Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]
L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]

Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:

Da una grande maestra della narrativa fantastica, più volte vincitrice del premio Hugo, un potente racconto di mistero, magia e tradimento. Il destino di un cavaliere, della sua stirpe e di un regno tormentato. Provato nel corpo e nello spirito da una lunghissima prigionia, il comandante Lupe dy Cazaril ritorna nel regno di Chalion, in cui aveva servito come paggio, e viene nominato tutore di Royesse, bella e intelligente sorella dell’erede al trono. Ma quell’occasione di riscatto si trasforma presto in un incubo, poiché Cazaril scopre che a corte proprio quegli uomini che lo hanno tradito ora occupano posti di grande potere. E scopre soprattutto che l’intera stirpe di Chalion è gravata da una terribile maledizione, che non può essere annullata se non con la magia più nera…
1 ... 48 49 50 51 52 53 54 55 56 ... 148
Перейти на страницу:

Immediatamente dy Maroc allargò le braccia con aria speranzosa: sembrava chiedersi se gli sarebbe stato concesso afferrare il volatile a mezz’aria, qualora gli fosse passato sopra. Cazaril, che era sul punto di gridare Caz, Caz, fu invece assalito da una curiosità teologica: che cos’altro avrebbe potuto rivelargli quella prova, considerato che lui conosceva già la verità? Rimase allora immobile e in silenzio, le labbra socchiuse, osservando il corvo che, ignorando la finestra aperta, volava dritto verso di lui.

«Bene, bravo», sussurrò al volatile, quando esso gli affondò gli artigli nella spalla, dondolandosi sulle zampe. Poi, inclinato all’indietro il becco nero, il corvo lo fissò con occhi scintillanti e inespressivi.

Da un lato della stanza, Iselle e Betriz presero a saltellare e a gridare di gioia, abbracciandosi con tale impeto che per poco il corvo non spiccò di nuovo il volo, spaventato. Accanto a loro, dy Sanda si concesse un cupo sorriso, mentre dy Jironal serrava i denti per l’irritazione e dy Maroc appariva vagamente sgomento.

«Bene», dichiarò Orico, facendo il gesto di spolverarsi le mani grassocce. «La questione è risolta. E adesso, per gli Dei, voglio il mio pranzo!»

Circondato Cazaril come una sorta di guardia d’onore, Iselle, Betriz e dy Sanda lo scortarono fuori della Torre di Ias e nel cortile.

«Come avete fatto a scoprire cosa stava succedendo e venire in mio soccorso?» chiese Cazaril, guardando verso il cielo, nel quale adesso non c’era traccia di corvi.

«Un paggio mi ha informato che sareste stato arrestato stamattina, e sono andato immediatamente dalla Royesse», spiegò dy Sanda.

Cazaril si domandò se anche dy Sanda, come lui, avesse l’abitudine di pagare svariati osservatori, sparsi per il palazzo, per sapere in anticipo ogni novità, e come mai, in quel caso, lui non fosse stato avvertito in tempo dai suoi informatori. «Ti ringrazio per avermi protetto le… Per il tuo intervento tempestivo», replicò, rifiutandosi di proferire la parola spalle. «Sarei già stato allontanato, se non foste venuti tutti in mio soccorso.»

«Non c’è bisogno di ringraziamenti», affermò dy Sanda. «Sono convinto che voi avreste fatto lo stesso per me.»

«Mio fratello aveva bisogno di qualcuno che lo pungolasse», aggiunse Iselle, con una vena di amarezza nella voce. «Lasciato a se stesso, si piega sotto il vento più forte.»

Combattuto tra l’impulso di lodare l’acutezza dell’analisi e quello di rimproverare la giovane per la sua eccessiva franchezza, Cazaril preferì evitare di ribattere e si girò invece verso dy Sanda. «Da quanto tempo questa storia sul mio conto sta circolando a corte?» chiese.

«Credo da quattro o cinque giorni», replicò dy Sanda, scrollando le spalle.

«Noi non ne abbiamo saputo nulla fino a oggi!» protestò Betriz, indignata.

«Probabilmente, è sembrata troppo cruda per le vostre orecchie di fanciulla, mia signora», disse dy Sanda, in tono di scusa, poi accettò i rinnovati ringraziamenti di Cazaril e si congedò dagli altri, per andare a controllare i progressi di Teidez nello studio.

«È stata tutta colpa mia, vero?» commentò allora Betriz, con voce soffocata e aria depressa. «Dondo vi ha attaccato per vendicarsi dello scherzo del maiale. Oh, Lord Caz, mi dispiace!»

«No, mia signora», dichiarò Cazaril, deciso. «Tra Dondo e me esiste una vecchia ruggine che risale a prima… di Gotorget.» La ragazza sembrò rasserenarsi e lui continuò: «Posso tuttavia concedervi che lo scherzo del maiale non ha migliorato le cose, per cui non dovreste davvero rifare una cosa del genere».

