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La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
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Nelle vicinanze, macari altre famiglie avivano fatto l’istisso. E più ancora avrebbero seguito l’esempio, ma c’era il problema dell’acqua che abbisognava farsi arrivare con le autobotti. Mentre parlava, andò in cucina e tornò con un vassoio.

«Dovete assolutamente assaggiare questo parfè di mènnuli all’antica che ho fatto proprio oggi. Che siete venuti a fare da queste parti?»

Mentre si beava a sbafarsi una porzione di semifreddo che era veramente bono, Montalbano le arrispunnì che per una sua inchiesta, ma non disse quale, doviva fare una specie di censimento delle abitazioni di quella zona. E dato che Linda… La signora Cannona l’interruppe:

«Se venivate subito qua, risparmiavate un sacco di tempo. Mio marito questo censimento l’ha già fatto.»

«E perché?»

«Perché c’è forse la possibilità di ottenere l’allacciamento alla rete idrica. Ma bisogna contribuire alle spese e allora mio marito è andato porta a porta, per un mese intero, a spiare chi era disposto… Ma ecco la sua macchina!»

cinque

Il signor Michelangelo Carmona, che la mogliere chiamava Micò, non solo aviva travagliato a Vigàta come geometra comunale, ma era macari un tipo picinoso, preciso fino alla maniacalità. Mentre la signora Carmona nisciva a fare quattro passi con Linda, il geometra principiò a sgombrare il tavolo da tutto quello che ci stava supra, ma non dal vassoio con il parfè di mènnuli che Montalbano abilmente arriniscì a mantiniri a portata di mano. Finito che ebbe, niscì dalla cammara e tornò doppo tanticchia strascinando un’enorme valigia. Aiutato dal commissario, la isò sul tavolo, la raprì e accomenzò a tirare fora carte topografiche, estratti catastali, dichiarazioni giurate, atti di vendita, rogiti notarili, ricevute dell’ufficio del registro e altri fascicoli che in breve cummigliarono il piano del tavolo. Montalbano si mise il vassoio sulle gambe e intanto che Micò era assorto in una misteriosa cernita, pigliato il cucchiaro dal suo piattino che era stato posato provisoriamente supra una seggia allato, attaccò il parfè. Nel frattempo Micò, avendo attrovato i documenti che gli abbisognavano, stava nuovamente riempiendo la valigia, assistimata ’n terra aperta, con tutte le altre carte. A opra finita, stinnicchiò sul piano del tavolo, che a stento la contenne, una grande mappa a mano e pigliò a considerarla pinsosamente che pareva un comandante in capo che studiava il campo di battaglia. In una mano tiniva una para di fogli arrotolati.

«Per favore, commissario, venga vicino a me» fece tirando fora dal taschino della giacchetta una matita gialla.

A malincuore, Montalbano abbandonò il vassoio che però mise al posto delle sue chiappe.

«Questo che sto indicando con la matita è il settore che le interessa, vale a dire il tratto di strada da questo varco di Piano Torretta fino alla villa del dottor Riguccio. Sono cinque chilometri e novecentosettantadue metri. La mappa l’ho fatta io per fare le cose facili. Per comodità, ho segnato le abitazioni con un numero progressivo.»

«Magnifico» disse Montalbano, «ma come faccio a sapere i nomi dei proprietari?»

«Semplicissimo. In questi fogli qua» fece Micò agitando le carte che teneva nella mano «ci sono i nomi e gli indirizzi di tutti. A ogni numero della mappa corrisponde il nome del proprietario.»

«Splendido» disse Montalbano. «E se io volessi sapere quante di queste case hanno un garage in muratura, di quelli chiusi da una saracinesca?»

«Mi dia dieci minuti. Vuole che glielo scriva?»

