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L'ultima fase [Blood Music - it]

Электронная книга - «L'ultima fase [Blood Music - it]». Краткое содержание книги:

Vergil Ulam, brillante ricercatore dei Genetron Labs, sta lavorando segretamente ad un esperimento che promette risultati sensazionali, e cioè la produzione di nuclei intelligenti di materia cellulare, capaci di evolversi e di apprendere con straordinaria rapidità. Ma quando Ulam infrange le norme di sicurezza del laboratorio e viene licenziato, si rifiuta di distruggere il frutto delle sue ricerche, come gli è stato ordinato, e decide invece di iniettarsi nel sangue le colonie cellulari, e diventare così egli stesso la cavia di un nuovo straordinario esperimento. Ma sarà il primo di un incredibile processo di mutazione e trasformazione, i cui limiti non sono facilmente immaginabili, perché infatti è subito chiaro che questa forma di intelligenza virale può assorbire e riplasmare qualsiasi materia vivente. Un’epidemia assolutamente inattaccabile, un vero e proprio universo di miliardi di cellule senzienti in frenetica espansione, che lentamente inghiottono l’America del Nord, trasformandola in uno scenario “alieno” che suscita al tempo stesso orrore e meraviglia. Ma si può parlare di catastrofe? O non è piuttosto un nuovo gradino nella scala dell’evoluzione? E che ne sarà dell’umanità, letteralmente trasfigurata da questi microscopici organismi che rappresentano una nuova dimensione di ciò che si può concepire come “vita”?

Nominato per il premio Nebula in 1985.
Nominato per i premi Hugo, Campbell e BSFA in 1976.
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La ragazza abbracciò sua madre, sentì il suo corpo di solida carne e smise di pensare che tutto fosse un sogno. Era realtà. I suoi fratelli non l’avevano prelevata davvero da casa loro (una cosa simile non sarebbe stata reale… o sì?) ma l’avevano portata lì in ascensore, e lì lei era davanti a sua madre, calda e piena d’amore e desiderosa di nutrire bene la sua bambina.

E oltre le spalle di sua madre, fuori dalla finestra, c’era la città cambiata. Quella non poteva essere un’allucinazione. O poteva?

— Che sta succedendo, Mamma? — domandò, asciugandosi le lacrime e facendo un passo indietro. Guardò Howard e Kenneth.

— L’ultima volta che ti ho vista eravamo in cucina — le ricordò sua madre. — Non mi andava molto di parlare in quel momento. Mi stavano accadendo un sacco di cose.

— Eri malata — balbettò Suzy.

— Sì… e no. Vieni a sederti. Devi avere appetito, eh?

— Se ho dormito per due settimane dovrei essere morta… morta di fame — disse lei.

— Ancora non ci crede — sogghignò Howard.

— Taci tu. — La donna gli accennò di scostarsi. — Neppure voi due ci credereste, al suo posto, no?

Loro ammisero che probabilmente non ci avrebbero creduto.

— Ho fame, però — confessò Suzy. Kenneth le scostò una sedia e la fece accomodare a un tavolo, coperto da un’immacolata tovaglia e con posate d’argento.

— Può darsi che ti abbiamo fatta svegliare in modo troppo fantasioso — sospirò Howard. — Troppo simile a un sogno.

— Sì — annuì Suzy. D’improvviso si sentiva euforica, felice, e non le importava più di sapere cos’era reale. — Voi pagliacci avete esagerato.

Sua madre le riempì un piatto con prosciutto e insalata, e lei indicò con un dito anche la purea di patate e il sugo di carne.

— Tutta roba che fa ingrassare — commentò Kenneth.

— Tsk! — Suzy scrollò le spalle. Infilò con la forchetta una fetta di prosciutto e lo masticò. Reale. Mordicchiò la forchetta. Reale. — Voi sapete cos’è successo?

— Non tutto — disse sua madre, sedendo accanto a lei.

— Noi potremmo essere molto più intelligenti adesso, se volessimo — disse Howard. Per un momento Suzy si sentì ferita; si stava riferendo a lei? Howard s’era sempre vergognato dei propri risultati scolastici; era un lavoratore volonteroso, ma non certo brillante. Tuttavia era sempre stato più intelligente della sua sorellina un po’ tarda.

— Non abbiamo neppure più bisogno dei nostri corpi — disse Kenneth.

— Piano, piano — li ammonì la madre. — È una cosa molto complicata, tesoro.

— Noi siamo i dinosauri, adesso — disse Howard, allungando una mano per prendere una fetta di prosciutto. La esaminò con una smorfia e la rimise nel vassoio.

— Quando eravamo ammalati… — cominciò sua madre.

Suzy depose la forchetta e nel masticare si accigliò, ascoltando non le parole della donna ma qualcos’altro.

Curato te

Rallegrato te

Necessario

— Oh, mio Dio! — disse sottovoce, con la bocca ancora piena di prosciutto. Deglutì il boccone e li guardò. Poi alzò una mano. Sul dorso c’erano alcune linee bianche che si estendevano al polso e all’avambraccio formando lievi disegni sotto la pelle.

