Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
Il temporale giunse poco prima del tramonto. Per allora, la maggior parte dei battelli che dovevano risalire il fiume era già salpata, anche se altri erano giunti ad occupare il loro posto lungo i moli di New Orleans. Scoppiò la tempesta, con un fragore terribile come quello prodotto dall’esplosione delle caldaie di un battello, e i lampi brillarono alti nel cielo e la pioggia venne giù scrosciante, torrenziale come un’inondazione di primavera. Marsh era in piedi sotto la tettoia della passeggiata del ponte di coperta, e ascoltava l’acqua battere contro il suo battello, osservando la gente sul molo che correva per trovare riparo. Era rimasto lì a lungo, appoggiato alla ringhiera a pensare, quando improvvisamente Joshua York comparve accanto a lui. «Sta piovendo, Joshua» disse Marsh, e indicò il temporale con i bastone.
«Forse, questo Julian non vorrà venire a trovarci questa sera. Forse non vorrà bagnarsi.»
Joshua York assunse un’espressione stranamente solenne. «Verrà.» Non disse altro. Soltanto: «Verrà.»
E — alla fine — arrivò davvero. Oramai, il temporale si era calmato. La pioggia cadeva giù ancora con insistenza, ma era più gentile, più dolce, simile ad un velo di nebbia. Abner Marsh si trovava ancora sul ponte di coperta quando li vide arrivare. Camminavano velocemente lungo il molo deserto, sdrucciolevole per la pioggia. Perfino a quella distanza, capì chi fossero. C’era qualcosa nel loro modo di camminare, qualcosa di aggraziato e di feroce, colmo di un’orrenda bellezza. Uno di loro procedeva in modo diverso, muovendosi con andatura boriosa ed arrogante, come se, senza riuscirci, tentasse di essere uno di loro, e quando furono più vicini, Marsh vide che si trattava di Billy Tipton la Serpe. Stava goffamente trasportando qualcosa. Abner Marsh entrò nel grande salone. Gli altri erano tutti a tavola: Simon e Katherine, Smith e Brown, Raymond, Jean e Valerie e tutti quelli che Joshua aveva raccolto lungo il fiume. Stavano parlando a bassa voce, ma si zittirono quando Marsh entrò. «Stanno arrivando,» li avvertì Marsh. Joshua York si alzò dal suo posto a capo tavola e andò loro incontro. Abner Marsh andò al bar e si versò del whiskey. Lo bevve tutto d’un fiato, se ne versò un altro e poi ritornò verso il tavolo. Joshua aveva insistito affinché il posto di Marsh fosse quello subito a sinistra del capotavola. La sedia alla sua destra era stata riservata a Damon Julian. Marsh si sedé pesantemente e guardò accigliato il posto vuoto di fronte a lui. E poi èssi entrarono. Marsh notò che solo i quattro uomini della notte erano entrati nel salone. Billy la Serpe era rimasto fuori, e ciò gli fece piacere. C’erano due donne, e un uomo enorme, dal viso pallido, cupo ed accigliato, che si scuoteva la fuliggine dal soprabito. E poi c’era l’altro, e Marsh lo riconobbe all’istante. Era lui. Aveva un volto liscio, senza età, incorniciato da riccioli neri, e somigliava ad un Lord, nel suo abito rosso borgogna e con la camicia di seta dal largo colletto che si increspava sul davanti. Ad un dito portava un anello d’oro con uno zaffiro della grandezza di una zolletta di zucchero, e appuntata alla giacca c’era una spilla, un grosso diamante nero tagliato alla perfezione e incastonato su di una squisita montatura di oro giallo. Attraversò la stanza e poi — girando intorno alla tavola — si fermò vicino al posto riservato a Joshua, dietro la sedia di capotavola. Posò le sue bianche mani lisce sullo schienale della sedia e li guardò, uno ad uno, lungo tutto il tavolo.
E tutti si alzarono.
Prima quei tre che erano venuti con lui, e poi Raymond Ortega, e Cara e poi il resto, uno o due per volta. Valerie fu l’ultima. Tutti nella stanza erano in piedi, eccetto Abner Marsh. Damon Julian sorrise: un caldo e seducente sorriso. «È bello stare insieme a voi tutti ancora una volta,» disse. Il suo sguardo si posò in particolare su Katherine. «Mia cara, quanti anni sono passati? Quanti anni?»
Il sogghigno che illuminò il viso d’avvoltoio della donna era orribile da osservare, pensò Marsh. Decise di prendere l’iniziativa. «Sedetevi,» disse bruscamente a Damon Julian. Lo tirò per la manica. «Sono affamato e abbiamo aspettato abbastanza a lungo per cenare.»
«Sì,» intervenne Joshua e questo ruppe l’incantesimo e ognuno si mise a sedere. Ma Julian prese il posto di Joshua, quello a capotavola. Joshua si avvicinò a Julian. «Vi trovate al mio posto.» La sua voce sembrava piatta e tesa. «Signore, il vostro è quello. Se volete essere così cortese.» York lo indicò con un gesto della mano. I suoi occhi erano fissi su Damon Julian, e Marsh, lanciando un rapido sguardo al viso di Joshua, vi vide il suo potere, la fredda intensità, la determinazione.