«Se non le porta fastidio…»

Mentre Micò s’acculava davanti alla valigia rovistando tra le carte, Montalbano tornò alla seggia, levò il vassoio, s’assittò, si rimise il vassoio supra le gambe e ripigliò a mangiare. Micò emerse con in mano una specie di librone che riproduceva piante di case, pigliò macari lui una seggia e s’assittò. Taliava la mappa, taliava il librone, taliava le carte coi nomi e ogni tanto scriviva qualichi cosa su un foglio pulito. Sul vassoio oramà restavano solamente le ultime due cucchiarate di parfè. Per decenza, Montalbano ordinò a se stesso di non mangiarsele e per prudenza, non fidandosi del buon proposito, si susì e andò a posare il vassoio supra la credenza.

«Ecco fatto» disse Micò pruiendo il foglio che aviva scritto. «Qui ci sono i nomi, gli indirizzi e macari i numeri di telefono. Le case coi garage in muratura da queste parti sono scarse, da noi, col tempo che fa, mettono la macchina sotto un pergolato o la lasciano all’aperto. Le occorre altro?»

«Nient’altro, grazie. Lei per me è stato come una miniera d’oro, le sono veramente grato. Una domanda sola: questi dati sono recenti?»

«Li ho raccolti il mese passato. Mi dà una mano a rimettere in ordine tutto prima che torni mia moglie?»

E Montalbano ne approfittò per fare sparire le tracce della colpa, andò in cucina col vassoio e gettò nella munnizza i miseri resti del parfè.

Lasciarono la casa dei Carmona che già faciva scuro. La sirata era chiara e silenziosa, le foglie dell’àrboli non si parlavano tra di loro.

«Mi pare che sia andata bene» fece Linda.

«Già.»

«Micò ci ha risparmiato un sacco di lavoro.»

«Già.»

«Che hai?»

«Niente, riflettevo.»

Potiva dirle che il parfè non aviva nisciuna gana di farsi dissolvere dagli àciti nella panza e combatteva strenuamente?

«Vuoi che ti aiuti con quell’elenco che ti ha dato Micò?»

«Perché no?»

«Ma prima vorrei cenare. La passeggiata con la signora Carmona mi ha fatto venire appetito. Tu ne hai?»

«Beh…»

«Vedo che non sei entusiasta della proposta.»

«Ma no! D’accordo. Hai un posto dove andare?»

«Oltre Gallotta c’è una trattoria di campagna, Da Giugiù, ci sei mai stato?»

Non ne aviva mai sentito la nominata. S’apprioccupò.

«Sei sicura che si mangia bene?»

«Ci sono stata una quantità di volte. Stai tranquillo. Da qui ci metteremo una mezzoretta.»

Invece ci misero un’orata pirchì se la pigliarono commoda. Linda parlava del suo travaglio coi picciliddri e al commissario piaciva starla a sèntiri. Aviva una voce che cangiava colore.

«Vorrei stare leggera» fece Linda a Giugiù, un omo di non meno di centotrenta chili di stazza.

«Le cose lèggie se le piglia ’u ventu» sentenziò Giugiù.

«E vero» arrispunnì Linda ridendo. «A lei infatti non riuscirebbe a pigliarla manco un tornado.»

La conseguenza della breve scaramuccia fu: pecorino, aulive virdi e aulive nivure per antipasto, spaghetti al suco di porcu per primo, sasizza e costate di maiale per secunno. Con piacere, Montalbano notò che Linda non s’arrendeva davanti ai piatti, anzi ingaggiava battaglia coll’aiuto di un vino rosso che aviva la stissa violenza di un gallo da combattimento. Alla fine la picciotta disse:

«Lo vuoi provare il vero parfè di mandorla? Quello della signora Carmona era buono, ma quello che fanno qui…»

«Ti confesso una cosa. Il parfè non mi piace. Dai Carmona l’ho assaggiato per convenienza» mentì il commissario facendo la faccia contrariata. «Prenditelo tu, io ti sto a guardare.»

Ma non ce la fece manco a taliarlo, il parfè: ogni volta che l’occhi gli si posavano sopra, sintiva lo stomaco che bruntuliava sdignato e tanticchia di nausea che lo pigliava alla gola.

Sulla strata del ritorno, Linda disse:

«Dove andiamo a guardare le carte? Al commissariato o a casa tua a Marinella?»

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