L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]
- Автор: Буджолд Лоис Макмастер
- Серия: Chalion (it) #1
- Год: 2003
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-1291-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:
Anche se le diverse tonalità di rosso contrastavano leggermente, nel complesso il gruppetto creava un effetto sgargiante che sfidava l’atmosfera deprimente generata dalla pioggia.
In fretta, i quattro si diressero verso la grande Torre di Ias, attraversando il fradicio cortile acciottolato e passando accanto alla Torre di Fonsa, dove tutti i corvi parevano aver cercato rifugio nel nido… No, non proprio tutti, considerato che un certo uccello, cui mancavano due penne della coda, sbucò dalla pioggia e calò in picchiata verso Cazaril, stridendo Caz, Caz! Temendo che il volatile gli macchiasse la sopravveste bianca, lo schivò e il corvo completò il suo volo circolare, tornando ad appollaiarsi sul tetto in rovina con un triste stridio.
Nella sala del trono di Orico, vividamente illuminata dai candelabri a parete che dissipavano il grigiore autunnale, c’erano almeno due dozzine di cortigiani. Avvolto nelle vesti formali della sua carica, e con la corona in testa, Orico sedeva sul trono, ma senza la Royina Sara al suo fianco. Accanto a lui, alla sua destra e su un seggio più basso, c’era invece Teidez.
Baciata la mano al sovrano, Iselle e il suo seguito presero posto a loro volta. Iselle si accomodò su una sedia più piccola, alla sinistra di quella riservata a Sara, e gli altri rimasero in piedi alle sue spalle.
Sorridendo, Orico diede inizio alle elargizioni previste per quel giorno, assegnando a Teidez i proventi di altre quattro città per il proprio sostentamento, cosa per cui il giovane lo ringraziò col baciamano previsto dall’etichetta di corte e con un breve discorso. Evidentemente, la notte precedente, Dondo non lo aveva tenuto sveglio fino a tarda ora, dato che il suo volto appariva meno verdastro e malsano del solito.
Poi Orico fece cenno al suo Cancelliere di avvicinarsi e, com’era già stato annunciato, gli consegnò le lettere di nomina e la spada in cambio del giuramento che lo rendeva il nuovo Provincar dell’Ildar. Alcuni nobili minori della provincia dell’Ildar procedettero quindi a prestare il giuramento di fedeltà a dy Jironal.
Più spettacolare e imprevisto fu l’atto che seguì: il re e dy Jironal, insieme, trasferirono infatti il titolo di March dy Jironal, insieme con le città e con le tasse a esso connessi, a Lord Dondo, ora il nuovo March dy Jironal.
Iselle rimase sorpresa, ma anche palesemente compiaciuta, quando suo fratello le assegnò i proventi di sei città per il proprio sostentamento. Non era di certo una donazione affrettata, dato che, fino a quel momento, le sue disponibilità economiche erano state assai scarse, almeno per una Royesse. Mentre Iselle pronunciava un cortese discorsetto di ringraziamento, la mente di Cazaril cominciò a elaborare una successione di possibilità: con quel denaro, Iselle avrebbe potuto permettersi una propria compagnia di guardie, al posto degli uomini prestati dalla Provincara e condivisi con Teidez? Se sì, lui avrebbe potuto sceglierli di persona… E poi Iselle avrebbe potuto anche insediarsi in una casa propria, in città, protetta da quelle guardie…
Iselle tornò al suo posto, sulla piattaforma, e si assestò le gonne, il volto adesso sereno, privo di quella tensione che non era apparsa evidente a nessuno finché non si era dissolta.
«E ora sono lieto di annunciare la più meritata e desiderata tra le ricompense oggi elargite», disse Orico, schiarendosi la gola, «Iselle, alzati, ti prego», proseguì, alzandosi a sua volta e protendendo la mano verso la sorellastra. Perplessa, ma sorridente, Iselle obbedì e gli si mise al fianco. «March dy Jironal, venite avanti», ordinò allora Orico.
