L'ultima fase [Blood Music - it]
- Автор: Бир Грег
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0180-6
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'ultima fase [Blood Music - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula in 1985.
Nominato per i premi Hugo, Campbell e BSFA in 1976.
Bernard cercò di ritrovare in lui tracce del Vergil Ulam che aveva conosciuto e a cui aveva stretto la mano. Non sembravano essercene molte. Perfino la voce mancava dell’accento e delle lievi esitazioni che ricordava. — Non c’è molto di te qui, è così?
Il fantasma di Vergil scosse il capo. — Non tutto di me è stato trasferito al livello dei noociti, prima che le mie cellule ti infettassero. Spero che da qualche altra parte esistano registrazioni di me più complete. Questa è ben poco adeguata. Ci sarà circa un terzo di me, qui. Quello che è qui, comunque, è rispettato e protetto. L’ombra dell’antenato onorevole, la vaga memoria del creatore. — La sua voce a tratti svaniva, saltando o deformando qualche sillaba. L’immagine vibrava. — La speranza è che i noociti si riuniscano con quelli rimasti a casa mia, ritrovando altre parti di me. Non più che frammenti di una vaso ormai rotto.
La sua figura divenne più evanescente. — Ora devo andare. Sta arrivando qualcos’altro. Qui ci saranno sempre parti di me, ma sospetto che sia tu ad avere la precedenza adesso. Stammi bene.
Bernard rimase solo nella noosfera, circondato da opzioni dalle quali ben difficilmente avrebbe saputo come trarre un vantaggio. Allungò una mano verso le informazioni circostanti. Esse parvero precipirarsi su di lui, come onde di luce che balenavano fra lo zenith e il nadir. Eserciti di dati si univano e si ordinavano, e i suoi ricordi crescevano intorno a lui come un castello di carte, ciascuna rappresentata da una linea di luce.
Le linee gli si rovesciarono addosso.
Lui era stato un essere pensante…
— È un giorno come un altro per te, non è così? — Nadia si volse e salì con passo flessuoso sulla scala mobile del tribunale.
— Non il più divertente — disse lui. Si lasciarono trasportare verso il pianterreno.
— Proprio un giorno come un altro, allora. — Lei aveva un lieve profumo di lavanda, di tè, di pulito. Era sempre stata bella ai suoi occhi, e senza dubbio anche agli occhi degli altri: piccola, bruna, snella, non attraeva immediatamente l’attenzione. Ma pochi minuti in una stessa stanza con lei toglievano ogni dubbio: molti uomini avrebbero fatto carte false per trascorrere ore, giorni, mesi con lei.
Ma non anni. Nadia si annoiava in fretta di tutto, anche di Michael Bernard.
— Torna pure ai tuoi affari, certo — disse lei a mezza discesa. — Alle tue interviste. Ma bada a quel che dirai!
Lui non rispose. Annoiata, Nadia diventava pungente e tormentosa.
— Bene. Adesso ti sei liberato di me — disse lei verso il fondo. — E io mi sono liberata di te.
— Io non sarò mai libero da te — disse Bernard. — Tu hai sempre rappresentato qualcosa d’importante per me. — Lei ruotò sui tacchi altissimi e gli presentò la parte posteriore del suo immacolato abito azzurro di sartoria. Lui la afferrò per un braccio non troppo gentilmente, costringendola a voltarsi faccia a faccia. — Tu eri la mia ultima possibilità d’essere normale. Non amerò più un’altra donna come ho amato te. Bruciavi. Ne amerò altre, ma senza più compromettermi con loro. Non sarò più così ingenuo. — Scesero dalla scala mobile,
— Stai parlando a vanvera, Michael — disse Nadia, stringendo le labbra. — Lasciami andare.
— All’inferno, ti lascio andare! — sibilò lui. — Hai avuto un milione e mezzo di dollari. Dammi qualcosa in cambio.
— Vai a farti fottere! — disse lei.
— Non ti piace fare scene in pubblico, no?
— Stammi lontano!
— Fredda, dignitosa. Eppure potrei costringerti a darmi qualcosa in pagamento, proprio adesso, per quello che mi hai preso.
— Tu, bastardo!