— Non aver paura, Suzy — disse sua madre. — Ti prego, non aver paura. Loro ti hanno lasciata stare perché non avrebbero potuto entrare nel tuo corpo senza ucciderti. Tu hai una chimica insolita, cara. E così anche pochi altri. Questo non è più un problema. Ma la scelta è tua, tesoro. Solo, ascolta quello che ti diciamo noi… e loro. Adesso si sono evoluti molto di più, bambina. Sono più capaci di quando entrarono dentro di noi.

— Sono ammalata anch’io adesso, è così? — gemette lei.

— Loro sono così tanti — disse Howard, indicando il panorama esterno — che potresti contare ogni granello di sabbia sulla Terra, e tutte le stelle del cielo, e ancora non raggiungeresti il loro numero.

— Ora ascolta — intervenne Kenneth accostandosi a lei. — Tu hai sempre creduto a quello che io ti dicevo, vero, Fiorellino?

Lei annuì con la docilità di una bambina, forzandosi alla calma.

— Loro non vogliono uccidere né fare del male. Hanno bisogno di noi. Siamo una piccola parte di loro, ma hanno bisogno di noi.

— Sì? — mormorò lei, con voce fievole.

— Loro ci amano — disse sua madre. — Dicono di essere nati da noi, e ci amano come… come tu ami la tua culla, quella nel sottoscala.

— Come noi amiamo Mamma — disse Kenneth. Howard annuì con energia.

— E adesso ti lasciano la scelta.

— Quale scelta? — chiese Suzy. — Sono dentro di me!

— La scelta se continuare a essere quella che sei, o se unirti a noi.

— Ma voi siete di nuovo come me, ora.

Kenneth s’inginocchiò al suo fianco. — A noi piacerebbe mostrarti com’è e come sono loro.

— Ti hanno fatto il lavaggio del cervello — disse lei. — Io voglio rimanere viva!

— Siamo perfino più vivi di prima, con loro — disse sua madre. — Tesoro, non ci hanno fatto il lavaggio del cervello. Ci siamo convinti da soli. All’inizio siamo passati attraverso una faccenda abbastanza spiacevole, però adesso questo non è più necessario. Loro non distruggono niente. Possono prendere ogni cosa dentro di sé, come informazioni, solo che sono più che informazioni…

— Sì, perché tu puoi pensare te stessa dentro di loro, ed essere là, proprio come potresti…

— Tornare qua — terminò Howard.

— Non ho ancora capito cosa volete dire. Loro vogliono che gli regali il mio corpo? Stanno cominciando a cambiarmi, come hanno fatto con voi e con tutta la città?

— Quando sei con loro non hai più bisogno del tuo corpo — disse sua madre. Suzy la fissò inorridita. — Suzy, bambina, noi siamo stati là. E lo sappiamo.

— Siete come una banda di drogati — sussurrò lei. — Mi avete sempre messo in guardia contro i drogati, e tutta la gente che poteva approfittarsi di me. E adesso siete voi che volete lavarmi il cervello. Mi fate mangiare, e cercate di essere gentili e buoni, e io non so neppure se siete davvero mia madre e i miei fratelli.

— Puoi rimanere quella che sei, se questo è ciò che vuoi — disse Kenneth. — Soltanto, loro pensano che tu abbia il diritto di sapere. Se non desideri essere sola e spaventata c’è un’alternativa.

— Ma mi lasceranno il mio corpo? — mormorò lei, fissandosi la mano.

— Se questo è quel che desideri — annuì sua madre.

— Io voglio essere viva, non un fantasma.

— È la tua decisione? — chiese Kenneth.

— Sì — stabilì lei con fermezza.

— E vuoi anche che noi ce ne andiamo?

Lei sentì le lacrime salirle agli occhi e strinse una mano a sua madre. — Sono così confusa — gemette. — Voi non mi raccontereste una bugia così brutta, vero? Voi siete davvero Mamma e Kenny e Howard?

Loro annuirono. — Soltanto migliori — aggiunse Howard.

— Ascolta, sorellina, io non ero il ragazzo più intelligente della città, no? Bravo e buono, forse, ma qualche volta anche duro come una zucca. Ma quando loro sono venuti dentro di me…

— Chi sono loro?

— Sono nati da noi — disse Kenneth. — Sono come le nostre cellule, non come una malattia.

— Sono cellule? — Lei ripensò alle bollicine (aveva scordato come si chiamassero) che aveva visto al microscopio, a scuola. Questo la spaventò ancora di più.

Howard annuì. — E intelligenti, anche. Quando entrarono in me, io mi sentii forte… nella mente. Potevo pensare e ricordare un sacco di cose, perfino cose che non mi erano successe mai. Era come se parlassi al telefono con miliardi di persone intelligenti, tutti amici miei, e che collaboravano tutti…

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