L'ultima fase [Blood Music - it]
- Автор: Бир Грег
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0180-6
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'ultima fase [Blood Music - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula in 1985.
Nominato per i premi Hugo, Campbell e BSFA in 1976.
La ragazza abbracciò sua madre, sentì il suo corpo di solida carne e smise di pensare che tutto fosse un sogno. Era realtà. I suoi fratelli non l’avevano prelevata davvero da casa loro (una cosa simile non sarebbe stata reale… o sì?) ma l’avevano portata lì in ascensore, e lì lei era davanti a sua madre, calda e piena d’amore e desiderosa di nutrire bene la sua bambina.
E oltre le spalle di sua madre, fuori dalla finestra, c’era la città cambiata. Quella non poteva essere un’allucinazione. O poteva?
— Che sta succedendo, Mamma? — domandò, asciugandosi le lacrime e facendo un passo indietro. Guardò Howard e Kenneth.
— L’ultima volta che ti ho vista eravamo in cucina — le ricordò sua madre. — Non mi andava molto di parlare in quel momento. Mi stavano accadendo un sacco di cose.
— Eri malata — balbettò Suzy.
— Sì… e no. Vieni a sederti. Devi avere appetito, eh?
— Se ho dormito per due settimane dovrei essere morta… morta di fame — disse lei.
— Ancora non ci crede — sogghignò Howard.
— Taci tu. — La donna gli accennò di scostarsi. — Neppure voi due ci credereste, al suo posto, no?
Loro ammisero che probabilmente non ci avrebbero creduto.
— Ho fame, però — confessò Suzy. Kenneth le scostò una sedia e la fece accomodare a un tavolo, coperto da un’immacolata tovaglia e con posate d’argento.
— Può darsi che ti abbiamo fatta svegliare in modo troppo fantasioso — sospirò Howard. — Troppo simile a un sogno.
— Sì — annuì Suzy. D’improvviso si sentiva euforica, felice, e non le importava più di sapere cos’era reale. — Voi pagliacci avete esagerato.
Sua madre le riempì un piatto con prosciutto e insalata, e lei indicò con un dito anche la purea di patate e il sugo di carne.
— Tutta roba che fa ingrassare — commentò Kenneth.
— Tsk! — Suzy scrollò le spalle. Infilò con la forchetta una fetta di prosciutto e lo masticò. Reale. Mordicchiò la forchetta. Reale. — Voi sapete cos’è successo?
— Non tutto — disse sua madre, sedendo accanto a lei.
— Noi potremmo essere molto più intelligenti adesso, se volessimo — disse Howard. Per un momento Suzy si sentì ferita; si stava riferendo a lei? Howard s’era sempre vergognato dei propri risultati scolastici; era un lavoratore volonteroso, ma non certo brillante. Tuttavia era sempre stato più intelligente della sua sorellina un po’ tarda.
— Non abbiamo neppure più bisogno dei nostri corpi — disse Kenneth.
— Piano, piano — li ammonì la madre. — È una cosa molto complicata, tesoro.
— Noi siamo i dinosauri, adesso — disse Howard, allungando una mano per prendere una fetta di prosciutto. La esaminò con una smorfia e la rimise nel vassoio.
— Quando eravamo ammalati… — cominciò sua madre.
Suzy depose la forchetta e nel masticare si accigliò, ascoltando non le parole della donna ma qualcos’altro.
Curato te
Rallegrato te
Necessario
— Oh, mio Dio! — disse sottovoce, con la bocca ancora piena di prosciutto. Deglutì il boccone e li guardò. Poi alzò una mano. Sul dorso c’erano alcune linee bianche che si estendevano al polso e all’avambraccio formando lievi disegni sotto la pelle.
— Non aver paura, Suzy — disse sua madre. — Ti prego, non aver paura. Loro ti hanno lasciata stare perché non avrebbero potuto entrare nel tuo corpo senza ucciderti. Tu hai una chimica insolita, cara. E così anche pochi altri. Questo non è più un problema. Ma la scelta è tua, tesoro. Solo, ascolta quello che ti diciamo noi… e loro. Adesso si sono evoluti molto di più, bambina. Sono più capaci di quando entrarono dentro di noi.
— Sono ammalata anch’io adesso, è così? — gemette lei.
