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L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]

Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:

Da una grande maestra della narrativa fantastica, più volte vincitrice del premio Hugo, un potente racconto di mistero, magia e tradimento. Il destino di un cavaliere, della sua stirpe e di un regno tormentato. Provato nel corpo e nello spirito da una lunghissima prigionia, il comandante Lupe dy Cazaril ritorna nel regno di Chalion, in cui aveva servito come paggio, e viene nominato tutore di Royesse, bella e intelligente sorella dell’erede al trono. Ma quell’occasione di riscatto si trasforma presto in un incubo, poiché Cazaril scopre che a corte proprio quegli uomini che lo hanno tradito ora occupano posti di grande potere. E scopre soprattutto che l’intera stirpe di Chalion è gravata da una terribile maledizione, che non può essere annullata se non con la magia più nera…
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«Lo penso anch’io», ribatté il capitano, ritraendo la mano e accigliandosi.

«Spero che non l’abbiate pagato troppo, perché credo che la pietra sia falsa.»

«È uno smeraldo vero, mio signore.»

«Al vostro posto, lo farei controllare da un tagliatore di gemme. Ultimamente, è per me una continua fonte di stupore constatare quali menzogne gli uomini siano disposti a dire per profitto.»

«È un anello di valore», insistette il capitano, coprendosi una mano con l’altra.

«Io dico che non vale nulla, considerato ciò con cui lo avete barattato.»

Serrando le labbra, il capitano si liberò con uno strattone e si allontanò a grandi passi.

Se questo è un assedio, noi stiamo perdendo, si ritrovò a pensare Cazaril.

Il clima divenne ben presto gelido e piovoso e il livello dei fiumi salì: la stagione del Figlio si avviava al termine. In una sera di pioggia, nel corso di un intrattenimento musicale, Orico si protese verso la sorella. «Domani, a mezzogiorno, vieni col tuo seguito nella sala del trono per assistere all’investitura di dy Jironal, perché al termine avrò alcuni lieti annunci da fare a tutta la corte. Inoltre, metti il tuo abito più elegante e le tue perle… Appena la scorsa notte, Lord Dondo mi diceva che non te le ha mai viste indosso.»

«Non ritengo che mi si addicano», replicò Iselle, scoccando un’occhiata a Cazaril, seduto poco lontano, e abbassando poi lo sguardo sulle proprie mani, serrate in grembo.

«Sciocchezze. Non c’è fanciulla cui non si addicano le perle», ribatté il Roya, interrompendosi per applaudire i musici per il brano vivace che avevano appena eseguito.

Iselle non fece commenti su quel suggerimento finché Cazaril non l’ebbe scortata insieme con le sue dame fino all’anticamera che fungeva da studio. Il Castillar stava per augurare loro la buonanotte e per congedarsi, sbadigliando, quando la Royesse esplose. «Non intendo indossare le perle di quel ladro di Dondo!» esclamò. «Sarei pronta a restituirle all’Ordine della Figlia, se non considerassi un gesto del genere un insulto alla Dea. Quelle perle sono infette, Cazaril. Cosa posso farne?»

«Il Bastardo non è un Dio che guarda troppo per il sottile. Regalatele al Divino, per il suo ospedale dei trovatelli, in modo che le venda per il mantenimento degli orfani», suggerì Cazaril.

«Questo irriterebbe non poco Lord Dondo, che però non potrebbe neppure protestare…» rifletté Iselle. «È una buona idea. Porterete le perle agli orfani, come segno del mio interessamento. Quanto a domani… Indosserò la sopragonna di velluto rosso e l’abito di seta bianca, coi granati che mi ha regalato mia madre. Nessuno potrà rimproverarmi perché ho messo i gioielli di mia madre, no?»

«Ma cosa supponete che intendesse vostro fratello, parlando di lieti annunci?» intervenne Nan dy Vrit. «Credete che abbia già preso una decisione in merito al vostro fidanzamento?»

Per un momento Iselle s’immobilizzò, sconcertata, poi scosse il capo. «No, non è possibile», rispose. «Prima dovrebbero esserci dei negoziati — ambasciatori, lettere, scambi di regali, trattati relativi alla dote — e si dovrebbe ottenere il mio consenso. Dopo, bisogna inviare il mio ritratto al futuro sposo, e io intendo vedere un suo ritratto, chiunque egli sia… Un ritratto vero e onesto, eseguito da un artista inviato da me. Qualora il mio principe fosse grasso, strabico, calvo o con un labbro leporino, potrei anche accettarlo, ma non intendo fidarmi di un ritratto menzognero.»

«Quando verrà il momento, spero che ti tocchi in sorte un uomo avvenente», commentò Betriz, storcendo il naso di fronte alle ipotesi avanzate da Iselle.