Betriz sospirò, ma le sfuggì anche un accenno di sorriso. «Ecco, se non altro ha smesso di cercare d’impormi le sue attenzioni», disse. «Almeno a questo, lo scherzo è servito.»

«Non posso negare che sia un beneficio, ma… Dondo è un uomo potente, quindi v’imploro — imploro entrambe — di girare alla larga da lui.»

«Qui siamo sotto assedio, vero? Io, Teidez e il nostro seguito», osservò Iselle, scoccandogli una rapida occhiata.

«Confido che la situazione non sia così grave», mormorò Cazaril. «D’ora in avanti, però, cercate di agire con maggiore cautela, d’accordo?»

Dopo aver accompagnato le dame nelle loro camere, Cazaril non tornò ai suoi calcoli e scese invece di nuovo le scale, oltrepassando le stalle e raggiungendo il serraglio, dove trovò Umegat nella voliera, intento a persuadere gli uccelli più piccoli a fare una sorta di bagno secco in una bacinella piena di cenere, come terapia preventiva contro i pidocchi. Pulito e ordinato come sempre, col tabarro protetto da un grembiule, il roknari sollevò lo sguardo su di lui e lo accolse con un sorriso, che però Cazaril non ricambiò.

«Umegat, devo saperlo», esordì, senza preamboli. «Siete stato voi a scegliere il corvo oppure è stato lui a scegliere voi?»

«Ha importanza, mio signore?»

«Per me sì!»

«Perché?»

Cazaril aprì la bocca per ribattere, ma la richiuse senza emettere suono. «È stato un trucco, vero?» chiese quindi, in tono quasi di supplica. «Li avete ingannati, portando il corvo che nutro sulla mia finestra. Gli Dei non sono veramente intervenuti in quella stanza, non è così?»

«Il Bastardo è il più subdolo tra gli Dei, mio signore», ribatté Umegat, inarcando le sopracciglia. «Soltanto perché una cosa è un trucco, non è detto che il Dio non c’entri. Temo che così funzionino le cose…» Rivolse un ciangottio all’uccello che aveva in mano, e che aveva finito di svolazzare nella cenere, lo attirò sul proprio dito con un seme prelevato dalla tasca del grembiule, e lo rimise nella vicina gabbia.

«Era il corvo cui do da mangiare», insistette Cazaril, seguendolo verso la gabbia. «È ovvio che sia volato da me. Gli date da mangiare anche voi, vero?»

«Io nutro tutti i corvi sacri della Torre di Fonsa, come fanno anche i paggi, le dame, i visitatori che giungono al castello e gli Accoliti e i Divini dei Templi cittadini. Il vero miracolo di quei corvi è che non siano diventati tanto grassi da non riuscire più a volare», ribatté lo stalliere. Con un’abile torsione del polso afferrò un altro uccello e lo immerse nella ciotola di cenere.

«Voi siete un roknari, ma non appartenete alla fede quaternariana», disse Cazaril, ritraendosi per evitare le nuvolette di cenere.

«No, mio signore», fu la serena risposta di Umegat. «Sono un Devoto quintariano fin da quand’ero giovane.»

«Vi siete convertito al vostro arrivo a Chalion?»

«No, quand’ero ancora nell’Arcipelago.»

«Come… mai non siete stato impiccato per eresia?»

«Sono riuscito a imbarcarmi su una nave per Brajar prima che mi prendessero», spiegò Umegat, con un sorriso d’un tratto più teso.

In effetti, lo stalliere aveva ancora i pollici… Accigliandosi, Cazaril scrutò con maggiore attenzione i fini lineamenti del suo interlocutore. «Che tipo era vostro padre, nell’Arcipelago?» chiese infine.

«Era di mentalità ristretta, ma molto devoto alla sua fede quadruplice.»

«Non era questo che intendevo.»

«Lo so, mio signore, ma lui è morto ormai da vent’anni, e la cosa non ha più importanza. Sono contento di ciò che sono adesso.»

Cazaril si grattò la barba, riflettendo, mentre Umegat prendeva un altro volatile. «Da quanto tempo siete capo stalliere di questo serraglio?» domandò poi.

«Fin dall’inizio, cioè da circa sei anni. Sono arrivato qui col leopardo e coi primi uccelli, come dono.»

«Da parte di chi?»

«Oh, dell’Arcidivino di Cardegoss e dell’Ordine del Bastardo… Un dono in occasione del compleanno del Roya. Da allora, al serraglio sono stati aggiunti molti splendidi animali.»

«È una collezione davvero insolita», convenne Cazaril.

«Sì, mio signore.»

«Quanto insolita?»

1 ... 48 49 50 51 52 53 54 55 56 ... 148
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)