— Loro sono così tanti — disse Howard, indicando il panorama esterno — che potresti contare ogni granello di sabbia sulla Terra, e tutte le stelle del cielo, e ancora non raggiungeresti il loro numero.
— Ora ascolta — intervenne Kenneth accostandosi a lei. — Tu hai sempre creduto a quello che io ti dicevo, vero, Fiorellino?
Lei annuì con la docilità di una bambina, forzandosi alla calma.
— Loro non vogliono uccidere né fare del male. Hanno bisogno di noi. Siamo una piccola parte di loro, ma hanno bisogno di noi.
— Sì? — mormorò lei, con voce fievole.
— Loro ci amano — disse sua madre. — Dicono di essere nati da noi, e ci amano come… come tu ami la tua culla, quella nel sottoscala.
— Come noi amiamo Mamma — disse Kenneth. Howard annuì con energia.
— E adesso ti lasciano la scelta.
— Quale scelta? — chiese Suzy. — Sono dentro di me!
— La scelta se continuare a essere quella che sei, o se unirti a noi.
— Ma voi siete di nuovo come me, ora.
Kenneth s’inginocchiò al suo fianco. — A noi piacerebbe mostrarti com’è e come sono loro.
— Ti hanno fatto il lavaggio del cervello — disse lei. — Io voglio rimanere viva!
— Siamo perfino più vivi di prima, con loro — disse sua madre. — Tesoro, non ci hanno fatto il lavaggio del cervello. Ci siamo convinti da soli. All’inizio siamo passati attraverso una faccenda abbastanza spiacevole, però adesso questo non è più necessario. Loro non distruggono niente. Possono prendere ogni cosa dentro di sé, come informazioni, solo che sono più che informazioni…
— Sì, perché tu puoi pensare te stessa dentro di loro, ed essere là, proprio come potresti…
— Tornare qua — terminò Howard.
— Non ho ancora capito cosa volete dire. Loro vogliono che gli regali il mio corpo? Stanno cominciando a cambiarmi, come hanno fatto con voi e con tutta la città?
— Quando sei con loro non hai più bisogno del tuo corpo — disse sua madre. Suzy la fissò inorridita. — Suzy, bambina, noi siamo stati là. E lo sappiamo.
— Siete come una banda di drogati — sussurrò lei. — Mi avete sempre messo in guardia contro i drogati, e tutta la gente che poteva approfittarsi di me. E adesso siete voi che volete lavarmi il cervello. Mi fate mangiare, e cercate di essere gentili e buoni, e io non so neppure se siete davvero mia madre e i miei fratelli.
— Puoi rimanere quella che sei, se questo è ciò che vuoi — disse Kenneth. — Soltanto, loro pensano che tu abbia il diritto di sapere. Se non desideri essere sola e spaventata c’è un’alternativa.
— Ma mi lasceranno il mio corpo? — mormorò lei, fissandosi la mano.
— Se questo è quel che desideri — annuì sua madre.
— Io voglio essere viva, non un fantasma.
— È la tua decisione? — chiese Kenneth.
— Sì — stabilì lei con fermezza.
— E vuoi anche che noi ce ne andiamo?
Lei sentì le lacrime salirle agli occhi e strinse una mano a sua madre. — Sono così confusa — gemette. — Voi non mi raccontereste una bugia così brutta, vero? Voi siete davvero Mamma e Kenny e Howard?
Loro annuirono. — Soltanto migliori — aggiunse Howard.
— Ascolta, sorellina, io non ero il ragazzo più intelligente della città, no? Bravo e buono, forse, ma qualche volta anche duro come una zucca. Ma quando loro sono venuti dentro di me…
— Chi sono loro?
— Sono nati da noi — disse Kenneth. — Sono come le nostre cellule, non come una malattia.
— Sono cellule? — Lei ripensò alle bollicine (aveva scordato come si chiamassero) che aveva visto al microscopio, a scuola. Questo la spaventò ancora di più.
Howard annuì. — E intelligenti, anche. Quando entrarono in me, io mi sentii forte… nella mente. Potevo pensare e ricordare un sacco di cose, perfino cose che non mi erano successe mai. Era come se parlassi al telefono con miliardi di persone intelligenti, tutti amici miei, e che collaboravano tutti…