L'ultima fase [Blood Music - it]
- Автор: Бир Грег
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0180-6
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'ultima fase [Blood Music - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula in 1985.
Nominato per i premi Hugo, Campbell e BSFA in 1976.
Il ginocchio le si gonfiava, aderendo ai jeans stretti. Pensò che avrebbe potuto tagliare la stoffa, ma poi stabilì che era più saggio levarseli. Con un mugolio scese dallo sgabello e si appoggiò a uno scaffale. In equilibrio su una gamba si slacciò i jeans e contorcendosi un poco li sfilò, togliendone via il ginocchio gonfio con cautela.
Non aveva un brutto aspetto, a parte il lieve gonfiore e una chiazza violacea sotto la rotula. Se lo tastò e le vennero le lacrime agli occhi, non tanto per il dolore quanto per la situazione in cui si trovava. Lì non restava più niente per Suzy McKenzie. Il suo vecchio mondo se n’era andato finché di esso non erano rimasti che nudi edifici, e senza la gente essi erano soltanto scheletri. E presto anche la ragazza di nome Suzy McKenzie se ne sarebbe andata, senza lasciare di sé neanche il ricordo della sua ombra.
Si volse alla finestra che, sopra i bassi scaffali allineati contro la parete, si apriva verso nord.
C’era una nuova Manhattan là fuori, una città-tenda i cui pali erano grattacieli, una città di cubi giocattolo su cui era steso un lenzuolo aderente. Baluginava di un caldo color giallo-miele nel tramonto. Nuova New York, piena di vestiti afflosciati al suolo.
Suzy McKenzie si accovacciò sulla moquette, arrotolò i jeans sotto il ginocchio per tenerlo sollevato e si coprì il volto con le braccia. — Quando mi sveglierò — disse a se stessa, — io sarò Wonder Woman, forte e intelligente. E saprò cosa sta succedendo.
Nel profondo della sua mente, tuttavia, capiva che si sarebbe risvegliata trovandosi abbastanza normale, e che il mondo sarebbe stato sempre il solito.
— Non è una bella prospettiva — mormorò.
Nell’oscurità lunghi filamenti strisciarono avanti sulla moquette, penetrarono negli uffici-cubicolo oltre la vetrata e spensero le bizzarre attività creative dentro di essi.
XXXVII
— Io non appartengo a nessuno. Non sono ciò che ero una volta. Non ho passato. Sono stato liberato da ogni catena e non ho alcun posto dove andare, salvo quello in cui loro vogliono portarmi.
«Ero separato fisicamente dal mondo esterno, e ora lo sono anche mentalmente.
«Il mio lavoro qui è finito.
«Io sto aspettando.
«Sto aspettando.
Davvero tu VUOI viaggiare fra noi, essere fra noi?
— Sì.
Fissa gli occhi sul verde e sull’azzurro e sul rosso del VDT. In quel momento le immagini perdono ogni significato per lui, come se fosse un bambino appena nato. Poi lo schermo, il tavolo che lo sorregge, la tenda della doccia e i muri della camera di contenimento vengono sostituiti da un nulla argenteo.
Michael Bernard sta attraversando un interfaccia.
Egli è codificato.
Non è più conscio delle sensazioni di chi possiede un corpo. Non più movimenti automatici della muscolatura involontaria, non più brontolio di fluidi nell’addome, non più pulsare di sangue e battiti cardicaci. Non più senso dell’equilibrio, tensioni o rilassamenti. È come lasciare una città per entrare di colpo nel cuore di una caverna silenziosa.
Dapprima pensare a se stesso è un crearsi d’immagini granulose e discontinue. Se una cosa simile può essere, lui visualizza se stesso alla base chimica dell’universo, dove tutti gli atomi e le molecole si combinano e si separano scambiandosi rumori silenziosi come guizzanti pesci abissali. È sospeso dentro complesse attività senza suono, incapace di valutare la situazione e incerto su quale sia la sua identità attuale. Parte delle sue facoltà sono momentaneamente escluse. Ma d’un tratto… un sussulto! Lui può analizzare, valutare. I pensieri tornano a folate come foglie spinte dal vento in un prato. Un altro sussulto! Ora è un pigro flusso di gelatina che circola e cola in una tazza fredda.
