Il silenzio degli innocenti
- Автор: Thomas Harris
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: R. Rambelli
- Жанр: Маньяки
Электронная книга - «Il silenzio degli innocenti». Краткое содержание книги:
«La sellò?»
«No, non presi la loro sella. La legai con una corda.»
«Mentre se ne andava nel buio, sentiva gli agnelli che gridavano dove c'erano le luci?»
«Non per molto tempo. Erano soltanto dodici.»
«E ancora adesso a volte si sveglia, non è vero? Si sveglia nel buio e gli agnelli gridano?»
«Qualche volta.»
«Crede che se prendesse Buffalo Bill e se salvasse Catherine, potrebbe fare in modo che gli agnelli smettessero di gridare? Crede che si salverebbero anche loro e non si sveglierebbe più di notte sentendo le loro grida? Clarice?»
«Sì. Non lo so. Forse.»
«Grazie, Clarice.» Lecter pareva stranamente rasserenato.
«Mi dica il nome, dottor Lecter» disse Clarice.
«Dottor Chilton» disse Lecter. «Credo che voi due vi conosciate già.»
Per un istante Clarice non si rese conto che Chilton era dietro di lei. Poi la prese per il gomito.
Clarice si svincolò. L'agente Pembry e il suo compagno grande e grosso erano con Chilton.
«Prenda l'ascensore» disse Chilton. Aveva la faccia chiazzata di rosso.
«Sapeva che il dottor Chilton non è laureato in medicina?» chiese Lec-ter. «Se ne ricordi.»
«Andiamo» disse Chilton.
«Non è lei che comanda qui, dottor Chilton.»
L'agente Pembry girò intorno a Chilton. «No, signorina, ma comando io. Lui ha telefonato al mio capo e anche al suo. Mi dispiace, ma ho l'ordine di accompagnarla fuori.»
«Addio, Clarice. Me lo farà sapere se gli agnelli smetteranno di gridare?»
«Sì.»
Pembry le prese il braccio. Doveva seguirlo oppure opporre resistenza.
«Sì.» rispose. «Glielo dirò.»
«Lo promette?»
«Sì.»
«E allora perché non completa l'arco? Prenda il suo dossier, io non ne avrò più bisogno.» Lecter tese il dossier attraverso le sbarre, con l'indice sul dorso della rilegatura. Clarice allungò il braccio al di sopra della barriera e lo prese. Per un istante la punta del suo indice toccò quello del dottor Lecter. Il contatto gli fece lampeggiare gli occhi.
«Grazie, Clarice.»
«Grazie a lei, dottor Lecter.»
E fu così che rimase impresso nella mente di Clarice Starling: colto nell'istante in cui non esercitava il suo sarcasmo. Ritto nella cella bianca, inarcato come un ballerino, con le mani giunte e protese in avanti e la testa inclinata di lato.
Clarice prese in pieno un cordolo all'aeroporto, a velocità abbastanza elevata per battere la testa contro il tettuccio della macchina, e dovette correre per non perdere l'aereo che Krendler le aveva ordinato di prendere.
36
Gli agenti Pembry e Boyle erano uomini esperti, fatti venire appositamente dalla Prigione Statale di Brushy Mountain per sorvegliare il dottor Lecter. Erano calmi e guardinghi, e non ritenevano affatto che il dottor Chilton gli dovesse spiegare come svolgere il loro lavoro.
Erano arrivati a Memphis prima di Lecter e avevano esaminato minuziosamente la cella. Quando il dottor Lecter era stato condotto nel vecchio tribunale, avevano controllato anche lui. Un infermiere lo aveva sottoposto a una perquisizione interna mentre era ancora immobilizzato. I suoi indumenti erano stati frugati e le cuciture erano state passate con un rivelatore di metalli.
Boyle e Pembry erano arrivati a un'intesa con lui, gli avevano parlato all'orecchio in tono sommesso e civile mentre veniva controllato.
«Dottor Lecter, possiamo andare perfettamente d'accordo. La tratteremo come lei tratterà noi. Si comporti da gentiluomo e avrà la torta gelata. Ma non ci lasceremo spaventare, amico. Provi a mordere e si ritroverà senza denti. Sembra che abbia la possibilità di passarsela abbastanza bene. Non vorrà rovinare tutto, vero?»
Il dottor Lecter aveva socchiuso le palpebre in un'espressione amichevole. Se avesse avuto voglia di rispondere, non avrebbe potuto farlo, perché glielo impediva il piolo di legno tra i molari, mentre l'infermiera gli controllava la bocca con una torcia elettrica e gli passava un indice inguantato all'interno delle guance.
Il rivelatore di metalli suonò quando glielo accostarono alle guance.
