La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Non credo che tu capisca, Madre» si affrettò a dire Nicola. Ma non era spaventata, voleva solo ribadire la sua posizione. «Mi stavo solo preoccupando del fatto che se qualcuno scoprisse che hai...»
Egwene non le diede la possibilità di proseguire. «Oh, ho capito bene, bambina.» Quella sciocca era davvero una bambina, a prescindere dagli anni. Tutte le novizie di una certa età creavano problemi, di solito mostrandosi insolenti con l’Ammessa che doveva dar loro lezione, ma anche la più sciocca aveva abbastanza buonsenso da portare rispetto alle Sorelle. Egwene era furiosa al solo pensiero che quella stupida avesse la sfrontatezza di provare a ricattarla. Nicola e Areina erano un po’ più alte di lei, ma Egwene si portò le mani sui fianchi e si raddrizzò, mentre le due parvero rattrappirsi. «Hai la minima idea di quanto sia grave muovere delle accuse a una Sorella, soprattutto per una novizia? Accuse basate su una conversazione che sostieni di aver sentito fra due uomini che adesso si trovano a migliaia di chilometri da qui... Liana ti spellerebbe viva e ti lascerebbe a strofinare pentole per il resto della tua vita.» Nicola provò ancora una volta a intervenire — adesso con scuse e altre proteste che Egwene non ascoltò, tentativi convulsi di cambiare la situazione — ma lei la ignorò e passò ad Areina. La Cacciatrice indietreggiò ancora di un passo, inumidendosi le labbra e con un’evidente espressione di insicurezza sul viso. «E non credere che tu te la caveresti facilmente. Anche una Cacciatrice può essere trascinata da Tiana per aver detto una cosa simile. Se sei abbastanza fortunata da non venir legata al cerchione di un carro per essere frustata, come si fa con i soldati colti a rubare. Verresti in ogni caso cacciata via, accompagnata unicamente dai tuoi lividi.»
Egwene trasse un profondo respiro e incrociò le braccia sul petto. Così non avrebbero tremato. Le due, quasi terrorizzate, parevano debitamente contrite. Egwene sperava che gli occhi bassi e le spalle curve non fossero una finzione. Era nei suoi diritti spedirle subito da Tiana. Non aveva idea di quale fosse la punizione per aver tentato di ricattare l’Amyrlin Seat, ma le sembrava probabile che potessero cacciarle via dall’accampamento. Nel caso di Nicola, avrebbero dovuto aspettare che le sue insegnanti giudicassero che aveva appreso abbastanza cose sull’incanalare da non farsi del male da sola o ferire qualcun altro per sbaglio, ma la ragazza non sarebbe mai diventata Aes Sedai dopo una simile accusa, e tutto il suo potenziale sarebbe stato sprecato per nulla.
Tuttavia... Qualsiasi donna avesse finto di essere un’Aes Sedai avrebbe subito una punizione talmente dura da farla piangere per anni, ma se si fosse trattato di un’Ammessa allora la reazione sarebbe stata ancora più dura. In ogni caso, ora che erano davvero Sorelle, Nynaeve ed Elayne erano al sicuro. E anche lei. Ma una voce, per quanto vaga, su questi fatti avrebbe indotto il Consiglio a destituirla dalla carica di Amyrlin Seat. E lo stesso sarebbe successo se lei avesse fatto visita a Rand per poi confessarlo al Consiglio. Ovviamente Egwene non permise che le due ragazze scorgessero, o anche solo sospettassero, la sua titubanza.
«Dimenticherò quest’incontro» disse brusca. «Ma se sentirò anche solo un’altra parola a riguardo, da chiunque...» Egwene trasse un corto respiro — se ne avesse sentito parlare, non avrebbe potuto farci molto —, ma a giudicare dal loro sobbalzo le due ragazze lessero nelle sue parole una minaccia assai temibile. «Andate a letto, prima che cambi idea.»
In un istante, Nicola e Areina divennero un turbine di riverenze, profondendosi in una sequela di: «Sì, Madre», «No, Madre» e «Ai tuoi ordini, Madre.»
Poi scapparono via, girandosi indietro a controllarla, ogni passo più veloce del precedente, fino a quando non si misero a correre.
Egwene invece dovette camminare tranquilla, nonostante volesse correre anche lei.
