L'ultima fase [Blood Music - it]
- Автор: Бир Грег
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0180-6
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'ultima fase [Blood Music - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula in 1985.
Nominato per i premi Hugo, Campbell e BSFA in 1976.
Paulsen-Fuchs si alzò e si toccò l’orologio con fare significativo.
— Paul — disse Bernard. — È per questo che mi censurate le notizie? Perché non sono stato informato dell’attacco nucleare sovietico?
Paulsen-Fuchs non rispose. — C’è altro che tu possa fare per Mr. Gogarty? — chiese.
— Non in questo momento. Io…
— Allora ti lasciamo alle tue meditazioni.
— Aspetta un secondo, Paul. Che diavolo sta succedendo? È chiaro che a Mr. Gogarty piacerebbe dedicarmi altro del suo tempo, e lo stesso vale per me. Perché tutte queste limitazioni?
Gogarty spostava gli occhi dall’uno all’altro, visibilmente imbarazzato.
— La sicurezza, Michael — disse Paulsen-Fuchs. — Sono pignoli, lo sai.
La reazione di Bernard fu una risata improvvisa, secca come un latrato. — Lieto d’averti incontrato, professor Gogarty — disse.
— Anch’io — annuì Gogarty. Il microfono della camera d’osservazione fu spento e i due uomini uscirono. Bernard spostò la tenda del cesso e orinò. Il colore del liquido era d’un rosso porporino.
Non sei tu che li dirigi? Sono loro a comandare te?
— Se non l’aveste ancora capito, io sono un semplice mortale. Che succede alla mia orina? È purpurea.
Fenoli e chetoni vengono scaricati. Noi dobbiamo TRASCORRERE PIÙ TEMPO a studiare la vostra situazione gerarchica.
— Io sono un pesce piccolo — disse lui ad alta voce. — Più piccolo ancora, adesso.
XXXV
Il fuoco scoppiettava gagliardamente, proiettando le tre alte ombre nere sulle storiche e antiche costruzioni di Fort Tejon. In piedi e con le spalle alla fiamma, la leggera gonna che le svolazzava attorno nella fredda brezza serotina, April Ulam si strinse le braccia al petto. Jerry depose il ramo con cui aveva attizzato i ceppi e si volse al fratello. — Allora cos’è che abbiamo visto?
— L’inferno — dichiarò fermamente John.
— Abbiamo visto Los Angeles, signori — disse April dal buio.
— Io non ho riconosciuto niente - sbottò John. — Non era neanche come Livermore, o i campi delle fattorie. Voglio dire…
— Non c’era niente di reale là — terminò Jerry per lui. — Solo un gran… roteare.
April si avvicinò e sedette su un ciocco aggiustandosi la veste sulle ginocchia. — Penso che ciascuno di noi dovrebbe dire ciò che ha visto, descrivendolo meglio che può. Comincerò io, se volete.
Jerry scosse le spalle. John continuò a fissare nel fuoco.
— Credo d’avere riconosciuto la forma della San Fernando Valley. Sono dieci anni dall’ultima volta che ho visitato Los Angeles, ma non ho scordato quelle colline, e c’erano anche Burbank e Glendale… solo che non ricordo bene com’erano a quel tempo. C’era molto smog e faceva caldo, al contrario di oggi.
— Lo smog c’è sempre — la corresse Jerry. — Ma non sembra lo stesso.
— Smog porpora. — John scosse il capo con una risatina.
— Ora, se siamo d’accordo d’avere visto la valle…
— Sì — borbottò Jerry. — Forse era quella.
— Allora c’era qualcosa nella valle, tutto sparso attorno.
— Ma non solido. Non fatto di materia solida — disse sottovoce John.
— Credo anch’io — annuì April. — Energia, allora?
— Sembravano chiazze sparpagliate, come un quadro di Jackson Pollack — disse Jerry.
— O uno di Picasso — aggiunse John.
— Sono d’accordo, signori, con una piccola riserva: a me sembrava molto di più un Max Ernst.
— Non so niente di lui — si accigliò Jerry.