«Mi piacerebbe, ma non lo ritengo probabile, considerata la maggior parte dei nobili che ho avuto modo di vedere», sospirò la Royesse. «Credo che mi accontenterò di avere un marito sano, senza assillare gli Dei con preghiere impossibili. Mi basta che sia sano e quintariano.»

«Un atteggiamento molto razionale», interloquì Cazaril, incoraggiando quel modo pratico di vedere le cose, che avrebbe facilitato la vita di tutti, e la sua in particolare, nel prossimo futuro.

«Quest’autunno ci sono stati molti scambi d’inviati coi principati dei roknari», osservò Betriz, un po’ a disagio.

Iselle serrò le labbra di scatto, senza fare commenti.

«In effetti, tra i nobili quintariani di alto rango, le alternative non sono molte», ammise Cazaril.

«Il Roya di Brajar è rimasto di nuovo vedovo», intervenne Nan dy Vrit, con aria dubbiosa.

«È un partito da escludere», dichiarò Iselle, senza esitazioni «Ha cinquantasette anni, la gotta e un Erede già adulto e sposato. A cosa potrebbe mai servirmi generare un figlio che sia in buoni rapporti con suo zio Orico, o con suo zio Teidez, se poi questo figlio non salirà mai al trono?»

«C’è il nipote del Roya di Brajar…» le ricordò Cazaril.

«Ha sette anni! Ne dovrei aspettare altri sette!» protestò Iselle.

Il che non sarebbe una cosa malvagia, pensò Cazaril.

«Adesso è troppo presto e fra sette anni potrebbe essere troppo tardi», mormorò Iselle. «Può accadere qualsiasi cosa nel frattempo. Le persone muoiono, le nazioni entrano in guerra…»

«È vero», annuì Nan dy Vrit. «Quando avevate due anni, vostro padre, il Roya Ias, vi aveva fidanzata con un principe roknari, ma di lì a poco quel povero ragazzo è morto di febbre e l’accordo è stato sciolto. Sareste già partita da due anni per il suo principato…»

«Anche la Volpe di Ibra è vedovo», suggerì Betriz, in tono volutamente provocatorio.

«Ha settant’anni!» esclamò Iselle, con voce soffocata.

«Però non è grasso, e immagino che non dovresti sopportarlo troppo a lungo» le fece notare l’amica.

«Ah! Col carattere che ha, potrebbe vivere altri vent’anni giusto per farmi dispetto. Quanto al suo Erede, è sposato, quindi credo che il suo secondo figlio sia l’unico Royse che abbia più o meno la mia stessa età, ma non è Erede al trono.»

«Per quest’anno, non vi verrà offerto un ibrano, Royesse», intervenne Cazaril. «La Volpe è ancora infuriata con Orico per le sue goffe intromissioni nella guerra nell’Ibra meridionale.»

«Sì, ma… Si dice che i nobili ibrani di alto rango vengano tutti addestrati come ufficiali di marina», obiettò Iselle.

«Di che utilità potrebbe essere questo, per Orico?» sbuffò Nan dy Vrit. «Chalion non possiede neppure un miglio di costa.»

«Cosa che torna a nostro detrimento», mormorò Iselle.

«Quando avevamo Gotorget, e controllavamo quei passi, eravamo quasi nella posizione adatta per calare sul porto di Visping e conquistarlo», affermò Cazaril, in tono di rammarico. «Adesso però abbiamo perso quella base… Royesse, la mia ipotesi è che voi siate destinata a un nobile darthacano. Ecco perché la prossima settimana sarà bene dedicare un po’ di tempo a quelle declinazioni, non credete?»

Iselle assentì, con una smorfia e un sospiro.

Congedatosi con un inchino, Cazaril prese a scendere le scale, riflettendo che, se a Iselle non fosse toccato in sposo un Roya regnante, a lui non sarebbe dispiaciuto un nobile darthacano di confine, il signore di una delle calde province settentrionali della Darthaca. Sia il potere sia la distanza sarebbero infatti stati sufficienti a proteggere Iselle dalle… difficoltà che stava incontrando alla corte di Chalion. Quanto prima fosse riuscita da andarsene da lì, tanto meglio sarebbe stato.

Per lei, o per te? si chiese. Per entrambi, fu la risposta.

Anche se Nan dy Vrit sussultò, portandosi una mano agli occhi come per proteggerli, Cazaril pensò che Iselle appariva luminosa e piena di calore nelle sue vesti color carminio, coi riccioli ambrati che le ricadevano lungo le spalle fin quasi alla cintura. Per essere in armonia con gli altri, Cazaril aveva optato per una tunica di broccato rosso, appartenuta al vecchio Provincar, abbinandola a una sopravveste di lana bianca. Per l’occasione, anche Betriz aveva scelto il suo completo rosso preferito. Solo Nan dy Vrit, asserendo di preferire la sobrietà, si era abbigliata in bianco e nero.

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