Vestito con la tenuta di gala propria del generale del sacro Ordine della Figlia, e accompagnato da un paggio che indossava la livrea dei dy Jironal, Lord Dondo raggiunse Orico sull’altro lato.
Che cosa mai avrà in mente Orico? si chiese Cazaril, agghiacciato.
«Il mio amato e fedele Cancelliere e Provincar dy Jironal mi ha supplicato per avere il dono di un legame di sangue col mio casato e, dopo aver riflettuto, sono giunto alla conclusione che è per me una gioia assecondare il suo desiderio», dichiarò Orico, che però appariva più nervoso che felice. «Il Cancelliere ha chiesto la mano di mia sorella Iselle per suo fratello, il nuovo March dy Jironal. Di mia libera volontà, acconsento e suggello questo fidanzamento.» Girò verso l’alto il palmo massiccio di Dondo, accostando a esso la mano snella di Iselle e congiungendo le due mani all’altezza del proprio petto, prima d’indietreggiare.
Pallidissima in volto, Iselle rimase del tutto immobile, fissando Dondo come se non riuscisse a credere a ciò che aveva sentito; quanto a Cazaril, il sangue gli stava pulsando nelle orecchie con una violenza martellante, assordandolo. Non riusciva quasi a respirare.
«Come dono di fidanzamento, mia cara Royesse, credo di aver intuito che il tuo più grande desiderio fosse quello di completare la tua parure», disse Dondo a Iselle, chiamando a sé il paggio con un cenno.
«Hai intuito che desidero una città costiera, con un porto eccellente?» ribatté Iselle, continuando a fissarlo con totale distacco.
Dondo soffocò una risata e le volse le spalle. Il paggio aprì il cofanetto di cuoio lavorato, rivelando una tiara di perle e argento che Dondo sollevò a beneficio della corte. Gli amici del Lord risposero a quel gesto con un applauso. Cazaril, invece, serrò la mano intorno all’impugnatura della spada, calcolando quali probabilità aveva di estrarla e di scattare in un affondo… ma soltanto per concludere che sarebbe stato falciato prima ancora di poter muovere qualche passo.
Quando poi Dondo sollevò la tiara per posarla sulla testa di Iselle, lei si ritrasse come una giumenta spaventata.
«Orico…» sussurrò.
«Questo fidanzamento rispecchia la mia volontà e i miei desideri, cara sorella», dichiarò Orico, con voce carica di tensione.
Riluttante all’idea di dover inseguire Iselle con la tiara, Dondo si fermò e scoccò al Roya un’occhiata significativa. Iselle, dal canto suo, era riuscita a reprimere un istintivo grido d’indignazione e adesso stava disperatamente cercando di decidere come rispondere. Per carattere, non avrebbe mai risolto quella difficile situazione fingendo di svenire… «Sire, come ha detto il Provincar della Labran, quando le forze del Generale Dorato si sono riversate oltre le sue mura… questa è decisamente una sorpresa», disse infine.
I cortigiani si abbandonarono a una risatina esitante.
«Non me lo hai detto», aggiunse allora Iselle, a denti stretti e a bassa voce. «Non hai chiesto il mio consenso.»
«Ne parleremo in seguito», ribatté Orico in un sussurro.
Iselle rimase immobile ancora per qualche istante, poi accettò quella risposta con un lieve cenno del capo, e finalmente Dondo poté consegnarle la tiara di perle, chinandosi quindi a baciarle la mano. Tuttavia non pretese il consueto bacio di risposta: a giudicare dall’espressione sorpresa e disgustata di Iselle, c’erano notevoli probabilità che lei potesse morderlo.
Conclusi quei preliminari, il Divino di corte di Orico si fece avanti, abbigliato nelle vesti stagionali del Fratello, e invocò sulla nuova coppia la benedizione di tutti gli Dei.
«Fra tre giorni c’incontreremo qui di nuovo per veder celebrare questa unione», annunciò allora Orico.
«Tre giorni! Tre giorni!» esclamò Iselle, con la voce che cominciava a incrinarsi. «Sire, di certo volevi dire tre anni.»