L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]
- Автор: Буджолд Лоис Макмастер
- Серия: Chalion (it) #1
- Год: 2003
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-1291-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:
«Tre giorni», ribadì Orico. «Preparati.» E si accinse a lasciare la sala, chiamando a sé i propri servitori.
La maggior parte dei cortigiani se ne andò insieme coi dy Jironal, porgendo loro le congratulazioni di rito. Soltanto i più audaci e curiosi indugiarono nella sala, tendendo le orecchie per cogliere la conversazione che, prevedibilmente, stava per svolgersi tra fratello e sorella.
«Come posso prepararmi in tre giorni? Non c’è neppure il tempo di mandare un corriere fino nella Baocia, e tantomeno quello di avere una risposta da mia madre o da mia nonna…» sibilò Iselle.
«Come tutti sanno, tua madre è troppo malata per poter sostenere la fatica di un viaggio fino a corte, e tua nonna deve rimanere a Valenda per prendersi cura di lei», la interruppe Orico.
«Ma io non…» accennò a ribattere Iselle, ma Orico le aveva ormai dato le spalle e si stava affrettando a uscire dalla sala del trono.
La giovane lo inseguì nella stanza successiva, tallonata da Betriz, Nan e Cazaril, e dopo averlo raggiunto ed essersi piantata di fronte a lui, esclamò: «Orico, io non desidero sposare Dondo dy Jironal!»
«Una dama del tuo rango non si sposa in base alle proprie inclinazioni, ma per fare progredire il proprio casato», la ammonì Orico, in tono severo.
«Ah, è così? Allora spiegami quale vantaggio reca alla Casa di Chalion sprecarmi col figlio minore di un casato secondario! Mio marito avrebbe dovuto portarci una royacy!»
«Questo matrimonio vincola i dy Jironal a me… e a Teidez»
«Direi piuttosto che vincola noi a loro! A mio parere, soltanto una delle due partì ne trae vantaggio!»
«Hai detto che non volevi sposare un principe roknari, e io ho assecondato questo tuo desiderio, anche se le offerte non sono certo mancate… In questa stagione, ne ho già rifiutate due. Pensaci, sorella, e dimostrami un po’ di gratitudine!»
La sta minacciando o supplicando? si ritrovò a pensare Cazaril.
«Inoltre, non desideravi lasciare Chalion. Benissimo, adesso potrai rimanere qui. Volevi sposare un nobile quintariano… e io te ne ho dato uno, che è anche un generale di un sacro Ordine!» sbottò Orico, scrollando le spalle. «Per di più, se ti avessi data in moglie a un sovrano di una potenza troppo vicina ai miei confini, rischiavi di essere usata come scusa per reclamare parte delle mie terre. Con questa scelta, ho fatto del mio meglio per garantire il futuro di Chalion.»
«Lord Dondo ha quarant’anni ed è un ladro, un uomo empio e corrotto! E un libertino! Ed è anche di peggio! Orico, non mi puoi fare questo!» insistette Iselle, in tono sempre più acuto.
«Non intendo ascoltarti», dichiarò lui, premendosi le mani sulle orecchie. «Hai tre giorni di tempo per calmarti e provvedere al tuo guardaroba» Poi fuggì, come da una torre in fiamme, ribadendo: «Non voglio sentire altro!»
Nel corso della giornata, Orico si mostrò deciso a rimanere su quella posizione. Durante quel pomeriggio, Iselle tentò per ben quattro volte di andare nel suo alloggio per rinnovare la propria supplica, ma ogni volta lui la fece allontanare dalle guardie, arrivando poi addirittura ad abbandonare il castello per installarsi in un capanno di caccia tra le querce, una mossa che indicava una notevole vigliaccheria.
Quando lo venne a sapere, CazariI si augurò che il tetto perdesse e che la pioggia gelida colasse a raffreddare la testa del sovrano.
Quella notte, il Castillar dormì molto male e al mattino, quando si avventurò al piano di sopra, si ritrovò davanti tre donne che non avevano chiuso occhio.
Iselle lo trascinò per una manica fino al suo salotto, lo fece sedere nella rientranza della finestra e si protese in avanti, per sussurrargli con voce tesa: «Cazaril, potete procurare quattro cavalli? O anche tre, due, o perfino uno soltanto? Ci ho pensato, ho passato tutta la notte a riflettere, e sono giunta alla conclusione che l’unica soluzione sia la fuga».
«Anch’io ci ho pensato a lungo», sospirò Cazaril. «Per prima cosa, mi stanno sorvegliando. La scorsa notte, quando ho cercato di lasciare il castello, due guardie mi hanno accompagnato… per la mia protezione, hanno detto. Potrei anche ucciderne o corromperne una, ma non due.»
