Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
Ma un’altra parte di sé, la parte più profonda e saggia, sapeva che quello che stavano aspettando non era né il fresco né un cielo terso, e che non ci sarebbe stato nessun sollievo alla calura, all’umidità, agli insetti, alla paura.
Dabbasso, Mike il Peloso ruggiva imprecazioni contro i suoi scaricatori e faceva gesti minacciosi con la nera mazza di ferro tra le mani, ma i rumori della partenza e delle campane e dei fischi degli altri battelli soffocavano le sue parole. Una montagna di merci aspettava sull’argine, quasi un migliaio di tonnellate, la massima capacità del Fevre Dream. A stento un quarto del carico era stato trasportato attraverso la stretta passerella che portava al ponte di coperta. Ci sarebbero volute ore per caricare il resto. Anche se Marsh lo avesse voluto, non avrebbe potuto mandarli via, non con tutto quel carico che attendeva sul molo. Mike il Peloso, Jeffers e il resto avrebbero pensato che era diventato pazzo.
Desiderò di essere capace di dirglielo, come sarebbe stata sua intenzione, e di preparare con loro dei piani d’azione. Ma non c’era tempo. Tutto aveva cominciato a procedere a velocità sin troppo spedita, e quella sera, dopo il tramonto, questo Damon Julian sarebbe venuto a bordo del Fevre Dream per la cena. Non c’era tempo per parlare con Mike il Peloso o Jonathan Jeffers, non c’era tempo per spiegare o persuadere oppure affrontare i dubbi e le domande che avrebbero sicuramente avuto. Così quella sera Abner Marsh sarebbe stato da solo, o quasi solo, soltanto lui e Joshua in una stanza piena di loro, il Popolo della Notte. Marsh non includeva Joshua York con gli altri. In un certo qual modo egli era diverso. E Joshua aveva detto che ogni cosa sarebbe andata per il meglio, Joshua aveva il suo elisir, Joshua era pieno di belle parole e di sogni. Ma Abner Mash aveva i suoi timori.
Il Fevre Dream era tranquillo, quasi deserto. Joshua aveva mandato a terra quasi tutti; quella sera, la cena si sarebbe svolta il più possibile in privato. Ad Abner Marsh quella situazione non piaceva di sicuro, ma non c’era modo di discutere con Joshua quando questi si era messo un’idea in testa. Nel salone la tavola era già stata apparecchiata. Le luci non erano ancora state accese, e il fumo, il vapore e il temporale che stava per scatenarsi all’esterno del battello avevano tutti insieme cospirato per rendere fioca, tetra e stanca la luce che penetrava attraverso gli osteriggi. Marsh aveva l’impressione che il crepuscolo avesse già invaso il salone ed il battello. I tappeti sembravano quasi neri, gli specchi erano pieni di ombre. Dietro lo scuro, lungo bancone di marmo del bar un uomo stava lavando dei bicchieri, ma perfino lui era indistinto, sbiadito. Marsh, nondimeno, gli rivolse un cenno col capo, e si diresse in cucina, situata a poppa della timoniera. Dietro la porta della cucina, scoprì che si stava svolgendo una febbrile attività; due degli sguatteri di Toby stavano rimescolando in grandi pentole di rame o stavano friggendo del pollo in padella, mentre i camerieri oziavano, scherzando tra loro. Marsh sentì l’odore dei dolci che cuocevano negli enormi forni. Gli fece venire l’acquolina alla bocca, ma proseguì, deciso ad ignorarlo. Trovò Toby nella cambusa di tribordo, circondato da file di gabbie piene di polli e piccioni e qualche tordo e anatra. I volatili stavano facendo un baccano terribile. Toby alzò lo sguardo quando Marsh entrò. Il cuoco stava uccidendo dei polli. Tre di essi, senza testa, erano ammucchiati accanto al suo gomito, ed un quarto, che si dibatteva spasmodicamente, era sul ceppo di fronte a lui. Toby impugnava la mannaia. «Salve, Capitano Marsh,» disse sorridendo. Vibrò la mannaia con decisione, con un colpo secco. Sprizzò del sangue, e quando Toby lo lasciò andare, il pollo senza testa si dibatté freneticamente. Le mani di Toby, scure e forti, erano inzuppate di sangue. Se le asciugò sul grembiale. «Cosa posso fare per voi?».
«Voglio solo dirti che stasera, quando la cena sarà terminata, ti voglio giù dalla nave. Servici bene e a puntino, e poi via. E porta con te gli sguatteri e i camerieri. Hai capito? Hai inteso bene quel che ti ho detto?»
«Certo, certo Capitano,» rispose Toby con un largo sorriso. «Sicuro. Terrete una bella festicciola, vero?»
«Non ti preoccupare di questo, assicurati soltanto che vi troviate tutti a terra quando avete terminato il lavoro.» Si voltò per andarsene, con espressione dura. Ma qualcosa lo costrinse a voltarsi di nuovo. «Toby?»
«Sì?»
«Sai che non sono mai stato molto d’accordo sulla schiavitù, anche se non ho fatto granché per combatterla. Avrei voluto, ma quei dannati abolizionisti erano dei tali bigotti. Ma ci ho pensato su, e credo che, dopo tutto, forse avevano ragione. Non si può semplicemente continuare… a servirsi di esseri umani il cui colore della pelle è diverso, come se non fossero delle persone. Capisci cosa voglio dire? Ciò dovrà finire, presto o tardi. Meglio se finirà pacificamente, ma finirà, anche se ci sarà bisogno di un bagno di sangue. Forse è questo quel che gli abolizionisti hanno sempre sostenuto. Cercate di essere ragionevoli, è la sola cosa giusta, ma se non funziona, dovete essere pronti. Alcune cose sono semplicemente ingiuste. E devono cessare.»
Toby lo stava osservando in maniera strana, con espressione assente, anche se continuava a sfregare le mani sul grembiale per asciugarle, avanti e indietro, avanti e indietro. «Capitano,» disse con voce sommessa, «State parlando di abolizionismo. Questo è uno stato schiavista, Capitano. Potreste essere ucciso, se parlate così.»
«Forse, Toby, ma quel che è giusto è giusto, ecco cosa ti dico.»
«Avete fatto del bene al vecchio Toby, Capitano Marsh, dandomi la libertà e permettendomi di cucinare per voi. Questo avete fatto.»
Abner Marsh assentì. «Toby, vai a prendermi un coltello in cucina. Non dirlo a nessuno, capito? Ma prendimi un buon coltello affilato. E che sia tale da poterlo infilare facilmente nel mio stivale. Puoi procurarmene uno adatto alla bisogna?»
«Sì, Capitano Marsh.» Gli occhi di Toby si strinsero leggermente sul suo viso nero e rugoso. «Sissignore.» Poi corse via per obbedire all’ordine.
Abner Marsh camminò con andatura un po’ bizzarra, durante le ore successive, poiché aveva un lungo coltello da cucina ben nascosto in uno dei suoi alti stivali di cuoio. Quando calò la notte, tuttavia, aveva quasi dimenticato di averlo con sé, tanto si era abituato alla sua presenza.