10
Occhi invisibili
Quando giunse alla tenda, Egwene trovò ad aspettarla Selame, una donna magra con il colorito scuro delle Tarenesi e una sicurezza quasi impossibile da scalfire. Chesa aveva ragione, era una donna altezzosa; ma sebbene i suoi modi con le altre cameriere erano arroganti, in compagnia della sua signora era diversa. Non appena Egwene entrò nella tenda, Selame le fece un inchino talmente profondo che sfiorò quasi il pavimento con la testa, allargando la gonna al massimo consentito dalle dimensioni della tenda. Prima che Egwene avesse fatto due passi, la donna scattò per sbottonarle il vestito. Cominciò a rimproverarla. Selame non aveva molto buon senso.
«Oh, Madre, sei di nuovo uscita a capo scoperto.» Come se lei avesse mai indossato una di quelle cuffiette decorate di perle che piacevano tanto alle donne, o quelle cianfrusaglie di velluto ricamato che piacevano a Meri, o i cappelli con le piume di Chesa. «Stai tremando. Non dovresti mai andare in giro senza scialle e parasole, Madre.» In che modo un parasole poteva aiutarla a non tremare? Con il sudore che le colava sempre sulle guance per quanto in fretta lei lo tamponasse, Selame non pensò neppure di chiederle ‘perché’ tremava, il che in fondo era una fortuna. «E sei uscita da sola di notte. Non sta bene, Madre. E poi ci sono quei soldati, uomini rozzi, che non hanno alcun rispetto per le donne, nemmeno per le Aes Sedai, Madre. Semplicemente non avresti dovuto...»
Egwene smise di ascoltarla e lasciò che la svestisse, senza prestarle attenzione. Se le avesse ordinato di tacere avrebbe dovuto sopportare sospiri e sguardi offesi. Nonostante le chiacchiere insensate, Selame la serviva con impegno, anche se trasformava tutto in una danza di inchini elaborati e gesti ossequiosi. Sembrava impossibile che esistessero persone superficiali come Selame, preoccupate sempre e solo dell’apparenza, di ciò che avrebbe pensato la gente. E ‘la gente’, secondo lei, erano solo le Aes Sedai e i nobili, con i loro domestici. Tutti gli altri non contavano, forse credeva che tutti gli altri non pensassero. La sua superficialità era incredibile. Egwene non aveva intenzione di dimenticare chi aveva trovato Selame, come non avrebbe dimenticato chi aveva trovato Meri. Certo, Chesa era stata un ‘regalo’ di Sheriam, ma aveva mostrato di esserle leale in più di un’occasione.
A Egwene sarebbe piaciuto pensare che i tremori che la cameriera aveva scambiato per brividi fossero dovuti alla rabbia, ma sapeva che nello stomaco aveva il tarlo della paura. Aveva fatto molta strada, ma gliene restava ancora tanta da percorrere e non poteva permettere ad Areina o Nicola di metterle il bastone fra le ruote.
Mentre la testa le spuntava da sopra una sottoveste pulita, prestò attenzione a una parte delle chiacchiere di Selame e rimase stupita. «Hai detto latte di pecora?»
«Sì, Madre. La tua pelle è così soffice e niente la manterrà così se non i bagni nel latte di pecora.»
Forse era davvero Un’idiota. Dopo averla fatta uscire, non senza proteste da parte della cameriera, Egwene si spazzolò i capelli, tolse le coperte dalla branda, ripose il braccialetto dell’a’dam ormai inutile in una piccola scatola d’avorio intagliato dove custodiva i suoi pochi gioielli, quindi spense la lampada. Tutto da sola, pensò beffarda al buio. Selame e Meri avranno una crisi isterica.
Prima di andare a letto sollevò un lembo dell’entrata della tenda. Fuori regnava il silenzio, interrotto solo dal verso di un airone che di colpo si trasformò in un grido stridulo. C’erano dei cacciatori in giro. Dopo un momento qualcosa si mosse nell’ombra vicino a una tenda dal lato opposto alla sua. Sembrava una donna.
Per quanto Selame fosse idiota, non poteva escludere che fosse lei a farle la guardia. O Meri, nonostante l’austerità dei suoi sguardi. Ma poteva essere anche qualcun altro. Anche Nicola o Areina, per quanto improbabile. Lasciò ricadere il lembo della tenda con un sorriso. Chiunque fosse la sentinella, quella notte non avrebbe potuto vedere dove andava Egwene.