Lui ebbe un tremito e la schiaffeggiò. — Questo per avermi tolto ogni ingenuità. Per tre anni: il primo, meraviglioso… l’ultimo, una regale miseria.
— Io ti ammazzo! — ansimò lei. — Nessuno…
Lui le girò un polpaccio dietro le gambe e la spinse. Nadia cadde a sedere con uno strillo. A gambe spalancate, annaspando sugli scalini dietro di lei, lo fissò rabbiosamente. — Tu, sporco…
— Bruto — terminò lui. — Fredda e razionale brutalità. Non molto diversa da quello che hai fatto subire a me. Ma tu non usavi la forza fisica. Ti divertivi a provocarla.
— Taci — Nadia alzò una mano, e lui la aiutò a rimettersi dignitosamente in piedi.
— Scusami — le disse. In quei tre anni trascorsi insieme non l’aveva mai colpita una sola volta. Sentì una stretta al cuore.
— Scusami un corno. Sei tutto quello che ho sempre detto, tu, bastardo. Tu, miserabile bambinetto!
— Scusami — ripeté lui. La folla di gente che c’era nell’atrio li osservava. Sguardi accigliati, mormoni di disapprovazione. Grazie a Dio non c’erano giornalisti.
— Torna a giocare con i tuoi giocattoli — ringhiò lei. — I tuoi scalpelli, le tue infermiere, i tuoi pazienti. Vai a rovinare la vita a loro, e stai alla larga da me!
Un ricordo più antico.
— Papà. — Era in piedi accanto al letto, a disagio per quell’inversione dei ruoli poiché lì non era un medico ma un visitatore. La stanza odorava di disinfettante e di quello che doveva occultare il disinfettante, acqua di rose o qualcosa di ugualmente dolciastro. L’effetto era da camera mortuaria. Sbatté le palpebre e strinse una mano di suo padre.
Il vecchio (sembrava vecchio, era vecchio, come già svuotato della vita) aprì debolmente gli occhi. Aveva la cornea gialla, occhiaie gonfie, e la pelle color mostarda. Quello che se lo stava portando via un pezzo dopo l’altro era un cancro al fegato. Non aveva richiesto nessun trattamento straordinario, e Bernard aveva portato i suoi avvocati a fare quattro chiacchiere con la direzione dell’ospedale, tanto per assicurarsi che i desideri di suo padre non venissero ignorati (Vuoi che tuo padre muoia? Vuoi assicurarti che muoia più rapidamente? No, si capisce. Vorresti che vivesse per sempre? Sì, oh, sì! Ma questo è impossibile, no?).
Ogni due ore gli veniva dato un antidolorifico potente, una moderna variazione del cocktail di Brompton che era stato il più usato quando Bernard cominciava il suo internato.
— Papà, sono Michael.
— Sì. Ho la testa ancora chiara. Ti riconosco.
— Ursula e Gerald ti salutano.
— Saluta Gerald. Saluta Ursula.
— Come ti senti? (Come vuoi che si senta uno che sta morendo, idiota.)
— Mi sento un rottame adesso, Mike.
— Già. Be’…
— Ora devo parlare.
— Di cosa, papà?
— Tua madre. Perché non è qui?
— Mamma è morta, papà.
— Sì. Questo lo so. La mia mente è chiara. Solo che… non mi sto lamentando, bada… è solo che fa male. — Prese la mano di Bernard e la strinse più forte che poté… una stretta debole. — Qual è la prognosi, figliolo?
— Questo lo sai, papà.
— Non puoi trapiantarmi il cervello?
Bernard sorrise. — Non ancora. Ci stiamo lavorando su.
— Ho paura che non farete in tempo.
— Probabilmente non si farà in tempo.
— Tu e Ursula… andate bene?
— Ci stiamo accordando senza bisogno del tribunale, papà.
— E Gerald come l’ha presa?
— Male. È molto giù.
— Una volta volevo divorziare da tua madre.
Bernard lo fissò, accigliandosi. — Ah!
— Lei aveva una relazione. Ero inferocito. Ho imparato molto, anche. E non ho divorziato da lei.
Bernard non aveva saputo niente di quella faccenda.
— Sai, anche con Ursula…
— È tutto finito, papà. Entrambi abbiamo una relazione, e la mia è una cosa sempre più seria.