Il viaggio di Bernard non è ancora neppure all’inizio. Si trova sempre nell’interfaccia, non grande e non piccolo. C’è una parte di lui che continua a giacere nel suo cervello-universo, che continua a inviare i pensieri lungo le cellule invece che dentro le cellule.
La sospensione rotea in un vortice d’incoscienza, i suoi pensieri vengono spinti come un filo nella cruna di un minuscolo ago
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La piccola esplosione che lo proietta oltre l’interfaccia lascia improvvisamente il posto all’ordine e a un senso di semplicità. Non c’è luce, però esiste il suono. Le cellule pulsano, si separano, si contraggono sotto la spinta del fluido. Lui è nel suo stesso sangue. Può tastare e udire le cellule che stanno costruendo il suo nuovo essere, e quelle che non sono direttamente parte di lui. Può udire il fruscio dei microtuboli che si diramano nel suo citoplasma. E ciò che di più notevole riesce a sentire — il sottofondo di ogni sensazione — è il citoplasma stesso.
Questa è infatti la base del suo essere, l’elettrica e fluente sensazione di vita pura. È conscio dell’affilato equilibrio fra l’animazione e la gelatina morta, che affonda le radici nell’ordine, nella gerarchla, nell’interazione. Cooperazione. Lui è un individuo e nello stesso tempo ognuno dei suoi compagni di squadra, gli altri gruppi di centinaia di cellule a monte e a valle del flusso. I compagni più a valle sono come distanti, come chimicamente isolati, quasi fossero nelle profondità di un pozzo; i compagni più a monte sono ricchi e intensi.
Non può decifrare la meccanica dei suoi pensieri più di quanto non lo poteva nel suo cervello-universo. I pensieri emergono dalle reazioni chimiche, dagli interscambi con i compagni di gruppo e dai processi interni alle cellule. Unirsi è pensare, l’interazione è il linguaggio.
Le sensazioni lungo le membrane delle sue cellule sono intense. È lì che lui riceve, avverte la pressione chimico-elettrica dei messaggi molecolari dall’esterno. Contatta un °frammento di dati° sotto forma di un plasmide, lo ingloba per estrarne informazioni, lo assorbe nel suo corpo e duplica quelle parti di lui che saranno necessarie ad altri suoi compagni. Adesso i plasmidi arrivano rapidamente, e intanto che li ingloba e ne assorbe le molecole, come libri da aggiungere a una biblioteca, sente che a lui ritornano pezzi e frammenti di Michael Bernard.
L’immenso Bernard è contenuto in un gruppo di un centinaio di cellule. Ora può rendersi conto che al livello dei noociti c’è davvero un essere umano: lui stesso.
Benvenuto.
— Grazie.
Individua i compagni del gruppo dalle differenze nel sapore, e sono sapori di ogni genere, ricchi e dolci. Il senso di cameratismo è sopraffacente. Lui ama il suo gruppo (come potrebbe amare qualcos’altro?). Ne è parte integrale, tanto amato quanto necessario.
Bruscamente avverte il sapore della parete d’un capillare. Lui è inserito in una squadra di ricerche, e veicola informazioni provenienti da esso fabbricando pacchetti di acidi nucleici. Assorbire, ristrutturare, veicolare, assorbire…
Estrudersi. Passare all’esterno.
Questa è l’istruzione che gli viene data. Lascia il capillare e penetra nel tessuto.
Lasciare un frammento di plasmide nel flusso di dati.
Si è spinto fra le cellule del capillare — cellule connettive, non noociti — e si ferma nella parete. Ora attende l’arrivo di dati sotto forma di strutture proteiche, ormoni e ferormoni, catene di acidi nucleici, o forse dati in forma di cellule °costruite°, virus o batteri addomesticati. Ha bisogno non solo di nutrimento base, facilmente ottenibile dal siero sanguigno, ma del rifornimento di enzimi che gli consentono di assorbire e analizzare i dati, di pensare. Gli enzimi sono forniti da batteri che li fabbricano e li distribuiscono.