«Potremmo uscire a cavallo fingendo di andare a caccia», suggerì Iselle.
«Con questa pioggia?» replicò Cazaril, indicando la pioggerella che colava lungo la finestra, velando di caligine la valle al punto di rendere impossibile scorgere il burrone sottostante e trasformando i nudi rami degli alberi in macchie scure. «Inoltre, anche se ci permettessero di uscire, senza dubbio ci farebbero accompagnare da una scorta armata.»
«Se potessimo acquisire soltanto un po’ di vantaggio…»
«Cosa potremmo fare? Una volta raggiunti, per prima cosa le guardie mi tirerebbero giù di sella e mi taglierebbero la testa, lasciandomi in pasto alle volpi e ai corvi, poi vi riporterebbero qui. E se pure, per qualche miracolo, non dovessero raggiungerci, sapete dirmi dove potremmo andare?»
«Verso un confine… un confine qualsiasi.»
«Brajar e l’Ibra meridionale vi rimanderebbero subito indietro per far piacere a Orico, mentre i cinque principati e la Volpe di Ibra vi terrebbero come ostaggio. Quanto alla Darthaca… per arrivarci, dovremmo attraversare metà Chalion e tutto l’Ibra meridionale. Temo proprio che la cosa non sia realizzabile, Royesse.»
«Che altro posso fare?» domandò Iselle, con una nota di disperazione nella voce.
«Nessuno può essere costretto al matrimonio, ed entrambe le parti devono dare liberamente il loro assenso davanti agli Dei. Se avrete il coraggio di presentarvi alla cerimonia e di opporre un semplice rifiuto, il matrimonio non potrà essere celebrato. Credete di poterlo fare?»
«Ma certo», ribatté lei, serrando le labbra. «Però… cosa succederà, dopo? Mi pare che adesso siate voi a non considerare tutti gli aspetti della situazione: credete che a quel punto Lord Dondo sarebbe disposto a rinunciare?»
«Tutti sanno che un matrimonio contratto con la forza non è valido», insistette Cazaril scuotendo il capo. «Aggrappatevi a questo pensiero.»
«Ah, Cazaril, voi non capite», esclamò Iselle, scuotendo il capo, angosciata e spazientita.
Sul momento, il Castillar interpretò quell’affermazione come un lamento giovanile, ma, quel pomeriggio stesso, Dondo si presentò nelle camere della Royesse per fare opera di persuasione.
Come richiedevano le regole, le porte del salotto della Royesse vennero lasciate aperte, e una guardia armata prese posto su ciascuna soglia, in modo da tenere lontani sia Cazaril, da un lato, sia Nan dy Vrit e Betriz dall’altro. Il Castillar non riuscì quindi a cogliere più di una parola su tre della rabbiosa discussione, condotta peraltro a bassa voce, che si stava svolgendo tra il massiccio cortigiano e la Royesse. Alla fine, però, Dondo se ne andò a grandi passi, con un’espressione di selvaggia soddisfazione dipinta sul volto, e Iselle si accasciò sul sedile antistante la finestra, ansimando per il terrore e l’ira che l’attanagliavano.
«Ha detto… che mi prenderà comunque, anche se non darò le risposte di rito», spiegò con voce soffocata, aggrappandosi a Betriz. «E quando ho ribattuto che Orico non gli avrebbe mai permesso di violentare sua sorella, mi ha chiesto di spiegargli per quale motivo sarebbe intervenuto, dato che aveva permesso a lui e a suo fratello di violentare sua moglie. Infatti, giacché la Royina Sara non riusciva a concepire, nel letto di Orico sono state… infilate dame, fanciulle e prostitute, per tacere di cose ancor più disgustose. Ma mio fratello si è rivelato del tutto impotente e allora i dy Jironal lo hanno persuaso a lasciarli… provare con sua moglie. Dondo e suo fratello l’hanno posseduta ogni notte, per un anno, uno alla volta o insieme, finché lei non ha minacciato di uccidersi. Dondo ha sostenuto che mi avrebbe posseduta fino a quando non avesse piantato il suo seme nel mio grembo, aggiungendo che, una volta incinta, non avrei più fatto tante storie nell’accettarlo come marito.» Iselle sbatté le palpebre sugli occhi velati di lacrime e spostò lo sguardo su Cazaril, le labbra ritratte sui denti in un’espressione che era quasi un ringhio. «Ha detto che il mio ventre si sarebbe fatto molto grosso, perché sono bassa di statura. Cazaril, quanto coraggio credete che mi possa servire per pronunciare un semplice no? E cosa succede se il coraggio non fa nessuna differenza?»