Damon Julian sorrise. «Ah» esclamò sommessamente. E si strinse leggermente nelle spalle. «Pardon.» Poi, senza mai volgere lo sguardo verso Joshua York, nemmeno per un istante, si alzò e si sedé al proprio posto. Joshua si accomodò rigidamente sulla sua sedia e fece con le dita un gesto impaziente. Un cameriere uscì in fretta dall’ombra e posò sul tavolo di fronte a York una bottiglia. «Esci, per gentilezza,» ordinò Joshua al giovane. La bottiglia era senza etichetta. Illuminata dalla luce dei lampadari, circondata da argento e cristallo scintillanti, appariva scura e minacciosa. Era stata già aperta. «Voi sapete di cosa si tratta?» chiese con tono piatto Joshua York a Damon Julian.
«Sì.»
York tese una mano, afferrò il bicchiere da vino di Julian e iniziò a versare. Riempì il bicchiere fino all’orlo e lo posò di nuovo di fronte all’altro. «Bevete,» ordinò.
Gli occhi di York erano puntati su Julian. Julian fissava il bicchiere, un lieve sorriso gli tremolava intorno agli angoli della bocca, come se fosse coinvolto in un qualche segreto divertimento. Il grande salone era immerso in un silenzio totale. Da molto lontano, giunse all’orecchio di Marsh il flebile gemito di un battello che arrancava nella pioggia. Quel momento sembrò non avere mai fine.
Damon Julian allungò la mano, prese il bicchiere e bevve. Vuotò il bicchiere in un unico, lungo sorso, e fu come se avesse bevuto anche tutta la tensione che aleggiava nella stanza. Joshua sorrise, Abner Marsh grugnì, e dall’altra parte del tavolo, gli altri si lanciarono sguardi perplessi, circospetti. York riempì altri tre bicchieri e li fece porgere ai compagni di Julian. Tutti e tre bevvero. La conversazione iniziò in bassi sussurri.
Damon Julian sorrise ad Abner Marsh. «Il vostro battello è davvero notevole, Capitano Marsh. Spero che la cena sia ugualmente eccellente.»
«La cena sarà migliore.» Marsh si sentì ritornare alla normalità, muggì un ordine e i camerieri cominciarono a servire il banchetto preparato da Toby. Mangiarono per più di un’ora. Il popolo della notte aveva maniere raffinate ma il loro appetito era simile a quello di qualsiasi uomo di fiume. Si gettarono sul cibo come un branco di scaricatori di porto che avevano appena sentito l’ufficiale gridare, «Alle cibarie!» Tutti, eccetto Damon. Julian mangiò lentamente, quasi con delicatezza, qualche volta fermandosi a gustare il vino, e sorridendo spesso senza alcuna ragione apparente. Marsh aveva già vuotato il suo terzo piatto e quello di Julian era ancora pieno per metà. La conversazione era rilassata e superficiale. Quelli più lontani parlavano a bassa voce e animatamente, così che Marsh non riusciva ad afferrare cosa stessero dicendo. Più vicino a lui, Joshua York e Damon Julian discutevano sul temporale, la calura, il fiume, e il Fevre Dream. Tranne quando parlarono del battello, Abner Marsh si interessò ben poco alla conversazione, preferendo concentrarsi sul suo piatto. Alla fine vennero serviti il caffè e il brandy e poi i camerieri scomparvero e il salone del battello fu vuoto, ad eccezione di Abner Marsh e degli appartenenti al popolo della notte. Marsh assaporò il suo brandy e sentì il rumore che fece mandandolo giù, prima di accorgersi che tutte le conversazioni erano cessate.
«Siamo tutti insieme, infine,» la voce di Joshua era tranquilla, «e questo è uh nuovo inizio per noi, per il Popolo della Notte. Quelli che vivono alla luce del giorno la chiamerebbero una nuova alba.» Sorrise. «Per noi, ‘un nuovo tramonto’ sarebbe una metafora più appropriata. Voi tutti, ascoltate. Lasciate che vi illustri i miei progetti.» Poi Joshua si alzò e cominciò a parlare in tono serio. Per quanto tempo parlò, Abner Marsh non l’avrebbe saputo dire. Lo aveva già sentito parlare di quelle cose in precedenza; la liberazione dalla Sete Rossa, la fine della paura, l’accordo tra il popolo del giorno e quello della notte, i proficui risultati di quella collaborazione, la nuova grande epoca. Joshua parlava e parlava, con eloquenza e passione, e il suo discorso era infiorettato da citazioni poetiche e termini ricercati. Marsh prestò più attenzione agli altri, alla fila di pallidi volti intorno al tavolo. Tutti avevano gli occhi puntati su Joshua, tutti lo stavano ascoltando, in silenzio. Ma non tutti avevano lo stesso atteggiamento. Simon sembrava un po’ nervoso e osservava ora Julian ora York. Jean Ardent guardava rapito e rispettoso, ma le espressioni di altri volti erano vuote e fredde, difficili da interpretare. Raymond Ortega stava sorridendo subdolamente, e l’omone, chiamato Kurt, era accigliato. Valerie appariva nervosa e Katherine — il suo volto severo ed affilato mostrava una tale ripugnanza che Marsh ebbe un sussulto nell’osservarlo.