La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Dice di aver ricevuto una lettera da lei.» Nella mente, rivide l’immagine di Rand che gioiva perché riceveva lettere sia da Elaida sia da Alviarin, poco prima che lei lasciasse Cairhien. «Forse la sua ambizione l’ha indotta a pensare che, con Rand al suo fianco, potrebbe rimpiazzare Elaida. Sempre se ha scritto davvero quella lettera. Rand crede di essere furbo, Leane — e forse lo è —, ma è convinto di non avere bisogno di nessuno.» Avrebbe continuato a pensare di poter controllare tutto da solo, fino a quando una delle tante cose che cercava di controllare non lo avesse schiacciato. «Lo conosco bene, Leane. Stando in compagnia delle Sapienti è diventato un po’ simile a loro, o forse sono le Sapienti che stanno diventando come lui. Qualsiasi cosa pensino le Adunanti, qualsiasi cosa pensiate tutte voi, lo scialle di un’Aes Sedai non gli fa più impressione di quanta ne faccia alle Sapienti.» Prima o poi esaspererà una Sorella a tal punto che questa finirà col reagire, oppure le Aes Sedai commetteranno il grande errore di fargli pressione senza rendersi conto di quanto lui sia forte, di che tempra abbia ormai sviluppato. E una situazione del genere potrebbe essere fatale. Io sono la sola che può trattare con lui e rimanere al sicuro. La sola.»
«Non può certo essere... irritante... come quelle donne aiel» mormorò beffarda Leane. Anche per lei era difficile trovare divertenti le esperienze con le Sapienti.
«Ma questo non ha importanza. Dal momento che l’Amyrlin Seat è tenuta in considerazione quanto la Torre Bianca stessa...» Tra le tende poco lontane, erano apparse due donne che parlavano tra loro passeggiando lentamente. La distanza e il buio nascondevano i loro volti, ma era comunque chiaro che fossero Aes Sedai, lo si capiva dal portamento, dalla certezza che qualsiasi cosa si nascondesse nel buio non avrebbe potuto far loro del male. Nemmeno un’Ammessa prossima allo scialle avrebbe potuto emanare quel tipo di sicurezza. Non ci sarebbe riuscita neppure una regina con il suo esercito. Le due donne si stavano dirigendo verso Leane ed Egwene. Leane sparì rapida nella profonda oscurità tra due carri.
Con un torvo sguardo di frustrazione, Egwene quasi la trascinò fuori perché continuassero la loro passeggiata. Che venisse pure tutto allo scoperto. Avrebbe affrontato il Consiglio, avrebbe detto alle Adunanti che era giunta l’ora di capire che la stola dell’Amyrlin era più che una bella sciarpa. Avrebbe...
Seguì Leane, facendole cenno di proseguire. Di sicuro non avrebbe gettato tutto alle ortiche per un attacco di stizza.
C’era solo una legge alla Torre che limitava espressamente il potere dell’Amyrlin. Un gruppetto di usanze irritanti e un secchio pieno di realtà sconvenienti, ma solo una legge, eppure non avrebbe potuto essere peggio per i suoi propositi. «Dal momento che l’Amyrlin Seat è tenuta in considerazione quanto la Torre Bianca stessa, della quale rappresenta il cuore, non deve esporsi ad alcun pericolo a meno che non vi sia un’estrema necessità; di conseguenza, a meno che il Consiglio non stabilisce che la Torre Bianca è in guerra, l’Amyrlin Seat dovrà chiedere il consenso minoritario del Consiglio della Torre prima di esporsi deliberatamente al pericolo, e dovrà attenersi al responso.» Egwene non sapeva quale incidente causato da un’Amyrlin poteva aver indotto alla creazione di quella legge, ma ormai era in vigore da duemila anni. Per la maggior parte delle Aes Sedai, qualsiasi legge tanto vecchia acquisiva un’aura di sacralità e un cambiamento era impensabile.
Romanda aveva menzionato quella... maledetta legge come se stesse dando lezione a un’alunna particolarmente stupida. Se all’erede al trono di Andor non poteva essere permesso di avvicinarsi a meno di centocinquanta chilometri dal Drago Rinato, dovevano fare assai di più per proteggere l’Amyrlin Seat. Lelaine sembrava quasi piena di rammarico, con ogni probabilità perché era d’accordo con Romanda. E questo parve far ammutolire entrambe. Senza quelle due, il consenso minoritario era fuori portata quanto quello maggioritario. Per la Luce, persino la dichiarazione di guerra richiedeva solo il consenso minoritario! E se non riusciva a ottenere il permesso...
