparve fra l’ombra e poi scomparve. Una Tarenese, una somma signora o una che solo in sogno appariva tale. Da sveglia avrebbe potuto essere semplice e malconcia, una contadina o una mercante.

Aveva fatto bene a spiare i sogni di Logain piuttosto che quelli di Moghedien. Non sapeva dove fosse l’uomo, ma forse poteva riuscire a carpire parte dei suoi progetti. Ovviamente, essere assorbita in un suo sogno non sarebbe stato molto più gradevole che finire in quelli di Moghedien. L’uomo odiava tutte le Aes Sedai. Organizzare la sua fuga era stata una delle tante necessità. Sperava solo che il prezzo da pagare non fosse troppo alto. Doveva dimenticarsi di Logain. Il pericolo era Moghedien. Moghedien, che forse l’avrebbe cercata, anche lì. Soprattutto lì. A Moghedien che... .

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