— Qualcosa roteava là in mezzo. Un tornado.
April assentì. — Già. Ma che genere di tornado?
John si sfregò gli occhi con le dita. — Più largo alla base, con spunzoni di tutte le specie che ne schizzavano fuori… come fulmini, ma senza luce. Come ombre di fulmini.
— Che toccavano — disse John — e poi sparivano.
— Un tornado ballerino, magari — suggerì April.
— Sì — dissero i gemelli.
— Io ho visto file di dischi che ondeggiavano dentro e fuori, sotto il tornado — continuò lei. — E voi no?
I due scossero la testa all’unisono.
— E sulle colline luci in movimento, come lucciole che si affollassero verso il cielo. — Negli occhi le brillò ancora uno sguardo esaltato, mentre li abbassava sognanti sul fuoco. John unì le mani dietro la nuca e scosse di nuovo il capo.
— Irreale — disse.
— Proprio così. Del tutto irreale. Ma deve avere una connessione con ciò che ha fatto mio figlio.
— Balle! — brontolò John.
— No — disse Jerry. — Io le credo.
— Se ha cominciato a La Jolla, per spargersi poi dappertutto, dove può essere il luogo in cui la cosa è andata più avanti?
— A La Jolla. — Jerry la guardò con aria interrogativa. — Forse è partita dall’UCSD.
April scosse il capo. — No, a La Jolla, dove Vergil abitava e lavorava. Ma è dilagata in fretta su e giù per la costa. Forse fin giù a San Diego, e poi si è riunita tutta quanta e ha fatto di questo luogo il suo centro.
— Fottute balle — ripeté John.
April disse: — Non possiamo andare a La Jolla, non con quella roba a sbarrarci la strada. E io sono venuta qui per cercare mio figlio.
— Lei è pazza, ecco quello che penso — disse John.
— Non ho idea del perché voi due gentiluomini siete stati risparmiati — disse lei. — Ma è chiaro il perché lo sono stata io.
— Perché è sua madre? — ridacchiò Jerry, annuendo come ad approvare la propria deduzione.
— Esattamente — replicò April. — Perciò, gentiluomini, domani oltrepasseremo queste colline, e se volete potrete venire con me. Altrimenti proseguirò anche da sola e andrò a raggiungere mio figlio.
Jerry tornò serio. — April, questa è una follia. Che farebbe se trovasse qualcosa di veramente pericoloso come un tempesta elettrica o una centrale a energia nucleare sul punto di esplodere?
— Non ci sono centrali a energia nucleare a Los Angeles — disse John. — Ma Jerry ha ragione. È da idioti solo pensare di poter camminare dentro quell’inferno.
— Se mio figlio è li, non mi succederà niente di male — disse April.
Jerry riattizzò rabbiosamente il fuoco. — La porterò fin là — borbottò. — Ma non verrò con lei.
John gettò al fratello un’occhiata dura. — Vi ha dato di volta il cervello a tutti e due.
— Posso sempre andarci a piedi — stabilì cocciutamente April.
Con le mani sui fianchi e una smorfia risentita sul volto John guardava il fratello e April Ulam che camminavano verso il furgone. La dolciastra nebbia purpurea che saliva dal bacino di Los Angeles fin sui pendii alberati sopra Fort Tejon filtrava la luce del mattino, creando un fantomatico panorama senza ombre.
— Ehi! — gridò John. — Maledizione, ehi! Non lasciatemi qui! — Corse dietro a loro.
Il fulgore seguì la strada deserta fino sulla dorsale delle colline, e i tre spinsero lo sguardo sul maelstrom sottostante. Non sembrava molto diverso nel fulgore del sole.
— È come tutti gli incubi che ho avuto in vita mia, arrotolati su in un blocco unico — disse Jerry, che guidava con attenzione.
— Non è un paragone malvagio — annuì April. — Un tornado di sogni. Forse i sogni di tutti quelli che sono stati presi nel cambiamento.
John poggiò le mani sul cruscotto e guardò giù verso la valle. — C’è ancora un miglio di strada libera — disse. — Poi dovremo fermarci.