«Che cos'è?» chiese l'infermiere.
«Le otturazioni» disse Pembry. «Solleva un po' il labbro. Ci sono parecchie otturazioni nei denti là dietro, no, Doc?»
«Per me ha l'aria di uno spompato» confidò Boyle a Pembry dopo che avevano messo al sicuro nella cella il dottor Lecter. «Non ci darà guai, a meno che crepi.»
La cella era sicura e robusta, ma non aveva un vassoio scorrevole per passare il cibo. All'ora di pranzo, nell'atmosfera di tensione che aveva seguito la visita di Clarice Starling, il dottor Chilton causò fastidi a tutti. Costrinse Boyle e Pembry a mettere in atto una lunga procedura: infilare l'arrendevole prigioniero nella camicia di forza e nei gambali mentre stava con la schiena rivolta verso le sbarre e Chilton si teneva pronto con il Ma-ce, prima che fosse possibile aprire la porta per introdurre il vassoio.
Chilton si rifiutava di chiamare Boyle e Pembry per nome, sebbene lo portassero bene in vista sulle targhette appuntate al petto, e si rivolgeva a loro dicendo indiscriminatamente «Ehi, tu!»
Da parte loro, dopo essere venuti a sapere che Chilton non era laureato in medicina, Boyle e Pembry conclusero che era soltanto "una specie di stramaledetto maestro di scuola".
Una volta Pembry aveva cercato di spiegare a Chilton che la visita di Clarice Starling non era stata approvata da loro bensì dal sergente piazzato all'ingresso, ma si accorsero che Chilton era troppo furioso per fare distinzioni.
Il dottor Chilton era assente all'ora di cena e, con la collaborazione un po' perplessa del dottor Lecter, Boyle e Pembry adottarono un loro metodo per portargli il vassoio. Funzionò benissimo.
«Dottor Lecter, stasera non ha bisogno di tante cerimonie» disse Pembry. «Si metta seduto sul pavimento e si sposti all'indietro fino a quando potrà infilare le mani attraverso le sbarre, con le braccia tese all'indietro. Ecco. Si sposti ancora un po' e le tenda di più, con i gomiti diritti.» Pembry lo ammanettò all'esterno, con una sbarra fra le braccia e una traversa bassa al di sopra. «Non fa molto male, vero? Lo so, comunque è questione di un minuto, e risparmia un sacco di seccature a tutti quanti.»
Il dottor Lecter non poteva alzarsi, e neppure mettersi accovacciato. E con le gambe allungate sul pavimento non poteva tirare calci.
Dopo averlo ammanettato, Pembry tornò alla scrivania per prendere la chiave della porta della cella. Agganciò il manganello alla cintura, si mise una bombola di Mace in tasca e tornò alla porta. L'aprì mentre Boyle portava dentro il vassoio. Quando la porta fu richiusa, Pembry portò di nuovo la chiave alla scrivania prima di togliere le manette al dottor Lecter. Non si avvicinava mai alle sbarre con la chiave mentre il prigioniero era libero nella cella.
«È stato facile, no?» disse Pembry.
«Molto pratico, grazie, agente» disse il dottor Lecter. «Sa, sto cercando di tirare avanti meglio che posso.»
«Come tutti, fratello» disse Pembry.
Il dottor Lecter si gingillò con il cibo mentre scriveva, disegnava e scarabocchiava sul blocco con un pennarello. Girò la cassetta del mangianastri incatenato alla gamba del tavolo e premette il tasto. Glenn Gould suonava le Variazioni Goldberg di Bach al pianoforte. La musica bellissima trascendeva le sofferenze e il tempo, riempiva la gabbia bianca e la stanza dei guardiani.
Per il dottor Lecter, seduto immobile al tavolo, il tempo rallentò e si dilatò come avviene sempre durante un'azione. Per lui le note della musica si distanziarono l'una dall'altra senza perdere il ritmo. Persino i guizzi argentei di Bach erano note discrete che, scintillavano sull'acciaio intorno a lui. Il dottor Lecter si alzò con un'espressione assorta e guardò il tovagliolo di carta che gli scivolava sulle cosce e cadeva sul pavimento. Il tovagliolo rimase a lungo nell'aria: sfiorò la gamba del tavolo, svolazzò, s'inclinò, rallentò ancora e girò prima di posarsi sul pavimento. Lecter non cercò di raccoglierlo: attraversò la cella, passò dietro il paravento di carta e sedette sull'asse del gabinetto, l'unico posto dove poteva restare veramente solo. Continuò ad ascoltare la musica, si appoggiò al lavabo tenendosi il mento con la mano e socchiuse gli strani occhi marrone. Le Variazioni Goldberg