Leane si schiarì la voce. «Non puoi fare molto se vai da lui in segreto, Madre, e il Consiglio prima o poi lo scoprirebbe. Penso che troveresti difficile passare anche un’ora da sola, dopo un fatto simile. Non arriverebbero a metterti delle guardie addosso, ma ci sono altri sistemi. Posso farti esempi da... diverse fonti.» Leane non parlava mai dei verbali segreti in maniera diretta, a meno che non si trovassero dietro uno schermo protettivo.
«Sono così prevedibile?» chiese Egwene dopo un momento. Erano circondate da carri, e sotto i carri si vedevano le sagome scure dei conducenti addormentati, gli stallieri e tutti gli altri che servivano a mantenere in movimento tutti quei veicoli. Era sorprendente la quantità di mezzi di trasporto necessari a oltre trecento Aes Sedai, considerando che erano poche quelle disposte a viaggiare anche per un solo chilometro in un carro o un calesse. Avevano però tende, mobilia, riserve di cibo e migliaia di oggetti necessari alle Sorelle e a chi le serviva. Il rumore più forte che sentivano da quelle parti era il russare degli uomini, simile a un coro di rane.
«No, Madre» rise sommessamente Leane. «Ho solo pensato a ciò che avrei fatto al tuo posto; ma è risaputo che io ho perso tutta la mia dignità e il buonsenso. L’Amyrlin Seat non può certo prendermi come modello. Credo che tu debba lasciare il giovane al’Thor libero di fare ciò che vuole, almeno per ora, mentre ti occupi dei problemi più immediati.»
«Così rischiamo che Rand ci porti tutti al Pozzo del Destino» mormorò Egwene, ma non era un argomento valido. Doveva esserci un modo per occuparsi dei ‘problemi più immediati’ ed evitare che Rand facesse errori pericolosi, ma per il momento lei non lo vedeva. Non rane: il russare degli uomini faceva pensare a cento seghe che tagliavano un tronco nodoso. «Questo è il peggior posto che potevo scegliere per una passeggiata rilassante. Tanto vale che me ne vada a letto.»
Leane chinò il capo. «In questo caso, Madre, perdonami ma c’è un uomo nell’accampamento di lord Bryne... In fondo chi ha mai sentito parlare di una Verde senza nemmeno un Custode?» Dal tono accalorato con cui parlava, sembrava che stesse andando a incontrare un amante. Considerando ciò che Egwene aveva sentito sulle Verdi, forse non c’era molta differenza.
Una volta tornata fra le tende, vide che gli ultimi fuochi erano stati spenti con la terra; nessuno correva dei rischi in quelle terre così aride. Alcune spirali di fumo salivano pigramente dai fuochi che non erano stati spenti bene. Da una tenda proveniva il mormorio assonnato di un uomo, e di tanto in tanto si sentivano colpi di tosse o persone che russavano, ma per il resto l’accampamento era silenzioso e immobile; per questo Egwene fu sorpresa quando una figura uscì dall’ombra davanti a lei, e lo fu ancora di più quando vide che la donna indossava un semplice abito bianco da novizia.
«Madre, ho bisogno di parlarti.»
«Nicola?» Egwene si era riproposta di imparare i nomi di tutte le novizie, compito non facile visto che le Aes Sedai andavano di continuo a caccia di ragazze e donne da addestrare lungo il tragitto che stavano percorrendo. Questo tipo di ricerca non era ancora vista di buon occhio — l’usanza voleva che fossero le ragazze a fare richiesta, il più delle volte recandosi alla Torre — ma le novizie che adesso studiavano nell’accampamento erano dieci volte più numerose di quelle che si erano recate alla Torre Bianca in passato. Nicola era una di cui risultava facile ricordarsi, inoltre Egwene aveva notato che la ragazza la fissava spesso. «Tiana non sarà contenta se scopre che sei ancora in piedi a quest’ora.» Tiana Noselle era la maestra delle novizie, e sapeva essere una spalla su cui trovare conforto quando una novizia aveva bisogno di piangere, ma aveva anche un atteggiamento inamovibile quando si parlava di regole.